Review: Topolino n. 3667

Topolino n. 3667 Topolino n. 3667 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

zero idee

hermio

Minnie cerca di scrivere un libro e non ha idee, un po’ come chi cerca di fare le storie su Topolino. Poi c’è una storia dalla Danimarca, un’altra è la fotocopia di una della settimana scorsa e, alla fine, banalità e noia con le macchine da scrivere. Continuano a fare storie per accompagnare squallidi articoli che non legge nessuno. Ma chi se ne frega delle macchine da scrivere su Topolino!

1- MINNI E LA LEGGENDA DEL CAPITANO BLOOM
Storia di: Marco Nucci
Disegni di: Stefano Intini

Minni vuole scrivere un libro (non si sa perché) e si ritira in una casetta in riva al mare. E già qui l’idea di base è riciclata, perché in “Topolino in: La mia vita è un romanzo” (Topolino 2104, 26 marzo 1996, Concina, Ubezio) Topolino deve scrivere un libro sulle sue avventure e si rifugia in un hotel per sfuggire alle distrazioni. Quindi, premessa praticamente identica.
La casa è gestita dai discendenti di un pirata e Minnie incontra il fantasma di questo pirata, che la aiuta a scrivere la storia giusta. Nel frattempo Gambadilegno, anche lui nei pressi della stessa costa, fa razzie, ma Minni, con l’aiuto del fantasma, lo smaschera.
Non si sa se sia più banale o più prevedibile. In ogni vignetta si capisce cosa succederà in quella successiva. C’è una marea di vignette inutili piene di sproloqui senza fine.

2- GALAXY QUACK – LA CONSEGNA SOPORIFERA
Storia di: Giovanni Barbieri
Disegni di: Giovanni Preziosi

Storia che è la fotocopia di quella della settimana scorsa: Paperino fa consegne in versione spaziale. La prima poteva anche essere carina, la seconda è completamente inutile e stentata.
Paperino commette un’infrazione e viene messo in prigione, dove può finalmente dormire. Fine.

3- PAPERINO, PAPERINA E IL TRAFUGA-CAPPELLI
Storia di: Gorm Transgaard

Dalla Danimarca, con il fastidioso contorno giallo, arriva una storiella senza pretese.
Paperino e Paperina sono turisti e qualcuno ruba il cappello a Paperino. Paperina capisce per caso che si tratta di un tipo che li rivende, ma non dice niente né a Paperino né alla polizia. Non si sa perché.

4- MISS PAPERETT E IL DATTILO CAMPIONATO
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Blasco Pisapia

Battista e Miss Paperett vanno a un revival di vecchi lavori. A quanto pare Miss Paperett ha sempre sognato di battere a macchina (che triste sogno) e ha l’opportunità di riscattarsi perché, guarda caso, c’è un torneo di battitura a macchina (ma cosa c’è di più noioso) e, guarda caso, vince. Banalità e noia concludono il numero.

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Review: Topolino n. 3666

Topolino n. 3666 Topolino n. 3666 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

faticoso

hermio

Sono arrivata alla fine di questo numero a stento e con grande fatica: infatti ci ho messo quasi due settimane per leggerlo, ma proprio era difficile da mandar giù.

La vignetta iniziale vede Topolino con dei dentoni spaventosi in un sorriso forzato e con una battuta ridicola che dovrebbe fare ridere. E non aggiungo altro.

Ci sono quattro storie stiracchiate: due cercano di essere abbastanza normali ma falliscono nella trama, sempre banale e scontata. Le altre due… una parodia e uno stravolgimento: diciamo che peggio di così non poteva andare.

1- TOPOLINO E L’ARTE DEL MISTERO – SOTTO COPERTURA
Storia di: Matteo Venerus
Disegni di: Carlo Limido

Fiumi di parole in tantissime vignette che narrano una vicenda confusionaria e, come sempre, scontata. Topolino lavora sotto copertura per smascherare un trafficante d’armi e poi viene fuori che anche il collaboratore era invischiato, come sempre.
Una confusione: vignette su vignette di discorsi e dialoghi, una noia… Sembrava la copia di un poliziesco mal riuscito da tutti dimenticato.

2- GALAXY QUACK – LA DISFIDA DEI PACCHI
Storia di: Giovanni Barbieri
Disegni di: Giovanni Preziosi

Paperino in versione fantascientifica consegna pacchi nello spazio e cerca di vincere una gara con un suo collega. Alla fine non ce la fa per un errore del suo amico robot.
La storia non si presenta male ma resta comunque un po’ sempliciotta. I disegni sono carini, ma ho notato un errore in una delle ultime vignette: manca la profondità del pacco.

