Review: Uomini che odiano le donne

Uomini che odiano le donne Uomini che odiano le donne by Stieg Larsson
My rating: 2 of 5 stars

Lisbeth salva tutto

hermio

Questo libro l’avevo letto circa vent’anni fa e mi era piaciuto tantissimo. Ora, rileggendolo (o meglio riascoltandolo), con un’esperienza di lettura diversa, non lo considero più eccellente ma “solo” buono. E poteva essere molto meglio.

È estremamente descrittivo, al punto da diventare prolisso: pagine e pagine di riassunti di ciò che è già successo, spiegazioni dei personaggi come se fossero schede, dettagli minuziosi su casi giudiziari e giornalistici. Si sente fortissimo la natura dell’autore, che scrive quasi più da giornalista che da narratore.

Tutto viene esposto in modo molto “cronachistico”, e si percepisce anche l’intento di denuncia: il tema della violenza sulle donne è centrale, supportato da dati reali e riferimenti alla società svedese. Questo aspetto è interessante, ma spesso appesantisce la narrazione.

Il punto forte resta, e resterà sempre, Lisbeth. È il personaggio che tiene in piedi tutto.
Però anche lei ha dei problemi: si insiste continuamente su quanto sia magrissima — una volta basta, non serve ripeterlo all’infinito — e soprattutto è troppo perfetta. Capisce tutto, sa fare tutto, legge una volta e ricorda tutto, parla tutte le lingue… diventa quasi irritante.

Il problema più grande, però, sono le donne del libro. Paradossalmente, in un romanzo che vuole denunciare gli uomini che odiano le donne, le figure femminili risultano poco realistiche: tutte sfrontate, sempre pronte, intelligentissime, autonome… e guarda caso tutte interessate al protagonista maschile.
Non ce n’è una davvero credibile. Sono donne costruite, più che vissute. Non le peggiori in assoluto, ma si poteva fare molto meglio.

La trama gialla è interessante, anche se non costruita in modo davvero avvincente. Funziona, ma non coinvolge come potrebbe. I personaggi principali sono interessanti, quelli secondari spesso noiosi o appena accennati: sembrano più pedine che persone.

Altro fastidio: l’uso continuo di parole inglesi nei dialoghi. Sentire “sorry” in mezzo a frasi italiane è ridicolo, davvero.

E poi il finale: dopo aver risolto il caso principale (quello di Harriet), ci si aspetterebbe una chiusura più fluida. Invece no: parte tutto il blocco sul caso giuridico del protagonista, con spiegazioni tecniche, dettagliate, e ancora una volta prolisse, su come Lisbeth sistemi tutto.
Anche le parti scritte come email risultano pesanti.

In sintesi:
Storia memorabile,
Lisbeth eccezionale, ma migliorabile,
lui antipatico,
il resto indifferente.

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Review: Topolino n. 3673

Topolino n. 3673 Topolino n. 3673 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Sempre le stesse noiose voci

hermio

Ho fatto caso che ogni storia di Topolino è scritta e disegnata da uomini. L’unica che sembra avere una poltrona d’onore è quella che realizza la vignetta iniziale, che è orribile e soprattutto sempre uguale: cerca di essere divertente ma risulta patetica.

A parte questo — anzi, a parte questa — perché non ci sono donne che fanno storie?
Dato che il giornale sta andando a rotoli in quanto a fantasia, genialità, originalità e capacità di riportare i classici canonici, perché non provare a dare spazio a qualcuno di diverso? Io non credo che non esista una domanda femminile.
Molto strano, soprattutto in un periodo come questo. Boh… suona strano, eh?

1- IL MERAVIGLIOSO MAGO DI OZ - LA LUNGA STRADA GIALLA - 1
Storia di: Francesco Artibani
Disegni di: Paolo Mottura

Terribile, come tutte le parodie e tutte queste “rivisitazioni strane”.
Innanzitutto non c’è originalità: si riprende Il mago di Oz (senza che se ne sentisse il bisogno) e lo si rimaneggia creando solo confusione.
Una storia che già di per sé non mi interessa, e se devo leggerla preferisco l’originale. Questa è solo un pasticcio, con vignette prolisse e disegni pretenziosi.
E come se non bastasse, è pure la prima parte.

2- PAPERINO BRAVO A PAROLE
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Francesco D’Ippolito

Ecco la storia senza trama — e quindi non è una storia.
Paperino prepara un discorso per chiedere soldi a Paperone, il discorso non serve e lui si arrabbia.
Vabbè, ciao.

3- PIPPO, MINNI E IL BAULE GALATTICO DEL BIS-BIS - L’INVASIONE DI SUSHETTIBIL III - 1
Storia di: Roberto Gagnor
Disegni di: Marco Palazzi

Questa dà proprio l’idea di chi cerca di inventare qualcosa senza avere il minimo genio. Una di quelle storie in cui ci si sforza… e viene fuori solo una schifezza.
Pippo e Minni (coppia improbabile) usano un baule nella soffitta per finire su un pianeta, ma la storia si interrompe senza dire niente.
Ma chi se ne frega? Una marea di vignette inutili, confusionarie e infantili.

