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Review: Paperino n. 509

Paperino n. 509 Paperino n. 509 by Walt Disney Company
My rating: 3 of 5 stars

hermio



Paperino è un’ottima mensile alternativa a Topolino- Paperino è un giornale pulito libero da inutili pagine definite rubriche non c’è pubblicità non ci sono discorsi dei direttori non ci sono messaggi calcistici degli editori, non ci sono lettere dei lettori, è tutto focalizzato sulla lettura, come dovrebbe essere.

In questa raccolta mensile ci sono delle storie di anni precedenti, anni in cui Topolino era svincolato dai social e soprattutto dal calcio. Purtroppo oltre alle storie vecchie ne mettono anche una nuova ed ecco che la nuova è ovviamente sul calcio.
Gli italiani sono patetici con la loro ossessione per il calcio a cui evidentemente non credono più neanche i calciatori che non riescono ad entrare neanche nei mondiali!

1
IL RITORNO DELLE METEORE
Ecco la storia nuova che è dunque da buttare e che ho letto a fatica. La trama è risultata indigesta non solo perchè tratta di calcio ma anche perchè è calcio in un reality!! Robe da matti, i reality sono spazzatura pura. Invece di dire ragazzi i reality fanno schifo li vanno a considerare come una normale attività a cui può partecipare addirittura Paperino.
Come se non bastasse la storia si interrompe a metà! Tutti i difetti del Topolino moderno infettano anche Paperino: intrusione patetica dell’elemento calcistico, diluizione delle storie solo per dividerle in più numeri. Ho faticato davvero ad arrivare la fine era insopportabile e sapere che me la ritrovo anche in un altro numero mi ha scioccato.

2
PAPERINO IN: CHI DI HOBBY FERISCE, DI HOBBY PERISCE!
Topolino n. 1740 del 2 aprile 1989
Questa è stata veramente spettacolare, perfetta. Dunque comincia ad essere chiaro che le storie moderne sono degenerate. Questa è del 1989, Paperino e Anacleto il suo vicino si ritrovano in una divertente battaglia a suon di hobby. Non c’è niente da dire questo è il vero spirito di Topolino, nessun riferimento all’attualità al gossip alla tecnologia al calcio, solo storie di fantasia e divertimento. Peccato che abbiano perso questa verve ma se tirano fuori le storie vecchie significa che non sono solo io a pensarlo e che se ne sono accorti anche loro.

3
P.I.A. - PAPERINO E LA SORVEGLIANZA SPECIALE
Topolino n. 2521 del 23 marzo, 2004
Paperino e Paperoga indagano per conto dello zione su delle spie che minacciano i commerci di Paperone. Il divertimento è assicurato e si può notare come nel 2004 Topolino ancora riusciva ad essere quello che era prima di disperdersi inesorabilmente. Un’altra ottima storia.

3
I BASSOTTI E LA NUOTATA FUORI PORTATA
Paperino n. 448 del settembre 2017
La terza storia invece si avvicina all’epoca moderna essendo del 2017 e cominciano ad apparire le tecnologie e la complessità. I Bassotti cercano di rubare come sempre i soldi di Paperone ma la confusione della trama è fastidiosa.

4
PAPERINO E L'AMNESICA FORTUNA
Paperino n. 464 del gennaio 2019
Anche se questa storia è del 2019 non è male. Paperino perde la memoria e la trama si sviluppa in modo molto carino finché non si cerca di dare una spiegazione a questa amnesia, la spiegazione rovina quella spensierata magia iniziale.

5
PAPERINO E IL MACROGUAIO DEL MICROONDE
Paperino n. 358 dell'aprile 2010
Un’ottima avventura del 2010. Paperino e Ciccio fanno casino alla fattoria durante l’assenza della nonna. Nulla da criticare

6
PAPERINO E IL POMELLO DELLA DISCORDIA
Paperino n. 441 del febbraio 2017
Anche questa storia del 2017 è perfetta, una buona scelta. Paperino viene truffato con estremo divertimento del lettore.

7
PAPERINO E IL TERRIBILE SEGRETO
Topolino n. 1223 del 6 maggio 1979
Il numero si chiude in bellezza con una storia del 1979. Paperino ha un segreto che genera disguidi. La storia è semplice e divertente immediata e per questo potente. Ormai è chiaro, il vecchio supera il nuovo completamente.


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Review: Topolino n. 3503

Topolino n. 3503 Topolino n. 3503 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Un numero con storie insopportabili, la prima e la quarta parte di una storia che si conclude con morali da quattro soldi, poi abbiamo una storia che è peggio di una lezione a scuola, l’unica che si salva è quella con il gatto e Paperino. Si finisce in bruttezza con un pasticcio temporale tanto per osannare il calcio.
Ovviamente c’è lo spazio riservato alla gazzetta dello sport con un inutile intervista a un giocatore di basket.
I consigli di lettura potrebbero essere interessanti se non fosse che sono solo pubblicità di libri nuovi, quindi più che consigli io li chiamerei annunci pubblicitari di lettura. Perché non cominciate a mettere veri consigli di lettura con qualche buon libro vecchio anche?
Cinque facciate per parlare della pizza? (Riempitivo)
Infine ci sono due interviste una più noiosa dell’altra: una su una storia della settimana prossima e una sulle monete collezionabili… Ma chi le legge?


