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Review: Grandi speranze
Grandi speranze by Charles DickensMy rating: 2 of 5 stars

Confronto tra il libro e la serie 
Sono arrivata a questo libro perché ho visto la serie uscita pochi mesi fa. È il primo libro di Dickens che ho letto, anche se come autore lo conoscevo perché a scuola ci fanno studiare Canto di Natale senza però farcelo leggere. Di solito succede con la letteratura inglese, ci presentano la storia che già conosciamo da varie rivisitazioni, persino quella di Topolino, e sappiamo già tutto. Quando siamo a scuola, accettiamo la situazione per quello che è, ma forse c'è qualcosa che non va, soprattutto la necessità di dare una morale e un lieto fine. Ho avuto la stessa impressione dopo aver visto la serie Grandi Speranze. Non mi piaceva la morale che emergeva e detestavo il lieto fine. Ma cosa è successo dopo aver letto il libro? Ho scoperto che sia il finale che la morale nella serie erano completamente diversi da quanto accadeva nel libro. Il finale è diverso e migliore, e la morale che la serie ti propinava con quel finale non c'è nel libro. Ciò non significa che mi sia piaciuto il libro, ma sia il libro che la serie hanno i loro punti positivi.
La serie mi ha colpito molto per la rappresentazione storica e per come è stata impostata, anche se alla lunga sembrava che la trama si intrecciasse troppo e perdesse enfasi, tanto che alla fine diventava ridicola.
Nella serie, alla fine, il protagonista tornava a casa, con le sue grandi speranze infrante, e sposava la ragazza che lo amava, ma che lui non aveva mai ricambiato perché aveva trovato l'amore in un'altra persona. Ecco, quindi, la serie finiva in questo modo e quale morale ne emergeva? È inutile sperare in grandi cose quando si nasce in un piccolo villaggio, perché non si riuscirà mai ad andare oltre e si tornerà al proprio posto, anche se si prova a fare qualcosa. E non sperare di amare qualcuno diverso da quello che è stato predisposto per te. Per me era claustrofobico vedere quel matrimonio, con il protagonista che si accontentava e faceva finta di amare quella ragazza che aveva scartato in precedenza.
Non è che tutto sia diverso nella serie, il protagonista torna a casa, ma cosa succede? Quella ragazza si è sposata con un altro (ora non sto a spiegare tutta la storia) e quindi il protagonista se ne va dal villaggio. Già questo per me è un miglioramento, la morale cambia: chi va lontano perde la sua posizione. Sempre claustrofobico perché c'è sempre quella sensazione che il protagonista non ce la faccia, che sia inutile provarci. Ma almeno non c'è quel ridicolo matrimonio, anche se nel libro il protagonista si accontenta comunque, ma è triste perché lui ha sempre amato l'altro personaggio, e infatti nel libro si rincontrano dopo anni e ho tirato un sospiro di sollievo.
La serie aveva anche altri problemi. Da un lato, era molto spettacolare e appagante visivamente, e anche gli attori erano bravi (c'era Olivia), ma d'altra parte la trama è stata impoverita e anche contaminata in modo assurdo per renderla forse più moderna, basti pensare alla sorella del protagonista che frusta un altro personaggio, cose che Dickens non avrebbe mai scritto! Oppure la signorina H che offre delle prostitute al protagonista quando diventa maggiorenne! Insomma, la trama è stata cambiata e peggiorata.
La serie è riuscita a sintetizzare eliminando anche diversi personaggi che Dickens ha inserito e che hanno allungato il brodo in modo infinito, tanto che a volte il libro diventava esasperante. Sono circa 530 pagine fitte di scrittura! Il problema del libro secondo me è proprio questo, è troppo prolisso, si concentra su aspetti snervanti e noiosi per molte pagine. Non si può però dire nulla sulla trama, che è costruita in modo favoloso ed è coinvolgente, come ad esempio la signorina H, una sposa abbandonata sull'altare che vive tutta la vita in abito da sposa nella sua casa fatiscente... quello è il punto di forza, e quella parte è eccezionale, soprattutto quando invita il protagonista a casa e gli dice di giocare! La trama è un capolavoro e non capisco perché nella serie l'abbiano rovinata, anche nel finale, rendendola ridicola. Non si può certo dire che Dickens non sia un grande scrittore, ma il suo modo di scrivere tanto mi ha reso il libro un po' indigesto.
Nella serie, poi, cosa succede? Si dà spazio a un personaggio che, effettivamente, nel libro c'era molto meno, ed è anche per questo che la trama è stata stravolta. Di chi sto parlando? Dell'avvocato Jaggers! Anche nel libro, ovviamente, c'è questo personaggio e ha un ruolo chiave, ma il suo ruolo viene svolto senza stare così tanto in primo piano, tanto che nella serie è diventato uno dei personaggi più importanti e anche più visivamente preponderante. Perché? Non si sa.