4- PAPERINO, QUI, QUO, QUA E LA SCALATA AL SUCCESSO
Storia di: Gorm Transgaard
Disegni di: Andrea Ferraris

Ecco la storia con il contorno giallo brillante, perfetto per rendere la lettura ancora più faticosa.
Paperino sprona i nipoti a vincere una gara, mentre un altro bambino è spronato dal padre. Alla fine nessuno vuole vincere.
Quindi? Le gare sono inutili?
Solita morale da quattro soldi, propinata in una storia già terribile.

5- ZIO PAPERONE E IL ROBOT AUTODIDATTA
Storia di: Giovanni Eccher
Disegni di: Paolo De Lorenzi

L’idea non è male, ma è sviluppata in modo prolisso e ridondante: si ripetono le stesse cose con vignette superflue che portano solo alla noia.
Paperone sostituisce Battista e Paperino con un robot che si replica e invade la città. Tutti sono contenti e scontenti, finché Battista insegna ai robot a dormire e questi si spengono.
Sembra una critica alla tecnologia, ma è quella solita critica superficiale e ignorante che dice che la tecnologia può sostituire l’umanità.
Patetiche pillole di saggezza. Bocciata anche questa.

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Review: La strada

La strada La strada by Cormac McCarthy
My rating: 1 of 5 stars

Che palle

hermio

Uscito nel 2006, ormai è superato. Non è visionario: è proprio scaduto.

Possiamo dire, per esempio, che Isaac Asimov è un visionario: anche quando quello che raccontava oggi sembra passato, la sua immaginazione resta originale e potente. Qui invece no. Tutto quello che viene narrato l’abbiamo visto e stravisto. Più che un premonitore, sembra la prova di un’idea che non si sviluppa mai davvero.

L’inizio è pieno di cliché: mondo distrutto, padre e bambino che vagano, atmosfera alla The Walking Dead ma senza niente di nuovo. Anzi, lì almeno c’erano gli zombie. Qui non c’è niente.

Il problema principale è che non succede niente. Questi due vagano, vagano, vagano… ma per fare cosa? Non c’è una meta, non c’è una trama, non c’è un perché. Il libro è esattamente quello che dice il titolo: una strada. Solo quella.

E poi i personaggi: “l’uomo” e “il bambino”. Sempre così. Nessun nome. Nessuna identità. Nessuna personalità. Due pedine vuote di cui non ce ne frega niente. Quando uno scrittore non dà un nome ai suoi personaggi significa che non gli importa davvero di loro, e infatti qui si sente tutto. Io, non tifavo per loro, facevo il contrario: aspettavo che succedesse loro qualcosa, qualsiasi cosa… ma non succede mai niente.

I dialoghi sono ridotti all’osso e sempre uguali:
“Stiamo bene?”
“Sì, stiamo bene.”
“Dove andiamo?”
“Andiamo avanti.”

Sempre così. E ogni tanto spuntano riferimenti religiosi buttati lì, che non sembrano neanche sentiti, solo aria fritta.

Altro problema enorme: nessuno sa raccontare davvero il mondo post apocalittico. Tutti descrivono il dopo, ma nessuno sa spiegare cosa è successo. Qui non si sa niente: né come si è arrivati a questo punto, né cosa succederà dopo. È tutto sospeso, ma non in modo interessante. È semplicemente vuoto.

E poi le parti “filosofiche”: lo scrittore vuole trasmettere un senso di disperazione, oscurità, dolore… ma non arriva niente. Per riuscirci bisogna saper scrivere benissimo oppure aver vissuto certe emozioni. Qui non c’è nessuna delle due cose. Resta solo una pretesa continua di profondità.

Il libro è tutto uguale. Puoi aprirlo a qualsiasi pagina e trovi sempre la stessa cosa: l’uomo cammina, il bambino dorme, mangiano, si lamentano, vanno avanti. Stop.

Alla fine cerca anche di farti piangere con un finale costruito apposta, ma a quel punto il lettore si è già addormentato. Prima tutto nero, pessimismo totale, poi un happy ending ridicolo e completamente forzato. Fa più ridere che emozionare.

È la classica storia post apocalittica che si prende troppo sul serio: “noi siamo i buoni, loro i cattivi”, con questo falso eroismo continuo. Prevedibile fino all’inverosimile. Non si sa se è più soporifera o più prevedibile… forse è soprattutto insopportabile.

E pretenziosa. Con quel tono da filosofo che non si toglie mai, con le sue pseudo pillole di saggezza che risultano solo pesanti.

Una storia con due soli personaggi dovrebbe essere ancora più forte, più curata, più intensa. Qui invece sono solo marionette vuote.

In due parole: che palle.

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Review: Topolino n. 3672

Topolino n. 3672 Topolino n. 3672 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Ma basta mettere i baffetti a Topolino!

hermio

Topolino fa cilecca non solo per quanto riguarda le trame, una peggio dell’altra e sempre più infantili (ma veramente, in Il mio primo Topolino cosa ci mettono?), ma anche per i disegni: ci propinano sempre un Topolino orribile con i baffetti e disegni sempre meno curati e meno fedeli ai personaggi originali.
Disastro totale su tutta la linea anche questa settimana. Un progetto ormai deragliato.