1
Il destino di Paperone – Ep. 4 di 4: Zio Paperone e la spirulinas furtiva
La prima storia già comincia male perché è il quarto episodio! Non tutti leggono un Topolino dopo l’altro diligentemente, non siamo a scuola. Anche se li ho tutti mi piace passare da uno a un altro e questa scelta delle storie ad episodi danneggia molto la buonuscita di ogni singolo Topolino che si ritrova incompleto e incapace di intrattenere adeguatamente il lettore casuale che conta quanto quello abituale anzi forse di più.

Trama peraltro per niente originale, pochi numeri fa c’era un asteroide diretto sulla Terra e si scopriva che c’era una città su di esso è adesso passa una stella cometa e si scopre che c’è una città anche su quella…

Un bel melting pot di idee rubate qua e là, frasi con paroloni che però non si basano su niente basta sentire questa morale da quattro soldi: “Dipende da noi come affrontare gli eventi… Dalle decisioni che prendiamo!” E che cosa vorrebbe dire? Ci mette pure il punto esclamativo. Certo per alcune cazzate può anche andar bene ma se tutto comincia ad andare male è solo una frase fatta detta senza sentimento in puro stile “andrà tutto bene vedrai“, dunque una presa in giro.

La morale finale poi è allucinante: “Non c’è mai vera sconfitta per chi forgia il proprio destino”.
Purtroppo non tutti possono farlo.

Dato che Topolino è letto anche dai più piccoli bisognerebbe finirla di riempir loro la testa con queste stronzate, fortuna che ora hanno Internet e possono veramente capire come stanno le cose.

2
Topolino e la notte dei Cucibocca
Quando finiscono le idee si ricomincia da storie già scritte, eccoci in quel tipo di storia che fa un po’ da guida turistica di una città italiana che viene osannata in modo così ruffianò che fa ridere. Un parente di un collega del commissario deve tornare alla sua città e Topolino l’accompagna. Guardacaso si ritrovano proprio in quella cittadina dove stanno celebrando una tradizionale festa contadina (sono stati loro a spiegare che è una tradizione contadina non io)… Ma si può essere più senza idee?

3
Newton e Pico in viaggio nel sapere – Dolce stil papero
Riecco Qui Quo e Qua che fanno i teenager alla moda delle superiori (ma quanti anni hanno?). Insieme al nipote di Pico fa troppo ridere, ma non ridere di divertimento ridere di assurdità. Qui Quo e Qua si sopportano solo come i classici accompagnatori sullo sfondo di Paperino e Paperone nelle loro avventure ma solo loro tre sono indigesti.

Newton va da Pico e evidentemente chi ha scritto la storia ha aperto a caso un libro di letteratura italiana ed ecco che Pico sale in cattedra e parla del dolce Stil novo! Già proprio quello ed ecco una bella definizione copia incolla dal libro: un fondamentale movimento letterario italiano sviluppatosi a Firenze tra il 1280 e il 1310. Ma come si fa a mettere in una storia di Topolino una simile frase. Stiamo leggendo Topolino o siamo a scuola?
Newton dice la parola “Upgradare”. Siamo agli sgoccioli della decenza. Non penso che Topolino dovrebbe parlare “male” come i giovani ma insegnare a parlare bene perché certe parole sono veramente riprovevoli. Altro che dolce stil novo. Tra l’altro una storia che neanche si conclude dopo non aver detto niente.

4
Miao, cronache feline – Tick tock
Le storie feline sono le migliori e mi danno speranza che Topolino ha ancora un certo potenziale che viene buttato nel cesso ogni volta che cerca di essere moderno, lasciate perdere siate voi stessi.

5
Time machine (mis)adventures – Paperino e la finale scomparsa
Come storia poteva essere carina solo che quando si gioca con il tempo bisogna fare attenzione perché se tu rompi una cosa in un tempo X non c’è bisogno che torni a quando quella cosa è stata costruita ma poco prima che la rompessi. Comunque tutto diventa insopportabile quando il Dio calcio viene messo con insistenza nelle storie di Topolino solo perché è diventato della Panini che deve vendere le figurine del calcio.

Paperino fa un errore nel passato e come per incanto sparisce il calcio dalla faccia dell’Italia (inutile continuare a dire che quella è America!) e nel nuovo futuro è sostituito dagli scacchi: ma magari! Vorrei capire perché dobbiamo continuare ad osannare il dio calcio quando questi non sanno neanche andare ai mondiali? Scusate ma il senso di mettere il titolo mezzo in inglese e mezzo in italiano?