Ovviamente, nella serie c'è stato anche il problema della diversità etnica, nel libro non c'erano persone di colore, mentre nella serie l'avvocato ed Estella sono neri mentre l'altro amico del protagonista è di origine indiana, anche se nel libro era biondo. Ma questi sono i problemi della modernità della televisione, cambiare la razza dei personaggi per fingere di essere inclusivi, argomento solito.
Quello che mi ha incuriosito e anche infastidito è il motivo per cui abbiano cambiato la trama, è una serie, erano solo sei episodi e potevano aggiungerne un paio in più per rendere la storia più fedele... Ma il problema, come sempre, è che devono soddisfare il mercato e probabilmente hanno avuto paura di perdere pubblico. Non lo so, ma dato che si continua a prendere storie vecchie anziché crearne di nuove, non capisco perché vogliano cambiare una storia che stava benissimo così. La potevano alleggerire e rendere più scorrevole, avevano la capacità di farla eccezionale, ma è diventato un prodotto mediocre con un finale che ha rovinato tutto e con tutti gli intrecci che hanno dovuto creare... Hanno letteralmente cambiato la trama, non c'era più quella storia tra il protagonista e il suo benefattore, che resta solo in secondo piano. Va anche detto che il libro è scritto in prima persona dal protagonista, mentre nella serie non è così...
Quindi, se all'inizio pensavo che fosse meglio guardare la serie anziché leggere il libro perché rendeva la storia più interessante, alla fine del libro non ne sono più così sicura. Non è un libro per tutti, bisogna essere allenati per arrivare fino alla fine.
In conclusione, il libro ha una trama ottima, un intreccio professionale (ma non c'è bisogno che lo dica io che Dickens sa scrivere), ma la trama si perde in un racconto troppo prolisso. La serie è meno prolissa, ma ha rovinato la trama rendendola patetica e banale. I personaggi sono vivi e soprattutto la signorina H, sia nella serie che nel libro, è la regina della storia. Vale la pena leggerlo e guardarlo solo per lei.
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Review: Uno, nessuno e centomila
Uno, nessuno e centomila by Luigi PirandelloMy rating: 2 of 5 stars

Per quanto possano valere i miei voti ai libri (un bel niente come i voti di tutti gli altri), mi è dispiaciuto lasciare un voto basso a questo libro, il cui titolo mi è noto da sempre. Eppure, alle superiori, come sempre, non sono riusciti a renderlo interessante nella sua presentazione, ma anzi, come qualsiasi argomento toccato, a farlo sembrare qualcosa da cui fuggire. Non so perché sono arrivata a leggerlo (ascoltarlo) solo ora, ma come si suol dire, non è mai troppo tardi. Che cosa è successo? Non lo so. All’inizio, ero rimasta sorpresa dalle tematiche trattate, ma credo che le tematiche trattate (non sto qui a spiegarle in questa prima recensione) abbiano preso troppa parte del libro a discapito della trama. La cosa che più mi interessa nei libri è la fiction, quella deve essere curata affinché un libro mi stupisca, e purtroppo in questo libro, quello che ho notato è che la trama, ovvero la storia di Moscarda, ha risentito molto della necessità dell’autore di trattare il tema in modo filosofico. Se all’inizio ero rimasta affascinata dal concetto, a lungo andare, la mia incapacità di considerare la filosofia interessante mi ha reso il libro alquanto... Noioso, non c’è altro modo per dirlo. Il libro è troppo fitto di filosofia, per quanto giusta, non mi ha preso. Comunque, ho già iniziato a rileggerlo (riascoltarlo) per vedere se posso rivalutare il mio giudizio ed eventualmente far parte del gruppo di tutti gli altri che lo considerano un capolavoro, che però io non sono riuscita a trovare. Dunque, per questa prima recensione, mi fermo qui. Approfondirò dopo il secondo ascolto.