1- LE TOPS STORIES - TOP DE TOPS E IL FARAONE PERDUTO
Storia di: Giorgio Pezzin
Disegni di: Davide Cesarello

Top de Tops sarebbe un antenato di Topolino e Topolino ha i suoi diari e si mette a leggerne uno con Pippo. Questo tipo, impersonato da una versione alterata di Topolino, va in Egitto a scoprire un mistero di Tutankhamon. C’è poi la versione alterata di Pippo che lo aiuta in modo strambo e quella di Pietro che lo ostacola, sempre in modo strambo.
Oltre alla noiosità della storia, dalla trama ridondante e per niente accattivante, il problema più grande è che questo antenato di Topolino l’hanno fatto con i baffetti. La settimana scorsa Topolino ce l’hanno propinato con i baffetti sotto copertura, ora di nuovo così. Basta mettere i baffetti a Topolino: fanno schifo.

2- PAPEROGA E LA SINFONIA DEI 5 SENSI
Storia di: Andrea Malgeri
Disegni di: Lucio Leoni

Ed ecco la storiella senza senso. Paperoga, più tonto che mai, sembra avere delle qualità musicali e aiuta Pico a sistemare un problema con il fantasma di un direttore d’orchestra arrabbiato.
Tutto risolto con vignette senza dialoghi, e forse a questo punto è anche un bene, anche se per la narrativa è un disastro.
Queste sono le storielle da mettere ne Il mio primo Topolino, perché vanno bene per chi fa l’asilo.

3- ZIO PAPERONE E LO SCRANNO DELLA VERGOGNA
Storia di: Davide Aicardi
Disegni di: Davide Riboni

Altra storia senza trama, senza senso e senza niente. Paperone al Club dei Miliardari si accorge che i suoi colleghi hanno nascosto la sua sedia perché è tutta rotta, dato che lui non se ne prende cura per parsimonia. Un tipo invece di prenderlo in giro lo prende di esempio proprio per la parsimonia. Stop.
Sembra che qui siano parsimoniosi anche con la trama: facciamo storie senza, così si risparmia tempo.

4- TORNA A CASA, MALACHIA
Storia di: Pietro Zemelo
Disegni di: Marco Mazzarello

Di solito le storie con questo gatto non erano male: semplici, brevi, un po’ spiritose, fuori dalle righe, carine. Invece sono riusciti a rovinare anche questo personaggio.
Penso che questa sia proprio la storia più brutta in cui lo vedo. Questo gatto improvvisamente vuole diventare randagio, Paperino va a cercarlo, ma lui torna da solo. Stop.
E poi di solito questo gatto ce l’ha Paperoga… ma non è un personaggio canonico come Pluto, quindi c’è o non c’è non si sa. A questo punto, se dovete fare storie così, non mettetelo più.

5- FURTO A SORPRESA
Storia di: Monica Manzoni
Disegni di: Ángel Rodríguez

Ma come facevo a sperare in qualcosa di buono? Dopo un numero del genere, anche il finale mantiene la stessa qualità pessima.
Ecco la storiella con il contorno giallo fastidioso: ma come si fa a incorniciare le pagine con un giallo accecante?
Abbiamo Topolino, Paperino e Pippo in un supermercato (mischiare topi e paperi funzionava nel passato, quando sapevano scrivere storie; qui stona). I tre risolvono il furto di alcuni diamanti, ma non c’è altro: nessun colpo di scena, nessuna sorpresa, niente.
Storia piatta e disegni poco convincenti.

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Review: Il problema dei tre corpi

Il problema dei tre corpi Il problema dei tre corpi by Liu Cixin
My rating: 1 of 5 stars

soporifero

hermio

Noiosissimo già dall’inizio: l’elenco dei personaggi è infinito, e se c’è bisogno di una lista per ricordarli vuol dire che sono troppi. Tanto, comunque, non restano impressi.

La parte iniziale, ambientata nella Cina degli anni ’60, è estremamente prolissa. Va bene costruire un contesto politico e culturale, ma qui si esagera: una scena che su Netflix dura cinque minuti occupa pagine e pagine. Il risultato è solo uno: noia.

Questo libro è soporifero. Le parti che cercano di essere “scientifiche” appesantiscono ancora di più la lettura: non è vera scienza, è fantascienza che si traveste da scienza, e tutti questi sproloqui finiscono solo per rallentare tutto.

La scrittura è semplice e super descrittiva, quasi come una sceneggiatura già pronta. Non a caso, nella serie molte scene sono riportate praticamente identiche, ma lì funzionano meglio: vengono condensate, filtrate, rese più chiare. Il libro invece affoga un’idea di base interessante in un mare di parole inutili che cercano di spiegarla quando non ce n’è bisogno.

La serie ha anche altri miglioramenti: l’ambientazione occidentale, per esempio, funziona meglio. Ma ha anche difetti evidenti, come l’aggiunta forzata di relazioni e scene inutili, inserite solo per fare effetto.

Tra i cambiamenti più inutili ci sono anche quelli dei personaggi, trasformati di genere senza un motivo apparente, probabilmente per un maldestro tentativo di risultare più inclusivi: il creatore delle nanofibre diventa una donna inglese, il “seguace” nel videogioco cambia genere… scelte che non aggiungono nulla.