3- I TRE FORCHETTIERI – 2
Storia di: Sergio Badino
Disegni di: Alessandro Perina

Seconda e, per fortuna, ultima parte. Terribile come la prima. Un mix insopportabile di parodie e battute forzate continue, con giochi di parole che cercano di dimostrare una certa abilità ma che invece risultano del tutto fuori luogo.
Vignette confusionarie piene di personaggi che parlano e fanno sempre la stessa cosa in una storia noiosa di cui non avevamo bisogno, perlomeno qui su Topolino. Come se non bastasse, l’idea di avere Ciccio nei panni di D’Artagnan mi sembra del tutto sbagliata. Come sempre, Paperone fa il re… sempre la solita roba insulsa e illeggibile.

4- ZIO PAPERONE, IL PAPERO PIÙ POTENTE DELLA TERRA – IL TESORO DI UNA VITA
Storia di: Jason Aaron
Disegni di: Lorenzo Pastrovicchio, Alessandro Pastrovicchio, Andrea Freccero

Altra storia illeggibile, ridicola e fuori luogo. Non si capisce perché questi paperi debbano diventare dei supereroi in una trama confusionaria e super intricata che cerca di essere oscura e invece resta soporifera.
Tra l’altro questa è quella storia che deve essere messa capovolta in fondo, cosicché la retrocopertina diventa la copertina della storia, con il risultato che la versione digitale è un vero disastro.
Nella versione digitale, ragazzi, mettetela normale: non mi importa che in fondo ci sia un’altra copertina. Già uno la legge affaticato, poi non sa neanche come tenere il dispositivo perché si rigira tutto… Patetico.

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Review: Topolino n. 3665

Topolino n. 3665 Topolino n. 3665 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

una lettura difficile

hermio

Con tutte queste storie senza senso, questa volta è stato difficile arrivare alla fine. Mi ci è voluto più del previsto.

1- I TRE FORCHETTIERI – Parte 1
Storia di: Sergio Badino
Disegni di: Alessandro Perina

Ancora una volta si punta su una parodia, questa volta dei Tre moschettieri, mescolata a elementi culinari e a una comicità forzata che fa pena.
Le pagine sono sovraccariche di vignette e dialoghi e il risultato è un racconto caotico e poco chiaro, che scoraggia già dalle prime pagine.
I Forchettieri, un gruppo al servizio del Re, devono recuperare un servizio di posate per la Regina prima di una cena: un’idea fragile, raccontata in modo confuso. Si interrompe a metà…purtroppo è solo la prima parte.

2- GAMBADILEGNO VS GAMBADILEGNO
Storia di: Giovanni Eccher
Disegni di: Lucio Leoni

La storia non è malissima, però l'hanno sviluppata nel modo più prevedibile possibile in ogni sua parte, risultando noiosa e scontata.
Plottigat, il cugino di Gambadilegno, ha ideato una macchina per teletrasportare Gambadilegno all'interno della banca. Il problema è che questa macchina duplica per sbaglio Gambadilegno: una copia resta e una va in banca. Fino a qui tutto bene. Peccato che lo sviluppo da questo punto in poi sia veramente privo di fantasia: le due copie di Gamba si organizzano in modo che uno fornisca un alibi e l'altro faccia un colpo. Purtroppo non ha senso, perché dovrebbe avere valore sia la testimonianza di chi lo vede da una parte sia quella di chi lo vede dall'altra. Poi è scontato che alla fine litigano e si riuniscono nel momento in cui si azzuffano.
Peccato. Ma come sempre, il problema di Topolino è la mancanza di fantasia.

3- PAPERINO CAMPIONE INTERMITTENTE
Storia di: Alessandro Ferrari
Disegni di: Mario Ferracina

Anche in questo numero ci siamo dovuti sorbire i giochi invernali—non si sa perché—e anche in questo caso l'esperimento è stato disastroso. All'inizio la premessa poteva essere anche carina: Paperino è la causa di un incidente che impedisce a un campione di sci di Paperone di partecipare alla gara. Poi però arrivano le cose confusionarie e scontate: Archimede fa in modo che, con una sua creazione, il campione possa pilotare Paperino che prende il suo posto. Poi però si scopre che Paperino faceva tutto da solo. La morale è che se ci credi davvero riesci a fare tutto.
Ma per favore, pensate alla fantasia, non a queste morali da quattro soldi. E come se non bastasse, nella versione digitale si vede tutto sgranato.