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Review: Dune

Dune Dune by Frank Herbert
My rating: 2 of 5 stars

hermio

Wiki dice che si tratta di uno degli universi immaginari più complessi, coerenti e dettagliati della fantascienza.
È proprio la sensazione che ho provato leggendo.
Tutti dicono che è difficile ma secondo me è la maggior parte dei libri ad essere semplici e quindi non appena ci troviamo di fronte a qualcosa che richiede un pizzico di impegno in più possiamo considerarlo difficile ma questo non lo è, è elaborato.

Paragono questo modo di scrivere visionario dettagliato e realistico a quello di Tolkien, entrambi avevano avuto una visione di un mondo alternativo e diverso da quello a cui siamo abituati ed è questo che a primo impatto potrebbe indurci a considerare la lettura complicata, ma serve solo un po’ di disciplina per ambientarsi come quando si entra in una piscina, prima di trovarsi a proprio agio serve acclimatarsi e dopo aver letto un sesto del libro è successo, non ho avuto più la sensazione di difficoltà.

Quest’autore ci ha messo molto di sé in questo libro, sono più di 600 pagine scritte fitte e con devozione di particolari ma senza mai giri di parole, ogni pagina è necessaria. Lo scrittore ha avuto una visione precisa di un universo non solo per quanto riguarda la geografia ma ha descritto anche la religione la popolazione la lingua il modo di pensare… tutto come se fosse vero.
Dunque va tutto bene? No per niente, non per me.
Tanto quanto l’ambiente il set i pianeti e la creazione del mondo è perfetta tanto quanto i personaggi sono pessimi detestabili poco costruiti dai dialoghi banali e ripetitivi e purtroppo non si sopportano. Cominciamo subito dai protagonisti, il duca subito appare come una persona messa lì per essere uccisa, chi è? Non si sa ma Jessica la sua concubina lo ama senza motivo. Jessica è la vera catastrofe di questo libro è detestabile non appena si presenta, saccente, sbruffone sin dall’inizio con il suo amore per il duca che la rende anche più patetica. Ma perchè lo ama? Sono sentimenti tanto per sentito dire, lei è arida come il deserto di dune e si atteggia a innamorata timorata di Dio. Jessica non fa altro che lagnarsi perché il duca non l’ha sposata ma poi si consola da sola dicendosi che lui la ama davvero. Ma quanto si creda bella e brava dato che tutti le avevano ordinato di fare una figlia femmina invece lei ha fatto un maschio solo perché il duca voleva un maschio! Ma quanto rompe con questa storia…


Il problema di questo libro oltre ai personaggi sono le relazioni tra di essi che non sono credibili, soprattutto le storie d’amore.

Jessica dunque si crede una grande strega che ha tutto sotto controllo e di conseguenza si comporta come se fosse vero. Oltre a donna strega sembra che lo scrittore le voglia anche dare un’aura da suora, la classica donna descritta da un uomo che non sta né in cielo né in terra.
Inizialmente Paul sembrava solo un ragazzino così senza arte né parte poi improvvisamente si crede una divinità anche lui comincia ad avere delle visioni e si galvanizza, sa che su di lui poggia tutto l’universo, mai visto un pallone gonfiato come lui. Paul sa tutto capisce tutto e anche lui ha una storia d’amore che sembra buttata lì tanto per fare scena. Paul ha sognato Chani e appena la vede la ama, mah. Non solo, appena la vede ci fa un figlio, ma uno a 15 anni si può mettere fare un figlio? E subito il figlio muore poi. Assurdo, mi ha lasciato incredula.

La pagina finale è l’emblema di come i personaggi hanno rovinato tutto quanto.
Paul a Chani nonostante sia la sua donna della vita gli dice guarda io devo sposare Irulan la figlia dell’imperatore per sistemare tutto l’universo però non ti preoccupare perché innanzitutto faremo altri figli quindi anche se ne abbiamo perso uno non fa niente stai tranquilla poi anche se io sposo Irulan non la degnerò mai di uno sguardo sarà solo un oggetto la tratterò di merda e tu sarai il mio vero amore. Anche qui dici ma che cazzo di discorso è? Ed ecco che Jessica si comporta da stronza quale che è. Inizialmente aveva preso in antipatia questa Chani poi quando è diventata una concubina come lo è sempre stata lei allora la accetta e dice bravo bravo Paul fai bene così, Irulan non si merita un cazzo dalla vita.
Discorsi allucinanti che rovinano tutto il gran lavoro che è stato fatto nella costruzione di questo mondo.
I personaggi sono solo delle pedine non hanno la scintilla vitale e la trama così manca di pepe, non c’è interesse in quello che fanno i personaggi, anzi. Persino i cattivi non sono degni di nota.

Infine bisogna però fare un plauso a questo libro per come è stato contenitore di tutte le idee copiate o prese come ispirazione dalla letteratura e dal cinema seguenti e io stessa ho ritrovato stupendomi idee che altri hanno preso da Dune quasi senza ritegno.

L’inizio con i frammenti di libri antichi riferiti a quello che stiamo leggendo mi ha ricordato cronache del mondo emerso. Quindi posso affermare che Licia Troisi ha letto questo libro.

