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Review: Inuyasha, Vol. 14

Inuyasha, Vol. 14 Inuyasha, Vol. 14 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

La situazione che era iniziata nel numero precedente, che sembrava essere al culmine, si risolve in un paio di facciate. Riuscito a trovare il modo di sfruttare il taglio del vento, Inuyasha da un colpo al fratello senza però volerlo uccidere. Totosai, il fabbricante di spade, decide di lasciargli Tessaiga proprio perché ha fatto questo gesto buono nei confronti di Sesshomaru. Totosai, così come è venuto, se ne va e ricomincia l’inseguimento degli altri frammenti della sfera.

Sesshomaru, mentre si sta riprendendo, incontra una ragazzina che è di nuovo uguale alle precedenti, con la stessa fisionomia di Kagome. Mi è dispiaciuto vedere questo personaggio cattivo mostrarsi gentile. Quando i cattivi vengono sporcati dalla bontà, ci rimango male. La ragazzina viene attaccata da un branco di lupi e uccisa, e allora Sesshomaru decide di provare la sua spada Tenseiga su di lei facendola risorgere. Non mi piace, il cattivo deve rimanere sempre cattivo e fedele a se stesso.

Nel frattempo, anche gli altri vengono a contatto con il branco di lupi guidato da un certo Koga. Koga è il capo della tribù yoro dei demoni lupo e inoltre ha frammenti della sfera nel corpo. Subito lui e Inuyasha si scontrano, ma Koga se ne va quando Inuyasha sferra il taglio del vento. Qui c’è già un altro problema: lupi morti. No, no e poi no! Non voglio vedere animali morti e poi, sinceramente, basta. Già avevamo visto branchi di lupi, ecco che il manga di nuovo arranca e va off topic cercando di allungare il brodo!

Koga rapisce Kagome e la porta nel suo covo. In quel momento vengono attaccati da quelli che vengono definiti le Paradisee e credo che siano le creature più brutte che siano state inventate per Inuyasha. Sono degli uccelli, ma uccelli è un termine troppo paradisiaco per queste schifezze. Sono delle ali attaccate a zampe di gallina, un corpo con una faccia enorme e sopra c’è attaccato un mezzo corpo semi-umano. Che schifo. Koga vuole prendere loro i frammenti della sfera che hanno e lo stesso vogliono loro.

Alla fine c’è uno scontro (ma guarda un po’): il gruppo di Koga contro quello degli uccelli malefici orribili, e arriva anche Inuyasha con gli altri. Miroku con il foro del vento toglie di mezzo quasi tutti gli uccellacci, solo che l’ultimo è grosso, addirittura ha due mezzi corpi attaccati sopra (sempre più brutto) ed è Inuyasha ha sconfiggerlo con il taglio del vento. Koga, che è rimasto ferito, si allontana con il suo branco ma torna presto. Inuyasha, Kagome e Koga litigano per una questione di gelosia, dato che Koga ci aveva provato con lei, e alla fine Kagome torna a casa (nel presente) decisa a non tornare indietro se Inuyasha non la viene a chiamare.

Questo numero è stato terribile sia per gli innumerevoli lupi che sono stati fatti fuori nei combattimenti, ma anche per questi mostruosi demoni dalle ali di uccello che erano veramente orribili. Anche l’occhio vuole la sua parte, dato che si tratta di un manga e non di un libro. Per non parlare del gesto caritatevole di Sesshomaru. Bocciato su tutta la linea, come se non bastasse, è totalmente off topic.

Speriamo bene per il prossimo.

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Review: Inuyasha, Vol. 12

Inuyasha, Vol. 12 Inuyasha, Vol. 12 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars


hermio

Allora eravamo rimasti al fatto che Sango aveva rubato la spada di Inuyasha per portarla a Naraku, il quale in cambio gli aveva promesso di liberare il fratello Kohaku che teneva prigioniero. Ovviamente ciò non è successo: Inuyasha e gli altri sono arrivati, c'è stato il solito combattimento e poi la nostra cara Kagome si è rivelata la solita Mary Sue, con la sua gonnellina, a scagliare una freccia che ha ferito per la prima volta Naraku, il quale è fuggito con l'aiuto di Kohaku. Ci sono stati un po' di piagnistei e poi tutto risolto.

Degno di nota in questo combattimento l'uso di nuovo di capelli malefici: anche Naraku, come un demone precedente, si avvale di questi capelli che sono come un'arma orripilante.

Kirara è l’animale magico di Sango ed è rimasto avvelenato dopo aver dato un morso a Naraku. Ed ecco che si apre una parentesi off-topic: invece di incontrare casualmente il prossimo demone che non c'entra niente con la trama principale, Inuyasha e Kagome si allontanano da soli per andare a prendere delle erbe medicinali per curare i feriti. L'idea è carina, ma è solo un grande riempitivo. Ovviamente dove si trovano le erbe medicinali, ci sono anche i demoni. Ne consegue un combattimento, con soluzione della questione e raccolta delle erbe. Ci sono, per fortuna, alcuni momenti di romanticismo in cui Inuyasha e Kagome si confrontano e poi tutto torna alla normalità, o quasi.

La squadra è di nuovo in forma e si mette in cammino e viene subito ingaggiata da un gruppo di uomini che la porta nei pressi di una caverna che sprigiona un’aura malefica. Inuyasha e Miroku entrano e scoprono che si tratta di un luogo di combattimento di alcuni demoni che sono stati scelti affinché si scontrassero, con la conseguenza che l'ultimo rimasto sarebbe diventato il nuovo corpo di Naraku. Nei paraggi c'è anche Kikyo che dapprima viene chiamata dai servitori di Naraku per curarlo e poi anche lei viene attratta dalla grotta perché gli spiriti che la compongono vogliono fuoriuscire e unirsi al demone. Inuyasha, essendo anche lui un mezzo demone, entra a far parte dell'incantesimo e il grande demone che stava per uscire vittorioso ora deve scontrarsi con lui. Naraku attende che il demone vincitore esca affinché diventi la sua nuova forma e Inuyasha non sa se combattere o meno perché Miroku l'ha avvertito del pericolo.
Nel frattempo, Kikyo ha perso i sensi perché si è ritrovata svuotata dei demoni spiriti che la tenevano in piedi.

Una curiosità: Shippo, Kagome e Sango rimangono fuori dalla caverna. Kagome, perché ha i suoi poteri, Shippo, perché è un demone, Sango, che è umana, è l'unica a sentire l'aura malefica e per proteggersi si mette una mascherina: che profezia!

Questa seconda parte è più interessante, anche se pasticciata. Ci sono un po' troppe cose che succedono a caso, però vengono tirate un po' le fila che erano rimaste allentate per troppo tempo e si comincia a sperare in una trama compatta. Dunque, interessante ma leggermente dispersivo e complicato, anche se in topic e dati i precedenti numeri è molto!

Concludo con una interessante citazione da parte di Inuyasha:
“Dare confidenza agli esseri umani è un errore, bisogna chiarire subito chi è il più forte”.

Amen!

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Review: L'amante di Lady Chatterley

L'amante di Lady Chatterley L'amante di Lady Chatterley by D.H. Lawrence
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Intro
Decisamente no: noioso e ridondante, spesso esasperante, minuzioso in discussioni infinite, piatto e atono. Dopo aver ascoltato il 20% del libro non ne potevo già più ma sono andata avanti e per scoprire quello che mi aspettavo: terribile dall’inizio alla fine.

L’unico aspetto positivo di questo audiolibro è la lettrice (Alessandra Bedino) la narratrice è stata brava a renderlo sopportabile ad interpretarlo con maestria e professionalità e a dare intonazione colore ed enfasi ad ogni scena.

Anche se viene etichettato come libro scandaloso in realtà è il ritratto di un’Inghilterra che all’inizio del ‘900 si evolve distruggendo le sue radici, lo scrittore si lamenta della frattura con il passato che va perduto.

Un romanzo messo al bando
Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1928, è stato poi vietato in tutta Europa e soprattutto in Inghilterra fino al 1960.
Mi piace l'idea che un libro riesca a sconvolgere i benpensanti tanto da costringerli a vietarlo; quando si vieta qualcosa, significa che è stato scritto qualcosa di vero ed essere stato bandito è la causa del suo successo.

Su Wikipedia si legge che sembra che l'autore si sia ispirato alla sua storia personale e che quindi l'abbia scritto per parlare di sé e di quello che lo aveva stravolto. Secondo me, l'ha scritto per parlare di concetti che gli stavano a cuore e lo ha farcito di scene proibite per renderlo popolare e farsi ascoltare.

La storia è tutta racchiusa nel titolo e non succede altro. Il libro è una protesta, la storia d’amore solo un pretesto usato dallo scrittore per raccontarci quello che pensa. Ci sono brevi linee di azione e poi i personaggi si mettono a parlare per pagine e pagine, confrontandosi anche con varie idee, ma all’autore sta più a cuore quello che pensa lui dei suoi personaggi.

