Review: Topolino n. 3661

Topolino n. 3661 Topolino n. 3661 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

un giornale che non ha più idee

hermio

Su cinque storie, tre fanno parte di contenitori che si ripetono da anni, sempre uguali a se stessi: storie fotocopia, prive di idee e senza alcuna evoluzione.
C’è una storia con Topolino che riesce nell’impresa di essere noiosa e soporifera, completamente priva di una trama degna di questo nome.
E poi c’è la storia osannata, quella che non c’entra nulla con Topolino, con disegni stravolti e confusionari e una trama totalmente fuori contesto Disney. Come se non bastasse, Atlantide ce la vogliono propinare per un mese intero.

1
PAPERONE IN ATLANTIDE
Storia e disegni di: Fabio Celoni

Tutto già visto e stravisto. Paperone parte per un viaggio, i nipoti lo vanno a cercare e questa dovrebbe essere la “grande storia osannata”?
Atlantide è già stata affrontata in passato, eppure continuano a riproporre le stesse cose, sempre più noiose e fuori dalla logica del giornale.
Si arriva perfino a una pagina che tenta goffamente di essere tragica, con tutti che affondano. Ovviamente segue l’articolo su Atlantide, come se ce ne fregasse qualcosa.

2
TOPOLINO E IL MISTERO DEL FONDATORE
Storia di: Francesco Vacca
Disegni di: Marco Mazzarello

Mi chiedo come riescano a essere così noiosi. Forse è davvero il caso di cambiare sceneggiatori.
Scavi a Topolinia, fondatori, metropolitana: una sfilza di dialoghi interminabili, pseudo-scoperte e tentativi disperati di creare una trama quando le idee non ci sono.
Ovviamente tutti felici per la metropolitana e, naturalmente, articolo sugli scavi cittadini.
Ma è possibile fare storie senza articoli? Perché questi sono più noiosi delle storie stesse.

3
FILO, PAPEROGA & IL GOMITO DEL TENNISTA
Storia di: Marco Bosco
Disegni di: Francesco Guerrini

Ennesimo contenitore già visto e già dimenticato. Paperoga e Filo fanno un lavoretto, in questo caso consegnano una statua a un museo. Fine.
La trama non esiste.

4
GAMBADILEGNO & SGRINFIA NEL GIARDINO D’INVERNO
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Davide Percoco

Altro contenitore stanco: Gambadilegno e Sgrinfia tentano un colpo tra battutine e confusione.
A un certo punto sembra addirittura che si finisca in un’altra dimensione senza alcuna spiegazione logica.
Solo caos, gag e zero trama.

5
PAPERINO PAPEROTTO E LA STELLA D’ARGENTO
Storia di: Bruno Enna
Disegni di: Federico Butticè

Uno dei contenitori più ridicoli e patetici che segnano la deriva di Topolino.
Paperino Paperotto è Paperino bambino alle elementari, circondato da amici sbruffoni, insopportabili e brutti da vedere, che sanno sempre tutto loro.
Gli adulti vengono sistematicamente dipinti come idioti, mentre questi piccoli “geni” risolvono casi improbabili.
Storia infantile, ripetitiva, senza contenuti, adatta a lettori di tre anni.

Topolino ha persino lanciato “Il mio primo Topolino”:
questa roba mettetela lì, e magari imparate finalmente a scrivere trame originali.

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Review: Un gatto per i giorni difficili

Un gatto per i giorni difficili Un gatto per i giorni difficili by Syou Ishida
My rating: 1 of 5 stars

Un’idea carina, un libro inutile

hermio

Ripetitivo, alla lunga noioso. E purtroppo conferma una sensazione che mi accompagna praticamente ogni volta che leggo narrativa giapponese tradotta: l’assenza quasi totale di sentimenti.
I personaggi restano pedine fredde, mai davvero vivi. È come se chi scrive avesse paura di entrare in contatto con loro, di sporcarsi le mani con le emozioni, e così tutto rimane distante, artificiale, poco coinvolgente.

Il libro è strutturato per episodi e questo è uno dei suoi problemi principali. Le situazioni si ripetono sempre uguali: esiste una misteriosa clinica che appare e scompare, frequentata da persone con problemi psicologici. Qui un medico enigmatico, affiancato da un’infermiera inquietante, affida loro dei gatti come “cura”.