I vermi del deserto mi hanno ricordato la parte che più mi era sembrata sorprendente della trilogia di Nevernight quindi pure Jay Kristoff ha letto questo libro.

La prova denominata gom jabbar mi ha ricordato su Rogue One prova il Bor Gullet.

Paul non fa altro che dire “ho visto svariate future possibilità” proprio come è successo a Bernard su Westworld stagione quattro.

Infine la prova di dover cavalcare un verme per provare di essere un guerriero mi ha ricordato come su Avatar i guerrieri dovevano scegliere il proprio Ikran.

Andrò avanti a leggere? Credo di sì soprattutto per l’importanza di Dune nella letteratura, mi sembra che sia un libro che va letto però non credo che leggerò i libri che il figlio dello scrittore ha scritto per tutta la vita continuando l’opera del padre. Mi lascia un senso di tristezza vedere questi autori, come i figli di Tolkien, rimasti intrappolati nella spirale creativa del padre che si divertiva e esprimeva il suo vero estro creativo nella scrittura di questi libri mentre loto non proveranno mai niente del genere. Mi dispiace che non hanno avuto il coraggio di creare qualcosa di proprio, ce l’avevano scritto nel dna che avrebbero potuto farcela o come minimo avevano grandi possibilità.

Concludo con alcune citazioni:

non ci manca forse un senso per vedere e udire un altro mondo, dovunque intorno a noi?

la vera felicità, si accorse, era questa: la possibilità di fermarsi, sia pure per un istante.non c’era alcuna felicità, altrimenti.

la notte è un tunnel, penso. Un buco al domani…



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Review: Il trono di spade

Il trono di spade Il trono di spade by George R.R. Martin
My rating: 3 of 5 stars

hermio
Alla fine l’ho letto anche io. La storia è interessante anche se poco originale, famiglie medioevali che lottano tra loro. I temi fantastici sono molto latenti ma mi sono stupita ti trovare persino un unicorno: la meta lupa trovata morta all’inizio è stata uccisa da un unicorno che ha perso il suo corno durante l’omicidio. Per come sono andate avanti le cose mi ha suonato strano sentire Martin parlare di unicorni.
Il metodo di scrittura è molto semplice diretto e descrittivo ma la storia risulta meno spettacolare in confronto alla serie che guardai sin dall’inizio. Gli attori hanno reso i personaggi molto più spettacolari e meno stereotipati.

Questa prima parte è basata sui segreti di corte con una trama ben costruita senza una conclusione soddisfacente, il mistero andava risolto se non altro dopo più di 400 pagine, forse troppe.
Guardando la serie all’epoca non mi era affatto venuta voglia di leggerlo anzi ritenevo che era più che sufficiente guardarlo in tv e allora perché proprio ora? A causa dello spin off, mi ha talmente tanto affascinato che ho deciso di riprendere in mano la storia precedente (che a dir la verità è successiva) e approfondire.

Per quanto riguarda la valutazione in stelle questo libro se ne meritava anche quattro ma ne lascio solo tre per l’eccessiva quantità di animali morti. Potevo anche accettare la meta lupa morta perché aveva senso affinché gli Stark avessero i suoi sei cuccioli ma l’uccisione della meta lupa di Sansa è per me inconcepibile. Non sopporto neanche tutti quei cavalli morti e infine Arya che insegue i gatti è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Dopo più di vent’anni che è uscito non c’è certo bisogno che io parli a favore di questo bestseller e a tal proposito è divertente notare come questo libro preso in biblioteca è molto consumato anzi è consumato tanto quanto quello delle sfumature!

In conclusione, non mi resta che proseguire la lettura…ah e se dovessi scegliere una casa? Targaryen.

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Review: L'amica geniale

L'amica geniale L'amica geniale by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars



hermio

L’avevo letto già due volte e questa è la prima volta che lo ascolto, uno di quei libri in cui torni e ti senti a casa. I personaggi diventano più concreti delle persone reali e ti sembra di conoscerli davvero e come tutti i libri di Ferrante letti da Anna Bonaiuto si ha una magnifica sensazione sia per quanto riguarda la storia sia per come viene narrata: è uno spettacolo anche più valido della serie televisiva. Non voglio comunque sminuire la serie grazie alla quale ho trovato questa scrittrice.

Questa è la terza volta che affronto questa storia e la sto già ascoltando una seconda volta prima di passare al secondo capitolo. Ora stiamo aspettando l’uscita della quarta stagione della serie ma già so come andrà finire e come ogni storia finirà perfettamente.
Non mi dilungo oltre per questo primo commento, c’è molto da dire e molto da assaporare, una storia perfetta che già in questo primo capitolo si differenzia dai seguenti per come è scritto e anche per come è narrato. La protagonista Elena che ci racconta in prima persona di lei e di Lila ha grazie ad Anna un tono molto diverso da quello di altri libri di Ferrante e immagino dai libri seguenti in cui sarà sempre più grande. Il team Ferrante è riuscito a suddividere non solo la storia in momenti salienti ma anche i volumi in modo di raccontarli con uno stile più consono all’età della protagonista. Tutto il libro cambia evolvendosi Elena stessa. Non c’è bisogno di dire che il classico punto che viene visto nei libri come di focale importanza è l’evoluzione del personaggio e questa è la rappresentazione di una perfetta evoluzione ma non solo di Elena, anche di Lila e di tutti gli altri che sono per me persone vere. Spettacolare e credibile al tempo stesso, come tutte le storie di Ferrante.