Troppi ragionamenti
Ci sono molti (troppi) ragionamenti. Lo scrittore utilizza questa storia scabrosa per far interagire i personaggi, che parlano e dicono ad alta voce ciò che pensa della società dell'epoca. Si parla soprattutto del periodo industriale, di come si stia andando incontro a un cambiamento delle classi sociali e della politica.

Si critica il modo in cui le cose stanno andando avanti, i lavoratori e la classe sociale, e come gli uomini siano appesantiti dalle loro ricchezze. Si parla anche di come tutto vada avanti mollemente nell'aristocrazia. Sono tutti argomenti validi, ma li trovo estremamente fuori luogo inseriti nel contesto di una storia d’amore.

Sono d'accordo che uno scrittore usi i personaggi per dire ciò che pensa, ma bisogna sempre ricordarsi che si sta scrivendo un libro e non un documentario o un saggio. I personaggi portano avanti un'idea nata da un concetto che si sviluppa, ma non devono essere solo delle marionette che parlano per lo scrittore, ma delle persone oltre personaggi. Mi è mancata una storia concreta; troppe chiacchiere, troppe idee politiche, culturali e sociali. Il quadro della società dell'epoca è chiaro e lampante, anche per me che non so niente di storia. Sicuramente, come libro, ha un valore storico più che letterario. La particolarità dello scandalo lo ha aiutato a riemergere, e c'è anche la genialità dello scrittore, perché l'ha usata per poter attirare gente. Forse non si aspettava di essere bloccato fino agli anni '60, ma sicuramente è riuscito a farsi sentire, anche da me, anche io, dopo quasi un secolo che è stato scritto, ho ascoltato ciò che aveva da dire. Non è semplice riuscire a farsi ascoltare, quindi c'è questa bravura, ma non posso che detestare questo libro. Dall'inizio alla fine non lo sopportavo più.

Viene spesso presa in considerazione la società con le sue classi sociali, ma non ha senso far parlare un ricco dell'amarezza nel vedere che tutti sono divisi in classi, dato che non fa nulla dalla mattina alla sera, mentre c'è gente che lavora per lui nelle miniere. Tutta l'importanza di ciò che sta dicendo si perde.

C’è la critica alle macchine dell'epoca industriale e alla classe dirigente. Le ragioni sono più che valide e anche attuali tuttora, ma non sopporto che siano state messe in un libro in cui mi aspettavo una storia d'amore e invece trovo una giusta polemica politica.

Alla fine del libro si parla dei soldi: tutti sono stimolati dal sistema a spendere e dunque il sistema si autoalimenta perché questi devono passare la vita a lavorare per guadagnare e poter spendere. Ha ragione da vendere, il sistema fa schifo e se ne frega del singolo più povero. Se uno si legge questo libro aspettandosi qualcosa tipo le sfumature ma di 100 anni fa, si sbaglia di grosso.

Personaggi viziati
Subito si sente che il ritmo del libro non è coinvolgente. Certo, bisogna ricordarsi che è uscito quasi 100 anni fa, però il problema sono i ragionamenti. La storia di base è semplicissima: la protagonista si sposa e il marito, tornato dalla guerra, è menomato. Lei si sente sola e allora cerca un altro. Lo trova nel guardiacaccia. Però c'è da dire che, oltre a tutti i messaggi sociali che vengono inseriti nel testo facendo parlare i personaggi, c'è anche questo: la donna non è più vista come un soggetto passivo ma è in grado di voler tradire. Sicuramente le basi sono molto valide. È come è stato imbastito che mi ha annoiato (e stravolto).

Volevamo prendere in considerazione solo la storia di quei tre? Sarebbe stato comunque noiosa, perché sono tre personaggi detestabili. Il guardiacaccia un po’ si salva, ma la lady e suo marito no, sono ricchi sfondati, hanno servitori, sono viziati e lamentosi, so sposano e si odiano subito.

Connie la protagonista non si sopporta, è veramente una Mary Sue, ha tutto e si lamenta di non avere niente, si lamenta che nessuno la intrattiene quando è la prima a non sopportare il marito e a lasciarlo nelle mani della badante.
Non vorrei sembrare troppo polemica, ma questa Connie non ha un cazzo da fare nella vita. È servita e riverita, ha un bosco, un parco, si prende tutti gli amanti che vuole (mica solo il guardacaccia) e sta lì a lagnarsi? È talmente tanto pallosa e viziata che non si sopporta sin dall'inizio. Quando ti sposi, accetti sia nel bene che nel male, com'è che si dice? "Finché morte non vi separi, in salute e in malattia". Certo, c'è la sfiga, la sfiga ha sicuramente dato il via a questa storia, ma si dice che lo scrittore si sia ispirato alla moglie che lo ha tradito e lui non è né andato in guerra né ha perso le gambe, quindi…

Solo verso la fine la trama diventa più ritmata e i personaggi cominciano ad avere una personalità, invece di essere solo interlocutori che raccontano quello che pensa lo scrittore. Tuttavia, alla fin fine, lo scrittore protesta ancora sulla società e il guardiacaccia definisce il sistema "una gabbia di matti".

Il tutto si conclude in bruttezza. Quando sembrava che la trama finalmente avesse un po' di senso, ecco che il guardacaccia scrive una lettera a lei e comincia di nuovo con tutte le riflessioni. Per carità, sono interessanti e le condivido, ma non ho bisogno di leggerle all'interno di un libro in cui mi aspetto una fiction e non un documentario. Va bene che i personaggi dicano quello che pensa lo scrittore, ma non per un buon 90% del libro. La trama non esiste, è una blanda relazioni amorosa per rendere più piccante il libro e dunque più interessante, perché se lo scrittore si fosse messo a parlare così di quello che pensava nessuno lo avrebbe ascoltato.

La parte finale ha una chicca nascosta e per niente enfatizzata: il lord dopo aver saputo di Connie si fa accudire come un poppante dalla governante ma la tempo stesso diventa un uomo d’affari potente e deciso. Molto interessante, sarebbe stata da sviluppare questa parte perversa.

I modi di fare e di vivere fanno pensare a un ambiente molto più vecchio e antico, tanto che quando vengono menzionate le macchine e le automobili fanno uno strano effetto e sembrano anacronistiche.

Questo libro non sa dove andare, girovaga con le parole come con i personaggi che fanno un girotondo senza avere in realtà nulla da fare. La verità è che i personaggi sono vuoti come forse lo era qualche aristocratico: non hanno interessi, né passioni, e neanche vitalità.

Pagine da strappare
Ad un certo punto avrei voluto smettere. Si sente il guardiacaccia che sgrida una bambina. Connie si avvicina e scopre che questa si era messa piangere perché il guardiacaccia di merda aveva sparato ad un gatto! Un vaffanculo qui ci sta tutto e non mi vergogno a dirlo. La questione viene presa così. Connie dice "Era un gatto cattivo". Insopportabile, da sempre attenta alle scene con animali non ne tollero la presenza per non vederli soffrire.

Come se non bastasse, c’è una parte con i fagiani e i pulcini e sarebbe da tagliare via. Non succede niente di drammatico ma non mi piace che Connie fa la cascamorta con i pulcini in mano.

Perché l'ho letto?
Bella domanda. L’ho letto perché ho visto che c'era il film su Netflix, e allora ho deciso di leggerlo prima di guardarlo.

Citazioni

È l’uomo che avvelena l’universo (Mellors).

Se solo non ci fossero tutte queste persone al mondo (Mellors).

Vorrei che tutto il mondo intorno a noi sparisse (Connie).

Se ci si impunta con un uomo allora è davvero finita, se ci si tiene ad un uomo allora conviene lasciare perdere se si capisce che si sta impuntando sia che si pensi di avere ragione sia che si pensi di avere torto altrimenti è fatto si rischia di rovinare tutto (Mrs. Bolton).


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Review: Inuyasha, Vol. 11

Inuyasha, Vol. 11 Inuyasha, Vol. 11 by Rumiko Takahashi
My rating: 2 of 5 stars

hermio

“Tutti i miei amici sono stati sacrificati a quella falsa divinità”, dice il figlio del capo del villaggio mentre si tuffa nel lago durante il combattimento tra la falsa divinità e Inuyasha. Oltre al fatto che siamo sempre alle solite, ovvero combattimenti su combattimenti, c'è anche questa tragedia che non sembra avere senso in mezzo a tanta leggerezza. La storia è infantile, addirittura questa divinità si presenta piccola e Kagome la tiene in mano, l'altro è un serpente. Ci sono ogni tanto delle battute e adesso mi vieni a dire che si facevano sacrifici umani... suona fuori luogo.

Comunque, tutto è bene quel che finisce bene, proprio come avevo previsto: sconfitto il mostro si va avanti verso altro.

Miroku affronta un demone (che novità!) e si ferisce alla mano dove c'è il foro. Allora decide di andare con il suo servitore procione dal suo vecchio maestro per curarsi. Nel frattempo, Naraku cerca di isolarlo da Inuyasha e gli altri per poterlo uccidere. In questa parte ci sono due gravi problemi: il servitore procione potrebbe essere anche carino, ma spesso cambia aspetto diventando una specie di pallone gonfiato orribile che lo porta in giro volando, ed è veramente brutto da guardare.