Detto questo, la serie ha almeno provato a sistemare i personaggi, rendendoli più accattivanti e più adatti alla narrazione. Nel libro, invece, i personaggi sono deboli, i dialoghi lentissimi, tutti con la stessa voce, senza identità. Non ci si affeziona a nessuno.

È il classico esempio di una buona idea distrutta da una narrativa mediocre. L’idea di base c’è, ed è quella che Netflix ha cercato di salvare, ma nel libro viene completamente sommersa da conversazioni interminabili, spiegazioni inutili e personaggi detestabili.

E poi ci sono anche i documenti inseriti nella narrazione: a quel punto non è più un romanzo, è un’esposizione di appunti. E la differenza si sente.

Arrivare alla fine è stato uno sforzo. Avevo pensato di leggere tutta la trilogia per arrivare preparata alla serie, ma sinceramente non ne ho nessuna voglia. Non mi interessa.

La serie, per quanto si impegni, non riesce comunque a eliminare il problema principale: la storia resta piatta, lineare, senza emozioni. I personaggi sono tutti uguali, e non c’è nessun coinvolgimento.

Sia il libro che la serie si concludono con un nulla di fatto. Tre libri che in realtà sono un’unica storia divisa senza un vero motivo, allungata e annacquata. Non è una trilogia: è una storia spezzata.

La fantascienza qui pretende di essere scienza, ma quando entrano in gioco gli alieni questo tentativo perde completamente senso. Si passa troppo tempo a spiegare “come funzionano le cose” e nessuno a costruire una vera trama, fatta di emozioni.

E questo è il punto: mancano le emozioni. La storia scorre sempre nello stesso modo, piatta, atona, apatica.

Al cinema, da Star Wars a Avatar, passando per Passengers, i viaggi nello spazio funzionano perché raccontano storie di persone, non perché spiegano ogni dettaglio tecnico. Qui invece si fa l’opposto.

Una buona idea non basta per fare un libro. Conta come la racconti, e qui non funziona.

Addio a questa storia. Non ascolterò il secondo audiolibro e, a dirla tutta, non sono nemmeno così interessata alla seconda stagione della serie.

Io torno alla narrativa vera. Quando leggo voglio storie, non lezioni.
Se voglio studiare, vado altrove.

Addio.

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Review: Topolino n. 3671

Topolino n. 3671 Topolino n. 3671 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Ridicolo

hermio

Topolino si butta sulle battutine e sugli scherzi del primo aprile, ma ormai non se ne può più. Le storie fanno ridere nel senso che fanno pena: Zio Paperone disegnato male, Pluto in storie così infantili… storie dall’estero da dimenticare, Pico e Gastone vagano senza trama e, per finire, quell’orribile Topolino con i baffetti in quella saga infinita.

1- ZIO PAPERONE FUORI PROGRAMMA
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Enrico Faccini

Ecco la storiella in stile battutine, con vignette che cercano continuamente di farti ridere e in realtà fanno solo pena. A quanto pare Topolino non riesce a lasciar perdere la storia del pesce d’aprile, ma ancora? Ci fanno pure uno squallido articolo di quelli che nessuno legge.
In questa storia Battista fa uno scherzo a Paperone facendogli credere di far parte di un programma TV… invece no, o forse sì, neanche loro lo sanno. È anche prolissa e noiosa.

2- VITA DA PLUTO - COME LA PRIMA VOLTA
Storia di: Francesco Pelosi
Disegni di: Mattia Surroz

Ci vuole impegno anche per fare storie così brutte. Queste cose così banali e infantili mettetele su Il mio primo Topolino, perché qui sembrano un’offesa per i lettori normali.
Ancora questo format di Pluto che parla e analizza le differenze tra persone e cani, e ora si ricorda il suo primo gelato. Come se non bastasse, questa volta la tirano avanti in modo esagerato. Ma per favore.

3- PAPERINO E LE BURLE PASQUALI
Storia di: Jaakko Seppälä
Disegni di: Paco Rodríguez

Sembra che questo numero sia fissato con gli scherzi: il primo aprile non riescono proprio a lasciarlo andare.
Tornano le storie dalla Danimarca con il solito contorno giallo sgradevole: disegni a cui non siamo abituati, troppe vignette e humour che non fa ridere. Paperino fa uno scherzo, i parenti si vendicano, lui si vendica e arriva Archimede.
Tanti giri e poca sostanza. E siete pure andati a prenderla all’estero.

4- PICO, GASTONE E LA FARFALLA QUADRIFOGLIO
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Blasco Pisapia

Storia che non serve a niente, di quelle scritte in cinque secondi quando non si hanno idee: Pico e Gastone vanno a fare una passeggiata e Pico vuole sfruttare la fortuna di Gastone per trovare una farfalla. Fine.