L’idea, sulla carta, è interessante. Anche originale. Avrebbe potuto essere uno spunto valido per raccontare qualcosa di diverso, di profondo, magari persino toccante. Ma resta solo un’idea, perché tutto il resto non funziona.

Ogni episodio segue lo stesso schema: una persona arriva con un problema, prende un gatto, in qualche modo “risolve”, poi sparisce. Nessun legame tra le storie, nessuna evoluzione, nessun personaggio che resti. E soprattutto nessuno con cui sia possibile provare empatia. I personaggi sono tutti antipatici, stereotipati, emotivamente inerti.

Alla lunga questa ripetizione diventa esasperante. Non c’è una vera trama, non c’è una costruzione, non c’è un senso di insieme. È solo un susseguirsi di variazioni sullo stesso tema, senza mai approfondire nulla. E quando, verso la fine, compare persino una sorta di geisha, la sensazione è di totale spaesamento: perché? a che scopo?

Un libro che aveva un’idea potenzialmente buona, ma che si perde nella sua struttura episodica, nella freddezza dei personaggi e in una scrittura che resta sempre distante. Alla fine non consola, non coinvolge e non lascia nulla.

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Review: Il peso della farfalla

Il peso della farfalla Il peso della farfalla by Erri De Luca
My rating: 1 of 5 stars

ORRIBILE

hermio

Premetto una cosa fondamentale: odio i cacciatori. Tutti. Dal primo all’ultimo. Bracconieri o meno, li detesto profondamente: per me restano primitivi ignoranti e assassini, e non esistono mezzi termini per dirlo.
Perché ho letto questo libro? Mi è stato consigliato da una cara amica, l’avevo anche avvertita che il tema dei cacciatori avrebbe potuto impedirmi di apprezzarlo. Avevo ragione. Però mi piacciono le sfide, e sono comunque contenta di averlo letto, proprio per poterne parlare con cognizione di causa.

Detto questo, non riesco davvero a capire il senso di questo libro. Ho avuto per tutta la lettura l’impressione di trovarmi davanti a un autore pretenzioso, che tenta di fare il filosofo e il poeta della natura senza riuscire a trasmettere nulla di autentico. Si atteggia a amante della natura, ma non è mai chiaro cosa voglia davvero raccontare o dimostrare.

La storia parla di un bracconiere che passa la vita a cacciare camosci, ma nel racconto “sistema” anche caprioli, cervi e stambecchi. Qualsiasi cosa lo scrittore ci dica di lui lo rende solo ancora più detestabile. È un personaggio senza spessore, che non fa altro che cacciare, uccidere e basta. Ed è quindi noiosissimo.

Noiosa è anche la trama, perché di fatto non esiste. Da una parte c’è il bracconiere che va a caccia, dall’altra un camoscio, a cui lui ha ucciso la madre, e che diventa capo branco. Alla fine il bracconiere uccide anche lui e poi muore perché gli viene un colpo… causato da una farfalla che si posa su di lui.
Questa presunta “poesia della farfalla” è un tentativo goffo di essere filosofico fino all’ultimo, dopo che per tutto il libro l’autore ha cercato disperatamente di essere poetico descrivendo una natura in cui tutti fanno fuori tutti: aquile che attaccano i camosci, animali sbranati, sangue ovunque.

E qui nasce la domanda: perché?
Tutti sappiamo che la natura è crudele. Ma perché scriverla così, senza uno scopo, senza una vera riflessione, senza una trama? Cosa dovrebbe dimostrare tutto questo? Non dimostra neanche di saper raccontare una storia.

Come se non bastasse, viene anche umanizzato il camoscio, cosa che non ha il minimo senso. Un vero amante della natura non lo farebbe mai. Il libro non sa cosa vuole essere: a tratti favola, a tratti finto trattato filosofico, a tratti racconto, ma senza mai diventare davvero nulla. Manca una struttura, manca una trama, manca un motivo per andare avanti.

Il tutto si riduce a un ripetersi estenuante della stessa scena: il bracconiere che va a caccia. Sempre quello. Sempre uguale. Senza evoluzione, senza significato. Non c’è nemmeno una forma di vendetta naturale che possa dare un minimo di senso alla storia.