Il secondo problema è che tutta questa parte è un lunghissimo riempitivo di cui potevamo fare tranquillamente a meno.

Allora, il vecchio maestro di Miroku è posseduto da uno spirito allevato all'interno di un vaso da un demone e siccome ognuna di queste storielle ha un nome specifico, sembra quasi che sia qualcosa di mitologico ma se le cerchi non esistono.

A causa degli ultimi combattimenti, la ferita, il foro del vento nella mano di Miroku, si è allargato e Inuyasha viene informato dal vecchio bonzo che deve sbrigarsi a sconfiggere Naraku che nel frattempo si sta organizzando. Naraku con un frammento della sfera, ha riportato in vita il fratello di Sango, Kohaku, che riesce a manovrare e a comandare. Isolata Sango, Naraku le ordina di rubare la spada di Inuyasha per salvare la vita del fratello e così fa.

Questa parte finale torna di nuovo alla storia principale e dunque ha abbastanza senso. Come avevo previsto, la storia ha completato la parte iniziata nel numero precedente, si è dilungata in una parte di cui se ne poteva fare a meno e poi è tornata nella trama principale. Probabilmente succederà così anche nel prossimo numero: Naraku parzialmente sconfitto, si va avanti con un'inutile parentesi off-topic e poi si ritorna in topic.

Seduto invece di a cuccia?
Ho trovato forse una differenza nella traduzione: Kagome ha il potere di fermare Inuyasha con una battuta spiritosa, ovvero "a cuccia", solo che questa volta è stata scelta la parola "seduto"... Un probabile cambio di traduzione?

Nonostante la trama sia piena di falle e cretinaggini, l'aspetto di Inuyasha è meraviglioso. Anche se gli altri personaggi lasciano a desiderare sia nella grafica che nel carattere, lui è un'opera d'arte e vale la pena della lettura.

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Review: Inuyasha, Vol. 10

Inuyasha, Vol. 10 Inuyasha, Vol. 10 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Naraku si scopre essere il principe che aveva ingannato la sterminatrice di demoni Sango, aizzandola contro Inuyasha. La storia cambia: il cattivo che noi credevamo essere Naraku si dimostra solo un fantoccio manovrato dal principe, che si ritira dalla battaglia e si nasconde e gli altri non riescono a trovarlo. Come strategia, lascia molto a desiderare, perché noi avevamo visualizzato il cattivo di turno con un aspetto. Questo viene sconfitto, ma si rivela essere solo un fantoccio e dunque il cattivo, anche se sempre lo stesso, cambia, così che non c’è più quella sensazione di girarsi intorno. Ad un certo punto bisognava che i due Naraku e Inuyasha si confrontassero, con un eventuale finale. Invece ecco che si confrontano e Inuyasha vince, ma solo perché Naraku non è quello vero. C’è un po’ il sentore di "allunghiamo il brodo", così con una decisione presa al momento, ovviamente, non c’è proprio l’idea di una costruzione della trama più grande a monte.

Sango si unisce alla squadra, che ora è formata da Inuyasha, Shippo, Kagome, Miroku, Myoga e Sango appunto. Questo gioca a favore della trama: il continuo vagare dei nostri protagonisti porta ad un aggregarsi di altri personaggi lungo questo percorso. A giudicare da quante persone si sono unite alla squadra, è chiaro che il percorso comincia ad essere un po’ troppo lungo.

Sango racconta agli altri la storia della sfera e anche questa, chiaramente, è stata decisa al momento. Sono d’accordo con le ispirazioni che quando arrivano, arrivano e che la storia non deve essere costruita troppo a tavolino, però non lo si deve sentire e invece anche qui, con questa storia infilzata per riempire alcune pagine, sento sempre che manca qualcosa. La storia poteva essere più grande se i personaggi erano migliori, o meglio, se i personaggi erano costruiti meglio. Comunque, Sango ci racconta che la sfera è nata quando una vecchia sacerdotessa di centinaia di anni fa, di nome Midoriko, si era dovuta confrontare con un grande demone formato dall’aggregazione di più demoni, proprio come successe a Naraku. Alcuni demoni decidono di aggregarsi per contrastare un umano e questa aggregazione può essere portata a compimento solo se c’è un umano che si offre. Lo trovo sempre molto poco artistico, troppo sanguinario, troppo banale con questi discorsi fuori dalla sfera dell’ordinario. Un po’ di fantasy va bene, ma così è tutto troppo oltre. La sfera è nata dallo scontro finale di questa sacerdotessa e di questo super demone e all’interno racchiude proprio gli spiriti dei due che sono eternamente in lotta. Dopo alcuni anni, Kikyo era entrata in possesso della sfera per custodirla.

Dopo la spiegazione, che è accompagnata ovviamente da vignette, si ritorna al solito off topic. Nel loro peregrinato alla ricerca non più solo delle sfere, ma del principe che è dunque il nuovo Naraku, il gruppo si imbatte in alcuni uomini che stanno per dare in sacrificio un bambino ad una divinità acquatica. Ovviamente, non possono far finta di niente e c’è la temuta deviazione dalla trama che li porta a scontrarsi con questa divinità, che si scopre essere un demone (guarda caso) che ha intrappolato la divinità vera in una grotta. Stop.

Un numero senza arte né parte, persino i momenti tra Inuyasha e Kagome sono stati ridotti al minimo e la trama principale subisce la solita battuta d’arresto.

I manga possono durare a lungo, anche se chi scrive ha l’intenzione di completare la storia. Su Inuyasha sembra esserci la continua necessità di non far finire mai la storia, sia perché non si ha idea di come concluderla, sia perché si vuole vendere un altro numero.

Andiamo avanti con un pronostico: Inuyasha si scontrerà con la falsa divinità e libererà la vera divinità, facendo smettere i continui sacrifici, e poi tutti proseguiranno. Forse ci sarà uno scontro con Naraku o forse con un altro demone a caso!

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Review: Inuyasha, Vol. 9

Inuyasha, Vol. 9 Inuyasha, Vol. 9 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Ci risiamo, comincia il solito tran tran dei mostri da sconfiggere che sono sempre più brutti e disgustosi. Il demone di turno gioca con la gente, dopodiché se la mangia e le teste dei malcapitati spuntano su un albero. Inuyasha e i suoi amici si stavano riposando nei pressi di un fiume e ogni volta che si fermano ecco che arriva qualcosa di orribile, alcune teste galleggiano nell’acqua. Trovo che l’albero con le teste mozze sia veramente di cattivo gusto e brutto da vedere. Non ho capito perché la storia principale sia stata abbandonata e si stia solo allungando il brodo.

Come se non bastasse, c’è anche da ragionare sul fatto che Kagome si assenta dalla sua vita normale e tutto va avanti come se questo fosse normale. La credibilità di questa storia è molto bassa.

Si ripresenta il novilunio, ovvero il periodo durante il quale Inuyasha perde dei poteri e dunque si sbriga per affrontare il mostro prima che si faccia notte. Vorrei puntualizzare, dato che sono fissata con il ciclo della luna, che il novilunio non è detto che avvenga di notte. Potrebbe anche accadere nel momento in cui la luna non è presente nel cielo oppure durante il giorno. La percentuale lunare continua a cambiare durante la giornata, a prescindere dal fatto che sia giorno o notte. Vogliamo far finta di niente? Insomma...

Ci risiamo dunque con un disgustoso episodio off topic e di cui non avevamo bisogno. Questo demone dunque mangia la gente, Inuyasha si ritrova nel suo stomaco e poi viene vomitato. Gli altri anche rischiano di fare la stessa fine. Ci sono dei bei momenti tra Kagome e Inuyasha, ma è un peccato che siano stati inseriti in un contesto tanto banale.

Sistemato il demone si va avanti. Inuyasha sente parlare di Sango, la sterminatrice di demoni che va in giro a distruggere i demoni per raccogliere i frammenti della sfera che contengono, esattamente quello che sta facendo lui.

Quando raggiungono il villaggio di Sango, però, scoprono che è stato attaccato da un’orda di demoni, mentre lei invece era andata ad occuparsi di un demone per un principe. Sia Sango che questo principe hanno le stesse sembianze di Kagome e nuovamente mi ritrovo a constatare come la differenziazione facciale dei personaggi sia veramente povera.

Scopriamo che Naraku convince Sango che a sistemare il suo villaggio è stato Inuyasha e così si conclude il numero.

La prima parte era totalmente inutile, sanguinolenta e viscida, se ne poteva tranquillamente fare a meno. Con la seconda, più breve, torniamo un po’ in topic perché il villaggio sterminato è quello da cui ha avuto origine la sfera e ricompare Naraku.

Vedo che l’autrice del manga a volte arranca, persino la prima parte fuori trama è stata molto ridondante e prolissa, senza necessità di esserlo nella micro storia creata. La seconda parte già ha più senso vedendo di nuovo l’arrivo del cattivo principale.