4- PIPPO S.O.S. BUONUMORE
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Marco Palazzi
Forse non è neanche colpa dello sceneggiatore. Se non sa scrivere le trame, la colpa è di chi continua a fargliele scrivere, dato che le scrive sempre peggio, una peggio dell'altra.
Il problema non è neanche che sia una trama brutta, ma che non c'è storia. Pippo va nel parco, incontra un tipo triste, gli racconta un po' di cose a caso che non hanno il minimo senso e lui torna felice. Ok che Pippo è strampalato, però così sembra un po' troppo idiota.

5- I MISTERI DI PAPEROPOLI — LA STRADA VERSO IL NULLA
Storia di: Fabio Michelini
Disegni di: Luca Usai

Il numero si chiude con una storiella senza senso e senza brio. Veramente soporifera e scontata. Già fa ridere che a parlare sia Paperopoli e dica "qui c'è una strada che va su in cima e non porta da nessuna parte", una strada che non si è mai vista, ma va bene. Poi Qui, Quo e Qua devono fare una ricerca per scuola per capire come mai quella strada è stata interrotta. Chiedono alla gente e alla fine capiscono che non è importante sapere perché, ma che quella strada è importante per tanti. E allora?
Alla fine sono tutti felici e contenti in una profusione di discorsi e frasi fatte.

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Review: La casa sull’abisso

La casa sull’abisso La casa sull’abisso by William Hope Hodgson
My rating: 2 of 5 stars

suggestivo ma dispersivo

hermio

Pensavo meglio, e lo pensavo dopo il primo ascolto. Al secondo, però, la trama ha perso consistenza, senza arrivare a svuotarsi del tutto, perché le basi ci sono. Si dice che Edgar Allan Poe sia stato influenzato questo autore: non sono un’esperta di Poe, ma Hodgson sa il fatto suo. Sa scrivere, e soprattutto si sente che gli piace scrivere. Me lo immagino intento a comporre questo libro a mano, con passione e dedizione.

Il problema è che, a un certo punto, sembra essersi lasciato prendere un po’ troppo dalla propria visione, quasi filosofica, appesantendo il racconto e indebolendo la struttura narrativa più concreta.

La storia è molto affascinante: il narratore trova un quaderno di un uomo in cui c’è scritto ciò che ha vissuto in una casa costruita sull’orlo di un abisso, in una situazione misteriosa, oscura e incomprensibile. L’idea è spettacolare e intrigante, così come il modo in cui il diario racconta le esperienze vissute in quella casa.

Tuttavia, le divagazioni meno concrete – che assumono spesso la forma di visioni cosmiche o apocalittiche – sono troppe e, alla lunga, risultano ripetitive e noiose. Senza queste parti, il racconto sarebbe stato più diretto e incisivo.

Non c’è una vera conclusione né una spiegazione definitiva, e questo, in realtà, funziona: il mistero rimane tale, ed è una delle cose migliori del libro. Mi è piaciuta molto l’idea del quaderno ritrovato, scritto a mano e pieno di eventi inquietanti e incredibili.

Avrei preferito, però, una narrazione più concreta e meno dispersa in riflessioni e visioni fuori da ogni logica narrativa.

Ciò che ho apprezzato di più è il metodo di scrittura: solido, curato, fatto con sentimento, dedizione e mestiere. Si percepisce la mano di un autore che scrive davvero, e non è un caso che questo libro sia ancora letto a più di cent’anni dalla sua pubblicazione (1908).

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Review: Topolino n. 3664

Topolino n. 3664 Topolino n. 3664 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Si legge a fatica

hermio

Purtroppo la verità è che Topolino si legge sempre più a fatica. È difficile andare avanti attraverso storie prive di un guizzo di creatività, tutte piatte e noiose, che danno solo l’idea della noia con cui gli sceneggiatori le hanno scritte e che i disegnatori devono poi trasporre. Arrivare fino alla fine è sempre più difficile.

Non c’è più nulla di nuovo: le storie sono sempre le stesse e si ripetono settimana dopo settimana dentro quei contenitori che continuano a riproporre come se fossero la salvezza, mentre dimostrano solo la mancanza di idee. La fantasia è esaurita, figuriamoci la magia Disney.

Basta vedere come continua a iniziare il giornale: la solita vignetta patetica che prova a far ridere con un sarcasmo da quattro soldi, la disegnatrice che racconta i suoi problemi di coppia attraverso Paperino e Paperina. Ridicolo.
E poi il direttore che parla del numero come se qualcuno lo ascoltasse davvero.

Hanno inserito una storia decente con i disegni di Marco Rota, recuperata dal passato. Forse dovrebbero pubblicare solo storie vecchie.