E come se non fosse abbastanza, per sfinire definitivamente il lettore, arriva un ulteriore capitolo in cui lo scrittore tenta ancora di fare il filosofo parlando di un albero… finché arriva il boscaiolo che lo abbatte.
Ma per favore. Scrivi qualcosa di vivo.

Un libro irritante, insopportabile, inutile. Per fortuna è corto, perché più di così non avrei potuto reggere.
Non leggerò mai più niente di questo autore.
Addio.

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Review: Topolino n. 3660

Topolino n. 3660 Topolino n. 3660 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Sempre più alla deriva

hermio

Tanto per riproporre sempre le stesse cose, Topolino torna a osannare i dialetti, vendendo questo numero in quattro versioni dialettali, come se a qualcuno importasse davvero.
Topolino dovrebbe occuparsi delle trame e delle storie, non di operazioni folcloristiche che non c’entrano nulla con la magia Disney. I risultati infatti si vedono: il giornale perde colpi, perde stile e diventa sempre più illeggibile, trasformandosi in un esperimento stanco che non ha più alcun senso.

1- Paperino lucidatore a domicilio
Storia di: Vito Stabile
Disegni di: Francesco D’Ippolito

Paperino prova a mettersi in proprio con un lavoro di lucidatura: inizialmente ci riesce, poi Paperone lo sabota, poi tutto torna come prima.
Una trama ripetitiva e annacquata, con pochissimi concetti mai davvero sviluppati. Non c’è una svolta, non c’è un guizzo, e alla lunga subentra solo la noia.

2- Topolino e l’abominevole Dr Pipps
Storia di: Rudy Salvagnini
Disegni di: Marco Palazzi

Storia senza idee e senza trama.
Pippo fa parte di una compagnia teatrale che improvvisa battute a caso e coinvolge Topolino in uno spettacolo che non ha alcun senso. Il risultato è un’accozzaglia di scene strampalate che non portano da nessuna parte e dimostrano solo una profonda mancanza di idee.

3- In arte Pennino
Storia di: Andrea Malgeri (in arte Lapis)
Disegni di: Andrea Maccarini

Perché continuate a fare queste cose?
Del nipote di Paperoga non interessa nulla a nessuno, e vederlo fare finta di disegnare lo rende solo più insopportabile. Trama inesistente, noia garantita.


4- Manetta in: Detesto la domenica
Storia di: Francesco Pelosi
Disegni di: Nicola Tosolini

No, non ci siamo.
Manetta è costretto a non lavorare la domenica e si annoia. Incontra una tipa sfigata, fa l’innamorato (mamma mia), e anche quando si scopre che lei è una ladra lui resta comunque preso.
Ridategli il sigaro: da quando gliel’avete tolto è un personaggio perso. Ormai non si può più nemmeno fumare.

5- Paperone in Atlantide – Prologo
Storia e disegni di: Fabio Celoni

Ma cosa sarebbe questa roba?
Disegni confusionari e una storia che non c’entra nulla con Topolino, osannata come se fosse un capolavoro incompreso.
Se questo è il risultato, tanto vale pubblicarla su un altro giornale. Incomprensibile, fuori luogo, esattamente come molta della produzione recente di Topolino.

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Review: Topolino n. 3659

Topolino n. 3659 Topolino n. 3659 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

alla deriva

hermio

Non c’è una singola storia normale. Non c’è una singola storia con una trama decente, o che possa davvero essere chiamata “trama”.
Ogni racconto si protrae in modo forzato, senza contenuto, in maniera noiosa e spesso infantile. I personaggi hanno perso ogni identità e il risultato è un giornale alla deriva, incapace di proporre una storia classica e sempre più dipendente da contenitori ripetitivi, noiosi e a tratti illeggibili.

1
NEWTON PITAGORICO E IL PROPULSORE PIM-PUM-PAM
Storia di: Niccolò Testi
Disegni di: Carlo Limido

Noiosissima e trascinata per pagine e pagine, sempre con lo stesso schema: Newton fa un’invenzione, coinvolge i nipotini (che dimostrano palesemente di non sopportarlo più), nasce un problema e si tenta di risolverlo. È sempre la stessa storia ripetuta all’infinito.
Perché dobbiamo continuare a seguire le vicende di Newton, nipote di Archimede, quando è indigesto, antipatico e fa sempre le stesse cose? Ridateci Archimede.
In questa storia si finisce addirittura indietro nel tempo, con una trama che sembra copiare Ritorno al futuro. Vignette inutili in una storia interminabile, che va avanti finché il lettore non si addormenta chiedendosi perché continuino a riproporre questa solfa.