Come sempre si va avanti.

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Review: Inuyasha, Vol. 8

Inuyasha, Vol. 8 Inuyasha, Vol. 8 by Rumiko Takahashi
My rating: 2 of 5 stars

hermio


Alcune pagine di romanticismo ci volevano, come quando Inuyasha e Kagome si riabbracciano in modo dolce e carino. Inuyasha sconfigge il demone del numero precedente e poi arriva Naraku, che vedendo Kagome pensa che sia Kikyo.

Naraku in realtà è il ladro che aveva nascosto la sacerdotessa. Dato che aveva pensieri impuri su di lei i demoni gli giravano intorno e lui ha permesso loro di divorarlo affinché potesse avere un corpo per prendersi Kikyo. Tutti questi demoni erano lì intorno perché Kikyo si era indebolita amando Inuyasha.

La storia ha senso, senza combattimenti tutto riesce ad avere una trama lineare, anche se stenta un po' a stare in piedi.

Tutto torna a posto, Inuyasha chiede a Kagome di rimanere quando rispunta quel corpo risvegliato di Kikyo che si sta dando da fare per raccogliere le anime delle donne morte. Ancora la storia rimane in un'unica trama. Presentandosi come una sacerdotessa, Kikyo fa amicizia con dei bambini tra cui c'è una che si chiama Sayo che assomiglia a bambina che avevamo visto nei numeri precedenti e che tra l'altro si chiamava come lei! I disegni delle donne principali continuano ad essere tutti uguali.

Guarda caso arrivano voci a Inuyasha della presenza di Kikyo e decide di affrontarla da solo. Anche se costruita banalmente, la trama è interessante perché lui si va a confrontare con il suo vecchio amore da solo, allontanando il suo nuovo amore Kagome. Vengono fuori dei sentimenti, finalmente.

Succede però che Kagome e Kikyo si scontrano casualmente (molte cose succedono per caso in questo manga) e lei la nasconde quando sopraggiunge Inuyasha e le fa vedere come si baciano. Poi però le cose precipitano, Kikyo cerca di portarlo sottoterra con le solite faccende spirituali che rovinano l'atmosfera ma se ne va senza riuscirci. Kagome è gelosa, Inuyasha le dice che comunque tiene a lei, ma in quel momento lei si addormenta. Un po' di comicità che ultimamente era mancata, ma di cui potevamo farne a meno.

Ammetto che questo numero è andato bene, anche se non benissimo. Se non altro non c'è stato il solito demone di turno, è proprio tutta la parte fantasy che è troppo marcata, troppo pesante. In mezzo a tutte queste vicende soprannaturali, la storia di base che vede come protagonisti principali Inuyasha, Kagome e Kikyo si disperde e si allunga e non riesce a brillare.

Nonostante tutto, si va avanti.

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Review: Inuyasha, Vol. 7

Inuyasha, Vol. 7 Inuyasha, Vol. 7 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Sesshomaru torna e si confronta con Inuyasha per rubargli la spada Tessaiga. Come collaboratori, oltre al fidato Jaken, ha anche Naraku, il demone che aveva lanciato la maledizione alla famiglia del monaco Miroku, che fa parte della squadra di Inuyasha (il mondo è piccolo).

Dopo la battaglia, che ovviamente non si conclude con la sconfitta di nessuno dei due, Inuyasha manda via Kagome per paura che si faccia male, perché ha capito che il demone Naraku è molto potente e pericoloso. Ed ecco che si intravede un po' di storia d'amore finalmente, la colonna portante di questo manga che è stata indegnamente sepolta sotto infantili combattimenti per un pubblico dai gusti dubbi.

Si torna alla storia principale di cinquant'anni fa e si scopre che Kikyo aveva aiutato un ladro e che anche questo era stato poi travolto da quel demone Naraku. Quando Inuyasha visita la grotta in cui era stato ospitato il ladro, c'è un'apparizione della sacerdotessa Kikyo indotta dall’incenso inserito nello stomaco di una lucertola morta! Peccato perché stava andando bene, ma una lucertola morta proprio no grazie! Basta animali morti!

La trama va di male in peggio quando arriva un altro demone che vomita lupi che vengono uccisi da Inuyasha! Basta, ma perché deve avere queste tendenze cretine e non ci sono altri termini per descrivere queste scelte stilistiche che prevedono demoni vomitevoli in tutti i sensi in questo caso! Un vero peccato e non solo per il banale splatter ma ci sono animali morti continuamente, non ne posso più!

La storia è ben costruita perché c'è la squadra che si aggrega sempre di più, non solo Inuyasha e Kagome, ma anche il monaco, il demone pulce Myoga, il demone volpe Shippo e a volte Kaede, la sorella di Kikyo.

Durante la sua permanenza a casa, Kagome pensa ovviamente ad Inuyasha e la storia si trasforma per un momento in un manga romantico, sfoderando tutta la potenza che avrebbe potuto avere.

Con questo numero, la storia resta aperta: Inuyasha da una parte in difficoltà per l'ennesimo demone e Kagome dall'altra in difficoltà per essere stata buttata fuori.

Il numero era iniziato molto bene con il ritorno di Sesshomaru, che forse è anche più affascinante del fratello. Questo manga mi fa perdere la testa. Da una parte c'è una trama che ti fa venire voglia di buttare il fascicolo dalla finestra, dall'altra ci sono questi personaggi favolosi e ormai cult.

Si va avanti, rendendo sempre grazie alla biblioteca e alla lente d'ingrandimento!

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Review: Inuyasha, Vol. 6

Inuyasha, Vol. 6 Inuyasha, Vol. 6 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Il numero precedente si era interrotto sul più bello, in un momento interessante per la storia finalmente che si focalizzava sulla trama: Inuyasha incontrava Kikyo che l’aveva imprigionato e si ripresenta sottoforma di spirito evocato. I due capiscono che ci sono state delle incomprensioni ma lo spirito di lei non riesce a darsi pace e torna in Kagome abbandonando il corpo che era stato creato da quella fattucchiera e se ne va per i fatti suoi, così. A quanto pare le idee erano finite e si ritorna al solito tran tran. peccato perché finalmente entravamo nel vivo della storia senza i soliti combattimenti ma anzi c’era anche la storia d’amore di Inuyasha e Kikyo, invece niente.

La seconda metà di questo numero si occupa di un monaco ladro che cerca i frammenti della sfera e che ovviamente incontra Inuyasha e il suo gruppo. C’è subito tensione perché Kagome è l’oggetto del desiderio del monaco creando le solite scenette demenziali.
Questo monaco tra l’altro sta cercando un demone che gli ha lanciato una maledizione proprio cinquant’anni fa quando Inuyasha è stato imprigionato.

Naraku è il demone in questione, ha lanciato una maledizione alla famiglia del monaco. Il monaco racconta ad Inuyasha che Naraku è in grado di trasformarsi in chiunque voglia e Inuyasha capisce che in quel giorno è stato Naraku a ingannare lui e Kikyo tendendo loro una trappola trasformandosi in Inuyasha facendo sì che lei lo ritenesse traditore e che dunque lo combattesse con tutta la sua forza imprigionandolo. Dunque è colpa di quel demone se Kikyo è morta e Inuyasha si ripromette di vendicarla. Dunque lui e il monaco motivo hanno un obiettivo comune.

L’interessante trama principale viene smaltita in una pagina e poco più poi si ritorna alla monotonia.
La squadra ora con anche il monaco che si è unito deve combattere il demone di turno che è stato risvegliato da un pittore. Una vicenda veramente splatter e disgustosa, il tutto raccontato suscitando noia e confusione.
Non mi annoio facilmente nelle letture ma questa sta diventando pesante!


Il numero poteva anche essere migliorato dalle parentesi sulla storia di base ma ho trovato una donnola due cavalli e una gallina morti: no non ci siamo!


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Review: Inuyasha, Vol. 5

Inuyasha, Vol. 5 Inuyasha, Vol. 5 by Rumiko Takahashi
My rating: 2 of 5 stars

hermio


C’è un demone con corpo di ragno e testa umana (bruttissimo!) che ovviamente si trova sulla strada di Inuyasha e della sua squadra! Scopriamo poi che questi demoni costruiscono la loro tana all’interno della testa dei cadaveri, ma c’è davvero bisogno di farcire questa storia con tutte queste macabri nozioni? Se i manga fossero stati a colori questo sarebbe stato tutto rosso di sangue!

Come se non bastasse non è un solo demone ma è formato di tanti ragni con la testa umana, sono veramente brutti e ci risiamo il solito tran tran del combattimento.
A complicare le cose però c’è una nuova idea che forse non è male: Inuyasha durante il novilunio perde i poteri e diventa un umano inoltre i suoi capelli diventano neri le zanne gli artigli e le orecchie da cane spariscono e perde temporaneamente i poteri che derivano dal suo sangue demoniaco.
Inuyasha con i capelli neri però diventa uguale a Kagome, un problema che avevo riscontrato anche precedentemente: i personaggi difficilmente riescono avere una loro caratterizzazione grafica e sono tutti molto simili.