1- PAPERINO E IL POETRY SLAM DI SAN VALENTINO
Storia di: Sergio Badino
Disegni di: Giampaolo Soldati

Poetry slam? Intanto impariamo a parlare in italiano: queste parole buttate in inglese per sembrare giovanili risultano solo ridicole.
Paperino si mette a scrivere poesie per impressionare Paperina, ma sembra che lo sceneggiatore voglia impressionare il lettore con didascalie in forma poetica: versi da quattro soldi.
La storia è noiosa e faticosa da leggere: troppe parole, troppo arzigogolata. Alla fine non succede nulla, se non che Paperino prova a partecipare a un concorso. Vignette strapiene di dialoghi, una pesantezza continua.
Probabilmente è stata scritta solo per giustificare l’articolo successivo su questi spettacoli per aspiranti poeti.

2- TOPOLINO, PLUTO E LA SINFONIA IN GIALLO
Storia di: Niccolò Testi
Disegni di: Mattia Surroz

Rispetto alla precedente è un po’ meglio, ma resta la solita struttura: qualcosa di antico sparisce e Topolino lo cerca. Pluto, almeno, si comporta quasi da cane normale.
La storia è prevedibile: si capisce subito chi ha fatto sparire il violino e l’indagine risulta frettolosa e poco credibile. Possibile che non si riesca più a scrivere una storia semplice e convincente?

3- PIANETA PAPERONE – TROPPO FACILE!
Storia di: Vito Stabile
Disegni di: Marco Rota

Questa è la migliore del numero, anche se poteva essere molto meglio. È la migliore perché l'hanno pescata da una raccolta mensile (quindi tutta pubblicità) che propone storie vecchie ma non troppo.
E questa non è vintage—non si sa perché non dicono l'anno, ma sicuramente è degli anni 2000 dato che si parla di rete. Non mi lamento tanto perché i disegni sono di Marco Rota. La storia non è male, anche se è brevissima e lascia un po' a desiderare: alla fine sono sempre Paperone e Paperino che vanno alla ricerca di un tesoro. Tutto qui, anche se c'è un risvolto che cerca di far sorridere il lettore.

4- PAPERINO E LA DISFIDA GHIACCIATA
Storia di: Alessandro Ferrari
Disegni di: Mario Ferracina

Scontata sia la storia che la sua presenza. Dato che siamo in periodo di Olimpiadi invernali, Topolino si ostina a osannarle nel numero precedente come in questo. Ecco allora la storia con gli sport invernali, come se fossero interessanti. Siamo alle solite: Paperone e Rockerduck si contendono un affare che possono concludere solo se vincono dei giochi invernali (guardacaso). Paperone fa partecipare la sua famiglia e Rockerduck dei professionisti, ma tanto perde. Non so se sono più insopportabili i giochi invernali infilati a forza in questa trama o il fatto che la parola "famiglia" venga ripetuta fino allo sfinimento! Che tristezza. I disegni sono stracarichi di colore e bombati, non ci siamo neanche con quelli. Tra l'altro, nel formato digitale la qualità è molto bassa.

5- PAPERONE IN ATLANTIDE - 4
Storia e disegni di: Fabio Celoni

Oddio, finalmente è finito questo strazio.
Questa parte, lunghissima—più del solito e oltre ogni sopportazione—ci conduce però alla fine con la speranza che non si ripresenti mai più. Ma come fanno sempre quelli che non hanno idee, rimangono delle questioni sospese che sembrano la minaccia di un sequel. Le vignette sono stracariche di colori, confusionarie e pesanti, e soprattutto tutte uguali: stessa tonalità, stesso tema, tutte praticamente uguali. Abbiamo le navicelle, lo spazio, il mare, sotto il mare, personaggi antichi... E i nostri cari personaggi Disney scompaiono, anche se poi, come previsto, tornano a casa tutti insieme. Forse chi voleva fare questa storia doveva lasciare perdere la Disney e scrivere qualcosa di originale, invece infilzandola a forza in questo giornale lo hanno rovinato.

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Review: La persecuzione delle sorelle Mansfield

La persecuzione delle sorelle Mansfield La persecuzione delle sorelle Mansfield by Xenobe Purvis
My rating: 1 of 5 stars

inconcludente

hermio

Un po’ troppi animali morti.
Lento.
Parecchie scene inutili.
Narrazione interessante, ma inconcludente.

Abbiamo queste cinque sorelle che sembrano trasformarsi in lupi. Dico “sembrano” perché la certezza non arriva mai: tutto resta troppo sfumato. Il loro potere è solo accennato, probabile, molto probabile, ma non viene mai sviluppato fino in fondo. Persino loro restano sempre nelle retrovie.

