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Review: L'amante di Lady Chatterley

L'amante di Lady Chatterley L'amante di Lady Chatterley by D.H. Lawrence
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Intro
Decisamente no: noioso e ridondante, spesso esasperante, minuzioso in discussioni infinite, piatto e atono. Dopo aver ascoltato il 20% del libro non ne potevo già più ma sono andata avanti e per scoprire quello che mi aspettavo: terribile dall’inizio alla fine.

L’unico aspetto positivo di questo audiolibro è la lettrice (Alessandra Bedino) la narratrice è stata brava a renderlo sopportabile ad interpretarlo con maestria e professionalità e a dare intonazione colore ed enfasi ad ogni scena.

Anche se viene etichettato come libro scandaloso in realtà è il ritratto di un’Inghilterra che all’inizio del ‘900 si evolve distruggendo le sue radici, lo scrittore si lamenta della frattura con il passato che va perduto.

Un romanzo messo al bando
Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1928, è stato poi vietato in tutta Europa e soprattutto in Inghilterra fino al 1960.
Mi piace l'idea che un libro riesca a sconvolgere i benpensanti tanto da costringerli a vietarlo; quando si vieta qualcosa, significa che è stato scritto qualcosa di vero ed essere stato bandito è la causa del suo successo.

Su Wikipedia si legge che sembra che l'autore si sia ispirato alla sua storia personale e che quindi l'abbia scritto per parlare di sé e di quello che lo aveva stravolto. Secondo me, l'ha scritto per parlare di concetti che gli stavano a cuore e lo ha farcito di scene proibite per renderlo popolare e farsi ascoltare.

La storia è tutta racchiusa nel titolo e non succede altro. Il libro è una protesta, la storia d’amore solo un pretesto usato dallo scrittore per raccontarci quello che pensa. Ci sono brevi linee di azione e poi i personaggi si mettono a parlare per pagine e pagine, confrontandosi anche con varie idee, ma all’autore sta più a cuore quello che pensa lui dei suoi personaggi.

Troppi ragionamenti
Ci sono molti (troppi) ragionamenti. Lo scrittore utilizza questa storia scabrosa per far interagire i personaggi, che parlano e dicono ad alta voce ciò che pensa della società dell'epoca. Si parla soprattutto del periodo industriale, di come si stia andando incontro a un cambiamento delle classi sociali e della politica.

Si critica il modo in cui le cose stanno andando avanti, i lavoratori e la classe sociale, e come gli uomini siano appesantiti dalle loro ricchezze. Si parla anche di come tutto vada avanti mollemente nell'aristocrazia. Sono tutti argomenti validi, ma li trovo estremamente fuori luogo inseriti nel contesto di una storia d’amore.

Sono d'accordo che uno scrittore usi i personaggi per dire ciò che pensa, ma bisogna sempre ricordarsi che si sta scrivendo un libro e non un documentario o un saggio. I personaggi portano avanti un'idea nata da un concetto che si sviluppa, ma non devono essere solo delle marionette che parlano per lo scrittore, ma delle persone oltre personaggi. Mi è mancata una storia concreta; troppe chiacchiere, troppe idee politiche, culturali e sociali. Il quadro della società dell'epoca è chiaro e lampante, anche per me che non so niente di storia. Sicuramente, come libro, ha un valore storico più che letterario. La particolarità dello scandalo lo ha aiutato a riemergere, e c'è anche la genialità dello scrittore, perché l'ha usata per poter attirare gente. Forse non si aspettava di essere bloccato fino agli anni '60, ma sicuramente è riuscito a farsi sentire, anche da me, anche io, dopo quasi un secolo che è stato scritto, ho ascoltato ciò che aveva da dire. Non è semplice riuscire a farsi ascoltare, quindi c'è questa bravura, ma non posso che detestare questo libro. Dall'inizio alla fine non lo sopportavo più.

Viene spesso presa in considerazione la società con le sue classi sociali, ma non ha senso far parlare un ricco dell'amarezza nel vedere che tutti sono divisi in classi, dato che non fa nulla dalla mattina alla sera, mentre c'è gente che lavora per lui nelle miniere. Tutta l'importanza di ciò che sta dicendo si perde.

C’è la critica alle macchine dell'epoca industriale e alla classe dirigente. Le ragioni sono più che valide e anche attuali tuttora, ma non sopporto che siano state messe in un libro in cui mi aspettavo una storia d'amore e invece trovo una giusta polemica politica.

Alla fine del libro si parla dei soldi: tutti sono stimolati dal sistema a spendere e dunque il sistema si autoalimenta perché questi devono passare la vita a lavorare per guadagnare e poter spendere. Ha ragione da vendere, il sistema fa schifo e se ne frega del singolo più povero. Se uno si legge questo libro aspettandosi qualcosa tipo le sfumature ma di 100 anni fa, si sbaglia di grosso.

Personaggi viziati
Subito si sente che il ritmo del libro non è coinvolgente. Certo, bisogna ricordarsi che è uscito quasi 100 anni fa, però il problema sono i ragionamenti. La storia di base è semplicissima: la protagonista si sposa e il marito, tornato dalla guerra, è menomato. Lei si sente sola e allora cerca un altro. Lo trova nel guardiacaccia. Però c'è da dire che, oltre a tutti i messaggi sociali che vengono inseriti nel testo facendo parlare i personaggi, c'è anche questo: la donna non è più vista come un soggetto passivo ma è in grado di voler tradire. Sicuramente le basi sono molto valide. È come è stato imbastito che mi ha annoiato (e stravolto).

Volevamo prendere in considerazione solo la storia di quei tre? Sarebbe stato comunque noiosa, perché sono tre personaggi detestabili. Il guardiacaccia un po’ si salva, ma la lady e suo marito no, sono ricchi sfondati, hanno servitori, sono viziati e lamentosi, so sposano e si odiano subito.

Connie la protagonista non si sopporta, è veramente una Mary Sue, ha tutto e si lamenta di non avere niente, si lamenta che nessuno la intrattiene quando è la prima a non sopportare il marito e a lasciarlo nelle mani della badante.
Non vorrei sembrare troppo polemica, ma questa Connie non ha un cazzo da fare nella vita. È servita e riverita, ha un bosco, un parco, si prende tutti gli amanti che vuole (mica solo il guardacaccia) e sta lì a lagnarsi? È talmente tanto pallosa e viziata che non si sopporta sin dall'inizio. Quando ti sposi, accetti sia nel bene che nel male, com'è che si dice? "Finché morte non vi separi, in salute e in malattia". Certo, c'è la sfiga, la sfiga ha sicuramente dato il via a questa storia, ma si dice che lo scrittore si sia ispirato alla moglie che lo ha tradito e lui non è né andato in guerra né ha perso le gambe, quindi…

Solo verso la fine la trama diventa più ritmata e i personaggi cominciano ad avere una personalità, invece di essere solo interlocutori che raccontano quello che pensa lo scrittore. Tuttavia, alla fin fine, lo scrittore protesta ancora sulla società e il guardiacaccia definisce il sistema "una gabbia di matti".

Il tutto si conclude in bruttezza. Quando sembrava che la trama finalmente avesse un po' di senso, ecco che il guardacaccia scrive una lettera a lei e comincia di nuovo con tutte le riflessioni. Per carità, sono interessanti e le condivido, ma non ho bisogno di leggerle all'interno di un libro in cui mi aspetto una fiction e non un documentario. Va bene che i personaggi dicano quello che pensa lo scrittore, ma non per un buon 90% del libro. La trama non esiste, è una blanda relazioni amorosa per rendere più piccante il libro e dunque più interessante, perché se lo scrittore si fosse messo a parlare così di quello che pensava nessuno lo avrebbe ascoltato.

La parte finale ha una chicca nascosta e per niente enfatizzata: il lord dopo aver saputo di Connie si fa accudire come un poppante dalla governante ma la tempo stesso diventa un uomo d’affari potente e deciso. Molto interessante, sarebbe stata da sviluppare questa parte perversa.

I modi di fare e di vivere fanno pensare a un ambiente molto più vecchio e antico, tanto che quando vengono menzionate le macchine e le automobili fanno uno strano effetto e sembrano anacronistiche.

Questo libro non sa dove andare, girovaga con le parole come con i personaggi che fanno un girotondo senza avere in realtà nulla da fare. La verità è che i personaggi sono vuoti come forse lo era qualche aristocratico: non hanno interessi, né passioni, e neanche vitalità.

Pagine da strappare
Ad un certo punto avrei voluto smettere. Si sente il guardiacaccia che sgrida una bambina. Connie si avvicina e scopre che questa si era messa piangere perché il guardiacaccia di merda aveva sparato ad un gatto! Un vaffanculo qui ci sta tutto e non mi vergogno a dirlo. La questione viene presa così. Connie dice "Era un gatto cattivo". Insopportabile, da sempre attenta alle scene con animali non ne tollero la presenza per non vederli soffrire.

Come se non bastasse, c’è una parte con i fagiani e i pulcini e sarebbe da tagliare via. Non succede niente di drammatico ma non mi piace che Connie fa la cascamorta con i pulcini in mano.

Perché l'ho letto?
Bella domanda. L’ho letto perché ho visto che c'era il film su Netflix, e allora ho deciso di leggerlo prima di guardarlo.

Citazioni

È l’uomo che avvelena l’universo (Mellors).

Se solo non ci fossero tutte queste persone al mondo (Mellors).

Vorrei che tutto il mondo intorno a noi sparisse (Connie).

Se ci si impunta con un uomo allora è davvero finita, se ci si tiene ad un uomo allora conviene lasciare perdere se si capisce che si sta impuntando sia che si pensi di avere ragione sia che si pensi di avere torto altrimenti è fatto si rischia di rovinare tutto (Mrs. Bolton).


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Io sono l’abisso 📺 📖 ho visto anche il film




Ho come l’impressione che il libro è stato scritto per il film e dunque per questo gli manca tutto quello che caratterizza un libro e lo differenzia da una sceneggiatura: mancano tutte le emozioni è così descrittivo perché è la base su cui viene costruito il film.

Il film è meglio e peggio al tempo stesso del libro.

Non è spettacolare, il film non è sorprendente e gli manca quella spettacolarità non intendo dire che deve essere all’altezza di Avatar ma è mono ritmico, non c’è enfasi in niente, i personaggi sono tre e sono praticamente tutti connessi in una forzatura poco credibile, lo stesso problema che avevo riscontrato nel libro. È troppo esagerata la rivelazione finale, è carina come idea nel senso che sarebbe l’ideale ma così si forza la realtà, ok uno scrittore lo fa sempre ma questo è troppo.


La trama è praticamente lo stessa ma non è stata detta una cosa e non capisco perché: la madre del protagonista ha avuto questo figlio con il padre, omesso perchè troppo scandaloso? Eppure questo sarebbe stato realistico.