Citazione:
Volete essere? C’è questo, in astratto non si è. Bisogna che si intrappoli l’essere in una forma e per alcun tempo si finisca in essa qua o là così o così e ogni cosa finché dura porta con sé la pena della sua forma la pena di essere così e di non poter più essere altrimenti
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Review: Topolino n. 3536
Topolino n. 3536 by Walt Disney CompanyMy rating: 1 of 5 stars

Topolino ha un grande problema: le rubriche. Ma perché? Perché sprecare pagine che potrebbero essere utilizzate per raccontare storie e volare di fantasia con articoli di storia, geografia e altro, soprattutto pubblicità di cui non ce ne frega niente? Se non avete altre storie da fare, si potevano togliere queste rubriche, diminuire le pagine di Topolino e dunque diminuirne il prezzo. Continuare a vedere questi inserti talmente tanto ridicoli, noiosi e sgradevoli, non mi fa ben sperare per Topolino che non riesce a brillare. Credo che manchi il tocco femminile, da quando hanno sostituito il boss, che prima di questo era una donna, ho notato un po' di decadimento. Persino l'introduzione non riesco mai a leggerla, da quanto è noiosa. Anche quella è inutile, una pagina scritta fitto e microscopica (potrei riuscire a leggerla solo perché uso la versione digitale), in cui il boss non riesce a parlare d'altro che dalle storie che leggeremo.
Mi rallegro che ancora non è comparso lo sport e soprattutto il Dio calcio, ma sembra che invece della Gazzetta dello Sport ci sia un altarino dedicato al National Geographic.
Passiamo ora alle rubriche:
Sette pagine dedicate alla Scozia, come se fosse un libro di geografia! Ma mi chiedo chi pensano che li legga questi inserti. Io proprio non mi sogno di perdere tempo a leggere della Scozia. Ho comprato Topolino per leggere i fumetti, ma cosa me ne frega della Scozia? È solo un riempitivo, perché costa di meno fare un articolo per le elementari sulla Scozia invece di fare una storiella a fumetti... Fate ridere.
Quattro pagine di pubblicità al National Geographic Kids, ed ecco un altro altarino presente su Topolino.
Sei pagine di storia! Di storia! Ma cosa c'è di più noioso della storia quando si sta leggendo i fumetti? Già si va a scuola (io no) e perché dovremmo metterci a studiare pagine scritte fitte come i libri di scuola all'interno di Topolino?
Ed ora le storie:

1
Zio Paperone e la prova di scozzesità, ep. 1 di 2
La prima parte è veramente scarsa. Paperone vuole tornare in Scozia, si trasferisce lì prima qualche giorno e poi decide di trasferircisi. Tutto qui, troppo poco.
2
Zio Paperone e la prova di scozzesità, ep. 2 di 2
La seconda parte è veramente patetica ed è stato difficile leggerla per quanto era terribile e sdolcinata. Ma per favore, risparmiatevi queste cose. Paperone voleva rimanere in Scozia, tutti cercano di convincerlo a tornare in America e lui si convince perché incontra una mocciosa intelligentissima che capisce tutto, lei che vuole fare la lucida scarpe... È veramente ridicola quest'idea, ma uno si doveva intenerire? Ovviamente Paperone incontra una che capisce tutto che farà la programmatrice, mi raccomando, e andrà in America! Ma ve la volete smettere di ambientare storie in varie città solo perché magari c'è stato qualcuno che lavora in redazione di Topolino e allora avete questa necessità di fare storie come fossero guide turistiche? Squallido.
3
Operazione Zeus – Ep. 3 di 4: flashback
Comincia la storia fatta solo per racimolare contatti grazie a un concorso patetico attaccato. La storia ormai si è liquefatta, se c'era un interesse iniziale, alla terza settimana tutti si sono scordati il senso e i personaggi. Scusate, ma Enigm è uguale a Zapotec? E poi era iniziata d'estate, perché fate vedere le foglie che cadono in quello che è successo qualche giorno prima? Comunque terza parte praticamente inutile.
4
Bertie McGoose e il torneo del Gran Mogol
Questa storia è ridicola. Il gran Mogol delle giovani marmotte racconta la sua storia di quando ha dovuto sostenere le prove per diventare Mogol e di come avesse un avversario temibile. Dopo un prolisso e ripetitivo racconto su queste prove che ha dovuto svolgere contro un avversario scorretto e antipatico, ecco che arriva questo avversario e si mostra simpatico e anche grande amico del Mogol! Tutto si risolve, sono felici e amici. Guardate che non è che succede così, i nemici restano nemici e poi si spera solo di non averceli più tra i piedi. Basta con questa forzatura del "e vissero tutti felici e contenti".
5
Topolino e la via della storia – I pirati dell’Orco
Questa storia è veramente caotica, ancora con questa macchina del tempo e sembra continuare da storie precedenti, anche se non c'è bisogno di averle lette. Topolino e Pippo devono andare a prendere i professori dispersi nella via Appia... Posso anche essere d'accordo sui viaggi nel tempo, ma quando vengono fatti in modo così specializzato perché qualcuno ha studiato l'argomento, sono pesanti, caotici e soporiferi... Non vedevo l'ora che finisse.
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