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Tin & Tina 📺 commento



Che dire di Tin e Tina? Sentimenti contrastanti e grandi errori ma c’è di peggio.


Quando ho visto che c’era un film horror su due gemelli malefici, mi sono un po’ entusiasmata, ma mi aspettavo di meglio.


Lola e Adolfo adottano Tin e Tina in un orfanotrofio, siamo in Spagna nel 1980. Le premesse c’erano tutte per avere qualcosa di più, però questo film è stato pieno di cliché da film horror. Ad esempio, i bambini malefici con i capelli bianchi, suore malefiche, religione pericolosa e soprattutto, purtroppo, animali morti. Spesso gli horror, anzi quasi sempre, si distinguono per presentare all’inizio degli animali domestici che sono messi nella storia solo per essere uccisi e dimostrare dunque la cattiveria e il pericolo insito nella parola horror. Basta! 


Avevo iniziato a guardare il film con medie aspettative, però quando ora iniziano i film Netflix, ci avverte dei pericoli e c’era scritto in alto "violenza sugli animali". Subito dopo ho visto che c’era il cane della coppia di Lola e Adolfo e ho capito… Basta! Sinceramente non vedevo l’ora che passasse quel momento in cui il cane veniva fatto fuori. Quella scena mi ha dato fastidio, non serviva. Il film è durato due ore, non c’era bisogno di vedere quella scena in cui questi gemelli malefici, per tutti i motivi che vengono descritti nel film, decidono di uccidere, squartare e seppellire il cane di Lola. No grazie, ormai si dovrebbe capire che la gente non ne può più di vedere queste scene di violenza gratuita sugli animali che rovinano il film. Io non lo riguarderò di sicuro, anzi se dovessi rivederlo dovrei mandare avanti, ma non mi va. È un addio. Certo, in alcune storie può succedere che gli animali fanno una brutta fine (succede anche su Avatar), però ci deve essere un senso e qui non c’era, non serviva allungare il brodo, avevamo già capito che questi due erano psicopatici… Dunque questa è una grande pecca.


Il film non brilla di genialità, non c’è niente di nuovo, però ho apprezzato il fatto che sia stato ambientato negli anni '80, l’ha reso un po’ più artistico. 


Tin e Tina sono due gemelli non cattivi di per sé ma il problema è che interpretando alla lettera la Bibbia, lo diventano, come si può immaginare. Mi è piaciuta questa parte perché va a riflettere sul fanatismo religioso che può portare a comportamenti sanguinolenti, non è una novità. Quindi questa parte è stata interessante. Però manca una scintilla, un qualcosa che lo rende almeno leggermente geniale. Non dico che deve essere un capolavoro da Oscar (poi adesso non si sa neanche se dire film da Oscar vuol dire film bello), però qualcosa di più. Un film dal budget basso può comunque riuscire ad essere interessante per esempio con una trama un po’ più costruita. Perché, oltre al fatto che i gemelli sono malefici e i genitori sono stolti non c’è molto altro… Potrebbe bastare, ma no.


La recitazione dei grandi non è stata delle migliori, e poi c’è anche da dire che questi due genitori, Lola e Adolfo, sono un po’ stupidi, come sempre succede: negli horror c’è sempre una certa demenza dei personaggi che si vanno a infilare in situazioni pericolose che normalmente si evitano. 


I due ragazzini, però, sono stati accattivanti, è questo che devo sottolineare. Hanno recitato bene i loro personaggi, che sono sviluppati in maniera abbastanza soddisfacente. Proprio i due gemelli mi hanno anche attirato tanto che ho guardato questo film solo dopo aver visto il trailer. Insomma, questi personaggi sono azzeccati ma non basta avere un’idea per fare una storia. L’idea di partenza dei gemelli pericolosi perché sono religiosi, biondi e strani è ottima, però intorno non ci hanno saputo costruire una trama che rendesse il film degno di essere guardato anche più di una volta. Perché io con quella scena del cane, non lo riguardo di sicuro.