2
500 PIEDI E 1 ZAMPA – PLUTO E L’AMICO SENZA NOME
Storia di: Bruno Enna
Disegni di: Davide Cesarello

Non è chiaro perché si ostinino a portare avanti questa serie in cui un gruppo di cacciatori di alieni ha bisogno di Pluto per risolvere i misteri. Un Pluto che viene tranquillamente portato via da chi dovrebbe occuparsene (questa volta Clarabella e Minnie), mentre Topolino lo lascia andare come se non gliene importasse nulla del proprio cane.
Non si capisce perché solo Pluto possa risolvere certi casi, ma è difficile dire cosa sia più sconvolgente: il fatto che continuino a proporre questa serie o vedere Pluto abbandonato a se stesso da chi dovrebbe proteggerlo.

3
GLI ANTICHI MESTIERI DI PAPERINO – IN UNA SELVA
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Enrico Faccini

Ennesima minestra riscaldata: Paperino prova un lavoro, questa volta nel Medioevo. Inspiegabilmente, i disegni sono infantilizzati, come se Paperino, i Bassotti e tutti gli altri avessero l’età di Qui, Quo e Qua.
La trama si protrae inutilmente senza un vero motivo, portando avanti solo la noia.

4
TOPOLINO E PIPPO CON LA TESTA TRA LE NUVOLE
Storia di: Francesco Pelosi
Disegni di: Giampaolo Soldati

Storia inutile e senza trama: Topolino ha dei problemi, Pippo lo porta in mongolfiera e Topolino conclude che tutti i suoi problemi sono inutili. Fine.
Segue, ovviamente, un articolo sulle mongolfiere.

5
PICO DE PAPERIS E LE RECIPROCHE RISORSE
Storia di: Carlo Panaro
Disegni di: Ottavio Panaro

Patetica. Pico annoia chiunque durante le sue assemblee e incontra un rapper che, già presentandosi con “come butta bro”, diventa il simbolo della mancanza di contenuti.
Nemmeno il rapper riesce a intrattenere il suo pubblico e i due finiscono per aiutarsi a vicenda. Stop. Un’altra storia senza trama.

6
ZIO PAPERONE, IL PAPERO PIÙ POTENTE DELLA TERRA – IL GIORNO PIÙ NERO DI PAPERONE
Storia di: Jason Aaron
Disegni di: —

Perché fate queste cose? Perché?
Disegni sformati, storia fuori da ogni logica, vignette stracariche di parole e descrizioni prolisse che soffocano la pagina. È illeggibile: concetti astrusi, personaggi irriconoscibili, trama noiosa e confusa.
Una lettura che fa fuggire chiunque provi ad affrontarla. E alla fine c’è pure scritto “continua”. Per favore, mettete queste storie su un altro giornale: non c’entrano nulla con Topolino. Perché ostinarsi a propinarci questa roba?

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Review: Shift

Shift Shift by Hugh Howey
My rating: 1 of 5 stars

non convince

hermio

Arrivo a questo secondo libro dopo aver visto le prime due stagioni della serie, che coprono la storia del primo volume, e dopo aver letto Silo 1. La storia continua a essere interessante, anche se il livello di banalità ed esagerazione a volte è un po’ troppo alto. La lettura resta comunque piacevole e scorrevole, ma più volte si ha la sensazione di una ripetizione eccessiva di concetti e situazioni che non aggiungono nulla di nuovo e funzionano solo come riempitivo.

Nonostante tutte le sue imperfezioni, però, mi sorprendo continuamente a pensare a quanto questo libro mi piaccia. Mi coinvolge, mi incuriosisce, mi spinge ad andare avanti. Non è scritto con una grande abilità letteraria, ma mi fa lo stesso effetto che mi fece After: una buona idea intrigante, raccontata in modo semplice e alla portata di tutti, che trasuda il piacere che l’autore ha provato nello scriverla. Ed è proprio questo, alla fine, il vero senso della scrittura: voler raccontare una storia prima ancora di pensare a come verrà condivisa. Questo aspetto emerge chiaramente e per me ha un valore enorme, più della perfezione stilistica.