Al centro del libro ci sono invece gli abitanti del villaggio: all’inizio non le considerano, poi, quando emergono le voci strane su di loro, iniziano a osteggiarle. Ma anche questo conflitto resta vago: devono andarsene? Restano? Non si capisce mai davvero come finisca.

Si ha l’impressione che l’autrice abbia avuto un’idea forte — un villaggio con cinque sorelle che si trasformano in lupi e vengono perseguitate — ma che non sia riuscita a costruirci una vera storia intorno. Alcuni le temono, altri le rispettano, altri ancora non credono a nulla.
Gli uomini pensano solo a bere alla locanda, le donne sono senza potere e spesso dipinte come ingenue. E le sorelle, che dovrebbero essere il centro del racconto, restano indistinte, sfocate, proprio come tutta la narrazione.

Manca una vera trama. Il libro resta quindi inconcludente: i compaesani restano nella loro ignoranza, le sorelle forse si trasformano, forse no, forse partono, forse restano. E poi? Niente.

Senza una storia, un libro diventa inutile e quindi noioso. A leggerlo sarebbe difficile ma si riesce ad ascoltare in formato audiolibro, perché resta una curiosità di fondo verso queste sorelle che però rimangono sempre sullo sfondo, come inquadrate fuori fuoco: si vedono, ma non si avvicinano mai davvero.

I capitoli si susseguono uno simile all’altro. Le vicende del villaggio, che dovrebbero essere solo contorno, diventano la parte principale, ma restano prevedibili e poco interessanti. L’ambientazione nell’Oxfordshire del XVIII secolo è lo sfondo che diventa il centro e ciò significa che la storia non c’è.

Nonostante tutto, una citazione l’ho raccolta:

“Le piccole faccende erano la fanteria nella continua battaglia contro la disperazione.”

Per il resto, resta solo un’idea (sorelle? forse lupi?) mai sviluppata. Sarebbe bastata una singola scena davvero forte per valorizzarla. Ma non c’è stata. È questo il vero problema.

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Review: Topolino n. 3663

Topolino n. 3663 Topolino n. 3663 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Ripetitivo e senza idee
hermio

Questo numero di Topolino è interamente dedicato ai giochi invernali, e la cosa interessante è che non si fa il minimo accenno all’impatto ambientale che hanno avuto: per esempio quel bosco abbattuto per far spazio a nuove strutture forse non necessarie. Insomma, quando gli pare Topolino fa tanto l’ambientalista… ma oggi no, oggi va tutto bene così.

Le trame sono sempre peggiori, senza il minimo impegno nel costruire qualcosa di interessante; personaggi disegnati male e in modo infantile, sceneggiatori che non hanno voglia di migliorare e che trascinano le loro idee in tondo, annoiando.

1- PIPPO CAMPIONE… FREESTYLE
Storia di: Rudy Salvagnini
Disegni di: Carlo Limido

Storia infantile costruita solo per inserire qualcosa legato ai giochi sulla neve. Serviva qualcuno che sciassi o facesse snowboard, ed ecco allora Topolino, Pippo e Minni in vacanza che praticano sport invernali e, per caso, sventano un furto.
Trama inesistente.

2- GLI ANTICHI MESTIERI DI PAPERINO – PER QUALCHE SESTERZIO IN MENO
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Enrico Faccini

Questo contenitore strampalato è da quattro soldi, privo di idee e sembra quasi prendere in giro i lettori. Era già stato proposto nel 3659: la conferma che si ripetono sempre le stesse cose.
Paperino fa il domatore di leoni in una specie di antica Roma, come se c’entrasse qualcosa con Topolino. Vignette lunghe, prolisse e noiose, praticamente illeggibili.
In più, i disegni sono sformati, con uno stile che fa sembrare Paperino e Paperone coetanei di Qui, Quo e Qua. Disastro totale, reiterato.

3- PAPEROGA PRESENTA… – PIOGGIA: ISTRUZIONI PER L’USO
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Ottavio Panaro

Se la mettete così, sembra quasi che queste storie vogliano prendere in giro i lettori.
Storia senza trama: Paperoga dice a Paperino cosa fare nei giorni di pioggia.
E questa sarebbe una storia?
Non va bene nemmeno per Topolino Junior: infantile e vuota. A questo punto sembra che i lettori vengano snobbati.
Tra l’altro è un’altra storia di Tito Faraci, illeggibile come l’altra qui presente. Sempre la stessa roba: bisognerebbe cambiare sceneggiatori, ma evidentemente sono stati assunti a tempo indeterminato.