5- TOPOLINO E L’ARTE DEL MISTERO - FUMO NEGLI OCCHI
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Carlo Limido

E niente, ormai a settimane alterne ci dobbiamo beccare quel bruttissimo Topolino con i baffetti, che non si sa perché lavora sotto copertura con un gruppo di cui non sappiamo niente e di cui non ci interessa niente.
Tra l’altro è di nuovo una storia annacquata, piena di vignette prolisse e noiose.
La storia è sempre quella: cercano un mercante d’arte, questa volta lo trovano, è una che dice che non è lei e loro ci credono; poi ne trovano un altro, dice che è lui e loro ci credono; poi si scopre che era la prima. Non ci si capisce più niente, i soliti giri di parole che non portano da nessuna parte.
Addirittura la dividono in due parti per farla durare di più, come se una parte non fosse già abbastanza.
Topolino con quei baffetti non si guarda più. Non ce lo proponete mai più, per favore.

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Review: Topolino n. 3669

Topolino n. 3669 Topolino n. 3669 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

neanche PK ce la fa

hermio

Niente da fare, PK, tanto promettente nel numero precedente, affonda nelle banalità tipiche di Topolino (discorsi interminabili e trama stagnante).
Apre il numero il solito Paperino al Papersera, poi c’è Pippo in una storia talmente infantile da essere ridicola, il solito Paperone in Scozia e, per finire, il debole Pietro, ormai vago ricordo del ladro che era prima.

1- PAPERINO E IL PIRATA MEDIATICO
Storia di: Marco Bosco
Disegni di: Stefano Intini

Papersera con Paperino e Paperoga che devono risolvere un problema: sembra che qualcuno abbia sabotato il giornale online. La cosa più ridicola è che Paperino chiede aiuto a Qui, Quo e Qua! Certo, perché loro sono bravissimi e sanno anche scoprire gli hacker… una cosa davvero ridicola che li rende ancora più indigesti.
Comunque poi si risolve tutto e alla fine è sempre la solita storia con lo sfondo del Papersera.

2- PK – L’ESPERIMENTO ABOMINIO – 2
Storia di: Francesco Artibani
Disegni di: Lorenzo Pastrovicchio

Purtroppo tutte le buone aspettative della settimana scorsa sono precipitate in una storia banale che non ha saputo creare un finale degno dell’inizio promettente.
Troppe parole: alla fine si scopre che il cattivo è uno che collaborava con loro, e durante lo scontro stanno lì a parlare e parlare. Il cattivo e il buono fanno troppe discussioni, non è credibile e la scena ristagna.
Di fatto non succede quasi niente: si mettono tutti d’accordo, il cattivo rinsavisce e vissero tutti felici e contenti.
Che banalità. Anche PK è stato contagiato dalla carenza di idee di Topolino.

3- PIPPO E IL PACCO SOSPIRATO
Storia di: Marco Bosco
Disegni di: Valerio Held

Mah, a questo punto non so che dire. In edicola c’è Il mio primo Topolino, addirittura allegato a Topolino: lì cosa ci mettono? Perché se su Topolino per tutti c’è questa storia, allora mi chiedo cosa ci sia nell’altro per i più piccoli.
Pippo si manda un pacco, ne riceve un altro che non è per lui, con l’insegnamento che non bisogna aprire i pacchi degli altri. Poi la vicina gli regala un pacco che non gli serve e Pippo se ne manda un altro.
Ma cos’è? State scherzando? Se lo sceneggiatore non sa scrivere una storia, cambiatelo.

4- ZIO PAPERONE E IL CASTELLO NON-INFESTATO
Storia di: Matteo Casali
Disegni di: Roberto Vian

Disegni pasticciati e trama piatta. Zio Paperone va in uno dei suoi castelli in Scozia per capire come mai i fantasmi sono in sciopero e si scopre che il maggiordomo li ha mandati via.
Quattro personaggi in croce: chi vuoi che sia il colpevole?
I disegni non convincono: profondità poco studiata, scacchi scozzesi realizzati male, contorni poco netti e sfondi che restano staccati dai personaggi. Insomma…

5- GAMBADILEGNO & LA FAMA FAMIGERATA
Storia di: Giuseppe Zironi
Disegni di: Graziano Barbaro

Storiella che non si sa dove voglia andare. Ultimamente il povero Pietro viene reso sempre più rimbambito: dovrebbe fare il cattivo ma sembra più buono di tutti gli altri.
Invitato a un podcast diventa celebre e non riesce più a fare il ladro. Il tipo della radio gli dice di aspettare che la fama passi.
Tutto qua. Resta sempre la sensazione che manchi una trama e un’idea.

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Review: Topolino n. 3668

Topolino n. 3668 Topolino n. 3668 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

PK salva la baracca

hermio

La storia di PK salva tutta la baracca, ma purtroppo una storia buona su quattro non basta a mantenere alto il livello del giornale quando le altre tre sono penose. Dovrebbero inserire PK almeno una volta a settimana: è molto meglio di questo Paperinik ormai appesantito da troppe idee sbagliate.

1- GLI ALLEGRI MESTIERI DI PAPERINO - CASA CON SVISTA
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Enrico Faccini
Ormai è chiaro che alcuni si impegnano a fare storie sempre più brutte. "Gli allegri mestieri di Paperino" è un contenitore visto, stravisto e costantemente noioso. Se avessero idee brillanti ogni volta, potrei anche capire la serialità, ma qui si va sempre peggio. Paperino deve fare l’agente immobiliare; un tipo indigesto gli insegna il mestiere in modo prolisso e noioso, poi lui deve vendere una catapecchia a due tizi che in realtà sono dei pipistrelli... Una trama non solo priva di idee, ma anche di senso.