Per fortuna che non c’è scritto ispirato a una storia vera perché continuo a pensare che il riferimento al mostro sia fuori luogo.


Non mi è piaciuta la scelta che la cacciatrice di mosche alla fine vende la sua casa degli errori, tra l’altro con un sorriso. Nel libro non succede dunque quelli che guardano i film hanno bisogno di emozioni positive nel finale anche se altrettanto poco credibili?


Anche se non l’ho detto a proposito del libro non mi è piaciuto neanche nel film che il cattivo non riesce a fuggire e rimane così, buttato via, era il personaggio migliore.


Continuo a pensare che sapere chi è l’assassino dall’inizio rende la storia più debole, poteva essere un giallo invece così non c’è costruzione di suspance e anche per questo il ritmo ne risente.


“Io sono l’abisso” nel film anche di più di come l’ho sentita nel libro diventa una battuta che non aveva senso di essere detta, la trovo fuori luogo, messa lì a forza solo per poter avere un titolo d’effetto. 


Tutta quella storia delle donne perseguitate che sono aiutate dalla cacciatrice di mosche non ha senso se ne poteva farne a meno, nel film è meno evidente che lei aveva la fissa di andare in giro a salvarle. Nel film si dice che la cacciatrice di mosche è matta mentre nel libro si parla solo del fatto che è andata dallo psicologo perché stava male dopo il fattaccio ma non perché era diventata matta.


Un plauso a favore degli attori che parlano in modo chiaro e si capisce sempre quello che dicono, cosa non da poco ultimamente nei film italiani che spesso andrebbero doppiati.


Anche se la storia non mi piace, non mi è piaciuta scritta non mi è piaciuta guardata per tutti i motivi esposti ammiro con amarezza il riuscire a scrivere un libro farselo pubblicare e avere la possibilità di farne un film e di dirigerlo, non è da tutti. Anche se la storia non mi ha per niente entusiasmato e l’ho detestata devo comunque riconoscere che l’autore è riuscito in un grande progetto e immagino la soddisfazione nel dirigere i propri personaggi e vederseli davanti in carne ed ossa, deve essere come realizzare i propri sogni oppure ha solo fatto tutto per i soldi, non si sa mai. 







#cinema

Review: IL PICCOLO PRINCIPE

IL PICCOLO PRINCIPE IL PICCOLO PRINCIPE by Antoine de Saint-Exupéry
My rating: 5 of 5 stars



hermio

È la seconda volta che ascolto il piccolo principe e questo narratore (Bruno Alessandro) è di gran lunga migliore, ha reso il libro anche più importante. Fare un elogio al piccolo principe è come dire che la Gioconda è un capolavoro… Inutile stare qui a scrivere ovvietà farò una riflessione diversa.
È difficile cercare di capire questo libro, impossibile metterlo in una categoria o anche accomunarlo a un altro, non c’è niente di simile e bisogna sempre fare un elogio al fatto che sia accompagnato dai disegni dell’autore, lo rende unico e anche più vero, solo il tocco di un disegno rende qualcosa più personale, non è stato solo battuto a macchina ma c’è anche la mano di chi lo ha ideato.

Vogliamo parlare del fatto che si tratta della storia di un bambino che si suicida? Oppure vogliamo anche prendere in considerazione l’idea che la storia è nata probabilmente da un’allucinazione dell’autore è rimasto nel deserto per troppo tempo dopo un incidente?
Wiki dice:
Nel 1935 Saint-Exupéry tenta il raid aereo Parigi-Saigon. L'avventura si tramuta in una sciagura nel deserto, dove viene prima aiutato da un beduino e poi tratto in salvo dagli aerei della Regia Aeronautica italiana di stanza a Derna.

Dunque il libro parla di un bambino alieno frutto di un’allucinazione finisce sulla terra e l’unico modo che ha per liberarsi dalla terra e tornare da dove è arrivato è suicidarsi grazie ad un serpente.

I temi trattati sono vitali, l’amore la dedizione e l’amicizia, contrapposti all’umano che conta pensa solo ai numeri al tempo e agli oggetti, è tutta una riflessione dell’autore che ci vuole far pensare e ci riesce. Dunque una storia macabra nascosta dall’apparenza di un libro per bambini quando in realtà non lo è ma questo suo aspetto infantile lo rende anche più potente perché riesce a trasmettere concetti gravi pesanti vitali e filosofici non con paroloni ma come ce li avrebbe esposti un bambino come lo è il piccolo principe e noi ci poniamo a lui proprio come lo scrittore ha fatto e ci ha rappresentato nella sua interazione con lui. Un libro grottesco e illuminante.

È uno dei miei libri preferiti da tempo anche se all’inizio la prima volta che l’ho letto ci sono rimasta male, ero rimasta travolta da tanta genialità che mi aveva lasciato incapace di apprezzarlo. Alla seconda lettura ho abbassato le difese e ho lasciato che questa storia mi entrasse dentro e poi non è più uscita. Il piccolo principe è uno di quei personaggi che annovero tra i miei amici come lo sono anche Alex (arancia meccanica) Holden (certo lui) e Holly (mr. Mercedes).

Concludo dicendo che sono un po’ preoccupata da quelle persone che non riescono ad apprezzare questo libro e lo etichettano come brutto. De gustibus non disputandum est? A volte sì e credo che chi critica il principino abbia dei problemi a relazionarsi con il libro e non a gradirlo, proprio come era successo a me: rileggetelo.


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Review: Io sono l'abisso

Io sono l'abisso Io sono l'abisso by Donato Carrisi
My rating: 1 of 5 stars


hermio



La storia è prevedibile e poco credibile ma scritta in modo scorrevole, un libro che non è pesante. Tutto ciò però fa capire che non c’è stile, la scrittura è semplice perché è piatta, non emerge la passione dello scrittore nello scrivere, si sente che è un libro fatto perché l’editore di tanto in tanto vuole un libro da vendere e questo è il classico libro da fabbrica dei libri, fatto senza una reale necessità artistica da parte dello scrittore che si sente particolarmente ispirato ma questo è lo scrittore che scrive solo perché deve scrivere e si sente da ogni pagina, non trasuda nessuna emozione, persino i messaggi che vengono inseriti tra le pagine sono talmente tanto banali che nasce il sospetto che neanche di quegli argomenti allo scrittore gliene frega niente.

Per esempio tutto quel discorso sulle donne maltrattate è talmente tanto aria fritta che fa ridere: c’è una donna con una brutta storia che vuole aiutare le donne maltrattate. Questi concetti del maltrattamento femminile sono così tanto riciclati da quello che si dice tutti giorni che non se ne può più di vederli inseriti come riempitivo. Da quasi fastidio sentire parlare di un problema attuale chi non l’ha mai vissuto soprattutto se a scrivere è anche un uomo che prende le parti delle donne facendo tutti questi discorsi preconfezionati che non avevamo bisogno di sentire.

Ovviamente c’è anche una storia d’amore gay tra due donne per rendere il tutto anche molto inclusivo e soprattutto per renderlo anche più ridicolo, come sempre le storie d’amore gay sono tra i personaggi secondari! Inclusivi sì ma non esageriamo! Persino questa parentesi gay serve per propinarci i soliti argomenti non sentiti: una donna carabiniere già ha la vita difficile poi se deve dire pure che è gay… ah che palle!

Tutti i personaggi sono stereotipati, la donna con il passato difficile che aiuta altre donne, la donna gay che si deve fa strada in un mondo di uomini… si aggiunge poi anche il professor ubriacone. E poi arriva il personaggio più patetico che abbia mai letto: la ragazzina col ciuffo viola, la ricca viziata con i problemi!

Nel libro c’è anche una non troppo velata critica ai ricchi quelli che hanno un sacco di soldi senza fare niente e che stanno nelle ville che hanno la servitù (altro stereotipo) e che gli vuoi dire? Di solito chi li critica li invidia. Ecco che poi ci sono tutti questi ricchi che sembrano belli e bravi ma in realtà sono tutti dei pezzi di merda anche i genitori di questa ragazzina che non si sopporta, un personaggio così indigesto che ho paura di incontrarlo nel film…

Come se non bastasse la trama non è per niente originale: il cattivo di turno che secondo l’autore è ispirato a un noto criminale (il mostro di F) sembra invece a me totalmente uguale al protagonista di Split che nei capitoli due e tre si affeziona anche lui ad una ragazzina… già c’è anche questo detestabile cliché: il cattivo fa amicizia con una piccola povera ragazza… anzi in questo caso ricca.

I tre personaggi principali non hanno nome ma vengono sempre e solo indicati come la ragazza col ciuffo viola, quello che pulisce e la cacciatrice di mosche. Questo è un espediente per creare colpi di scena e ce ne sono vari ma tutti talmente tanto scontati che mi ha fatto un po’ tenerezza la loro rivelazione, credevi veramente che nessuno l’aveva capito?
Il Ta Dam finale che doveva essere una specie di capolavoro non è per niente sconvolgente: l’avevo capito dall’inizio.

Non mi piace che già sappiamo chi è l’assassino, non c’è un vero e proprio caso perché noi sappiamo chi è l’assassino e vediamo la cacciatrice di mosche capire chi è seguendo degli indizi che però lo portano ad avere delle intuizioni un po’ troppo geniali per essere credibili. Dunque non è un caso da risolvere ma un caso che vediamo da entrambe le parti e ciò rende la storia più debole ma sicuramente creare un giallo come si deve non è da tutti.

Dato che sono in modalità ipercritica vado avanti senza esclusione di colpi: vogliamo analizzare il titolo? “Io sono l’abisso” è un titolo buttato lì tanto per far scena e che non ha senso nella storia ma che per imporglielo viene inserito un po’ a caso e forzatamente tra le battute dei personaggi senza una particolare necessità di quella battuta. Il classico titolo d’effetto.

Per ragionare su questo libro l’ho paragonato a due libri che invece mi sono piaciuti molto. Il primo paragone l’ho fatto con “il silenzio degli innocenti” perché anche in quel caso c’è la ricerca di un assassino senza che però noi sappiamo chi è e così si crea la vera suspence, perché dobbiamo scoprire chi è e ce lo possiamo ritrovare davanti da un momento all’altro come effettivamente succede con un vero colpo di scena finale quando Clarice va alla casa giusta e la polizia a quella sbagliata! Quello è il vero sorprendere il lettore dopo avergli fatto credere una cosa!
Anche nel silenzio degli innocenti lo stile di scrittura è semplice ma i personaggi presentati sono credibili perché sono più normali non hanno caratteristiche speciali che li inseriscono in una categoria.
Ho poi paragonato questo libro a IT: è più facile credere all’esistenza di un mostro come quello dipinto da SK che a tutti questi personaggi che fanno parte di io sono l’abisso. Quando si legge IT e poi dopo ci si ritrova in una stanza buia da soli si sente la paura crescere perché dopo la lettura si è instillata in noi tanto da credere all’esistenza di quel mostro. Andando avanti con la lettura di questo libro invece niente è credibile anche perché tutti sono collegati in un modo talmente tanto perfetto che non può esistere nella realtà, non può essere sempre tutto così incastonato per rendere perfetta la scena tanto da fare tutti quei colpi di scena ogni tanto.