4- CAVEZZA – RIVOLTA ROBOTICA
Storia di: Giuseppe Zironi
Disegni di: Cristian Canfailla

Altro contenitore già proposto troppe volte e che non ha mai nulla da offrire. Orazio da giovane, con il suo gruppo di amici, aggiusta problemi nella sua cittadina, che però è troppo moderna per essere ambientata nel suo passato.
Resta la solita domanda: perché dobbiamo vedere Orazio da giovane, quando il personaggio adulto funziona benissimo?
Gli amici rubano la scena senza essere interessanti e la trama è sempre la stessa: un problema tecnico da risolvere con l’aiuto del gruppo.
Storia infantile e noiosissima.

5- PAPERONE IN ATLANTIDE – 3
Storia e disegni di: Fabio Celoni

Continua lo strazio di questo esperimento fallito in partenza e che non avrebbe mai dovuto trovare spazio tra queste pagine.
Disegni lontani dallo stile di Topolino: colori carichi, pagine pesanti, linee spesse. Già a guardarla ci si stanca, perché tutto appare confuso.
La trama è trascinata e arrabattata, con elementi fantasy inseriti a forza: adesso Atlantide vola, tanto per aggiungere anche isole volanti. Paperone resta mezzo fuori di testa, i nipoti lo cercano, e alla fine torneranno tutti a casa.
E noi ci chiederemo a cosa è servito buttare via così tante pagine di Topolino.

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Review: Luna fredda su Babylon

Luna fredda su Babylon Luna fredda su Babylon by Michael McDowell
My rating: 1 of 5 stars

un’occasione sprecata

hermio

Il libro inizia molto, molto bene. Siamo in una cittadina della Florida in cui viene commesso un omicidio e la presentazione dell’ambiente e dei personaggi è subito accattivante. La scrittura ha un sapore quasi vecchio stile: descrittiva ma non eccessiva. È un po’ fredda, ma funziona. I personaggi, immersi nelle loro attività quotidiane, risultano interessanti e le dinamiche tra loro sono ben delineate. Fin dalle prime pagine è chiaro ciò che sta succedendo e la struttura sembra quella di un giallo macabro ben costruito.

Poi, più o meno a metà libro, arriva la svolta che rovina tutto.

La storia prende una direzione soprannaturale che appiattisce completamente la trama. L’autore rivela l’identità dell’assassino e da quel momento il personaggio non fa altro che essere perseguitato, sempre più ossessivamente, dai fantasmi delle sue vittime. Le scene si ripetono, una dopo l’altra, tutte uguali, con un effetto che diventa rapidamente monotono e prevedibile.

Il ricorso al soprannaturale finisce per banalizzare l’intera costruzione narrativa e lascia l’impressione che l’autore non sia stato in grado di sviluppare un vero giallo tradizionale senza ricorrere a fantasmi e soluzioni facili. Ed è un peccato, perché lo stile e l’impostazione iniziale c’erano. Invece di valorizzare quanto costruito, la storia si disperde in una narrazione elementare, fatta di apparizioni e suggestioni da “favolette”, elementi che chiunque potrebbe inserire per creare un effetto immediato.

Il romanzo sembra voler essere anche horror, ma non riesce mai davvero a esserlo.

Quella che poteva essere una storia solida e inquietante diventa un’occasione sprecata: un libro che rinuncia alla complessità per puntare su un effetto facile, forse più adatto a colpire il grande pubblico che a costruire qualcosa di realmente efficace.

Il finale conferma questa sensazione. Tutto diventa banale e prevedibile: l’assassino perde la testa, come se fosse stato punito o vendicato da forze superiori. Rimane un messaggio semplicistico, quasi da “i cattivi alla fine pagano”, con una chiusura che sa di consolazione facile.

Il problema è che tutta la componente soprannaturale risulta fuori luogo, poco creativa, per niente originale e soprattutto superflua.

Serviva una storia forte e realistica, proprio come quella promessa all’inizio.

Peccato.

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Review: Topolino n. 3662

Topolino n. 3662 Topolino n. 3662 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

storie senza trama

hermio

Si inizia con la solita doppietta fallimentare e ormai scaduta. Prima la vignetta di chi cerca di far ridere impersonando Minnie o Topolino, rendendoli brutti e mettendo in scena problemi di coppia che non c’entrano nulla. Poi arriva il solito muro di parole del capo, che si autocelebra parlando di Paperone in Atlantide e ci chiede persino se “ci siamo ripresi”.
No, sinceramente: ha fatto così schifo.