2- PK – L’ESPERIMENTO ABOMINIO
Storia di: Francesco Artibani
Disegni di: Lorenzo Pastrovicchio
Ok, finalmente questa è una buona storia. Purtroppo mi sono accorta di essermi persa la saga storica di PK; ormai è irrecuperabile, però questo episodio è un ottimo assaggio di quanto sapessero lavorare bene un tempo. Paperino, in una Paperopoli futuristica, veste i panni di PK — una versione cibernetica di Paperinik — aiutato da una testa fluttuante di nome Uno (che è il personaggio che più detesto). Deve risolvere un caso: uno strano mostro vuole il suo scudo. La storia finirà la settimana prossima e, se non altro, sappiamo che almeno un contenuto valido ci sarà.

3- PICO DE PAPERIS & L’IGNORANZA APPAGANTE
Storia di: Marco Bosco
Disegni di: Francesco Guerrini
Ma quanto piace a Topolino salire in cattedra! Stavolta ci vogliono insegnare un termine giapponese che indica l'accumulare libri senza averli letti, così da sapere che c’è della "sapienza" a disposizione... Ma chi se ne frega? Comunque, Pico vuole provare l'ebbrezza dell'essere ignorante e Archimede lo accontenta con un'invenzione. Durante una conferenza, questa sua ignoranza sembra essere particolarmente apprezzata... Ma certo, ora facciamo credere ai lettori che l’ignoranza sia una buona cosa!

4- TOPOLINO E L’ARTE DEL MISTERO - MASCHERATA
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Carlo Limido
La domanda sorge spontanea: perché Topolino dovrebbe lavorare sotto copertura con un gruppo di cui non abbiamo mai saputo nulla e di cui non ci importa niente? Un gruppo fatto di personaggi banali, sgradevoli, patetici e noiosi, impegnati a combattere il traffico di antichità. Tra l'altro, avevamo già visto Topolino fare la stessa identica cosa due settimane fa, con quei baffetti che non si possono guardare. La storia lo vede presente in un paio di vignette e poi lo fa scomparire, lasciando ampio spazio a questi personaggi minori e ridicoli. No, questa è proprio illeggibile.
Come se tutto ciò non bastasse, c’è pure l'inclusività forzata: ecco la papera dalla pelle scura, l'oca color caffelatte... che tristezza. Quindi, un numero sì e uno no dobbiamo sorbirci Topolino con quegli ignobili baffetti?

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Review: Il colombre e altri cinquanta racconti

Il colombre e altri cinquanta racconti Il colombre e altri cinquanta racconti by Dino Buzzati
My rating: 2 of 5 stars

suggestivo

hermio

Questi racconti scorrono molto bene perché sono brevi e diretti, e alcuni forse anche un po’ troppo. Ho notato che spesso la parte iniziale è sempre ben ricca di particolari, poi sul finale ci si perde un po’: è come se la storia si interrompesse, non sempre con una soluzione o con qualcosa di chiaro.
A volte i racconti mi sono rimasti un po’ difficili da capire nella loro interezza o nella fantasia della trama, una fantasia comunque sempre ben ancorata alla società e capace di giudicarla più o meno pesantemente, cosa che non mi è dispiaciuta affatto.

La raccolta però è un po’ dispersiva: i racconti sono in realtà anche più di 50, si arriva a 58. Alcuni sono veramente brevi, come se fossero delle frasi, a volte spiritose, a volte pungenti, comunque sempre tutto molto studiato.
Ovviamente non posso parlare di tutti i racconti che ho letto, data la grande quantità, ma mi soffermerò su alcuni.

Sono arrivata a quest’autore, di cui non sapevo niente, perché a Sanremo si è presentato un cantante con il nome Columbre e da lì ho scoperto che lo ha preso dal racconto di questo autore. Se non altro Sanremo è servito a qualcosa.

Dunque, questa è una selezione dei miei preferiti, a cui ho aggiunto il primo e l’ultimo che, per quanto non siano i più affascinanti per me, sono sicuramente degni di nota.

1- Il colombre
Un mostro marino insegue un marinaio per tutta la vita e questo crede che lo voglia mangiare, quando in realtà vuole regalargli una perla.
Eccezionale, una storia favolosa, credibile, con un tocco di fantasia e una svolta della trama magistrale. Breve e incisivo.

13- Weekend
I potenti industriali di Milano d’estate si divertono lasciando la città, e i loro antenati dormono abbandonati nei cimiteri in lussuose cripte. Nonostante prima fossero temuti e stimati, ora nessuno se li ricorda più: il loro marchio va avanti, anche se modificato dai successori, e loro non contano più niente, dimenticati come il più povero vagabondo.
Stupenda.