Lo scrittore inserisce una critica alla cultura cattolica a pagina 379 dandosi un’altra zappa sui piedi quando dice che la nostra cultura cattolica ha idealizzato la figura materna e quindi tendiamo a rimuovere per principio l’idea stessa che si possa disprezzare ciò che si è messo al mondo. Bah. Ma cosa vuol dire la cultura cattolica? Io sono d’accordo che c’è l’idea che la madre è un mito della società ma non è il cattolicesimo che te lo dice, è il sistema, anche gli atei osannano le madri dunque se vuoi criticare un concetto punta meglio il mirino, sarebbe stato un argomento interessante ma anche lui lo dice proprio alla fine in una riga quasi nascosta, dire che una madre è malefica è un tabù e lui ha fatto finta di dirlo.

Dulcis in fundo si scorda di ringraziare i lettori, grazie all’editore grazie a quello che mi ha consigliato grazie a quello e a quell’altro grazie alla sorella ai genitori e alla compagna (ma per carità) ma i lettori? Niente? Dai ringraziamenti che leggo sempre con molta cura si capisce molto dello scrittore e della sua umiltà: senza lettori col cazzo che facevi anche il film.

Lascio per ultima la parte che mi ha lasciato di stucco all’inizio della lettura. Lo scrittore esordisce con una dedica, dedica il libro ai figli: A Tizio e Caio, i miei figli, le mie storie più belle. Io mi sono incazzata subito perché non è possibile che uno scrittore si sminuisce così, a parte che fare i figli non è fare opere d’arte perché è un processo naturale e che involve il DNA mentre scrivere libri è dato sia dal DNA ma anche dal lavoro dalla fantasia dall’arte e soprattutto i libri si fanno da soli, i figli no. Dunque se lo scrittore inizia il libro dicendomi che i suoi libri non valgono un cazzo perché sono meglio i figli allora forse è meglio che non scrivi più, anche nel rispetto degli scrittori veri.
Non sopporto questi discorsi sdolcinati, vuoi dedicare i libri ai figli? Fai come ti pare ma non dire che loro sono meglio dei libri che scrivi, ma che paragone è?
Questo libro mi ha fatto incazzare. Quindi mi approccio a vedere libro con un animo un po’ irrequieto.

Concludo veramente dicendo che posso criticarlo quanto mi pare ma è uno degli scrittori più venduti d’Italia, è il più amato e probabilmente scrivendo ha avuto anche una visione d’insieme del film che poi ha diretto, cioè ha scritto il libro con la visione del film che avrebbe poi diretto quindi non l’ha fatto tanto complicato in modo da poterlo proporre visivamente, credo. Dati i suoi successi precedenti immagino che aveva già accordi per fare un film del libro che scriveva e allora l’ha scritto adeguandosi.

Non voglio dire che è incapace dato che poi riesce a fare tutta questa cosa di scrivere un libro dirigerne il film è scriverne la sceneggiatura e soprattutto avere successo in tutto, dico solo che questo libro è orribile per tutti i motivi che ho scritto sopra.

Quindi da una parte c’è quello che dico io che non mi piace e mi sta sul cazzo e lo trovo banale patetico e dall’altra c’è il fatto che piace a tutti. Credo che piaccia a tutti perché è una lettura talmente scorrevole che ti fa sentire come se fossi un grande lettore perché va giù veloce ma solo perché non c’è niente non ci sono sentimenti non ci sono cose personali e tutta una descrizione in un compito in classe fatto per bene e quindi va giù. Anche io mi sono ritrovata facilitata dunque c’è anche questo lo scrittore riesce a scrivere per far sentire bene il lettore che dice cazzo so leggere.

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Review: Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto.

Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars



hermio


Commento dopo il secondo ascolto:

Il problema di quando trovi un libro e capisci che è il tuo preferito è che poi andrai a paragonarlo con tutti gli altri e così quelli che avevi letto prima che ti sembravano decenti cominciano a scadere quelli che leggi dopo scarseggiano in partenza e hai la necessità di tornare ai tuoi libri preferiti.

Nell’amica geniale i personaggi sono credibili anche perché non dicono tutti la stessa cosa, il messaggio è che le opinioni sono volubili e diverse in base a chi le dice, certo la scrittrice lancia un messaggio ma questo è più che altro una panoramica ed è per questo che è credibile e non sciatto come chi invece farcisce libri di aria fritta.

Finale da brividi, lo dico con uno spoiler, quando Elena riceve le pupe da Lila misteriosamente e intensamente, un’idea geniale, da brividi letteralmente, emozioni e credibilità generano arte. È la capacità di far sì che la fiction possa succedere nella realtà ma non è successa e quindi non ci si aggrappa ad una storia vera anche se potrebbe succedere a tutti ed è per questo che resta sempre avvincente.
Non ci sono supereroi nel senso che non ci sono buoni e cattivi ci sono persone comuni che riescono ad andare fuori dall’ordinario ma che restano loro stesse e presentano uno sviluppo del personaggio invidiabile.

Questo ascolto conclude l’ascolto del set di quattro audiolibri dell’amica geniale e ognuno l’ho ascoltato due volte di seguito e tutti tranne il quarto li avevo già letti due volte, invece il quarto l’ho letto solo una volta. La serie tv mi lascia indifferente, ancora manca il quarto capitolo che non si sa quando arriverà, la guarderò ma so già che non riuscirà a raggiungere il livello dell’audiolibro che è eccezionale. Non posso fare altro che fare i complimenti a questo libro e lodarlo perché altrimenti non l’avrei ascoltato più e più volte letto e riletto e ho già in programma di rileggere e riascoltarlo. Ho trovato la mia scrittrice preferita e anche la mia narratrice preferita e questo team mi fa ben sperare perché mi era difficile ultimamente trovare storie interessanti e avvincenti tanto da volertici nascondere per esplorarle. Per questo spesso e volentieri preferisco rileggere riascoltare invece di buttarmi in qualcosa di nuovo, ci proverò adesso per un po’ ma poi tornerò.


Questo quarto libro è molto più sconvolgente dei precedenti, il ritmo rimane lo stesso ma il pathos l‘enfasi il carico emotivo aumentano come è normale nella vita di tutti diventando grandi. Questa non è altro che la storia di due amiche che crescono insieme entrambe pensando che l’altra sia la sua amica geniale.



Concludo con tre citazioni:

Pensaci una donna separata con due figli e le tue ambizioni, devi fare i conti con la realtà e stabilire a cosa puoi rinunciare e a cosa no. Tutto in quell’ultima frase mi infastidì.

La testa trova sempre uno spiraglio per guardare oltre sopra sotto di lato dove c’è lo spavento.

Il terrore resta se ne sta sempre nello spiraglio tra una cosa normale e l’altra se ne sta lì in attesa, l’ho sempre sospettato.




hermio


Commento dopo il primo ascolto:
Sto cominciando a perdere il conto, già ho ricominciato ad ascoltare questo quarto volume e gli altri li ho letti ed ascoltati più volte… Sta diventando un’ossessione o un rifugio?
Questa è la parte più potente dei quattro libri, non solo perché c’è un crescendo di emozioni di fatti e di pathos ma anche perché i personaggi sono cresciuti sono diventati adulti e addirittura qui si affronta anche la vecchiaia. Non c’è più niente delle ragazzine che sono state le protagoniste di libri precedenti e al tempo stesso c’è tutto perchè sono loro che sono cresciute.

Elena che all’inizio del libro, quando Lila era scomparsa, è sempre stata adulta e, aveva cominciato a riguardare indietro alla sua storia con noi, ora si avvicina sempre di più al presente, il passato della storia è sempre meno remoto.

La storia riprende dal momento in cui si era interrotta nel romanzo precedente: Elena e Nino erano fuggiti. La parte iniziale è tutta dedicata all’amore tra Elena e Nino che si rivelerà una delusione per lei ma realistica per il lettore. Ancora una volta Elena Ferrante mi fa dire wow e non perché c’è qualcosa di spettacolare ma perché c’è qualcosa di ordinario riportato in maniera eccellente. Non c’è nessun andrà tutto bene vedrai, non c’è nessun eroe nessun antagonista, c’è solo la pura e semplice vita di gente normale come noi.

Non ci sono improvvise svolte della trama, si va avanti nella vita delle due amiche e non sempre succedono delle cose eclatanti, non c’è mai ad un certo punto tranne che per l’accadimento che da il titolo a questo volume. Ma anche in quel caso il fatto rimane a se, non è l’inizio di un’altra storia ma un accadimento all’interno dello svolgimento della vita delle due e di tutti gli altri intorno a loro. Anche se catastrofico l’incidente non comporta conseguenze drastiche per la trama tranne che la lenta ma inesorabile metamorfosi di Lila. La storia della bambina perduta si conclude nella scomparsa e allo stesso tempo va avanti fino alla fine. Uno stile di narrazione elaborato ma non pesante, sempre naturale come avrebbe fatto una persona che avesse voluto narrarci la storia della sua vita. Elena non segue sempre la linea del tempo in modo schematico ma si lascia andare a salti temporali in base all’ispirazione del momento, proprio come un racconto veritiero. Ancora una volta la lettrice Anna è stata in grado di rendere l’ascolto di questo libro un’opera teatrale, ogni personaggio ha la sua tonalità e anche quella di Elena che racconta cambia nel tempo man mano che matura lei stessa.
Un’opera d’arte da ascoltare e riascoltare.


Citazione:
Lila imparava accantonava imparava. Non riusciva a fermarsi, non si tirava mai indietro.

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Review: Heaven

Heaven Heaven by Mieko Kawakami
My rating: 1 of 5 stars

hermio



Un libro pieno di aria fritta inconcludente e che non sa neanche dove andare.

Sono rimasta infastidita da come è stato trattato il tema del bullismo ovvero con una sufficienza che dimostra che chi ne parla non lo ha subito. Che c’è di peggio di chi spara sentenze su un argomento facendo il filosofo senza sapere quello di cui parla?

La storia è inconcludente perché non sa dove andare, sin dall’inizio arranca.

La scrittrice ha messo su un paio di personaggi che parlano tra loro e basta non interagiscono, nei loro dialoghi addirittura sembra che ognuno parli per i fatti suoi. Discutono a vanvera e troppo a lungo solo per permettere alla scrittrice di condividere delle idee sciatte e banali senza darci la sensazione che abbia mai provato quello che sta blaterando.