Il bonzo del tempio infestato da questi demoni si trasforma in una ragnatela e ne rimane la testa e il resto diventa ragnatela che sputa ragnatele, veramente viscido e schifoso. Nonostante tutto Kagome riesce a risolvere la situazione sempre indossando la classica divisa scolastica e dunque una gonnellina.

Nella seconda parte del numero si ritorna alla storia base: quando Kagome era finita nel passato attraverso il pozzo e aveva trovato Inuyasha bloccato dalla freccia scoccata cinquant’anni prima della sacerdotessa Kikyo che lui aveva ferito a morte.
Questa volta volutamente Kikyo ha lo stesso viso la stessa espressione e sembra la fotocopia di Kagome, lo spirito della sacerdotessa si è infatti riversato nella ragazza (anche se non si capisce come in base ai tempi).
Dopo cinquant’anni quando si risveglia grazie a Kagome, Inuyasha incontra Kaede, la sorella di Kikyo che ormai è vecchia.

Kaede si unisce alla squadra di Inuyasha questa volta perché un demone ha impastato le ceneri di Kikyo con la terra della tomba e poi ha cotto tutto nel forno (sembra quasi una tetra barzelletta).

Questo demone vuole avere al suo servizio lo spirito di Kikyo per diventare più potente. Il demone si accorge che dopo aver rianimato Kikyo nel suo fittizio non c’è lo spirito perché la sacerdotessa si era già reincarnato in Kagome. Lo spirito dunque momentaneamente si trasferisce nel corpo fittizio e così Kikyo e Inuyasha si incontrano di nuovo. Kikyo è arrabbiata perché si sente tradita, all’epoca si erano messi d’accordo, Inuyasha avrebbe usato la sfera per diventare umano ma poi l’aveva aggredita per prendersela e diventare demone: Inuyasha che non l’ha mai fatto capisce che devono risolvere delle incomprensioni, ci sono stati dei malintesi e probabilmente degli inganni.

Mi piace che la storia è tornata alla trama principale dovrebbe essere sempre così.

Questo numero è stato meno spiritoso del precedente e sei la prima parte è stata terribile la seconda me lo ha fatto rivalutare anche se si interrompe.

Inuyasha è sempre uno dei migliori personaggi che abbia mai visto ma sono sempre più convinta sia circondato da una delle più brutte storie manga che abbia mai letto, peccato però si va avanti. Ormai voglio vedere come va a finire.

Il monotono susseguirsi dei demoni che si presentano ogni numero può rendere questa storia infinita ma così una bella idea viene dissipata. Non si cerca di andare avanti con la storia ma si vuole solo fare un numero in più. Certo tutti devono guadagnare però anche il singolo che si compra un manga al mese ha diritto ad una storia più concreta. Fortuna la biblioteca.



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Review: Inuyasha, Vol. 4

Inuyasha, Vol. 4 Inuyasha, Vol. 4 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars


hermio

La storia riparte da dove era arrivata: il nostro gruppo era stato appena arricchito dal nuovo arrivato, Shippo, il demone volpe che vuole vendicare il padre e per farlo si schiera al fianco di Inuyasha contro i due fratelli malefici.

Questi cattivi di turno sono più sanguinari del solito, vogliono uccidere e mangiarsi tutti e si arriva l’ennesimo scontro. Come sempre l’eccesso di splatter rende tutto molto indigesto, non pretendo che sia tutto rose e fiori ma possibile che tutti quelli che si incontrano per strada vogliono uccidere qualcuno e ci sono pagine e pagine di queste lotte? Che poi sono tutte uguali! La trama è troppo ripetitiva.
C’è sempre però l’umorismo che rende la storia divertente fino ad una demenziale comicità però sempre gradevole.

La seconda parte di questo numero, una volta sconfitti quei due, è totalmente off topic e di conseguenza il numero diventa tremendo. Metà e oltre è dedicata ad un combattimento poi si ha una storia che non c’entra niente con quella principale e ha una logica discutibile e risulta così solo un riempitivo.

Uno spirito non potenziato dai frammenti della sfera che i nostri eroi stanno cercando deve condurre un’anima o al nirvana o all’inferno e quest’anima crea dei danni nella realtà di Kagome. Ovviamente lei riuscirà a salvarla dall’inferno con un piccolo aiuto di Inuyasha che torna nella sua realtà.

È interessante quando Inuyasha arriva nel presente… ma mi fa riflettere sul fatto che questa storia di passato e presente divisi da un pozzo è geniale ma al tempo stesso crea scompiglio, sarebbe stato meglio una dimensione alternativa dall’aspetto medievale…

Inuyasha è sempre stratosferico, è bellissimo simpatico e attraente però la storia comincia ad essere decadente, non c’è mai niente di nuovo e arranca per andare avanti. Ormai è stata impostata nella ricerca dei frammenti e con ogni frammento c’è un mostro malefico che ve combattuto.

Il manga ha un’ottima base sviluppata però in modo infantile, una trama fatta al 90% da combattimenti non può che interessare un pubblico non troppo esigente.

Ho già ripetuto varie volte quanto è piccolo il font di scrittura e in questo numero è anche più piccolo: quando ci sono più vignette che mai nella pagina il carattere delle battute si rimpicciolisce ulteriormente. Tra poco servirà il microscopio! Tutto ciò è ridicolo ed è il motivo principale per cui ho letto pochi manga!


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Io sono l’abisso 📺 📖 ho visto anche il film




Ho come l’impressione che il libro è stato scritto per il film e dunque per questo gli manca tutto quello che caratterizza un libro e lo differenzia da una sceneggiatura: mancano tutte le emozioni è così descrittivo perché è la base su cui viene costruito il film.

Il film è meglio e peggio al tempo stesso del libro.

Non è spettacolare, il film non è sorprendente e gli manca quella spettacolarità non intendo dire che deve essere all’altezza di Avatar ma è mono ritmico, non c’è enfasi in niente, i personaggi sono tre e sono praticamente tutti connessi in una forzatura poco credibile, lo stesso problema che avevo riscontrato nel libro. È troppo esagerata la rivelazione finale, è carina come idea nel senso che sarebbe l’ideale ma così si forza la realtà, ok uno scrittore lo fa sempre ma questo è troppo.


La trama è praticamente lo stessa ma non è stata detta una cosa e non capisco perché: la madre del protagonista ha avuto questo figlio con il padre, omesso perchè troppo scandaloso? Eppure questo sarebbe stato realistico.


Per fortuna che non c’è scritto ispirato a una storia vera perché continuo a pensare che il riferimento al mostro sia fuori luogo.


Non mi è piaciuta la scelta che la cacciatrice di mosche alla fine vende la sua casa degli errori, tra l’altro con un sorriso. Nel libro non succede dunque quelli che guardano i film hanno bisogno di emozioni positive nel finale anche se altrettanto poco credibili?


Anche se non l’ho detto a proposito del libro non mi è piaciuto neanche nel film che il cattivo non riesce a fuggire e rimane così, buttato via, era il personaggio migliore.


Continuo a pensare che sapere chi è l’assassino dall’inizio rende la storia più debole, poteva essere un giallo invece così non c’è costruzione di suspance e anche per questo il ritmo ne risente.


“Io sono l’abisso” nel film anche di più di come l’ho sentita nel libro diventa una battuta che non aveva senso di essere detta, la trovo fuori luogo, messa lì a forza solo per poter avere un titolo d’effetto. 


Tutta quella storia delle donne perseguitate che sono aiutate dalla cacciatrice di mosche non ha senso se ne poteva farne a meno, nel film è meno evidente che lei aveva la fissa di andare in giro a salvarle. Nel film si dice che la cacciatrice di mosche è matta mentre nel libro si parla solo del fatto che è andata dallo psicologo perché stava male dopo il fattaccio ma non perché era diventata matta.


Un plauso a favore degli attori che parlano in modo chiaro e si capisce sempre quello che dicono, cosa non da poco ultimamente nei film italiani che spesso andrebbero doppiati.


Anche se la storia non mi piace, non mi è piaciuta scritta non mi è piaciuta guardata per tutti i motivi esposti ammiro con amarezza il riuscire a scrivere un libro farselo pubblicare e avere la possibilità di farne un film e di dirigerlo, non è da tutti. Anche se la storia non mi ha per niente entusiasmato e l’ho detestata devo comunque riconoscere che l’autore è riuscito in un grande progetto e immagino la soddisfazione nel dirigere i propri personaggi e vederseli davanti in carne ed ossa, deve essere come realizzare i propri sogni oppure ha solo fatto tutto per i soldi, non si sa mai. 