C’è anche un’intervista a una persona di cui non si capisce chi sia e, soprattutto, perché dovrebbe interessarci. Ma basta con queste persone: dateci i personaggi, non gli autori, e soprattutto cambiate sceneggiatori. Mettete qualcuno che sappia costruire una trama semplice, in stile Disney, e che sappia anche disegnare in modo normale. Numero catastrofico.

1
CHE MITO! – L’EROICO TOPERSEO E LA MEDUSA RECLUSA
Storia di: Roberto Gagnor
Disegni di: Carlo Limido

Si parte subito con qualcosa di illeggibile, soporifero, confusionario e completamente fuori logica rispetto al giornale, che per di più vuole anche fare il professore. Ecco la versione mitologica di Topolino, una storia che mette alla prova la pazienza del lettore, più che la sua curiosità.
È una trama arzigogolata che fa rimpiangere qualsiasi storia classica Disney. Situazioni che non hanno il minimo senso per Topolino, costretto a impersonare personaggi che non hanno nulla a che fare con lui. Dopo essere mandato via da Pietro, si entra in un minestrone di miti e mitologie rimaneggiati in modo infantile, per lettori di tre anni, in una storia confusa e priva di direzione. Dimostra solo una cosa: la mancanza totale di idee e l’urgenza di cambiare sceneggiatori.

2
PAPERONE IN ATLANTIDE – 2
Storia e disegni di: Fabio Celoni
Secondo capitolo di una storia sconclusionata che non c’entra nulla con Topolino. Disegni confusionari, trama copiata e per niente originale. Basta citare Atlantide per credere di aver scritto qualcosa di importante, ma senza una struttura intorno non resta nulla.
Paperone perde la memoria e vaga in questa Atlantide ridicola, popolata da personaggi che girano a vuoto, in mezzo a una quantità eccessiva di vignette inutili. La storia non sa dove andare e non arriva da nessuna parte. Soporifera.

3
ARCHIMEDE E IL BLOCCO DELL’INVENTORE
Storia di: Giovanni Eccher
Disegni di: Davide Riboni
All’inizio sembrava una storia normale, quasi promettente. Poi si scopre che la trama non esiste. Archimede ha un blocco, Paperone lo obbliga a scannerizzare dei documenti e lui inventa qualcosa di inutile. Fine. Ancora una volta, mancano idee, manca una struttura, manca tutto.

4
GAMBADILEGNO E IL DOPPIO COLPO IGNIFUGO
Storia di: Giovanni Eccher
Disegni di: Lorenzo Pastrovicchio
Anche qui l’ennesimo contenitore che si ripete senza dire nulla di nuovo: confusione, battutine a vuoto e zero trama. Pietro si ritrova coinvolto con i vigili del fuoco, perde il bottino e finisce tutto lì. Stop.

5
ZIO PAPERONE, IL PAPERO PIÙ POTENTE DELLA TERRA – A UN PASSO DALLA FINE
Storia di: Jason Aaron
Disegni di: Claudio Sciarrone

Come se non bastasse il crollo delle storie precedenti, si chiude con quella messa “a testa in giù”, da leggere con il giornale capovolto, senza che se ne capisca il motivo. Una scelta inutile che rende la lettura ancora più fastidiosa.

La storia è confusionaria, con disegni astrusi e fuori da ogni logica Disney, e una trama che vorrebbe essere “qualcosa di più” ma non è niente. Non c’entra nulla con Topolino ed è semplicemente illeggibile.
Se qualcuno vuole fare storie astruse e sperimentali, lo faccia su un altro giornale. Qui servono storie normali. Cambiate sceneggiatori.

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Review: Topolino n. 3661

Topolino n. 3661 Topolino n. 3661 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

un giornale che non ha più idee

hermio

Su cinque storie, tre fanno parte di contenitori che si ripetono da anni, sempre uguali a se stessi: storie fotocopia, prive di idee e senza alcuna evoluzione.
C’è una storia con Topolino che riesce nell’impresa di essere noiosa e soporifera, completamente priva di una trama degna di questo nome.
E poi c’è la storia osannata, quella che non c’entra nulla con Topolino, con disegni stravolti e confusionari e una trama totalmente fuori contesto Disney. Come se non bastasse, Atlantide ce la vogliono propinare per un mese intero.