Inizialmente mi era sembrato di guardare un anime o forse me lo stavo immaginando sapendo che si tratta di un libro giapponese ma forse perché è sempre la solita storia: studenti cicale, i cattivi, un ragazzo e una ragazza… E poi perché ambientarlo negli anni 80? Anzi non si tratta di un’ambientazione ma più che altro di un dire che sono negli anni 80: che senso ha? Si poteva fare a meno del riferimento temporale se non ha senso per la storia, purtroppo non c’è niente che ha senso in questa storia.

I due personaggi principali sono un ragazzo e una ragazza che vengono presi di mira dai bulli. Il ragazzo è strabico e si spende una grandissima quantità di pagine su questo suo difetto tanto che poi andrà a farselo correggere in ospedale in conclusione della storia con una grande importanza data a questa parte. Dunque si parte con il bullismo, poi i due si trovano e sembrano essere in sintonia finché all’improvviso non hanno più sintonia, lui decide di suicidarsi ma lo dice, non ci sono sentimenti, un personaggio non può dire all’improvviso forse mi suicido o forse no. Ecco che alla fine per magia va a farsi curare lo strabismo e non vedrà più la sua amica, senza un motivo apparente.

Che cosa significa il titolo? Il titolo è il titolo di un quadro che due volevano andare a vedere ma che non ci sono neanche andati. Dunque come titolo mi sembra un po’ a cazzo.

Ho come l’impressione che chi scrive abbia ricevuto il suggerimento da parte forse dell’editore di metterci per forza qualcosa di piccante ed ecco che ogni tanto il protagonista strabico frustrato si masturba! Per me quelle scene sono state talmente tanto ridicole e insensate che hanno contribuito a rendere tutto il libro un flop totale, che bisogno c’è di di scrivere scene così?

La parte più assurda è stata quel dire “bisogna lottare non ci dobbiamo dare per vinti non dobbiamo essere come loro perché non dobbiamo colpire i bulli ma subirli! Dai ma davvero? Ad un certo punto il protagonista maltrattato stava per dare una sassata aL super bullo ma no non è quella la soluzione! La scrittrice sentenzia che ai bulli bisogna dargliele vinte! Io non la penso così, l’unico modo per liberarsi dei bulli è dar loro pan per focaccia. Come voleva sì dimostrare il protagonista ha lasciato la scuola.

Infine serviva un po’ di pathos, tutte queste parti sembrano raccontate non vissute né da chi scrive ma neanche da chi è il protagonista, serviva un filo di passionalità di enfasi di sentimenti, tutto rimane secco arido ridicolo, senza un perché e dunque non c’è neanche ragione di leggerlo.

Dulcis in fundo la postilla degli editori italiani che dicono grazie caro lettore per aver comprato questo libro! E io ho continuato a ridere perché l’ho preso in biblioteca! Hanno scritto bla-bla Bla sulla pirateria dei libri che è un danno… al che giro la copertina e vedo che questo libro Paperback costa 17 €! E non sono neanche 250 pagine! Poi comunque cari editori, non è che dovete andare a fare una ramanzina a chi ha in mano un libro legale, fatela a chi non ce l’ha ma chiedetevi anche perché alcuni hanno la necessità di non avere libri “veri”. Se tutti i libri che ho letto li avessi presi in negozio invece che in biblioteca sarei sul lastrico! Fortuna la biblioteca!


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Review: Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto.

Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. by Elena Ferrante
My rating: 0 of 5 stars

hermio


Sto cominciando a perdere il conto, già ho ricominciato ad ascoltare questo quarto volume e gli altri li ho letti ed ascoltati più volte… Sta diventando un’ossessione o un rifugio?
Questa è la parte più potente dei quattro libri, non solo perché c’è un crescendo di emozioni di fatti e di pathos ma anche perché i personaggi sono cresciuti sono diventati adulti e addirittura qui si affronta anche la vecchiaia. Non c’è più niente delle ragazzine che sono state le protagoniste di libri precedenti e al tempo stesso c’è tutto perchè sono loro che sono cresciute.

Elena che all’inizio del libro, quando Lila era scomparsa, è sempre stata adulta e, aveva cominciato a riguardare indietro alla sua storia con noi, ora si avvicina sempre di più al presente, il passato della storia è sempre meno remoto.

La storia riprende dal momento in cui si era interrotta nel romanzo precedente: Elena e Nino erano fuggiti. La parte iniziale è tutta dedicata all’amore tra Elena e Nino che si rivelerà una delusione per lei ma realistica per il lettore. Ancora una volta Elena Ferrante mi fa dire wow e non perché c’è qualcosa di spettacolare ma perché c’è qualcosa di ordinario riportato in maniera eccellente. Non c’è nessun andrà tutto bene vedrai, non c’è nessun eroe nessun antagonista, c’è solo la pura e semplice vita di gente normale come noi.

Non ci sono improvvise svolte della trama, si va avanti nella vita delle due amiche e non sempre succedono delle cose eclatanti, non c’è mai ad un certo punto tranne che per l’accadimento che da il titolo a questo volume. Ma anche in quel caso il fatto rimane a se, non è l’inizio di un’altra storia ma un accadimento all’interno dello svolgimento della vita delle due e di tutti gli altri intorno a loro. Anche se catastrofico l’incidente non comporta conseguenze drastiche per la trama tranne che la lenta ma inesorabile metamorfosi di Lila. La storia della bambina perduta si conclude nella scomparsa e allo stesso tempo va avanti fino alla fine. Uno stile di narrazione elaborato ma non pesante, sempre naturale come avrebbe fatto una persona che avesse voluto narrarci la storia della sua vita. Elena non segue sempre la linea del tempo in modo schematico ma si lascia andare a salti temporali in base all’ispirazione del momento, proprio come un racconto veritiero. Ancora una volta la lettrice Anna è stata in grado di rendere l’ascolto di questo libro un’opera teatrale, ogni personaggio ha la sua tonalità e anche quella di Elena che racconta cambia nel tempo man mano che matura lei stessa.
Un’opera d’arte da ascoltare e riascoltare.


Citazione:
Lila imparava accantonava imparava. Non riusciva a fermarsi, non si tirava mai indietro.


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Review: Storia di chi fugge e di chi resta

Storia di chi fugge e di chi resta Storia di chi fugge e di chi resta by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars

hermio

Commento dopo il secondo ascolto:

Elena e Tessa

In questo mio ennesimo commento dell’Amica Geniale voglio comparare Elena con Tessa di After. Per caso nel periodo in cui ho ascoltato l’Amica Geniale 3 stavo anche leggendo After 2 e e mi sono ritrovata a comparare le due bionde e in un certo modo folli protagoniste che ormai considero amiche mie. I personaggi dei libri diventano amici tuoi con facilità quando ti parlano in prima persona e ti raccontano le loro storie considerandoti loro degna ascoltatrice.

Anche se si tratta di due libri ben diversi per stile e qualità ritengo che queste due ragazze si somigliano molto ed è soprattutto la loro follia a renderle simili: entrambe decidono di abbandonare una vita che hanno costruito con qualcuno che le amava senza ombra di dubbio per correre dietro ad un ragazzo che fa loro perdere la testa, un classico colpo di fulmine per chi ha quella qualità di essere irresistibile.

Se nelle prime letture ho accettato questa loro scelta senza farmi domande ultimamente mi ritrovo a chiedermi soprattutto con il senno di poi di come andranno a finire le loro storie se hanno fatto bene. Elena si era finalmente svincolata dalla sua odiata città, era diventata benestante e aveva tutto e Nino non solo l’ha riportata a Napoli ma le ha dimostrato che non era la persona degna di quel suo sacrificio tanto che poi Elena alla fine si ritrova sola, non triste ma ci possiamo chiedere: ha fatto davvero bene? Forse no.

La differenza fondamentale tra After e l’Amica Geniale è che su After c’è il classico lieto fine, anche se quattro libri sono stati realistici alla fine Tessa e Hardin trovano l’armonia di cui lei aveva bisogno e dunque il sacrificio di Tessa di lasciare Noah è stato ripagato. Elena invece si scontra con la dura realtà che sempre Ferrante ci mostra, i personaggi rimangono realistici fino alla fine, sono persone vere e non hanno quella necessità di dirci “andrà tutto bene vedrai” come succede con After.


hermio

Commento dopo il secondo ascolto:

Più va avanti la storia più si palesa per la sua genialità di presentazione e struttura. Sembra una storia semplice perché è credibile ma non per questo significa che è stato facile scriverla, le opere ben fatte sono il risultato di un grande lavoro e di una maestria che non è da tutti. Ormai ho capito che questa è la mia scrittrice preferita perché riesce ha creare grandi scene con una scrittura fluida che dipinge persone di tutti i giorni in cui ci si può facilmente riconoscere, non sono supereroi o personaggi costruiti secondo le regole della scrittura creativa, sono personaggi che più li incontri tra le pagine e più diventano veri anche più delle persone vere.

Non esistono i principi azzurri che sono cattivi all’inizio ma che poi diventano buoni come li vorrebbero le donne ma come gli uomini non saranno mai. Nella storia gli uomini sono realistici.

Non credo che sia un caso che la protagonista si chiama Elena proprio come la scrittrice e sono entrambe scrittrici. La storia di Elena Greco forse esprime vicende reali di Elena Ferrante che all’inizio della sua carriera si è scontrata con il concetto della fama, scrivere un buon primo libro e poi con il secondo è tutta un’altra storia mentre rischi di entrare nel dimenticatoio.

Il titolo si riferisce al fatto che Elena se ne va da Napoli e si costruisce una vita ben lontana da quella che aveva, conosce la ricchezza e persone diverse da quelle del rione. Invece Lila resta, resta quella che è sempre stata per la sua cocciutagginem per la capacità di adeguarsi a situazioni difficili ed anche rimanendo sprezzante e geniale pur considerando Elena geniale.

Una delle mie scene preferite è quella del pranzo quando Elena con la sua nuova famiglia torna a Napoli e incontra il suo passato. Sono rimasta a bocca aperta per l’abilità con cui vengono presentati molti personaggi, tutti insieme, tutti diversi e ognuno resta vivo e partecipe intorno ad un tavolo.

Ascoltare questo libro è un piacere e la storia viene resa molto di più di quanto possa fare la serie.


Concludo con due citazioni:

La Galliani stette ad ascoltarla e fu colpita dalla sua sincerità dal tono spiazzante dalle frasi in un italiano molto intenso dall’ironia abilmente governata. Dovette sentire in Lila immagino quel qualcosa di inafferrabile che seduceva e insieme allarmava, una potenza di sirena. Succedeva a chiunque e successe anche a lei.