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Review: I leoni di Sicilia

I leoni di Sicilia I leoni di Sicilia by Stefania Auci
My rating: 1 of 5 stars

Hermio


Mea culpa sono caduta nella rete del marketing. Era da un po’ che sentivo parlare di questo libro e quando mi sono accorta che ben presto ne sarebbe uscita una serie mi sono detta che avrei dovuto leggerlo. Non so perché mi era venuto in mente come associazione Ferrante tanto che credevo che avrei letto qualcosa di molto analogo sia per la scrittura che per l’interesse che mi avrebbe suscitato. Ho sbagliato tutto! È la prima volta che un audiolibro mi risulta così pesante e insopportabile. È iniziata male dopo solo cinque minuti di ascolto mi sono resa conto che l’avrei odiato ma non l’ho interrotto (follia pura) sono andata avanti fino alla fine e ciò mi hai dimostrato che la sensazione iniziale era giusta: terribile!

All’inizio inoltre sono stata ignorante perché non sapevo che si trattava di una famiglia realmente esistita e se l’avessi saputo avrei lasciato perdere subito senza neanche cominciare a leggerlo perché non mi interessano le storie vere non le sopporto e le trovo solo segno dell’incapacità di alcuni di creare dei personaggi, la cui fantasia limitata ha bisogno di andare a prendere tizi realmente esistiti e magari trasporli anche in modo sbagliato e spero che siano state trasposti in modo sbagliato perché io li ho trovati insopportabili!

Il libro ci racconta di una famiglia maschilista fino all’inverosimile composta da uomini che per tutta la vita hanno pensato solo agli affari credendosi i migliori di tutti. Mi fa strano che sia stata una donna a scrivere questo libro dato che denota la totale mancanza di rispetto per il genere. Era l’epoca? No, era il carattere di queste persone che hanno sempre messo gli affari al primo posto.

Dopo aver saputo che erano vere persone sono andata a leggere Wikipedia che ho trovato altrettanto noiosa: ok hanno fatto soldi a palate hanno avuto potere partendo da niente. Mi sta bene ma da quello che ho letto hanno rinunciato a vivere, si sono dedicati solo a coltivare soldi e non affetti, pensavano solo al potere ed è per questo che sono andata avanti anche a discapito delle donne che stavano loro vicino a iniziare dal primo Ignazio.

Si parte da questa famiglia che lascia Bagnara Calabra a dopo il terremoto di fine 700. Paolo e Ignazio che sono due fratelli, Ignazio è sposato con Giuseppina che è attaccata alla sua città e non vorrebbe mai lasciarla per andare a Palermo. Già nell’imposizione del marito di portarsela via mi sono sentita male. Al marito non è importato niente dei sentimenti della moglie tanto che ha pure venduto la casa che le apparteneva in seguito. Giuseppina aveva un forte affetto per il fratello del marito anzi lo amava tanto quanto odiava il marito a cui era stata fatta sposare per forza. Ecco già dall’inizio si capisce come la donna sia sempre un oggetto a disposizione dell’uomo sia per affari sia per creare eredi (siamo ai livelli del trono di spade ma senza enfasi).

Una volta che è morto Ignazio il fratello Paolo ha preso le redini dell’attività che già era crescente e Paolo e Giuseppina nonostante tutto non sono riusciti a trovare un certo amore anche se nessuno glielo avrebbe impedito. Perché? Perché anche Paolo era improntato al lavoro e a nient’altro. Il figlio di Ignazio si chiamava Vincenzo, ma quando muore il padre è lo zio che si occupa di tutta l’attività. Quando muore lo zio Vincenzo subentra e si è dimostrato persino peggio del padre: perché? Si è innamorato di Giulia ma finché questa non gli ha dato un figlio maschio non ha né riconosciuto le due figlie femmine che hanno avuto né ha voluto sposare lei! Ditemi voi se questo non è maschilismo estremo!! Che cosa ha portato questa scrittrice a scrivere una storia così terribile? avrebbe potuto abbellirla…