A volte, poi, più che un horror, era comico. Gli horror, di fatto, sono un mucchio di cazzate predisposte in modo tale da sembrare terrificanti, ma che, se vanno analizzate scientificamente, risultano improbabili, impossibili e dunque per niente paurose. In alcune scene si era rimarcato troppo il fanatismo dei due bambini che risultava ridicolo, scene che invece di risultare paurose, sembravano solo folli tanto da ridere e non c’è più paura, ma c’è derisione di una scena che è andata oltre. C’è una sottile linea che separa l’horror dal comico e più di una volta in questo film si è andati a finire nella comicità e se un horror fa ridere, ecco che fallisce.


Dunque, un film da vedere? Sì, perché spicca, tra tutte gli show proposti da Netflix. Vale la pena, ha i suoi difetti, l’ho detto, ma c’è stato anche un debole intento di uscire un po’ dalla solita minestra. Ultimamente, trovare qualcosa da guardare non è facile, questo attira. Peccato che, avendo l’opportunità di essere così attraente, non ci hanno saputo dare uno spettacolo soddisfacente.





Boogeyman 🍿 commento




Premetto che sono andata a vederlo solo perché sul poster c’era scritto che era tratto da un libro di Stephen King! E infatti… Non è un horror da quattro soldi, niente di simile a Halloween o tutti questi horror moderni che servono più che altro a fare scena. Mi sono ritrovata davanti a un film un po’ più introspettivo e curato, anche se manca un po’ di originalità, siamo sempre lì. Però mi è piaciuto, mi è piaciuta anche la musica e la regia, le riprese e come è stato presentato il film. Dunque niente di spettacolare ma abbastanza intenso. Fa paura? È difficile aver paura al cinema, ma la potenza di Stephen King è quella di farti avere paura dopo. Tu guardi il film o leggi il libro e ti senti bene, poi quando ti ritrovi da solo al buio di notte allora magari dici "però…". 


Il film è molto lento, ma non nel senso che va lento e quindi è noioso. Si prende le giuste pause, quindi non è spettacolare neanche per questo, ma così i momenti salienti riescono ad essere tali e anche molto intensi. Tutti sanno cos’è l’uomo nero, ma ovviamente ormai non si dice più, anche in Italia sembra che dobbiamo Boogeyman, anche se non fa tanta scena. È la modernità.


Le protagoniste principali sono due giovani attrici, una più brava dell’altra, e che hanno la maggior parte del tempo sulla scena. L’uomo nero ovviamente è legato all’infanzia e quindi, come spesso capita nelle storie di Stephen King, i protagonisti sono giovani. Infatti, abbiamo un’adolescente e la sua sorella minore e sono state entrambe bravissime. Non hanno avuto niente da invidiare agli attori più grandi. Anche questo mi è piaciuto. La più piccola poi (Vivien Lyra Blair) aveva già recitato nella serie di Star Wars “Obi-Wan Kenobi” e già mi era sembrata molto professionale, nonostante sia giovanissima.


Per quanto riguarda la scenografia, anche quella è stata molto ben fatta. Ovviamente l’uomo nero non deve essere una presenza costante nelle scene, ma fa paura per il suo rivelarsi e non rivelarsi, per il suo celarsi nell’oscurità. Sono stati bravi a creare anche la tensione, perché l’horror secondo me non è quello che ti fa vedere un mostro che ti fa paura, ma quello che ti dà la sensazione di paura in agguato, di presenza che c’è, non c’è e che sta per arrivare da un angolo nero. E quindi, questo film è riuscito anche ad essere in grado di farti trovare in tensione, non mostrarti proprio il mostro davanti, ma farti venire una sorta di angoscia (sempre nei limiti cinematografici) con la bravura anche di generare ombre contrapposte alla luce e dunque generando la paura di ritrovarsi nell’oscurità. Quando si mostra l’uomo nero, lo fa in modo cruento, ma la sua potenza è data più dalle scene in cui non si vede, ma si sa che c’è.


Un plauso va fatto al fatto che non ci sono animali morti! Un grande squallido cliché degli horror è sempre quello di vedere il cattivo di turno che fa fuori l’animale domestico del protagonista e finalmente questo horror va oltre questa consuetudine. Un film libero da violenza su animali, gratuita, ingiustificata e insopportabile. Grazie!