Questo distratto inseminare dei maschi, storditi dal piacere, ci fecondano sopraffatti dal loro orgasmo. Si affacciano dentro di noi e si ritraggono lasciandoci celato nella carne il loro fantasma come un oggetto smarrito.

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Review: Un cuore in mille pezzi

Un cuore in mille pezzi Un cuore in mille pezzi by Anna Todd
My rating: 4 of 5 stars

hermio

Tessa e Elena

È l’ennesima volta leggo After 2 e con questa affermazione posso già dimostrare che lo adoro e quindi invece di sperticarmi in lodi con alcune critiche voglio proporre un insolito confronto tra After e l’Amica Geniale. Anche se non posso comparare lo stile di scrittura perché non sarebbe giusto posso però confrontare le due protagoniste che si ritrovano ad essere inaspettatamente uguali e simili nei loro comportamenti umani.

Tessa e Elena vengono da due mondi completamente diversi distanti anni luce nel tempo, nello spazio e nella cultura ma entrambe si assomigliano per un semplice fatto: hanno rinunciato a una storia d’amore sicura e che le avrebbe potute accompagnare per tutta la vita per inseguire un amore assurdo pericoloso e che le ha fatte soffrire.

Tessa all’inizio della storia stava con Noah poi incontra Hardin e tutto cambia e inizia il tira e molla, litigano si lasciano si riprendono rilasciano. Tessa ha seguito la passione abbandonando la sicurezza di un sentimento che anche se meno passionale era comunque sincero e leale e lo stesso succede ad Elena.

Tessa ed Elena sono credibili, vive e in grado di entrare in sintonia con le lettrici che si sentono come se ci sia qualcuno in grado di capirle, anche se non c’è niente da capire in un comportamento assurdo come quello di innamorarsi di qualcuno che sai che ti farà impazzire.

Tessa ed Elena entrambe deragliano dai binari di un amore sicuro in una storia che loro stesse si erano costruite (nessuno le aveva obbligate a stare insieme Tessa a Noah e Elena a Pietro) per rischiare e affidarsi a tipi poco raccomandabili, Tessa con Hardin e Elena con Nino.

La scrittura emozionante è quella che esce da esercizi di scrittura per racconta sensazioni e drammi reali, enfatizzando ciò che rende i personaggi illogici come la gente vera.
Quello che amo di queste due scrittrici è infatti la naturalezza la spontaneità e l’urgenza di scrivere.

Ecco perché ragionare troppo sulle regole di scrittura creativa non ha senso: se il personaggio si comporta in modo troppo preconfezionato risulterà solo poco credibile cosa che invece non accade né con Tessa né con Elena.

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Review: Storia di chi fugge e di chi resta

Storia di chi fugge e di chi resta Storia di chi fugge e di chi resta by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars

hermio

Più va avanti la storia più si palesa per la sua genialità di presentazione e struttura. Sembra una storia semplice perché è credibile ma non per questo significa che è stato facile scriverla, le opere ben fatte sono il risultato di un grande lavoro e di una maestria che non è da tutti. Ormai ho capito che questa è la mia scrittrice preferita perché riesce ha creare grandi scene con una scrittura fluida che dipinge persone di tutti i giorni in cui ci si può facilmente riconoscere, non sono supereroi o personaggi costruiti secondo le regole della scrittura creativa, sono personaggi che più li incontri tra le pagine e più diventano veri anche più delle persone vere.

Non esistono i principi azzurri che sono cattivi all’inizio ma che poi diventano buoni come li vorrebbero le donne ma come gli uomini non saranno mai. Nella storia gli uomini sono realistici.

Non credo che sia un caso che la protagonista si chiama Elena proprio come la scrittrice e sono entrambe scrittrici. La storia di Elena Greco forse esprime vicende reali di Elena Ferrante che all’inizio della sua carriera si è scontrata con il concetto della fama, scrivere un buon primo libro e poi con il secondo è tutta un’altra storia mentre rischi di entrare nel dimenticatoio.

Il titolo si riferisce al fatto che Elena se ne va da Napoli e si costruisce una vita ben lontana da quella che aveva, conosce la ricchezza e persone diverse da quelle del rione. Invece Lila resta, resta quella che è sempre stata per la sua cocciutagginem per la capacità di adeguarsi a situazioni difficili ed anche rimanendo sprezzante e geniale pur considerando Elena geniale.

Una delle mie scene preferite è quella del pranzo quando Elena con la sua nuova famiglia torna a Napoli e incontra il suo passato. Sono rimasta a bocca aperta per l’abilità con cui vengono presentati molti personaggi, tutti insieme, tutti diversi e ognuno resta vivo e partecipe intorno ad un tavolo.

Ascoltare questo libro è un piacere e la storia viene resa molto di più di quanto possa fare la serie.


Concludo con due citazioni:

La Galliani stette ad ascoltarla e fu colpita dalla sua sincerità dal tono spiazzante dalle frasi in un italiano molto intenso dall’ironia abilmente governata. Dovette sentire in Lila immagino quel qualcosa di inafferrabile che seduceva e insieme allarmava, una potenza di sirena. Succedeva a chiunque e successe anche a lei.

Questo distratto inseminare dei maschi, storditi dal piacere, ci fecondano sopraffatti dal loro orgasmo. Si affacciano dentro di noi e si ritraggono lasciandoci celato nella carne il loro fantasma come un oggetto smarrito.


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Review: Storia del nuovo cognome

Storia del nuovo cognome Storia del nuovo cognome by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars


hermio

Commento dopo il secondo ascolto:
Di nuovo ammaliata dalla voce della narratrice che pronuncia gli incantesimi della misteriosa scrittrice, sono rimasta impigliata in questa storia…
Letto due volte e ora ascoltato due volte: che altro potrei dire di questo libro alla quarta volta che lo affronto?

Appena finito mi sono chiesta se avevo voglia di ascoltare un altro audiolibro ma no, voglio andare avanti con l’amica geniale. Ecco uno di quei libri che più lo ascolto lo affronto e mi ci confronto e più mi sento immersa in un mondo che mi accetta. Forse non ha senso dirlo? Tutti pensano che è il lettore che accetta il libro ma io credo che sia un po’ anche il libro che ti accetta si dispone in modo che non solo lo capisci ma anche lo cominci a ritenere una specie di rifugio in cui i personaggi diventano più reali delle persone vere, i luoghi sono effettivi tanto quanto quelli fuori dalla finestra. All’interno del libro le parole allora dipingono non una fantasia ma una realtà leggermente diversa da quella esterna.

Un lavoro che sembra spontaneo, non come certi libri che vengono costruiti a tavolino, seguendo regole precostituite e istruzioni impartite da un professore o da chi si crede tale. Questi sono libri in grado di generare delle scene credibili con cui il lettore ci si può confrontare e reputare veritiere ovvero che potrebbero succedere ogni giorno.

I personaggi vengono alla luce per quello che sono un po’ alla volta, si sviluppano in modo naturale e non seguendo uno schema di scrittura creativa, questa è la vera scrittura perché confonde il finto e il reale e i personaggi diventano conoscenti di chi legge. Pochi libri riescono a farlo e poche narratrici suonano perfette per il libro che stanno leggendo che diventa così uno dei tuoi preferiti.


Concludo con una citazione:
Com’è confortevole arrivare in un ambiente estraneo potenzialmente ostile e scoprire che sei stata preceduta dalla tua buona fama che non devi far nulla per farti accettare che il tuo nome è già noto che di te si sa già abbastanza che sono gli altri gli estranei a dover faticare per entrare nelle tue grazie e non tu per entrare nelle loro.
Abituata come ero all’assenza di vantaggi quel vantaggio imprevisto mi diede energia mi rese subito spigliata sparirono le ansie, non mi preoccupai più di quello che poteva fare o non fare Lila.



hermio

Commento dopo il primo ascolto:
Ormai ho capito che questa è la mia scrittrice preferita e non mi importa niente se non sappiamo chi è, se è una sola o se è una squadra come sempre ho ipotizzato, non fa niente anzi la stimo per il fatto che scrive e basta senza diventare una VIP. Sono contenta che Ferrante non sta su Instagram a scrivere cazzate e a mostrarsi come spesso gli scrittori fanno.

Se Ferrante è la mia scrittrice preferita ogni sua storia letta da Anna Bonaiuto diventa l’audiolibro perfetto. Anna riesce con l’intonazione della voce diversa per ogni personaggio a distinguerli con maestria, bravissima a fare tante voci diverse per i vari personaggi come se recitassero su un teatro.

Ora che sto scrivendo questo commento già ho iniziato il secondo ascolto e con questa è la terza volta che affronto questa storia e ogni volta che arrivo agli Airota mi stupisco di quanto li ha resi credibili, mi sembrano delle persone reali delle famose persone reali prestigiose che esistono anche nella mia realtà. Ed è questo che mi affascina di questa scrittura ovvero come tutto prende vita e diventa vero.
Ad un primo impatto rimasi un po’ travolta dalla caratterizzazione politica sullo sfondo ma non è eccessiva perché sono i personaggi ad interessarsene non la scrittrice, sono questioni su cui ci porta a riflettere ma non abbiamo mai l’impressione che i personaggi diventano suoi portavoce, sono i personaggi che hanno il loro modo di pensare e solo così sono credibili tanto quelli che pensano in modo tanto quelli che pensano nel modo opposto. Per questo l’ambiente è realistico e credibile.

Che dire poi della fatta blu! Ma quanto mi vedo in mente quei fogli della storia scritta da Lila concreti, quelli descritti in maniera perfetta per niente ridondante e noiosa no sono poche parole mirate che ci mostrano l’immagine di questi fogli uniti da una spilla e quando Lila li butta via nel fuoco ho esclamato: no!

Un altro oggetto fondamentale e geniale per continuare il racconto in prima persona dal punto di vista di Elena è quello della scatola con i quaderni di Lila, che idea fantastica così Elena che sente la propria vita sempre più semplice troppo semplice rispetto a quella di Lila senza di lei quando era andata a Pisa e riesce a capire quello che le è successo (e quindi a raccontarcelo) e ce lo espone con una continuità invidiabile.

Ecco quindi un altro audiolibro riutilizzabile ascoltabile più volte senza che stanchi mai.

Concludo con un paio di citazioni:
Ho capito solo in seguito che so essere quietamente infelice solo perché sono incapace di reazioni violente le temo preferisco restare immobile coltivando il rancore. Lila no.

Provai l’orrore e il godimento di perdermi lo spavento e la fierezza del deragliamento

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Review: L'amica geniale

L'amica geniale L'amica geniale by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars



hermio

L’avevo letto già due volte e questa è la prima volta che lo ascolto, uno di quei libri in cui torni e ti senti a casa. I personaggi diventano più concreti delle persone reali e ti sembra di conoscerli davvero e come tutti i libri di Ferrante letti da Anna Bonaiuto si ha una magnifica sensazione sia per quanto riguarda la storia sia per come viene narrata: è uno spettacolo anche più valido della serie televisiva. Non voglio comunque sminuire la serie grazie alla quale ho trovato questa scrittrice.