1
PAPERONE IN ATLANTIDE
Storia e disegni di: Fabio Celoni

Tutto già visto e stravisto. Paperone parte per un viaggio, i nipoti lo vanno a cercare e questa dovrebbe essere la “grande storia osannata”?
Atlantide è già stata affrontata in passato, eppure continuano a riproporre le stesse cose, sempre più noiose e fuori dalla logica del giornale.
Si arriva perfino a una pagina che tenta goffamente di essere tragica, con tutti che affondano. Ovviamente segue l’articolo su Atlantide, come se ce ne fregasse qualcosa.

2
TOPOLINO E IL MISTERO DEL FONDATORE
Storia di: Francesco Vacca
Disegni di: Marco Mazzarello

Mi chiedo come riescano a essere così noiosi. Forse è davvero il caso di cambiare sceneggiatori.
Scavi a Topolinia, fondatori, metropolitana: una sfilza di dialoghi interminabili, pseudo-scoperte e tentativi disperati di creare una trama quando le idee non ci sono.
Ovviamente tutti felici per la metropolitana e, naturalmente, articolo sugli scavi cittadini.
Ma è possibile fare storie senza articoli? Perché questi sono più noiosi delle storie stesse.

3
FILO, PAPEROGA & IL GOMITO DEL TENNISTA
Storia di: Marco Bosco
Disegni di: Francesco Guerrini

Ennesimo contenitore già visto e già dimenticato. Paperoga e Filo fanno un lavoretto, in questo caso consegnano una statua a un museo. Fine.
La trama non esiste.

4
GAMBADILEGNO & SGRINFIA NEL GIARDINO D’INVERNO
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Davide Percoco

Altro contenitore stanco: Gambadilegno e Sgrinfia tentano un colpo tra battutine e confusione.
A un certo punto sembra addirittura che si finisca in un’altra dimensione senza alcuna spiegazione logica.
Solo caos, gag e zero trama.

5
PAPERINO PAPEROTTO E LA STELLA D’ARGENTO
Storia di: Bruno Enna
Disegni di: Federico Butticè

Uno dei contenitori più ridicoli e patetici che segnano la deriva di Topolino.
Paperino Paperotto è Paperino bambino alle elementari, circondato da amici sbruffoni, insopportabili e brutti da vedere, che sanno sempre tutto loro.
Gli adulti vengono sistematicamente dipinti come idioti, mentre questi piccoli “geni” risolvono casi improbabili.
Storia infantile, ripetitiva, senza contenuti, adatta a lettori di tre anni.

Topolino ha persino lanciato “Il mio primo Topolino”:
questa roba mettetela lì, e magari imparate finalmente a scrivere trame originali.

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Review: Un gatto per i giorni difficili

Un gatto per i giorni difficili Un gatto per i giorni difficili by Syou Ishida
My rating: 1 of 5 stars

Un’idea carina, un libro inutile

hermio

Ripetitivo, alla lunga noioso. E purtroppo conferma una sensazione che mi accompagna praticamente ogni volta che leggo narrativa giapponese tradotta: l’assenza quasi totale di sentimenti.
I personaggi restano pedine fredde, mai davvero vivi. È come se chi scrive avesse paura di entrare in contatto con loro, di sporcarsi le mani con le emozioni, e così tutto rimane distante, artificiale, poco coinvolgente.

Il libro è strutturato per episodi e questo è uno dei suoi problemi principali. Le situazioni si ripetono sempre uguali: esiste una misteriosa clinica che appare e scompare, frequentata da persone con problemi psicologici. Qui un medico enigmatico, affiancato da un’infermiera inquietante, affida loro dei gatti come “cura”.

L’idea, sulla carta, è interessante. Anche originale. Avrebbe potuto essere uno spunto valido per raccontare qualcosa di diverso, di profondo, magari persino toccante. Ma resta solo un’idea, perché tutto il resto non funziona.

Ogni episodio segue lo stesso schema: una persona arriva con un problema, prende un gatto, in qualche modo “risolve”, poi sparisce. Nessun legame tra le storie, nessuna evoluzione, nessun personaggio che resti. E soprattutto nessuno con cui sia possibile provare empatia. I personaggi sono tutti antipatici, stereotipati, emotivamente inerti.

Alla lunga questa ripetizione diventa esasperante. Non c’è una vera trama, non c’è una costruzione, non c’è un senso di insieme. È solo un susseguirsi di variazioni sullo stesso tema, senza mai approfondire nulla. E quando, verso la fine, compare persino una sorta di geisha, la sensazione è di totale spaesamento: perché? a che scopo?

Un libro che aveva un’idea potenzialmente buona, ma che si perde nella sua struttura episodica, nella freddezza dei personaggi e in una scrittura che resta sempre distante. Alla fine non consola, non coinvolge e non lascia nulla.

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