Come negli horror che si rispettino, c’è il gioco delle porte che ha fatto la sua scena, la sua figura. Porta che si apre, che si chiude, chi sta dietro la porta e chi la chiude, chi l’apre, luci che si vedono da sotto, paura di aprirla, necessità di chiuderla, rumori che vengono da dietro la porta. Porte che si spalancano e che si chiudono per lasciare fuori le proprie paure. 


Non c’è altro da dire. Il film ha una storia molto semplice, ma io trovo che anche questa sia la sua potenza. Scorre, dice quello che deve dire, lo fa in modo artistico, oscuro e accattivante e poi ti lascia da solo con i tuoi mostri. 


Mi aspettavo molto peggio, ormai gli horror al cinema non mi attirano più, ma questo è stato ottimo. Stephen King non si smentisce mai.







Review: Inuyasha, Vol. 14

Inuyasha, Vol. 14 Inuyasha, Vol. 14 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

La situazione che era iniziata nel numero precedente, che sembrava essere al culmine, si risolve in un paio di facciate. Riuscito a trovare il modo di sfruttare il taglio del vento, Inuyasha da un colpo al fratello senza però volerlo uccidere. Totosai, il fabbricante di spade, decide di lasciargli Tessaiga proprio perché ha fatto questo gesto buono nei confronti di Sesshomaru. Totosai, così come è venuto, se ne va e ricomincia l’inseguimento degli altri frammenti della sfera.

Sesshomaru, mentre si sta riprendendo, incontra una ragazzina che è di nuovo uguale alle precedenti, con la stessa fisionomia di Kagome. Mi è dispiaciuto vedere questo personaggio cattivo mostrarsi gentile. Quando i cattivi vengono sporcati dalla bontà, ci rimango male. La ragazzina viene attaccata da un branco di lupi e uccisa, e allora Sesshomaru decide di provare la sua spada Tenseiga su di lei facendola risorgere. Non mi piace, il cattivo deve rimanere sempre cattivo e fedele a se stesso.

Nel frattempo, anche gli altri vengono a contatto con il branco di lupi guidato da un certo Koga. Koga è il capo della tribù yoro dei demoni lupo e inoltre ha frammenti della sfera nel corpo. Subito lui e Inuyasha si scontrano, ma Koga se ne va quando Inuyasha sferra il taglio del vento. Qui c’è già un altro problema: lupi morti. No, no e poi no! Non voglio vedere animali morti e poi, sinceramente, basta. Già avevamo visto branchi di lupi, ecco che il manga di nuovo arranca e va off topic cercando di allungare il brodo!

Koga rapisce Kagome e la porta nel suo covo. In quel momento vengono attaccati da quelli che vengono definiti le Paradisee e credo che siano le creature più brutte che siano state inventate per Inuyasha. Sono degli uccelli, ma uccelli è un termine troppo paradisiaco per queste schifezze. Sono delle ali attaccate a zampe di gallina, un corpo con una faccia enorme e sopra c’è attaccato un mezzo corpo semi-umano. Che schifo. Koga vuole prendere loro i frammenti della sfera che hanno e lo stesso vogliono loro.

Alla fine c’è uno scontro (ma guarda un po’): il gruppo di Koga contro quello degli uccelli malefici orribili, e arriva anche Inuyasha con gli altri. Miroku con il foro del vento toglie di mezzo quasi tutti gli uccellacci, solo che l’ultimo è grosso, addirittura ha due mezzi corpi attaccati sopra (sempre più brutto) ed è Inuyasha ha sconfiggerlo con il taglio del vento. Koga, che è rimasto ferito, si allontana con il suo branco ma torna presto. Inuyasha, Kagome e Koga litigano per una questione di gelosia, dato che Koga ci aveva provato con lei, e alla fine Kagome torna a casa (nel presente) decisa a non tornare indietro se Inuyasha non la viene a chiamare.

Questo numero è stato terribile sia per gli innumerevoli lupi che sono stati fatti fuori nei combattimenti, ma anche per questi mostruosi demoni dalle ali di uccello che erano veramente orribili. Anche l’occhio vuole la sua parte, dato che si tratta di un manga e non di un libro. Per non parlare del gesto caritatevole di Sesshomaru. Bocciato su tutta la linea, come se non bastasse, è totalmente off topic.

Speriamo bene per il prossimo.