Questa è la terza volta che affronto questa storia e la sto già ascoltando una seconda volta prima di passare al secondo capitolo. Ora stiamo aspettando l’uscita della quarta stagione della serie ma già so come andrà finire e come ogni storia finirà perfettamente.
Non mi dilungo oltre per questo primo commento, c’è molto da dire e molto da assaporare, una storia perfetta che già in questo primo capitolo si differenzia dai seguenti per come è scritto e anche per come è narrato. La protagonista Elena che ci racconta in prima persona di lei e di Lila ha grazie ad Anna un tono molto diverso da quello di altri libri di Ferrante e immagino dai libri seguenti in cui sarà sempre più grande. Il team Ferrante è riuscito a suddividere non solo la storia in momenti salienti ma anche i volumi in modo di raccontarli con uno stile più consono all’età della protagonista. Tutto il libro cambia evolvendosi Elena stessa. Non c’è bisogno di dire che il classico punto che viene visto nei libri come di focale importanza è l’evoluzione del personaggio e questa è la rappresentazione di una perfetta evoluzione ma non solo di Elena, anche di Lila e di tutti gli altri che sono per me persone vere. Spettacolare e credibile al tempo stesso, come tutte le storie di Ferrante.


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Review: I leoni di Sicilia

I leoni di Sicilia I leoni di Sicilia by Stefania Auci
My rating: 1 of 5 stars

Hermio


Mea culpa sono caduta nella rete del marketing. Era da un po’ che sentivo parlare di questo libro e quando mi sono accorta che ben presto ne sarebbe uscita una serie mi sono detta che avrei dovuto leggerlo. Non so perché mi era venuto in mente come associazione Ferrante tanto che credevo che avrei letto qualcosa di molto analogo sia per la scrittura che per l’interesse che mi avrebbe suscitato. Ho sbagliato tutto! È la prima volta che un audiolibro mi risulta così pesante e insopportabile. È iniziata male dopo solo cinque minuti di ascolto mi sono resa conto che l’avrei odiato ma non l’ho interrotto (follia pura) sono andata avanti fino alla fine e ciò mi hai dimostrato che la sensazione iniziale era giusta: terribile!

All’inizio inoltre sono stata ignorante perché non sapevo che si trattava di una famiglia realmente esistita e se l’avessi saputo avrei lasciato perdere subito senza neanche cominciare a leggerlo perché non mi interessano le storie vere non le sopporto e le trovo solo segno dell’incapacità di alcuni di creare dei personaggi, la cui fantasia limitata ha bisogno di andare a prendere tizi realmente esistiti e magari trasporli anche in modo sbagliato e spero che siano state trasposti in modo sbagliato perché io li ho trovati insopportabili!

Il libro ci racconta di una famiglia maschilista fino all’inverosimile composta da uomini che per tutta la vita hanno pensato solo agli affari credendosi i migliori di tutti. Mi fa strano che sia stata una donna a scrivere questo libro dato che denota la totale mancanza di rispetto per il genere. Era l’epoca? No, era il carattere di queste persone che hanno sempre messo gli affari al primo posto.

Dopo aver saputo che erano vere persone sono andata a leggere Wikipedia che ho trovato altrettanto noiosa: ok hanno fatto soldi a palate hanno avuto potere partendo da niente. Mi sta bene ma da quello che ho letto hanno rinunciato a vivere, si sono dedicati solo a coltivare soldi e non affetti, pensavano solo al potere ed è per questo che sono andata avanti anche a discapito delle donne che stavano loro vicino a iniziare dal primo Ignazio.

Si parte da questa famiglia che lascia Bagnara Calabra a dopo il terremoto di fine 700. Paolo e Ignazio che sono due fratelli, Ignazio è sposato con Giuseppina che è attaccata alla sua città e non vorrebbe mai lasciarla per andare a Palermo. Già nell’imposizione del marito di portarsela via mi sono sentita male. Al marito non è importato niente dei sentimenti della moglie tanto che ha pure venduto la casa che le apparteneva in seguito. Giuseppina aveva un forte affetto per il fratello del marito anzi lo amava tanto quanto odiava il marito a cui era stata fatta sposare per forza. Ecco già dall’inizio si capisce come la donna sia sempre un oggetto a disposizione dell’uomo sia per affari sia per creare eredi (siamo ai livelli del trono di spade ma senza enfasi).

Una volta che è morto Ignazio il fratello Paolo ha preso le redini dell’attività che già era crescente e Paolo e Giuseppina nonostante tutto non sono riusciti a trovare un certo amore anche se nessuno glielo avrebbe impedito. Perché? Perché anche Paolo era improntato al lavoro e a nient’altro. Il figlio di Ignazio si chiamava Vincenzo, ma quando muore il padre è lo zio che si occupa di tutta l’attività. Quando muore lo zio Vincenzo subentra e si è dimostrato persino peggio del padre: perché? Si è innamorato di Giulia ma finché questa non gli ha dato un figlio maschio non ha né riconosciuto le due figlie femmine che hanno avuto né ha voluto sposare lei! Ditemi voi se questo non è maschilismo estremo!! Che cosa ha portato questa scrittrice a scrivere una storia così terribile? avrebbe potuto abbellirla…

Inutile che la scrittrice ci vuole far credere che Giulia era forte ma non era forte era innamorata e ha dato la vita a questo qui! Anche qui ansia: Vincenzo dava la precedenza all’impresa perché se non avesse avuto un figlio maschio non l’avrebbe mai sposata! Terribile. La storia si conclude con la morte di Vincenzo e tra parentesi il figlio maschio che Giulia gli ha dato l’ha chiamato Ignazio… Ma come si fa ad essere così autoreferenti? Sempre con questo Ignazio e Vincenzo comincio a non capirci più niente! Alla morte di Vincenzo il figlio Ignazio si è sposato e anche lui non ha sposato la donna che amava ma una indicata dal padre che aveva un’utilità per l’impresa… Continuiamo con la donna oggetto e questo qui ha fatto due figli uno l’ha chiamato Vincenzo (ma certo) e uno l’ha chiamato Ignazio junior… Per me siamo dei livelli di pazzia enormi! Dato che non ho la minima intenzione di leggere il secondo capitolo ho letto Wikipedia che comunque mi ha fornito le stesse informazioni. Che cosa è successo alla fantastica impresa familiare dei Florio? È successo che Ignazio junior ha cominciato bene ma poi l’ho rovinata e non esistono più eredi. Si chiama la Sindrome di Buddenbrook ovvero che cito wiki: le generazioni successive alla terza si mostrino poco interessate o predisposte alla gestione dell'impresa familiare, portando al collasso di quest'ultima. Quindi gli eredi cominciano a vivere.

Ora veniamo al libro in sé … Questi Florio all’inizio non sapevo neanche che erano delle persone vere ma dopo averlo saputo ho capito quanto poco valesse questo libro tanto che si tratta né più né meno di una fanfiction storica senza tanti sforzi! Leggendo Wikipedia tutti potrebbero scrivere il secondo libro dopo aver letto due pagine del primo: zero passioni, zero sentimenti, zero vitalità.

Non c’è stato il minimo sforzo fantastico o personale, sono stati presi fatti realmente accaduti e romanzati in modo molto blando, la scrittrice non ci ha messo niente di suo. Le conversazioni andavano inventate di sana pianta ma già è tanto se arrivavano a tre battuta: non sapeva cosa far dire ai suoi personaggi. Ma certo se non inventi come fai a sapere cosa si sono detti questi!!!!! Ugualmente le relazioni interpersonali sono state disastrose perchè messe da parte sempre a favore di quello che è successo all’azienda e al commercio: ma che noia, un libro sull’azienda!!! Trascrizioni di tutto quello che è stato trovato già scritto in registri e altri documenti storici e wikipedia. Ne consegue un libro piatto e sciatto. Come se non bastasse la noia e lo sconforto e anche la frustrazione sono aumentati a dismisura con le enormi note storiche che farcivano il libro rendendolo insopportabile peggio di un libro di storia del liceo! Sono ignorante di storia lo ammetto non mi è mai piaciuta e la trovo incomprensibile esposta come fanno i libri di scuola e ogni tanto qui c’è stato un copia incolla di quello che è successo all’epoca ma se ne poteva fare a meno!

Ho avuto l’impressione che questa scrittrice non emergente che aveva voglia di scrivere o meglio di farsi leggere ed è stata arruolata dalla casa editrice per questo progetto, un progetto che avrebbe potuto completare chiunque, un cosiddetto compito in classe: scrivi una fiction sui Florio che verrà poi trasposta in TV. Ah, già perché non è sicuramente un caso né che questa serie di libri abbia avuto successo né che presto sarà una serie, è tutto un meccanismo ingranato oliato e predisposto per fare andare avanti gli editor e i produttori di film. Anche il fatto che io ne sia venuta a conoscenza dimostra come la voce si sparge gira e arriva a tutti ma se con un libro mi fregata al secondo vi dico ciao ciao e la serie ve la guardate voi ma tanto sarà un successo pure quella, è tutto scritto e predisposto.

La scrittrice non ha fatto niente di straordinario ogni volta che c’era un momento interessante tra i personaggi che magari si stavano per baciare ecco che passavano tre o quattro anni! I salti temporali eccessivi dimostrano che lei non aveva niente da dire niente da inventare nella vita di questi ma perché? Perché non li conosceva come avrebbe conosciuto i suoi personaggi se mai avesse fatto lo sforzo di inventarli.

Manca tutta la parte sentimentale e la focalizzazione sui personaggi che sono talmente tanto inutili che a parte le loro relazioni di parentela non c’è altro.

Non aver scelto un solo protagonista ha indebolito la storia, tutto così dilungato risulta freddo e chi legge è incapace di affezionarsi a nessuno. Anzi, i Florio sono sbruffoni, tutto il libro ‘sti Florio si dicono quanto sono bravi e quanto sanno fare le cose bene, è deve tutto un osannare di questi qui che poverini sono stati trattati male da tutti ma hanno dimostrato quando invece erano bravi e belli e i migliori. Questo libro è la celebrazione della fortuna che hanno avuto ma che poi è finita, come dirà il prossimo. I fatti presentati sono pochi, poteva fare un’unico compito a casa invece di dividerlo in due ma il marketing è il marketing.