#cinema

Review: Inuyasha, Vol. 3

Inuyasha, Vol. 3 Inuyasha, Vol. 3 by Rumiko Takahashi
My rating: 3 of 5 stars


hermio

La storia prosegue con il solito ritmo, Inuyasha e Kagome hanno trovato la loro sintonia, anche se non vogliono ammetterlo. Sono due personaggi favolosi insieme anche se lei non è per niente credibile e continua ad essere la solita Mary Sue ma si sopporta perchè Inuyasha è spettacolare e affascinante e anche lei lo pensa.
Ormai la magia del pozzo è diventata la quotidianità e Kagome va a casa di tanto in tanto e porta cibo vestiti e anche i compiti… E ogni tanto mette letteralmente “a cuccia” Inuyasha quando non fa il bravo.

Si inizia con una vicenda completa, seguita da una seconda completa e poi se ne inizia un’altra.

Il primo mostro è una specie di rana veramente orribile, il secondo anche peggio, un demone che è un agglomerato di corpi uccisi, terrificante non perché fa paura ma perché è brutto da vedere. Gli ultimi cattivi presentati insieme sono due fratelli: Hiten, dall’aspetto normale, e Manten una specie di rettile umanoide. Le forme continuamente diverse dei personaggi imbruttiscono la storia, soprattutto quella pulce di Myoga, insopportabile visivamente.

I cattivi mi ricordano quelli che c’erano sui Power Rangers ovvero questa specie di mostri che sebbene io avessi sempre amato quella serie erano ridicoli e per niente rifiniti.
La storia si ripete continuamente, manca un vero cattivo costruito a tavolino che sarebbe stato più potente di tutti questi mostriciattoli brutti viscidi e splatter.

Con la terza storia appena iniziata entra in scena un nuovo personaggio: Shippo figlio di un demone volpe ucciso da due suddetti fratelli.

Sta cominciando la storia d’amore tra Inuyasha e Kagome ovvero si accolgono l’uno dell’altra ma non riescono ad ammettere a sé stessi l’interesse che provano (un cliché insomma).

Questo manga è molto comico, ci sono delle scene proprio demenziali che forse lo rendono un po’ troppo sciatto a volte.

Non mi stancherò mai di dire che senza Lente d’ingrandimento non si riuscirebbe a leggere niente, le frasi microscopiche sono scandalose.

Il manga è divertente e originale ma non avrei mai investito del denaro in questa storia, quindi sempre ringraziando la biblioteca andiamo avanti.


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Review: IL PICCOLO PRINCIPE

IL PICCOLO PRINCIPE IL PICCOLO PRINCIPE by Antoine de Saint-Exupéry
My rating: 5 of 5 stars



hermio

È la seconda volta che ascolto il piccolo principe e questo narratore (Bruno Alessandro) è di gran lunga migliore, ha reso il libro anche più importante. Fare un elogio al piccolo principe è come dire che la Gioconda è un capolavoro… Inutile stare qui a scrivere ovvietà farò una riflessione diversa.
È difficile cercare di capire questo libro, impossibile metterlo in una categoria o anche accomunarlo a un altro, non c’è niente di simile e bisogna sempre fare un elogio al fatto che sia accompagnato dai disegni dell’autore, lo rende unico e anche più vero, solo il tocco di un disegno rende qualcosa più personale, non è stato solo battuto a macchina ma c’è anche la mano di chi lo ha ideato.

Vogliamo parlare del fatto che si tratta della storia di un bambino che si suicida? Oppure vogliamo anche prendere in considerazione l’idea che la storia è nata probabilmente da un’allucinazione dell’autore è rimasto nel deserto per troppo tempo dopo un incidente?
Wiki dice:
Nel 1935 Saint-Exupéry tenta il raid aereo Parigi-Saigon. L'avventura si tramuta in una sciagura nel deserto, dove viene prima aiutato da un beduino e poi tratto in salvo dagli aerei della Regia Aeronautica italiana di stanza a Derna.

Dunque il libro parla di un bambino alieno frutto di un’allucinazione finisce sulla terra e l’unico modo che ha per liberarsi dalla terra e tornare da dove è arrivato è suicidarsi grazie ad un serpente.

I temi trattati sono vitali, l’amore la dedizione e l’amicizia, contrapposti all’umano che conta pensa solo ai numeri al tempo e agli oggetti, è tutta una riflessione dell’autore che ci vuole far pensare e ci riesce. Dunque una storia macabra nascosta dall’apparenza di un libro per bambini quando in realtà non lo è ma questo suo aspetto infantile lo rende anche più potente perché riesce a trasmettere concetti gravi pesanti vitali e filosofici non con paroloni ma come ce li avrebbe esposti un bambino come lo è il piccolo principe e noi ci poniamo a lui proprio come lo scrittore ha fatto e ci ha rappresentato nella sua interazione con lui. Un libro grottesco e illuminante.

È uno dei miei libri preferiti da tempo anche se all’inizio la prima volta che l’ho letto ci sono rimasta male, ero rimasta travolta da tanta genialità che mi aveva lasciato incapace di apprezzarlo. Alla seconda lettura ho abbassato le difese e ho lasciato che questa storia mi entrasse dentro e poi non è più uscita. Il piccolo principe è uno di quei personaggi che annovero tra i miei amici come lo sono anche Alex (arancia meccanica) Holden (certo lui) e Holly (mr. Mercedes).

Concludo dicendo che sono un po’ preoccupata da quelle persone che non riescono ad apprezzare questo libro e lo etichettano come brutto. De gustibus non disputandum est? A volte sì e credo che chi critica il principino abbia dei problemi a relazionarsi con il libro e non a gradirlo, proprio come era successo a me: rileggetelo.


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Review: Io sono l'abisso

Io sono l'abisso Io sono l'abisso by Donato Carrisi
My rating: 1 of 5 stars


hermio



La storia è prevedibile e poco credibile ma scritta in modo scorrevole, un libro che non è pesante. Tutto ciò però fa capire che non c’è stile, la scrittura è semplice perché è piatta, non emerge la passione dello scrittore nello scrivere, si sente che è un libro fatto perché l’editore di tanto in tanto vuole un libro da vendere e questo è il classico libro da fabbrica dei libri, fatto senza una reale necessità artistica da parte dello scrittore che si sente particolarmente ispirato ma questo è lo scrittore che scrive solo perché deve scrivere e si sente da ogni pagina, non trasuda nessuna emozione, persino i messaggi che vengono inseriti tra le pagine sono talmente tanto banali che nasce il sospetto che neanche di quegli argomenti allo scrittore gliene frega niente.

Per esempio tutto quel discorso sulle donne maltrattate è talmente tanto aria fritta che fa ridere: c’è una donna con una brutta storia che vuole aiutare le donne maltrattate. Questi concetti del maltrattamento femminile sono così tanto riciclati da quello che si dice tutti giorni che non se ne può più di vederli inseriti come riempitivo. Da quasi fastidio sentire parlare di un problema attuale chi non l’ha mai vissuto soprattutto se a scrivere è anche un uomo che prende le parti delle donne facendo tutti questi discorsi preconfezionati che non avevamo bisogno di sentire.

Ovviamente c’è anche una storia d’amore gay tra due donne per rendere il tutto anche molto inclusivo e soprattutto per renderlo anche più ridicolo, come sempre le storie d’amore gay sono tra i personaggi secondari! Inclusivi sì ma non esageriamo! Persino questa parentesi gay serve per propinarci i soliti argomenti non sentiti: una donna carabiniere già ha la vita difficile poi se deve dire pure che è gay… ah che palle!

Tutti i personaggi sono stereotipati, la donna con il passato difficile che aiuta altre donne, la donna gay che si deve fa strada in un mondo di uomini… si aggiunge poi anche il professor ubriacone. E poi arriva il personaggio più patetico che abbia mai letto: la ragazzina col ciuffo viola, la ricca viziata con i problemi!

Nel libro c’è anche una non troppo velata critica ai ricchi quelli che hanno un sacco di soldi senza fare niente e che stanno nelle ville che hanno la servitù (altro stereotipo) e che gli vuoi dire? Di solito chi li critica li invidia. Ecco che poi ci sono tutti questi ricchi che sembrano belli e bravi ma in realtà sono tutti dei pezzi di merda anche i genitori di questa ragazzina che non si sopporta, un personaggio così indigesto che ho paura di incontrarlo nel film…

Come se non bastasse la trama non è per niente originale: il cattivo di turno che secondo l’autore è ispirato a un noto criminale (il mostro di F) sembra invece a me totalmente uguale al protagonista di Split che nei capitoli due e tre si affeziona anche lui ad una ragazzina… già c’è anche questo detestabile cliché: il cattivo fa amicizia con una piccola povera ragazza… anzi in questo caso ricca.

I tre personaggi principali non hanno nome ma vengono sempre e solo indicati come la ragazza col ciuffo viola, quello che pulisce e la cacciatrice di mosche. Questo è un espediente per creare colpi di scena e ce ne sono vari ma tutti talmente tanto scontati che mi ha fatto un po’ tenerezza la loro rivelazione, credevi veramente che nessuno l’aveva capito?
Il Ta Dam finale che doveva essere una specie di capolavoro non è per niente sconvolgente: l’avevo capito dall’inizio.