Inutile che la scrittrice ci vuole far credere che Giulia era forte ma non era forte era innamorata e ha dato la vita a questo qui! Anche qui ansia: Vincenzo dava la precedenza all’impresa perché se non avesse avuto un figlio maschio non l’avrebbe mai sposata! Terribile. La storia si conclude con la morte di Vincenzo e tra parentesi il figlio maschio che Giulia gli ha dato l’ha chiamato Ignazio… Ma come si fa ad essere così autoreferenti? Sempre con questo Ignazio e Vincenzo comincio a non capirci più niente! Alla morte di Vincenzo il figlio Ignazio si è sposato e anche lui non ha sposato la donna che amava ma una indicata dal padre che aveva un’utilità per l’impresa… Continuiamo con la donna oggetto e questo qui ha fatto due figli uno l’ha chiamato Vincenzo (ma certo) e uno l’ha chiamato Ignazio junior… Per me siamo dei livelli di pazzia enormi! Dato che non ho la minima intenzione di leggere il secondo capitolo ho letto Wikipedia che comunque mi ha fornito le stesse informazioni. Che cosa è successo alla fantastica impresa familiare dei Florio? È successo che Ignazio junior ha cominciato bene ma poi l’ho rovinata e non esistono più eredi. Si chiama la Sindrome di Buddenbrook ovvero che cito wiki: le generazioni successive alla terza si mostrino poco interessate o predisposte alla gestione dell'impresa familiare, portando al collasso di quest'ultima. Quindi gli eredi cominciano a vivere.

Ora veniamo al libro in sé … Questi Florio all’inizio non sapevo neanche che erano delle persone vere ma dopo averlo saputo ho capito quanto poco valesse questo libro tanto che si tratta né più né meno di una fanfiction storica senza tanti sforzi! Leggendo Wikipedia tutti potrebbero scrivere il secondo libro dopo aver letto due pagine del primo: zero passioni, zero sentimenti, zero vitalità.

Non c’è stato il minimo sforzo fantastico o personale, sono stati presi fatti realmente accaduti e romanzati in modo molto blando, la scrittrice non ci ha messo niente di suo. Le conversazioni andavano inventate di sana pianta ma già è tanto se arrivavano a tre battuta: non sapeva cosa far dire ai suoi personaggi. Ma certo se non inventi come fai a sapere cosa si sono detti questi!!!!! Ugualmente le relazioni interpersonali sono state disastrose perchè messe da parte sempre a favore di quello che è successo all’azienda e al commercio: ma che noia, un libro sull’azienda!!! Trascrizioni di tutto quello che è stato trovato già scritto in registri e altri documenti storici e wikipedia. Ne consegue un libro piatto e sciatto. Come se non bastasse la noia e lo sconforto e anche la frustrazione sono aumentati a dismisura con le enormi note storiche che farcivano il libro rendendolo insopportabile peggio di un libro di storia del liceo! Sono ignorante di storia lo ammetto non mi è mai piaciuta e la trovo incomprensibile esposta come fanno i libri di scuola e ogni tanto qui c’è stato un copia incolla di quello che è successo all’epoca ma se ne poteva fare a meno!

Ho avuto l’impressione che questa scrittrice non emergente che aveva voglia di scrivere o meglio di farsi leggere ed è stata arruolata dalla casa editrice per questo progetto, un progetto che avrebbe potuto completare chiunque, un cosiddetto compito in classe: scrivi una fiction sui Florio che verrà poi trasposta in TV. Ah, già perché non è sicuramente un caso né che questa serie di libri abbia avuto successo né che presto sarà una serie, è tutto un meccanismo ingranato oliato e predisposto per fare andare avanti gli editor e i produttori di film. Anche il fatto che io ne sia venuta a conoscenza dimostra come la voce si sparge gira e arriva a tutti ma se con un libro mi fregata al secondo vi dico ciao ciao e la serie ve la guardate voi ma tanto sarà un successo pure quella, è tutto scritto e predisposto.

La scrittrice non ha fatto niente di straordinario ogni volta che c’era un momento interessante tra i personaggi che magari si stavano per baciare ecco che passavano tre o quattro anni! I salti temporali eccessivi dimostrano che lei non aveva niente da dire niente da inventare nella vita di questi ma perché? Perché non li conosceva come avrebbe conosciuto i suoi personaggi se mai avesse fatto lo sforzo di inventarli.

Manca tutta la parte sentimentale e la focalizzazione sui personaggi che sono talmente tanto inutili che a parte le loro relazioni di parentela non c’è altro.

Non aver scelto un solo protagonista ha indebolito la storia, tutto così dilungato risulta freddo e chi legge è incapace di affezionarsi a nessuno. Anzi, i Florio sono sbruffoni, tutto il libro ‘sti Florio si dicono quanto sono bravi e quanto sanno fare le cose bene, è deve tutto un osannare di questi qui che poverini sono stati trattati male da tutti ma hanno dimostrato quando invece erano bravi e belli e i migliori. Questo libro è la celebrazione della fortuna che hanno avuto ma che poi è finita, come dirà il prossimo. I fatti presentati sono pochi, poteva fare un’unico compito a casa invece di dividerlo in due ma il marketing è il marketing.