All’inizio ho nominato Ferrante e anche lì si può dire che sono progetti commerciali, la maggior parte dei libri di Ferrante sono diventati film o serie ma le storie in questione hanno sempre una certa qualità profondità e dose artistica che la saga dei Florio non ha neanche in minima percentuale. I libri di Ferrante sono scritti con il cuore con la maestria e con la fantasia perché non si parla mai di persone vere protagoniste ma inventate, realistiche credibile e che sembrano vere ma non lo sono, si muovono su un vero sfondo storico ma senza Ferrante non avremmo mai avuto tali storie, la realtà rimane un background. Invece qui dai Florio non c’è niente di fantasy non c’è niente di inventato non c’è la volontà di scrivere ma solo la necessità di fare un compito scritto, un compito a casa, scritto in modo diligente e bene ma neanche troppo.

Un libro con pochi personaggi stereotipati senza vita né emozioni ma solo con un nome preso da Wikipedia, descrittivo fino all’inverosimile su questioni pratiche di commercio intervallati a momenti in cui si mette a snocciolare fatti uno dopo l’altro di gente storica, ma chi se ne frega di Napoleone? Anche sull’Amica Geniale c’erano molti riferimenti alla storia e alla politica ma mai posti così come se fosse la lista della spesa, erano i personaggi che ne parlavano e si interessavano chi da una parte chi dall’altra.

Il libro a volte diventa una specie di documentario, all’inizio si parla solo delle spezie e i personaggi sono sullo sfondo, talmente tanto patetici e prevedibili che fa sorridere come è stata costruita questa storia a tavolino senza un minimo slancio artistico senza sentimenti né passioni (due palle, scusate il francesismo!)

I personaggi sono insopportabili e me ne accorgo soprattutto quando faccio il tifo per i “cattivi” e appoggio quelli che parlano male di loro.

Come se non bastasse i Florio trattano di avorio e seta e tonnare e non posso fare altro che sottolineare tutti gli animali morti e la sofferenza che i loro affari comportano. Poi scrive che Vincenzo allontana con un calcio un cane randagio che fruga nell’immondizia, complimenti scrittrice, tra tutte le cose che potevi inventare questa è l’unico slancio di inventiva che hai avuto????

La scrittrice ha una fissa per gli odori ma se in alcune scene potrebbe sembrare un tocco artistico aggiungere sempre l’odore rende il tutto anche più descrittivo, quello che si mescola con quell’altro sempre la stessa solfa dice.

Questo libro è come quando uno fa finta di cucire e ricama sopra le figure perchè non saprebbe fare niente senza le guide.

Dato che si tratta di un audio book voglio fare anche un piccolo commento alla lettura: non era proprio male ma in certi punti quando i personaggi alzavano la voce lui la abbassava così tanto che io quasi non sentivo niente. Non credo che sarebbe potuta venire meglio ma avrei gradito un pochino più di chiarezza. Il problema di questa storia non è certo la lettura ma la scrittura.

Libro bocciato su tutte le linee, non c’è niente che mi dà speranza nell’editoria, vanno avanti solo i progetti preconfezionati che a questo punto vengono assegnati come compiti a autori che hanno poche idee e che si prestano a diventare degli scribacchini perché se tu non hai avuto neanche un po’ di fantasia per inventarti una famiglia allora non sai scrivere! Non vuoi scrivere! Per esempio torniamo al trono di spade, ma quante famiglie si è inventato Martin?! Non è andato su Wikipedia a leggere quelle che esistevano! Lui che si è inventato anche un nuovo mondo… E io non sono una grande fan di Martin ma lo rispetto per la fantasia iniziale che non è neanche un 100º di quella di Tolkien! Ma qui stiamo volando su vette altissime che questa scrittrice non avrà mai voglia neanche di considerare.

In certi momenti ho faticato ad andare avanti non ne potevo più e non vedevo l’ora che finiva. Per me basta così, sono tornata di corsa da Ferrante.

Concludo con alcune citazioni ridicole:

L’autunno è arrivato senza chiedere permesso. (Qui siamo a livelli elementari)

La sabbia che porta granelli di sale che ha il profumo del mare. È lei che regala quel sapore secco quell’incertezza che confonde (questa era a proposito del Marsala, adesso uno mentre beve il vino si confonde? Ubriaconi.). Quel gusto appena accennato di mare.

Se un Florio decide una cosa niente e nessuno potrà fargli cambiare idea.

È la prima volta che insulto un audiolibro ascoltandolo.


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Review: La vita bugiarda degli adulti

La vita bugiarda degli adulti La vita bugiarda degli adulti by Elena Ferrante
My rating: 4 of 5 stars

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Se ne “la figlia oscura” avevo trovato svariate similitudini con l’amica geniale qui ne ho trovate solo un paio:

Come le figlie di Elena anche la protagonista Giovanna e le sue amiche sono da subito informate sul funzionamento dell’organismo dai genitori.

Il padre di Giovanna insegna, prende appunti, studia sempre ed è ateo come il marito di Elena.

Giovanna come Elena sente la necessità di studiare per essere pronta alle discussioni e conversazioni con gli altri.

Eppure mi sono sentita immersa in un’atmosfera completamente diversa rispetto a quella di Lenù e Lila. Questo libro mi ha ricordato forse di più il primo libro dell’amica geniale. Se la figlia oscura era molto simile ma non uguale a il quarto libro dell’amica geniale ho trovato questo simile per stile al primo libro perché coinvolge nella trama giovani protagonisti. Non per questo però ho mai avuto la sensazione di idee riciclate anzi. Mi è venuto in mente che se il team Elena Ferrante è formato da più menti (se non altro questa è l’idea che mi sono fatta) la mente che si è occupata principalmente nella stesura dell’amica geniale uno è la stessa che ha curato questo libro mentre quella che si è data da fare per l’amica geniale quattro è quella che ha scritto la figlia oscura.

Questo è un libro molto ragionato ma che ho adorato come sempre per la credibilità e la capacità di farti entrare nella mente del protagonista che scrive in prima persona. Più volte mi sono ritrovata ad annuire energicamente con la testa per certe idee che venivano dette, come quando senti dire pensieri che anche tu le hai sempre avuto.

Questo è l’audiolibro più lungo che abbia mai ascoltato: sono 11 ore e 32 minuti. Nonostante tutto non sembrano troppe anzi per raccontare queste vicende aggrovigliate sono state necessarie dato che non si tratta di un film d’azione ma di un libro di pensieri e ragionamenti e per raccontarlo il ritmo è quello giusto.
Come sempre la narrazione di Anna Bonaiuto è eccellente e ti fa venire in mente che sarebbe bello se leggesse tutti i libri del mondo.
Come sempre completata l’ascolto ho sentito la necessità di ricominciare e dunque questo primo commento si ferma qui, concludo con alcune citazioni e mi lascio a un commento più approfondito dopo la seconda lettura

Quotes :

Le cose brutte che non dici a nessuno diventano cani che ti mangiano la testa di notte mentre dormi.

Mi stava crescendo dentro ormai un violentissimo bisogno di degradazione una degradazione impavida però una smania di sentirmi eroicamente turpe.

L’amore è opaco come i vetri delle finestre dei cessi.

Con la forza giusta tutti fanno quello che devono.

Bugie bugie le vietano e intanto ne dicono tante.


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Review: La figlia oscura

La figlia oscura La figlia oscura by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars


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Commento dopo il secondo ascolto:

Solo dopo il secondo ascolto si può capire perfettamente il primo capitolo.

Una secondo ascolto è stato doveroso, non mi ha mai annoiato e avrei continuato ad ascoltarlo all’infinito. Ho continuato a riflettere su chi scrive, chi c’è nel misterioso team Ferrante, e ho ipotizzato che chi scrive ha una figlia nata negli anni 80 perché qui si parla di una bambola dai capelli di lana regalata dal marito della protagonista alle figlie. Questa bambola può essere solo e soltanto Camilla che è uscita proprio negli anni 80 in Italia. Inoltre ho trovato un’altra similitudine con l’amica geniale e dunque forse proprio con la scrittrice: anche in questo caso la protagonista ha avuto due diversi tipi di gravidanza la prima molto piacevole mentre la seconda più travagliata. Anche Bianca e Marta sono molto simili a Dede e Elsa. Tra l’altro Gino mi ha ricordato un po’ Nino… continuo ad essere piacevolmente sorpresa da queste somiglianze… Ho anche fantasticato: e se Nina fosse in realtà Tina!? Perché a un certo punto Leda riflette su come Nina sembra diversa da tutto il resto della famiglia come se fosse di un’altra stirpe … Allora mi è venuta questa necessità di collegare le tue storie, Nina è la piccola Tina che è cresciuta in un altro ambiente… dopo essere stata rapita! Anche con le età ci stiamo…

Durante la seconda lettura mi sono trascritta alcune parti:

Leggere scrivere è sempre stato il mio modo di acquietarmi.

Una madre non è che una figlia che gioca.

Penso io a come un atto opaco ne generi altri sempre di più marcata opacità e allora il problema è interrompere la catena.



Commento dopo il primo ascolto:

Forse è una prerogativa del team Ferrante lasciarmi così di stucco all’improvviso pensando che la storia potrebbe andare avanti all’infinito e invece di punto in bianco si ferma quando vuoi sapere di più ma ecco che non c’è più niente da ascoltare!

Alla fine dell’audiolibro ti chiedono quante stelle vuoi dare e, se durante l’ascolto mi ero convinta che ne avrei date quattro, senza pensare ne ho messe cinque dunque deve essere questa la vera valutazione quella fatta senza ragionare ma solo a sentimento perché il sentimento è quello che ancora una volta si è insinuato tra le righe lette in maniera ineccepibile coinvolgente e perfetta da Anna Bonaiuto. Al team Ferrante che non ha un volto se non altro ora posso dare questa voce. È una storia ottima per essere narrata e ascoltata e probabilmente avrei avuto lo stesso effetto coinvolgente anche ascoltando l’amica geniale, il parlare in prima persona raccontando una vicenda in modo lineare con continui flashback rende il tutto perfetto per un audiolibro, la protagonista parla a noi.

È il primo libro che ascolto di Ferrante ma non penso che sarà l’ultimo anzi subito mi riascoltò questo, adoro rivivere le storie appena conosciute senza l’ansia di sapere come vanno a finire, c’è più tranquillità quando si ha una visione d’insieme e qui c’è stata un po’ di tensione, quella sensazione che sta per succedere qualcosa che può rovesciare la situazione e allora come tutte le storie che ti prendono cominci a sperare che succeda una cosa oppure un’altra e solo dopo aver letto tutta la storia ci si può rilassare e gustarsela in un altro modo, la stessa sensazione che ho avuto leggendo l’ultimo libro dell’amica geniale.