Il problema principale, però, è l’assenza quasi totale di sentimenti. I personaggi risultano piatti, poco empatici e spesso noiosi. Le dinamiche all’interno del silo 18, soprattutto nella parte ambientata nel 2212 con il personaggio secondario di Mission, sono spesso faticose da seguire e prive di reale tensione narrativa.

La parte più interessante della storia resta quella ambientata nel silo 1. Qui i personaggi sono più definiti, hanno obiettivi chiari e, paradossalmente, viene spontaneo fare il tifo per quelli che dovrebbero essere i “cattivi”, perché sono gli unici davvero costruiti. Tutti gli altri sembrano semplici pedine funzionali alla trama, senza spessore emotivo.

Alcune scelte narrative risultano poi forzate e poco coerenti. L’uccisione di Anna da parte di Donald, ad esempio, non è qualcosa che il personaggio avrebbe fatto: sembra piuttosto una decisione dell’autore, e per questo stona e indebolisce il racconto.

Il libro si conclude senza una vera conclusione, essendo il secondo capitolo di una trilogia. Resta però la sensazione che questo volume sia stato troppo inconcludente, come se fosse rimasto sospeso a metà del suo potenziale.

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Review: La levatrice

La levatrice La levatrice by Bibbiana Cau
My rating: 1 of 5 stars

un libro inutile e orribile

hermio

Terribile, inutile, noioso, prolisso e patetico.
Un libro faticoso da portare a termine, con una lettura esasperante e una storia che non si capisce perché esista. Una di quelle opere che ti fanno chiedere, già dalle prime pagine, perché tu abbia deciso di iniziarle.

Basta pochissimo per rendersene conto: l’apertura è affidata a un parto descritto in modo disgustoso, ridondante, inutilmente dettagliato, senza alcun senso narrativo. Non provoca emozione, non costruisce atmosfera, non dice nulla. È solo prolissità fine a sé stessa. Una noia tremenda, accompagnata da quel tipo di retorica stanca in cui le donne “celebrano le donne” senza dire assolutamente niente di nuovo o interessante.

Segue un’interminabile descrizione della vita contadina, piatta e priva di qualsiasi attrattiva. La protagonista, questa levatrice, passa il tempo a lamentarsi perché non riceve i soldi che ritiene le spettino, rifiuta di fare un esame necessario per ottenerli e pretende comunque di essere pagata. È un personaggio patetico, vittimista, insopportabile, che non suscita empatia né interesse. Se non vuoi fare la levatrice, non farla: ma trasformare questo lamento continuo in un romanzo è semplicemente estenuante.

Pagina dopo pagina, la lettura diventa sempre più difficile da sopportare. Il ritmo è spento, la trama inesistente. Viene spontaneo chiedersi quale sia il senso di raccontare la storia di una donna all’inizio del Novecento il cui unico ruolo è essere al servizio della comunità, degli uomini, delle nascite e delle sofferenze altrui. In un’epoca in cui si parla (giustamente) di emancipazione, di complessità, di donne forti e consapevoli, tornare a queste narrazioni senza alcuno sguardo critico o rielaborazione non aggiunge nulla.

Anche il contesto storico e la guerra sono trattati in modo artificioso, freddo, didascalico. È evidente che l’autrice non ha alcuna esperienza diretta di ciò che racconta e si limita a una ricostruzione scolastica, priva di vita e di verità emotiva. Le descrizioni sono eccessive, ridondanti, inutili: puro riempitivo. Tutto si trascina senza motivo, senza direzione, senza un vero cuore narrativo.

Più volte ho seriamente pensato di abbandonare l’ascolto. È uno dei libri peggiori che mi sia capitato di affrontare: privo di senso, di ritmo, di ispirazione. Un’opera che dà l’impressione di essere stata scritta solo perché “si doveva scrivere qualcosa”, senza un’idea forte, senza una vera necessità narrativa.

Un libro terribile. Da dimenticare.