Non mi piace che già sappiamo chi è l’assassino, non c’è un vero e proprio caso perché noi sappiamo chi è l’assassino e vediamo la cacciatrice di mosche capire chi è seguendo degli indizi che però lo portano ad avere delle intuizioni un po’ troppo geniali per essere credibili. Dunque non è un caso da risolvere ma un caso che vediamo da entrambe le parti e ciò rende la storia più debole ma sicuramente creare un giallo come si deve non è da tutti.

Dato che sono in modalità ipercritica vado avanti senza esclusione di colpi: vogliamo analizzare il titolo? “Io sono l’abisso” è un titolo buttato lì tanto per far scena e che non ha senso nella storia ma che per imporglielo viene inserito un po’ a caso e forzatamente tra le battute dei personaggi senza una particolare necessità di quella battuta. Il classico titolo d’effetto.

Per ragionare su questo libro l’ho paragonato a due libri che invece mi sono piaciuti molto. Il primo paragone l’ho fatto con “il silenzio degli innocenti” perché anche in quel caso c’è la ricerca di un assassino senza che però noi sappiamo chi è e così si crea la vera suspence, perché dobbiamo scoprire chi è e ce lo possiamo ritrovare davanti da un momento all’altro come effettivamente succede con un vero colpo di scena finale quando Clarice va alla casa giusta e la polizia a quella sbagliata! Quello è il vero sorprendere il lettore dopo avergli fatto credere una cosa!
Anche nel silenzio degli innocenti lo stile di scrittura è semplice ma i personaggi presentati sono credibili perché sono più normali non hanno caratteristiche speciali che li inseriscono in una categoria.
Ho poi paragonato questo libro a IT: è più facile credere all’esistenza di un mostro come quello dipinto da SK che a tutti questi personaggi che fanno parte di io sono l’abisso. Quando si legge IT e poi dopo ci si ritrova in una stanza buia da soli si sente la paura crescere perché dopo la lettura si è instillata in noi tanto da credere all’esistenza di quel mostro. Andando avanti con la lettura di questo libro invece niente è credibile anche perché tutti sono collegati in un modo talmente tanto perfetto che non può esistere nella realtà, non può essere sempre tutto così incastonato per rendere perfetta la scena tanto da fare tutti quei colpi di scena ogni tanto.

Lo scrittore inserisce una critica alla cultura cattolica a pagina 379 dandosi un’altra zappa sui piedi quando dice che la nostra cultura cattolica ha idealizzato la figura materna e quindi tendiamo a rimuovere per principio l’idea stessa che si possa disprezzare ciò che si è messo al mondo. Bah. Ma cosa vuol dire la cultura cattolica? Io sono d’accordo che c’è l’idea che la madre è un mito della società ma non è il cattolicesimo che te lo dice, è il sistema, anche gli atei osannano le madri dunque se vuoi criticare un concetto punta meglio il mirino, sarebbe stato un argomento interessante ma anche lui lo dice proprio alla fine in una riga quasi nascosta, dire che una madre è malefica è un tabù e lui ha fatto finta di dirlo.

Dulcis in fundo si scorda di ringraziare i lettori, grazie all’editore grazie a quello che mi ha consigliato grazie a quello e a quell’altro grazie alla sorella ai genitori e alla compagna (ma per carità) ma i lettori? Niente? Dai ringraziamenti che leggo sempre con molta cura si capisce molto dello scrittore e della sua umiltà: senza lettori col cazzo che facevi anche il film.

Lascio per ultima la parte che mi ha lasciato di stucco all’inizio della lettura. Lo scrittore esordisce con una dedica, dedica il libro ai figli: A Tizio e Caio, i miei figli, le mie storie più belle. Io mi sono incazzata subito perché non è possibile che uno scrittore si sminuisce così, a parte che fare i figli non è fare opere d’arte perché è un processo naturale e che involve il DNA mentre scrivere libri è dato sia dal DNA ma anche dal lavoro dalla fantasia dall’arte e soprattutto i libri si fanno da soli, i figli no. Dunque se lo scrittore inizia il libro dicendomi che i suoi libri non valgono un cazzo perché sono meglio i figli allora forse è meglio che non scrivi più, anche nel rispetto degli scrittori veri.
Non sopporto questi discorsi sdolcinati, vuoi dedicare i libri ai figli? Fai come ti pare ma non dire che loro sono meglio dei libri che scrivi, ma che paragone è?
Questo libro mi ha fatto incazzare. Quindi mi approccio a vedere libro con un animo un po’ irrequieto.

Concludo veramente dicendo che posso criticarlo quanto mi pare ma è uno degli scrittori più venduti d’Italia, è il più amato e probabilmente scrivendo ha avuto anche una visione d’insieme del film che poi ha diretto, cioè ha scritto il libro con la visione del film che avrebbe poi diretto quindi non l’ha fatto tanto complicato in modo da poterlo proporre visivamente, credo. Dati i suoi successi precedenti immagino che aveva già accordi per fare un film del libro che scriveva e allora l’ha scritto adeguandosi.

Non voglio dire che è incapace dato che poi riesce a fare tutta questa cosa di scrivere un libro dirigerne il film è scriverne la sceneggiatura e soprattutto avere successo in tutto, dico solo che questo libro è orribile per tutti i motivi che ho scritto sopra.

Quindi da una parte c’è quello che dico io che non mi piace e mi sta sul cazzo e lo trovo banale patetico e dall’altra c’è il fatto che piace a tutti. Credo che piaccia a tutti perché è una lettura talmente scorrevole che ti fa sentire come se fossi un grande lettore perché va giù veloce ma solo perché non c’è niente non ci sono sentimenti non ci sono cose personali e tutta una descrizione in un compito in classe fatto per bene e quindi va giù. Anche io mi sono ritrovata facilitata dunque c’è anche questo lo scrittore riesce a scrivere per far sentire bene il lettore che dice cazzo so leggere.

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Review: Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto.

Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars



hermio


Commento dopo il secondo ascolto:

Il problema di quando trovi un libro e capisci che è il tuo preferito è che poi andrai a paragonarlo con tutti gli altri e così quelli che avevi letto prima che ti sembravano decenti cominciano a scadere quelli che leggi dopo scarseggiano in partenza e hai la necessità di tornare ai tuoi libri preferiti.

Nell’amica geniale i personaggi sono credibili anche perché non dicono tutti la stessa cosa, il messaggio è che le opinioni sono volubili e diverse in base a chi le dice, certo la scrittrice lancia un messaggio ma questo è più che altro una panoramica ed è per questo che è credibile e non sciatto come chi invece farcisce libri di aria fritta.

Finale da brividi, lo dico con uno spoiler, quando Elena riceve le pupe da Lila misteriosamente e intensamente, un’idea geniale, da brividi letteralmente, emozioni e credibilità generano arte. È la capacità di far sì che la fiction possa succedere nella realtà ma non è successa e quindi non ci si aggrappa ad una storia vera anche se potrebbe succedere a tutti ed è per questo che resta sempre avvincente.
Non ci sono supereroi nel senso che non ci sono buoni e cattivi ci sono persone comuni che riescono ad andare fuori dall’ordinario ma che restano loro stesse e presentano uno sviluppo del personaggio invidiabile.

Questo ascolto conclude l’ascolto del set di quattro audiolibri dell’amica geniale e ognuno l’ho ascoltato due volte di seguito e tutti tranne il quarto li avevo già letti due volte, invece il quarto l’ho letto solo una volta. La serie tv mi lascia indifferente, ancora manca il quarto capitolo che non si sa quando arriverà, la guarderò ma so già che non riuscirà a raggiungere il livello dell’audiolibro che è eccezionale. Non posso fare altro che fare i complimenti a questo libro e lodarlo perché altrimenti non l’avrei ascoltato più e più volte letto e riletto e ho già in programma di rileggere e riascoltarlo. Ho trovato la mia scrittrice preferita e anche la mia narratrice preferita e questo team mi fa ben sperare perché mi era difficile ultimamente trovare storie interessanti e avvincenti tanto da volertici nascondere per esplorarle. Per questo spesso e volentieri preferisco rileggere riascoltare invece di buttarmi in qualcosa di nuovo, ci proverò adesso per un po’ ma poi tornerò.


Questo quarto libro è molto più sconvolgente dei precedenti, il ritmo rimane lo stesso ma il pathos l‘enfasi il carico emotivo aumentano come è normale nella vita di tutti diventando grandi. Questa non è altro che la storia di due amiche che crescono insieme entrambe pensando che l’altra sia la sua amica geniale.



Concludo con tre citazioni:

Pensaci una donna separata con due figli e le tue ambizioni, devi fare i conti con la realtà e stabilire a cosa puoi rinunciare e a cosa no. Tutto in quell’ultima frase mi infastidì.

La testa trova sempre uno spiraglio per guardare oltre sopra sotto di lato dove c’è lo spavento.