Questo libro dall’impronta decisamente femminile secondo me (che cerco sempre di capire chi compone il team) è stato lasciato in primis a una donna con una certa esperienza e mi è piaciuto ritrovare alcuni tratti distintivi attraverso i quali ho riconosciuto proprio la scrittrice dell’amica geniale. Pur non essendo mai una copiatura ho trovato delle particolarità interessanti delle similitudini tra questo libro e quelli dell’amica geniale che ho qui elencato.

C’è una donna che parla in prima persona e questa donna:
* è una madre
* è separata dal marito
* è acculturata
* va in villeggiatura al mare d’estate

Questa donna ha due figlie che:
* sono andate a vivere all’estero dal padre
* hanno due anni di differenza
* sono abbandonate temporaneamente dalla madre

Il padre delle due figlie:
* è un professore
* lavora sempre anche di notte
* è fuggito all’estero
* è separato dalla madre

In entrambe le storie ci sono:
* continui flashback
* un personaggio di nome Lenù
* la sparizione di una figlia (qui momentanea)
* qualcuno che fa il serpente con la buccia della mela (qui Leda sull’amica Nino)
* delle bambole
* Firenze associata allo studio, alla carriera, alla famiglia creata
* Napoli associata alla famiglia natale
* telefonate all’amante dal telefono pubblico con le figlie vicino (Leda e Elena)

Nonostante tutto questi particolari non fanno mai pensare a un riciclaggio di idee ma a un tratto distintivo dell’autrice come una specie di firma intrinseca e artistica.
Inoltre il titolo sull’amica geniale era ambivalente nel senso che poteva riferirsi a Lenù o a Lila e qui invece è “multi-valente”.
Il titolo è interessante accattivante e incuriosisce e mi incuriosisce anche dopo aver letto il libro perché la figlia oscura chi è? La scrittrice? La protagonista? La bambina che ha perso la bambola? Una figlia della protagonista? Probabilmente la protagonista ma di figlie ce ne sono parecchie in questa storia e la figlia oscura potrebbe essere anche la bambola sia della protagonista quando era piccola oppure della bambina…

La vicenda è quasi tranquilla non succedono tantissime cose come siamo abituati con l’amica geniale, qui tutto si svolge in una vacanza al mare durante la quale la protagonista ripercorre con la mente a causa delle persone che incontra tutta la sua vita e noi la conosciamo ascoltando i suoi pensieri e siamo con lei perturbati dai personaggi che incontra in spiaggia.

Non ho scelto questo libro perché sta per uscire il film (quello è stato un caso!) ma l’ho scelto perché è del team Ferrante e poi perché sono stata colpita dalla copertina. Penso che sia la prima volta che una copertina è veramente azzeccata e decente e indecente al tempo stesso. Con decente intendo proprio che si poteva fare di meglio, la bambola è bruttina, più di quella della storia, poteva essere quella tale e quale e invece no e viene posta in una posizione alquanto strana ed indecente, già, la posa della bambola con il suo vestito suggeriscono un’indecenza provocante ma artistica.

Ci sono rimasta un po’ male per come si è conclusa dentro di me stavo dicendo: no la bambola non deve andare in quella direzione, deve andare dalla parte opposta rispetto a quella dove è andata (parlando senza spoiler) ma poi mi rendo conto che la scelta della scrittrice o meglio del team è perfetta come sempre, tutto ha una precisione sconvolgente e invidiabile, scrivere così da professionisti con vera maestria ti lascia a bocca aperta. Ferrante è in grado non solo di raccontare una storia ma anche di trasmettere un’esperienza di una vita e ti fa tirare un sospiro di sollievo perché ti rendi conto che ancora ci sono degli artisti in giro e non solo dei narratori di storielle. Non c’è niente di lasciato al caso proprio come è successo per l’amica geniale.

Infine mi sono messa a ragionare ancora sulla bambola di questa storia: forse si tratta di un MacGuffin? Il MacGuffin è un oggetto usato nella fiction come espediente narrativo. Wiki dice che questo oggetto è “irrilevante o insignificante di per sè, tanto che spesso scompare nel corso della narrazione o comunque non viene compiutamente svelato allo spettatore, serve a fornire una motivazione alle azioni dei personaggi e allo svolgersi della trama.”
In questo caso la bambola è svelata in scena, anche se non lo è assomiglia molto a un MacGuffin, essendo un oggetto che si contendono i personaggi e che diventa il fulcro, il cardine di tutto quanto scritto.

MacGuffin o no, posso godermi il frutto di questo minuzioso lavoro e cominciare a pensare, avviando il secondo ascolto, che Ferrante sia proprio una delle mie scrittrici preferite.

Foto per il primo ascolto:

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Review: La figlia oscura

La figlia oscura La figlia oscura by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars


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Forse è una prerogativa del team Ferrante lasciarmi così di stucco all’improvviso pensando che la storia potrebbe andare avanti all’infinito e invece di punto in bianco si ferma quando vuoi sapere di più ma ecco che non c’è più niente da ascoltare!

Alla fine dell’audiolibro ti chiedono quante stelle vuoi dare e, se durante l’ascolto mi ero convinta che ne avrei date quattro, senza pensare ne ho messe cinque dunque deve essere questa la vera valutazione quella fatta senza ragionare ma solo a sentimento perché il sentimento è quello che ancora una volta si è insinuato tra le righe lette in maniera ineccepibile coinvolgente e perfetta da Anna Bonaiuto. Al team Ferrante che non ha un volto se non altro ora posso dare questa voce. È una storia ottima per essere narrata e ascoltata e probabilmente avrei avuto lo stesso effetto coinvolgente anche ascoltando l’amica geniale, il parlare in prima persona raccontando una vicenda in modo lineare con continui flashback rende il tutto perfetto per un audiolibro, la protagonista parla a noi.

È il primo libro che ascolto di Ferrante ma non penso che sarà l’ultimo anzi subito mi riascoltò questo, adoro rivivere le storie appena conosciute senza l’ansia di sapere come vanno a finire, c’è più tranquillità quando si ha una visione d’insieme e qui c’è stata un po’ di tensione, quella sensazione che sta per succedere qualcosa che può rovesciare la situazione e allora come tutte le storie che ti prendono cominci a sperare che succeda una cosa oppure un’altra e solo dopo aver letto tutta la storia ci si può rilassare e gustarsela in un altro modo, la stessa sensazione che ho avuto leggendo l’ultimo libro dell’amica geniale.

Questo libro dall’impronta decisamente femminile secondo me (che cerco sempre di capire chi compone il team) è stato lasciato in primis a una donna con una certa esperienza e mi è piaciuto ritrovare alcuni tratti distintivi attraverso i quali ho riconosciuto proprio la scrittrice dell’amica geniale. Pur non essendo mai una copiatura ho trovato delle particolarità interessanti delle similitudini tra questo libro e quelli dell’amica geniale che ho qui elencato.

C’è una donna che parla in prima persona e questa donna:
* è una madre
* è separata dal marito
* è acculturata
* va in villeggiatura al mare d’estate

Questa donna ha due figlie che:
* sono andate a vivere all’estero dal padre
* hanno due anni di differenza
* sono abbandonate temporaneamente dalla madre

Il padre delle due figlie:
* è un professore
* lavora sempre anche di notte
* è fuggito all’estero
* è separato dalla madre

In entrambe le storie ci sono:
* continui flashback
* un personaggio di nome Lenù
* la sparizione di una figlia (qui momentanea)
* qualcuno che fa il serpente con la buccia della mela (qui Leda sull’amica Nino)
* delle bambole
* Firenze associata allo studio, alla carriera, alla famiglia creata
* Napoli associata alla famiglia natale
* telefonate all’amante dal telefono pubblico con le figlie vicino (Leda e Elena)

Nonostante tutto questi particolari non fanno mai pensare a un riciclaggio di idee ma a un tratto distintivo dell’autrice come una specie di firma intrinseca e artistica.
Inoltre il titolo sull’amica geniale era ambivalente nel senso che poteva riferirsi a Lenù o a Lila e qui invece è “multi-valente”.
Il titolo è interessante accattivante e incuriosisce e mi incuriosisce anche dopo aver letto il libro perché la figlia oscura chi è? La scrittrice? La protagonista? La bambina che ha perso la bambola? Una figlia della protagonista? Probabilmente la protagonista ma di figlie ce ne sono parecchie in questa storia e la figlia oscura potrebbe essere anche la bambola sia della protagonista quando era piccola oppure della bambina…

La vicenda è quasi tranquilla non succedono tantissime cose come siamo abituati con l’amica geniale, qui tutto si svolge in una vacanza al mare durante la quale la protagonista ripercorre con la mente a causa delle persone che incontra tutta la sua vita e noi la conosciamo ascoltando i suoi pensieri e siamo con lei perturbati dai personaggi che incontra in spiaggia.

Non ho scelto questo libro perché sta per uscire il film (quello è stato un caso!) ma l’ho scelto perché è del team Ferrante e poi perché sono stata colpita dalla copertina. Penso che sia la prima volta che una copertina è veramente azzeccata e decente e indecente al tempo stesso. Con decente intendo proprio che si poteva fare di meglio, la bambola è bruttina, più di quella della storia, poteva essere quella tale e quale e invece no e viene posta in una posizione alquanto strana ed indecente, già, la posa della bambola con il suo vestito suggeriscono un’indecenza provocante ma artistica.

Ci sono rimasta un po’ male per come si è conclusa dentro di me stavo dicendo: no la bambola non deve andare in quella direzione, deve andare dalla parte opposta rispetto a quella dove è andata (parlando senza spoiler) ma poi mi rendo conto che la scelta della scrittrice o meglio del team è perfetta come sempre, tutto ha una precisione sconvolgente e invidiabile, scrivere così da professionisti con vera maestria ti lascia a bocca aperta. Ferrante è in grado non solo di raccontare una storia ma anche di trasmettere un’esperienza di una vita e ti fa tirare un sospiro di sollievo perché ti rendi conto che ancora ci sono degli artisti in giro e non solo dei narratori di storielle. Non c’è niente di lasciato al caso proprio come è successo per l’amica geniale.

Infine mi sono messa a ragionare ancora sulla bambola di questa storia: forse si tratta di un MacGuffin? Il MacGuffin è un oggetto usato nella fiction come espediente narrativo. Wiki dice che questo oggetto è “irrilevante o insignificante di per sè, tanto che spesso scompare nel corso della narrazione o comunque non viene compiutamente svelato allo spettatore, serve a fornire una motivazione alle azioni dei personaggi e allo svolgersi della trama.”
In questo caso la bambola è svelata in scena, anche se non lo è assomiglia molto a un MacGuffin, essendo un oggetto che si contendono i personaggi e che diventa il fulcro, il cardine di tutto quanto scritto.

MacGuffin o no, posso godermi il frutto di questo minuzioso lavoro e cominciare a pensare, avviando il secondo ascolto, che Ferrante sia proprio una delle mie scrittrici preferite.

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