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Review: Topolino n. 3658

Topolino n. 3658 Topolino n. 3658 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

confuso e inutile

hermio

La solita vignetta iniziale mostra ancora una volta la vita di coppia di chi scrive: una donna obbligata a festeggiare il Capodanno insieme al suo ragazzo a cui non gliene frega niente, il tutto trasposto su Paperino e Paperina che, in realtà, non c’entrano nulla. Si inizia malissimo.
Si prosegue poi con il consueto muro di parole del direttore, che parla da solo, commenta l’indice delle storie e si fa i complimenti, dimenticando che chi si loda si sbroda.

È davvero ora di cambiare questa doppietta introduttiva al giornale: vignetta indigesta più muro di parole insormontabile. Perché continuano a farlo? Sempre questa autocelebrazione: dateci i personaggi, non le persone.

1
LORD HATEQUACK PRESENTA: ORAZIO, CLARABELLA E IL TREDICESIMO RINTOCCO
Storia di: Niccolò Testi
Disegni di: Marco Mazzarello

Si comincia con l’ennesima minestra riscaldata che loro continuano a chiamare “serie”, quella che dovrebbe far paura. In realtà fa solo ridere. È una chiara imitazione degli episodi di Halloween dei Simpson, con la differenza che quelli avevano un senso di esistere perché uscivano ad Halloween; questi, invece, vengono infilati qua e là quando non sanno cosa pubblicare, riciclando un contenitore già usato mille volte.

Non si capisce nemmeno perché ci debba essere questo contorno di Lord Hatequack, che dovrebbe raccontare una storia spaventosa ma risulta solo patetico: potevano inserire direttamente la storia.
La trama vede Clarabella e Orazio finire in una cittadina ossessionata dagli orologi, ma poi cerca di essere “alternativa” con una storia che vorrebbe far paura o stupire e che invece resta caotica, confusionaria, strampalata, senza senso, noiosa e illeggibile. Ridicola.
Ovviamente non manca l’articolo sugli orologi delle città, perché ormai le storie sembrano esistere solo per giustificare gli articoli. Cambiate direzione, per favore: Topolino non è mai stato così terribile.

2
TOPOLINO, IRK E LE NOTTI BIANCHE DI TOPOLINIA
Storia di: Niccolò Testi
Disegni di: Blasco Pisapia

Irk e Topolino battibeccano come sempre durante una cena della polizia, mentre un’illusionista li intrattiene. In realtà li ipnotizza, trasformandoli in ladri al posto suo.
La storia è un po’ troppo allungata, ma tutto sommato risulta abbastanza accettabile: considerando l’andamento di questo periodo, si può dire che poteva andare decisamente peggio.

3
PAPERINO E LA DISFIDA CHIOBALISTICA
Storia di: Roberto Gagnor
Disegni di: Valerio Held

Che noia questa trama semplicistica, banale e ridicola sulle battaglie a palle di neve tra Gastone e Paperino. Non c’è niente di più stanco di queste storie che devono per forza sfruttare la neve solo perché siamo in periodo natalizio.
Una forzatura patetica, seguita addirittura da un articolo sulle palle di neve. Ma chi se ne frega?

4
DON’T WORRY BUM HAPPY – IL QUADRO
Storia e disegni di: Corrado Mastantuono

Questa è la storia in cui non si capisce niente. È brutta da vedere, Boom Boom è un personaggio orribile, sembra uno zoo-ticone ed è sgradevole anche visivamente.
In più è una storia senza vignette, quindi completamente confusa. Forse l’autore crede di essere molto più bravo di quanto sia: per fare una storia senza parole bisogna saper raccontare per immagini, e qui non funziona nulla. Non si capisce niente. Che schifo.

5
CRONACHE DEGLI ANTICHI REGNI – PAPERHON IL NAVIGATORE
Storia di: Alessandro Sisti
Disegni di: Roberto Vian

Si chiude, come sempre, in bruttezza con la storia iniziata nel numero precedente, di cui si poteva tranquillamente fare a meno. È la solita idea strampalata che vorrebbe essere fantasy e che invece risulta solo una forzatura, dimostrando che quando si cerca di fare qualcosa di “strano” senza avere genialità, il risultato è solo roba ridicola e illeggibile.
Personaggi tutti mischiati, Pippo ridotto al solito nanetto che sembra avere l’età di Qui, Quo e Qua, navi che vanno avanti e indietro, mostriciattoli da asilo, mappe e un finale scontatissimo con “vissero tutti felici e contenti”.

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