Io e loro tre


Haus of Hermio

Sono quattro giorni che sto chiusa qui dentro, sono uscita senza dire niente nessuno, di nascosto per girare nell’oscurità. Ma poi sono sempre tornata e nessuno si era accorto che era uscita. Stare in questa parte della caserma è ambiguo. Da una parte non c’è nessuno che mi disturba e dall’altra non c’è nessuno che mi considera, sono due modi di affrontare la stessa situazione che discuto con quelle tre che compaiono spesso in questi momenti.
A volte arriva lei, quella vestita di rosso, è arrabbiata e furiosa come me e mi dice che ho ragione ad arrabbiarmi, mi dice che è vero che nessuno mi vuole e che mi lasciano qui perché faccio schifo. Poi arriva l’altra vestita di bianco che mi dice che forse hanno da fare, forse non avevano tempo di venire da me e non ho fatto niente di male. Hanno ragione entrambe. Ma quella con cui vado più d’accordo, quella che è sempre presente e non mi lascia mai, è quella vestita di nero. Io e lei siamo d’accordo sul fatto che non c’è speranza per me e che qualsiasi cosa io faccia è sempre sbagliata perché sono sbagliata io. Prima ero in manicomio poi in una prigione e adesso sono in una caserma del cazzo, non sono libera ma vorrei essere libera da me stessa.

Stamattina c’era solo lei, quella vestita di nero, ci vestiamo uguale e abbiamo cominciato a pensare a come uscire da questa situazione. Siamo d’accordo sul fatto che non c’è uscita verso l’alto ovvero che non si può mai migliorare ma che c’è sempre un’uscita verso il basso perché le cose possono sempre peggiorare e io lo so per esperienza.

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