27- Dolce notte
Mentre gli umani dormono e pensano che la notte sia magica e pacifica, anche in un semplice giardino avvengono spietate battaglie, omicidi, stragi e lotte per la vita. Si tratta della natura degli animali che lottano per sopravvivere tutte le notti, dal più piccolo al più grande, rivelando la vera natura della natura.

35- Il crollo del santo
Un santo che guarda di sotto si accorge di alcuni giovani pieni di speranza che parlano spensierati. Improvvisamente comincia a invidiarli e perde la sua beatitudine. Va da Dio e gli chiede di farlo tornare umano, perché, anche se da santo ha tutto, preferisce avere la speranza di avere qualcosa, pur sapendo che potrebbe non averla. Dio lo accontenta e lui si ritrova giovane tra i giovani.

36- Schiavo
Un uomo entra di soppiatto a casa e si accorge che la moglie sta mettendo qualcosa di strano nei bignè, e allora pensa che voglia avvelenarlo. Lo confessa alla moglie, che si inalbera dicendo che trova ignobile quel suo sentimento di mancanza di fiducia. Gli ordina di chiederle perdono, lui lo fa, la implora di dargli i bignè e così resta avvelenato.

38- Ragazza che precipita
Una ragazza precipita da un altissimo palazzo: ai piani più alti ci sono quelli che festeggiano, a quelli più bassi la gente normale. Il volo va dal tramonto all’alba…
Sembra esserci un significato nascosto che non riesco a cogliere: forse la metafora della vita, che all’inizio scorre veloce e scintillante e poi alla fine si spegne in uno schianto che non fa nemmeno rumore.

41- L’altare
Un sacerdote in missione americana visita New York. Quando si sente solo va nella cattedrale più grande, ma non trova Dio: c’è solo un’enorme statua di cera del Papa. Poi esce e rimane impietrito davanti ai palazzi e a tutto quanto, ma capisce che lì c’è la vita e anche Dio.

42- Le gobbe nel giardino
L’autore fa una metafora: si immagina camminando in un giardino dove, ogni volta che muore un suo amico, compare una gobba più o meno grande in base ai sentimenti per chi è morto. Poi ci ammonisce che questo non è narrativa: è la verità, e succede a tutti.

45- Quiz all’ergastolo
In un carcere, ogni tanto, ai detenuti viene data senza preavviso l’opportunità di appellarsi al popolo con un discorso. La gente però è disinteressata e cattiva, ma un detenuto chiede loro di non essere scarcerato perché gli sta bene così… ed ecco che subito lo liberano.
Li ha fregati.

57- I due autisti
Struggente, potente e quasi commovente. L’autore si chiede cosa stanno dicendo i due autisti del carro funebre che porta un feretro a lui caro; nel pensarlo sente il rimpianto di non essergli stato vicino quanto avrebbe dovuto quando era ancora in vita.



Degno di nota poi l’ultimo racconto della raccolta, un po’ più articolato, fatto addirittura in sottocapitoli: questo sembra proprio una storia vera e propria, ma sempre con una sua forte morale e critica sociale che non posso che condividere in pieno.

58- Viaggio agli inferi del secolo
(Racconto diviso in otto capitoli)

Qui lo scrittore parla come giornalista, interpellato dal direttore, con le dovute preoccupazioni su ciò che potrebbe volere. In effetti lo manda a esplorare una metropolitana di Milano in cui si dice sia stata trovata la porta dell’Inferno.
Il giornalista va ed entra e inizialmente sembra solo un’altra galleria, ma poi tutto diventa strano perché, innanzitutto, non corrispondono più il giorno e la notte.

Il narratore, ovvero lo scrittore, si dirige in redazione, dove c’è una strana figura che guida le sue “pupille” a creare scompiglio nel mondo, a far venire l’ansia agli umani che si affannano inutilmente su e giù tutto il giorno.

L’autore prosegue il soggiorno nell’aldilà e vede come la gente butta via la roba vecchia per il semplice fatto che sia vecchia e, allo stesso tempo, fa piazza pulita anche dei vecchi.

L’indifferenza e il freddo sono alla base della società, in cui la solitudine è la vera compagna di ognuno. L’autore si chiede poi se l’Inferno faccia davvero parte dell’aldilà o se invece non sia la realtà.

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Review: Topolino n. 3667

Topolino n. 3667 Topolino n. 3667 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

zero idee

hermio

Minnie cerca di scrivere un libro e non ha idee, un po’ come chi cerca di fare le storie su Topolino. Poi c’è una storia dalla Danimarca, un’altra è la fotocopia di una della settimana scorsa e, alla fine, banalità e noia con le macchine da scrivere. Continuano a fare storie per accompagnare squallidi articoli che non legge nessuno. Ma chi se ne frega delle macchine da scrivere su Topolino!

1- MINNI E LA LEGGENDA DEL CAPITANO BLOOM
Storia di: Marco Nucci
Disegni di: Stefano Intini

Minni vuole scrivere un libro (non si sa perché) e si ritira in una casetta in riva al mare. E già qui l’idea di base è riciclata, perché in “Topolino in: La mia vita è un romanzo” (Topolino 2104, 26 marzo 1996, Concina, Ubezio) Topolino deve scrivere un libro sulle sue avventure e si rifugia in un hotel per sfuggire alle distrazioni. Quindi, premessa praticamente identica.
La casa è gestita dai discendenti di un pirata e Minnie incontra il fantasma di questo pirata, che la aiuta a scrivere la storia giusta. Nel frattempo Gambadilegno, anche lui nei pressi della stessa costa, fa razzie, ma Minni, con l’aiuto del fantasma, lo smaschera.
Non si sa se sia più banale o più prevedibile. In ogni vignetta si capisce cosa succederà in quella successiva. C’è una marea di vignette inutili piene di sproloqui senza fine.