Il terrore resta se ne sta sempre nello spiraglio tra una cosa normale e l’altra se ne sta lì in attesa, l’ho sempre sospettato.




hermio


Commento dopo il primo ascolto:
Sto cominciando a perdere il conto, già ho ricominciato ad ascoltare questo quarto volume e gli altri li ho letti ed ascoltati più volte… Sta diventando un’ossessione o un rifugio?
Questa è la parte più potente dei quattro libri, non solo perché c’è un crescendo di emozioni di fatti e di pathos ma anche perché i personaggi sono cresciuti sono diventati adulti e addirittura qui si affronta anche la vecchiaia. Non c’è più niente delle ragazzine che sono state le protagoniste di libri precedenti e al tempo stesso c’è tutto perchè sono loro che sono cresciute.

Elena che all’inizio del libro, quando Lila era scomparsa, è sempre stata adulta e, aveva cominciato a riguardare indietro alla sua storia con noi, ora si avvicina sempre di più al presente, il passato della storia è sempre meno remoto.

La storia riprende dal momento in cui si era interrotta nel romanzo precedente: Elena e Nino erano fuggiti. La parte iniziale è tutta dedicata all’amore tra Elena e Nino che si rivelerà una delusione per lei ma realistica per il lettore. Ancora una volta Elena Ferrante mi fa dire wow e non perché c’è qualcosa di spettacolare ma perché c’è qualcosa di ordinario riportato in maniera eccellente. Non c’è nessun andrà tutto bene vedrai, non c’è nessun eroe nessun antagonista, c’è solo la pura e semplice vita di gente normale come noi.

Non ci sono improvvise svolte della trama, si va avanti nella vita delle due amiche e non sempre succedono delle cose eclatanti, non c’è mai ad un certo punto tranne che per l’accadimento che da il titolo a questo volume. Ma anche in quel caso il fatto rimane a se, non è l’inizio di un’altra storia ma un accadimento all’interno dello svolgimento della vita delle due e di tutti gli altri intorno a loro. Anche se catastrofico l’incidente non comporta conseguenze drastiche per la trama tranne che la lenta ma inesorabile metamorfosi di Lila. La storia della bambina perduta si conclude nella scomparsa e allo stesso tempo va avanti fino alla fine. Uno stile di narrazione elaborato ma non pesante, sempre naturale come avrebbe fatto una persona che avesse voluto narrarci la storia della sua vita. Elena non segue sempre la linea del tempo in modo schematico ma si lascia andare a salti temporali in base all’ispirazione del momento, proprio come un racconto veritiero. Ancora una volta la lettrice Anna è stata in grado di rendere l’ascolto di questo libro un’opera teatrale, ogni personaggio ha la sua tonalità e anche quella di Elena che racconta cambia nel tempo man mano che matura lei stessa.
Un’opera d’arte da ascoltare e riascoltare.


Citazione:
Lila imparava accantonava imparava. Non riusciva a fermarsi, non si tirava mai indietro.

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Review: Heaven

Heaven Heaven by Mieko Kawakami
My rating: 1 of 5 stars

hermio



Un libro pieno di aria fritta inconcludente e che non sa neanche dove andare.

Sono rimasta infastidita da come è stato trattato il tema del bullismo ovvero con una sufficienza che dimostra che chi ne parla non lo ha subito. Che c’è di peggio di chi spara sentenze su un argomento facendo il filosofo senza sapere quello di cui parla?

La storia è inconcludente perché non sa dove andare, sin dall’inizio arranca.

La scrittrice ha messo su un paio di personaggi che parlano tra loro e basta non interagiscono, nei loro dialoghi addirittura sembra che ognuno parli per i fatti suoi. Discutono a vanvera e troppo a lungo solo per permettere alla scrittrice di condividere delle idee sciatte e banali senza darci la sensazione che abbia mai provato quello che sta blaterando.

Inizialmente mi era sembrato di guardare un anime o forse me lo stavo immaginando sapendo che si tratta di un libro giapponese ma forse perché è sempre la solita storia: studenti cicale, i cattivi, un ragazzo e una ragazza… E poi perché ambientarlo negli anni 80? Anzi non si tratta di un’ambientazione ma più che altro di un dire che sono negli anni 80: che senso ha? Si poteva fare a meno del riferimento temporale se non ha senso per la storia, purtroppo non c’è niente che ha senso in questa storia.

I due personaggi principali sono un ragazzo e una ragazza che vengono presi di mira dai bulli. Il ragazzo è strabico e si spende una grandissima quantità di pagine su questo suo difetto tanto che poi andrà a farselo correggere in ospedale in conclusione della storia con una grande importanza data a questa parte. Dunque si parte con il bullismo, poi i due si trovano e sembrano essere in sintonia finché all’improvviso non hanno più sintonia, lui decide di suicidarsi ma lo dice, non ci sono sentimenti, un personaggio non può dire all’improvviso forse mi suicido o forse no. Ecco che alla fine per magia va a farsi curare lo strabismo e non vedrà più la sua amica, senza un motivo apparente.

Che cosa significa il titolo? Il titolo è il titolo di un quadro che due volevano andare a vedere ma che non ci sono neanche andati. Dunque come titolo mi sembra un po’ a cazzo.

Ho come l’impressione che chi scrive abbia ricevuto il suggerimento da parte forse dell’editore di metterci per forza qualcosa di piccante ed ecco che ogni tanto il protagonista strabico frustrato si masturba! Per me quelle scene sono state talmente tanto ridicole e insensate che hanno contribuito a rendere tutto il libro un flop totale, che bisogno c’è di di scrivere scene così?

La parte più assurda è stata quel dire “bisogna lottare non ci dobbiamo dare per vinti non dobbiamo essere come loro perché non dobbiamo colpire i bulli ma subirli! Dai ma davvero? Ad un certo punto il protagonista maltrattato stava per dare una sassata aL super bullo ma no non è quella la soluzione! La scrittrice sentenzia che ai bulli bisogna dargliele vinte! Io non la penso così, l’unico modo per liberarsi dei bulli è dar loro pan per focaccia. Come voleva sì dimostrare il protagonista ha lasciato la scuola.

Infine serviva un po’ di pathos, tutte queste parti sembrano raccontate non vissute né da chi scrive ma neanche da chi è il protagonista, serviva un filo di passionalità di enfasi di sentimenti, tutto rimane secco arido ridicolo, senza un perché e dunque non c’è neanche ragione di leggerlo.

Dulcis in fundo la postilla degli editori italiani che dicono grazie caro lettore per aver comprato questo libro! E io ho continuato a ridere perché l’ho preso in biblioteca! Hanno scritto bla-bla Bla sulla pirateria dei libri che è un danno… al che giro la copertina e vedo che questo libro Paperback costa 17 €! E non sono neanche 250 pagine! Poi comunque cari editori, non è che dovete andare a fare una ramanzina a chi ha in mano un libro legale, fatela a chi non ce l’ha ma chiedetevi anche perché alcuni hanno la necessità di non avere libri “veri”. Se tutti i libri che ho letto li avessi presi in negozio invece che in biblioteca sarei sul lastrico! Fortuna la biblioteca!


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Review: Inuyasha, Vol. 2

Inuyasha, Vol. 2 Inuyasha, Vol. 2 by Rumiko Takahashi
My rating: 3 of 5 stars

hermio

La storia continua senza soluzione di continuità e siamo nel combattimento che si era interrotto nel numero precedente e che qui si conclude come era possibile prevedere.
Kagome continua ad essere poco credibile troppo capace di fare tutto in un ambiente dove non saprebbe fare niente.
Continuo a credere che sarebbe tutto migliore senza mostri che si alternano per prendere i vari pezzi della sfera che si sono sparpagliati quando si è rotta: ottimo escamotage per la ripetitività. I continui combattimenti rendono la storia inoltre troppo splatter.

Succede qualcosa nella storia base: arriva Sesshomaru il fantastico fratellastro di Inuyasha. Hanno delle madri diverse, Sesshomaru è un demone completo mentre Inuyasha è un mezzo demone, sono entrambi affascinanti.
Sesshomaru si fa vivo perché cerca la tomba del padre dei due dove spera di trovare Tessaiga la spada forgiata direttamente da una zanna del padre il cui scheletro giace in una perla che era stata nascosta nell’occhio di Inuyasha.

Nessuno dei due fratelli riesce ad estrarla in una situazione in stile la spada nella roccia ma ci riesce Kagome perennemente con la gonnellina che la rende veramente ridicola.

Sesshomaru per l’ennesimo combattimento si trasforma in un lupo gigante che è la sua vera natura ma il fratello lo sconfigge grazie alla spada che come si scoprirà alla fine può essere usata solo da coloro che amano gli umani e desiderano difenderli perché il padre dei due fratelli l’aveva creata per proteggere la donna umana che amava. Una spada dunque che reagisce in base agli intenti e che se non li gradisce rimane dall’aspetto consumata e non funziona.

C’è un nuovo spiacevole personaggio: Myoga. Myoga è un demone a forma di pulce, disgustoso e antipatico che è stato inserito per rallegrare un po’ l’ambiente ma che rovina la storia.

Si va avanti.



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