All’inizio ho nominato Ferrante e anche lì si può dire che sono progetti commerciali, la maggior parte dei libri di Ferrante sono diventati film o serie ma le storie in questione hanno sempre una certa qualità profondità e dose artistica che la saga dei Florio non ha neanche in minima percentuale. I libri di Ferrante sono scritti con il cuore con la maestria e con la fantasia perché non si parla mai di persone vere protagoniste ma inventate, realistiche credibile e che sembrano vere ma non lo sono, si muovono su un vero sfondo storico ma senza Ferrante non avremmo mai avuto tali storie, la realtà rimane un background. Invece qui dai Florio non c’è niente di fantasy non c’è niente di inventato non c’è la volontà di scrivere ma solo la necessità di fare un compito scritto, un compito a casa, scritto in modo diligente e bene ma neanche troppo.

Un libro con pochi personaggi stereotipati senza vita né emozioni ma solo con un nome preso da Wikipedia, descrittivo fino all’inverosimile su questioni pratiche di commercio intervallati a momenti in cui si mette a snocciolare fatti uno dopo l’altro di gente storica, ma chi se ne frega di Napoleone? Anche sull’Amica Geniale c’erano molti riferimenti alla storia e alla politica ma mai posti così come se fosse la lista della spesa, erano i personaggi che ne parlavano e si interessavano chi da una parte chi dall’altra.

Il libro a volte diventa una specie di documentario, all’inizio si parla solo delle spezie e i personaggi sono sullo sfondo, talmente tanto patetici e prevedibili che fa sorridere come è stata costruita questa storia a tavolino senza un minimo slancio artistico senza sentimenti né passioni (due palle, scusate il francesismo!)

I personaggi sono insopportabili e me ne accorgo soprattutto quando faccio il tifo per i “cattivi” e appoggio quelli che parlano male di loro.

Come se non bastasse i Florio trattano di avorio e seta e tonnare e non posso fare altro che sottolineare tutti gli animali morti e la sofferenza che i loro affari comportano. Poi scrive che Vincenzo allontana con un calcio un cane randagio che fruga nell’immondizia, complimenti scrittrice, tra tutte le cose che potevi inventare questa è l’unico slancio di inventiva che hai avuto????

La scrittrice ha una fissa per gli odori ma se in alcune scene potrebbe sembrare un tocco artistico aggiungere sempre l’odore rende il tutto anche più descrittivo, quello che si mescola con quell’altro sempre la stessa solfa dice.

Questo libro è come quando uno fa finta di cucire e ricama sopra le figure perchè non saprebbe fare niente senza le guide.

Dato che si tratta di un audio book voglio fare anche un piccolo commento alla lettura: non era proprio male ma in certi punti quando i personaggi alzavano la voce lui la abbassava così tanto che io quasi non sentivo niente. Non credo che sarebbe potuta venire meglio ma avrei gradito un pochino più di chiarezza. Il problema di questa storia non è certo la lettura ma la scrittura.

Libro bocciato su tutte le linee, non c’è niente che mi dà speranza nell’editoria, vanno avanti solo i progetti preconfezionati che a questo punto vengono assegnati come compiti a autori che hanno poche idee e che si prestano a diventare degli scribacchini perché se tu non hai avuto neanche un po’ di fantasia per inventarti una famiglia allora non sai scrivere! Non vuoi scrivere! Per esempio torniamo al trono di spade, ma quante famiglie si è inventato Martin?! Non è andato su Wikipedia a leggere quelle che esistevano! Lui che si è inventato anche un nuovo mondo… E io non sono una grande fan di Martin ma lo rispetto per la fantasia iniziale che non è neanche un 100º di quella di Tolkien! Ma qui stiamo volando su vette altissime che questa scrittrice non avrà mai voglia neanche di considerare.

In certi momenti ho faticato ad andare avanti non ne potevo più e non vedevo l’ora che finiva. Per me basta così, sono tornata di corsa da Ferrante.

Concludo con alcune citazioni ridicole:

L’autunno è arrivato senza chiedere permesso. (Qui siamo a livelli elementari)

La sabbia che porta granelli di sale che ha il profumo del mare. È lei che regala quel sapore secco quell’incertezza che confonde (questa era a proposito del Marsala, adesso uno mentre beve il vino si confonde? Ubriaconi.). Quel gusto appena accennato di mare.

Se un Florio decide una cosa niente e nessuno potrà fargli cambiare idea.

È la prima volta che insulto un audiolibro ascoltandolo.


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Review: Le ore più buie

Le ore più buie Le ore più buie by Michael Connelly
My rating: 1 of 5 stars

Library

Penso che sia il libro più ridicolo che abbia mai letto ma non solo di Connelly, ingenerale. Forse è meglio che non leggo i suoi futuri libri se ha intenzione di affrontare la realtà in questo modo. Che cosa mi ha sconcertato? Non posso dire che sono rimasta disgustata perché sarebbe un sentimento troppo forte invece mi è sembrato patetico il modo in cui ha incluso nella storia delle nozioni in tema pandemia. Quando ho letto i primi scambi di battute sulla mascherina ho capito che piega avrebbe preso il libro e mi sono detta che questo scrittore ha davvero raggiunto il limite ma che può continuare ad andare avanti a pubblicare solo in virtù del nome che stampa sulla copertina, solo quello vende di sicuro non la qualità delle storie presentate.