2- GALAXY QUACK – LA CONSEGNA SOPORIFERA
Storia di: Giovanni Barbieri
Disegni di: Giovanni Preziosi

Storia che è la fotocopia di quella della settimana scorsa: Paperino fa consegne in versione spaziale. La prima poteva anche essere carina, la seconda è completamente inutile e stentata.
Paperino commette un’infrazione e viene messo in prigione, dove può finalmente dormire. Fine.

3- PAPERINO, PAPERINA E IL TRAFUGA-CAPPELLI
Storia di: Gorm Transgaard

Dalla Danimarca, con il fastidioso contorno giallo, arriva una storiella senza pretese.
Paperino e Paperina sono turisti e qualcuno ruba il cappello a Paperino. Paperina capisce per caso che si tratta di un tipo che li rivende, ma non dice niente né a Paperino né alla polizia. Non si sa perché.

4- MISS PAPERETT E IL DATTILO CAMPIONATO
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Blasco Pisapia

Battista e Miss Paperett vanno a un revival di vecchi lavori. A quanto pare Miss Paperett ha sempre sognato di battere a macchina (che triste sogno) e ha l’opportunità di riscattarsi perché, guarda caso, c’è un torneo di battitura a macchina (ma cosa c’è di più noioso) e, guarda caso, vince. Banalità e noia concludono il numero.

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Review: Topolino n. 3666

Topolino n. 3666 Topolino n. 3666 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

faticoso

hermio

Sono arrivata alla fine di questo numero a stento e con grande fatica: infatti ci ho messo quasi due settimane per leggerlo, ma proprio era difficile da mandar giù.

La vignetta iniziale vede Topolino con dei dentoni spaventosi in un sorriso forzato e con una battuta ridicola che dovrebbe fare ridere. E non aggiungo altro.

Ci sono quattro storie stiracchiate: due cercano di essere abbastanza normali ma falliscono nella trama, sempre banale e scontata. Le altre due… una parodia e uno stravolgimento: diciamo che peggio di così non poteva andare.

1- TOPOLINO E L’ARTE DEL MISTERO – SOTTO COPERTURA
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Carlo Limido

Fiumi di parole in tantissime vignette che narrano una vicenda confusionaria e, come sempre, scontata. Topolino lavora sotto copertura per smascherare un trafficante d’armi e poi viene fuori che anche il collaboratore era invischiato, come sempre.
Una confusione: vignette su vignette di discorsi e dialoghi, una noia… Sembrava la copia di un poliziesco mal riuscito da tutti dimenticato.

2- GALAXY QUACK – LA DISFIDA DEI PACCHI
Storia di: Giovanni Barbieri
Disegni di: Giovanni Preziosi

Paperino in versione fantascientifica consegna pacchi nello spazio e cerca di vincere una gara con un suo collega. Alla fine non ce la fa per un errore del suo amico robot.
La storia non si presenta male ma resta comunque un po’ sempliciotta. I disegni sono carini, ma ho notato un errore in una delle ultime vignette: manca la profondità del pacco.

3- I TRE FORCHETTIERI – 2
Storia di: Sergio Badino
Disegni di: Alessandro Perina

Seconda e, per fortuna, ultima parte. Terribile come la prima. Un mix insopportabile di parodie e battute forzate continue, con giochi di parole che cercano di dimostrare una certa abilità ma che invece risultano del tutto fuori luogo.
Vignette confusionarie piene di personaggi che parlano e fanno sempre la stessa cosa in una storia noiosa di cui non avevamo bisogno, perlomeno qui su Topolino. Come se non bastasse, l’idea di avere Ciccio nei panni di D’Artagnan mi sembra del tutto sbagliata. Come sempre, Paperone fa il re… sempre la solita roba insulsa e illeggibile.

4- ZIO PAPERONE, IL PAPERO PIÙ POTENTE DELLA TERRA – IL TESORO DI UNA VITA
Storia di: Jason Aaron
Disegni di: Lorenzo Pastrovicchio, Alessandro Pastrovicchio, Andrea Freccero

Altra storia illeggibile, ridicola e fuori luogo. Non si capisce perché questi paperi debbano diventare dei supereroi in una trama confusionaria e super intricata che cerca di essere oscura e invece resta soporifera.
Tra l’altro questa è quella storia che deve essere messa capovolta in fondo, cosicché la retrocopertina diventa la copertina della storia, con il risultato che la versione digitale è un vero disastro.
Nella versione digitale, ragazzi, mettetela normale: non mi importa che in fondo ci sia un’altra copertina. Già uno la legge affaticato, poi non sa neanche come tenere il dispositivo perché si rigira tutto… Patetico.

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