Dune by Frank HerbertMy rating: 2 of 5 stars

Wiki dice che si tratta di uno degli universi immaginari più complessi, coerenti e dettagliati della fantascienza.
È proprio la sensazione che ho provato leggendo.
Tutti dicono che è difficile ma secondo me è la maggior parte dei libri ad essere semplici e quindi non appena ci troviamo di fronte a qualcosa che richiede un pizzico di impegno in più possiamo considerarlo difficile ma questo non lo è, è elaborato.
Paragono questo modo di scrivere visionario dettagliato e realistico a quello di Tolkien, entrambi avevano avuto una visione di un mondo alternativo e diverso da quello a cui siamo abituati ed è questo che a primo impatto potrebbe indurci a considerare la lettura complicata, ma serve solo un po’ di disciplina per ambientarsi come quando si entra in una piscina, prima di trovarsi a proprio agio serve acclimatarsi e dopo aver letto un sesto del libro è successo, non ho avuto più la sensazione di difficoltà.
Quest’autore ci ha messo molto di sé in questo libro, sono più di 600 pagine scritte fitte e con devozione di particolari ma senza mai giri di parole, ogni pagina è necessaria. Lo scrittore ha avuto una visione precisa di un universo non solo per quanto riguarda la geografia ma ha descritto anche la religione la popolazione la lingua il modo di pensare… tutto come se fosse vero.
Dunque va tutto bene? No per niente, non per me.
Tanto quanto l’ambiente il set i pianeti e la creazione del mondo è perfetta tanto quanto i personaggi sono pessimi detestabili poco costruiti dai dialoghi banali e ripetitivi e purtroppo non si sopportano. Cominciamo subito dai protagonisti, il duca subito appare come una persona messa lì per essere uccisa, chi è? Non si sa ma Jessica la sua concubina lo ama senza motivo. Jessica è la vera catastrofe di questo libro è detestabile non appena si presenta, saccente, sbruffone sin dall’inizio con il suo amore per il duca che la rende anche più patetica. Ma perchè lo ama? Sono sentimenti tanto per sentito dire, lei è arida come il deserto di dune e si atteggia a innamorata timorata di Dio. Jessica non fa altro che lagnarsi perché il duca non l’ha sposata ma poi si consola da sola dicendosi che lui la ama davvero. Ma quanto si creda bella e brava dato che tutti le avevano ordinato di fare una figlia femmina invece lei ha fatto un maschio solo perché il duca voleva un maschio! Ma quanto rompe con questa storia…
Il problema di questo libro oltre ai personaggi sono le relazioni tra di essi che non sono credibili, soprattutto le storie d’amore.
Jessica dunque si crede una grande strega che ha tutto sotto controllo e di conseguenza si comporta come se fosse vero. Oltre a donna strega sembra che lo scrittore le voglia anche dare un’aura da suora, la classica donna descritta da un uomo che non sta né in cielo né in terra.
Inizialmente Paul sembrava solo un ragazzino così senza arte né parte poi improvvisamente si crede una divinità anche lui comincia ad avere delle visioni e si galvanizza, sa che su di lui poggia tutto l’universo, mai visto un pallone gonfiato come lui. Paul sa tutto capisce tutto e anche lui ha una storia d’amore che sembra buttata lì tanto per fare scena. Paul ha sognato Chani e appena la vede la ama, mah. Non solo, appena la vede ci fa un figlio, ma uno a 15 anni si può mettere fare un figlio? E subito il figlio muore poi. Assurdo, mi ha lasciato incredula.
La pagina finale è l’emblema di come i personaggi hanno rovinato tutto quanto.
Paul a Chani nonostante sia la sua donna della vita gli dice guarda io devo sposare Irulan la figlia dell’imperatore per sistemare tutto l’universo però non ti preoccupare perché innanzitutto faremo altri figli quindi anche se ne abbiamo perso uno non fa niente stai tranquilla poi anche se io sposo Irulan non la degnerò mai di uno sguardo sarà solo un oggetto la tratterò di merda e tu sarai il mio vero amore. Anche qui dici ma che cazzo di discorso è? Ed ecco che Jessica si comporta da stronza quale che è. Inizialmente aveva preso in antipatia questa Chani poi quando è diventata una concubina come lo è sempre stata lei allora la accetta e dice bravo bravo Paul fai bene così, Irulan non si merita un cazzo dalla vita.
Discorsi allucinanti che rovinano tutto il gran lavoro che è stato fatto nella costruzione di questo mondo.
I personaggi sono solo delle pedine non hanno la scintilla vitale e la trama così manca di pepe, non c’è interesse in quello che fanno i personaggi, anzi. Persino i cattivi non sono degni di nota.
Infine bisogna però fare un plauso a questo libro per come è stato contenitore di tutte le idee copiate o prese come ispirazione dalla letteratura e dal cinema seguenti e io stessa ho ritrovato stupendomi idee che altri hanno preso da Dune quasi senza ritegno.
L’inizio con i frammenti di libri antichi riferiti a quello che stiamo leggendo mi ha ricordato cronache del mondo emerso. Quindi posso affermare che Licia Troisi ha letto questo libro.
I vermi del deserto mi hanno ricordato la parte che più mi era sembrata sorprendente della trilogia di Nevernight quindi pure Jay Kristoff ha letto questo libro.
La prova denominata gom jabbar mi ha ricordato su Rogue One prova il Bor Gullet.
Paul non fa altro che dire “ho visto svariate future possibilità” proprio come è successo a Bernard su Westworld stagione quattro.
Infine la prova di dover cavalcare un verme per provare di essere un guerriero mi ha ricordato come su Avatar i guerrieri dovevano scegliere il proprio Ikran.
Andrò avanti a leggere? Credo di sì soprattutto per l’importanza di Dune nella letteratura, mi sembra che sia un libro che va letto però non credo che leggerò i libri che il figlio dello scrittore ha scritto per tutta la vita continuando l’opera del padre. Mi lascia un senso di tristezza vedere questi autori, come i figli di Tolkien, rimasti intrappolati nella spirale creativa del padre che si divertiva e esprimeva il suo vero estro creativo nella scrittura di questi libri mentre loto non proveranno mai niente del genere. Mi dispiace che non hanno avuto il coraggio di creare qualcosa di proprio, ce l’avevano scritto nel dna che avrebbero potuto farcela o come minimo avevano grandi possibilità.
Concludo con alcune citazioni:
non ci manca forse un senso per vedere e udire un altro mondo, dovunque intorno a noi?
la vera felicità, si accorse, era questa: la possibilità di fermarsi, sia pure per un istante.non c’era alcuna felicità, altrimenti.
la notte è un tunnel, penso. Un buco al domani…
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