Ancora una volta mi rendo conto che l’editoria ormai è arrivata ad un livello tale che non conviene più comprare libri. Una storia del genere viene venduta per 18 € copertina rigida righe larghe tanti spazi vuoti e non arriva neanche a 400 pagine. Io ovviamente l’ho preso in biblioteca ma troverei un certo disappunto nello spendere tutti questi soldi per una storia tanto sciatta piatta e che avrebbe potuto scrivere chiunque. È proprio questo il fatto comincio ad essere sempre più convinta che si tratta in ogni libro sulla cui copertina cui c’è scritto il nome di questo autore ma che di fatto la storia l’ha sfornata un gruppo di scrittori che lavora per lui. Anche i ringraziamenti finali sono buttati lì in modo impersonale scritti dalla casa editrice, c’è scritto lo scrittore ringrazia tutta una serie di persone che l’hanno aiutato a scrivere ma secondo me hanno proprio scritto, sono i cosiddetti ghost writers solo che non sembra neanche usare sempre gli stessi. I due personaggi principali potrebbero essere anche interessanti il vecchio poliziotto in pensione e la poliziotta giovane e scalpitante solo che non riescono ad amalgamarsi perché non sono vivi non c’è niente che ci fa dire ok questi due sono delle persone vere a cui io mi affeziono, anche se morissero al lettore non importa niente sicuramente non di Ballard che è sempre più piatta.
Ancora una volta non si riesce a capire se si può uscire dai binari perché ogni tanto lei dice al vorrei venire a lavorare con te invece di stare nella polizia ma lui risponde: guarda che i cambiamenti li fai da dentro. Ma che frase fatta è?

Niente come sempre non c’è la scintilla di qualcosa di unico fuori dalle righe che anche se non è credibile al 100% renderebbe tutto più emozionante. È il classico libro scritto perché l’editore voleva pubblicare e lui allora ne ha ordinato uno alla sua squadra: ehi ghost writers scrivetemi un libro. Proprio per questo come dicevo non c’è mai neanche sempre lo stesso stile. Nei libri precedenti infatti i capitoli erano divisi in Bosch e Ballard, alternando i due punti di vista anche se mai in prima persona. Qui questa metodologia è del tutto abbandonata e i capitoli sono uno dopo l’altro in un altro stile.

Anche il modo di fare è diverso perché prima nei libri precedenti c’era una miriade di casi oltre a quello principale e a me dava molto fastidio ma non credo che abbia cambiato idea perché ha letto la mia recensione precedente ma solo perché l’ha scritto qualcun altro. Ecco che in questo libro infatti magicamente ci sono solo due casi sono sempre troppi ma meglio gestiti. Quindi o ha cambiato squadra o ha finito le idee e non so cosa è peggio.

Anche il modo di scrivere è pieno di pagine inutili, i casi dei gialli o dei polizieschi di solito sono molto più intricati, tutto quello che succede in questo libro succederebbe nei primi cinque minuti di Elementary per esempio, tutto ciò per dire che è annacquato.

Una cosa che non ho sopportato proprio di Ballard è anche tutta la questione del cane. Lola il cane che aveva (e che non mi piaceva per niente come aggiunta al suo personaggio perché non era mai descritto come un vero cane) improvvisamente è morto cioè non in questa storia ma qualche mese prima e lei adesso ne vuole prendere un altro. Basta! Basta con questi cani falsi!

La parte peggiore però è quella relativa al virus, tutti i giorni tutta la gente ormai da un paio d’anni ha a che fare con queste mascherine con il virus il vaccino e tutta quella roba e non è una questione di essere d’accordo con questo o con quell’altro modo di pensarla. È proprio la questione che non lo voglio leggere nei libri perché non è questa la normalità, non si parla così tra persone, quello è il modo di parlare del telegiornale mettiti la mascherina hai fatto il vaccino stai lontano non mi toccare, tutto sciatto banale e allucinante che è stato messo per essere politicamente corretto senza un’opinione personale.

Se tutti i libri che usciranno da adesso in poi hanno questa solfa io vado indietro non leggo più niente di nuovo, vuoi mettere che c’è la pandemia va bene ma non c’è bisogno che la inserisci in questo modo tanto ridicolo e poi è snervante che Ballard dice continuamente hai messo la mascherina non ci tocchiamo poi ha detto mi tolgo la mascherina per mangiare? Ah non lo so vedi tu se vuoi mangiare con la mascherina, basta, siamo agli sgoccioli. I casi non erano neanche tanto male ma proprio da criminologo basilari, da uno che scrive casi polizieschi da così tanti anni mi aspettavo qualcosa di più elaborato ma che forse non troverò mai più nei suoi libri soprattutto se continua a pensare alle mascherine!


Concludo con questa citazione che forse esprime chiaramente il mio raccapriccio:
Bosh: Dammi il cinque
Ballard: Non dovremmo farlo con il kov-i-D
(Ho scritto male apposta)


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