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Guardiani della Galassia Vol. 3 🍿 commento 


Guardiani della Galassia Vol. 3 🍿 commento 



Il problema non erano le aspettative. Quando si va a vedere un film del genere dopo aver amato i primi due, ma anche tutti gli altri dell'universo Marvel, è normale che le aspettative siano alte. Non avevo paura che il film andasse male, ma avevo paura che alcuni personaggi avessero fatto una brutta fine... Senza spoiler, parlo di quello che è successo al cinema. Ho aspettato, come sempre, che si sfollasse, ho bisogno di vedere i film in pace e ancora c'era qualcuno. Il film è andato ben oltre le mie aspettative, i Guardiani hanno raggiunto un livello ancora più alto. Credo che lo stile dei Guardiani sia stato una sorta di esperimento: la musica, lo stile, lo humor sono diversi da tutti gli altri film Marvel, sono unici. Sin dalla prima volta, dal primo film, si sono distinti proprio per questo modo di fare che li ha resi affascinanti, proprio perché sono diversi, e la diversità ha generato qualcosa di allettante. Non c'è paragone tra il modo di raccontare, per esempio, degli Avengers e quello dei Guardiani, sono agli antipodi, eppure sono entrambi eccezionali, ma secondo me i Guardiani sono insuperabili, sono i migliori e sono riusciti ad esserlo in tutti e tre i volumi. 


Quando mi chiedono qual è il mio preferito dei tre volumi, mi trovo in difficoltà a dire questo o quell'altro, perché anche quando ho visto il secondo volume, mi sono resa conto che mi era piaciuto tanto quanto il primo: è come se fosse un unico film diviso in tre parti, che sono state fatte tutte e tre con lo stesso divertimento, con l'arte e la potenza. 


Questo terzo secondo me si è superato un po' per i sentimenti, mi sono emozionata, lo ammetto. E poi sono emozioni che non arrivano dopo altre scene sempre sul pesante. La particolarità di questo film è stata anche quella di farti provare varie sensazioni: l'emozione, sentimenti positivi, un po' di tristezza, un po' di paura, ma anche il divertimento, perché i Guardiani sono famosi proprio per le battute, per lo humor unico. Non ho ritrovato questo modo di far divertire la gente in nessun altro film, ed è spettacolare perché è naturale: i personaggi rimangono fedeli a se stessi sempre, e nel modo in cui si combinano l'uno con l'altro riescono a divertire. Dunque c'è anche il passaggio da scene di ilarità a scene profonde e toccanti. 


Senza entrare nei particolari, vorrei parlare di una parte che mi ha lasciato un po' sconvolta, ma che sono riuscita ad accettare nonostante tutte le mie paure di vedere animali in scena. Quando scelgo un film sempre rimango sempre in allerta: se ci sono animali nella trama, cerco di evitare il film, ovviamente questa volta non lo sapevo che ci sarebbero stati, poi non l'avrei evitato, e devo dire che è andata bene, anche se hanno aumentato i sentimenti che provavo. Alcuni animali fanno parte della trama in modi che non sto a puntualizzare, basta pensare a Rocket, che cos'è? E questa scelta animale all'inizio mi ha lasciato appunto in allerta, ma poi mi ha permesso di apprezzare, fino in fondo la trama che è stata costruita con grande cura e anche con un messaggio. 


Il film è dinamico, ma non troppo, perché inizia abbastanza tranquillo, sempre con i loro ritmi, ma per essere divertente, un film non deve essere troppo frenetico, perché se no non c'è neanche il momento per ridere. Lo sviluppo della trama ha un modo di fare che ti lascia a bocca aperta, che ti porta ovunque senza neanche che tu te ne accorga. Come sempre, si va in lungo e in largo per la galassia, essendo i Guardiani della Galassia, e ci sono mondi strepitosi come la Contro Terra... posso solo dire che lì c'è stata molta genialità, originalità e fantasia.


Questo sembra essere il capitolo conclusivo dei Guardiani della Galassia, ma ovviamente le porte rimangono aperte a qualsiasi cosa, come sempre, per fortuna. Credo che in precedenza (per la precisione negli Avengers) sia stato fatto un errore per quanto riguarda Gamora, errore che è stato rimediato in un modo un po'... insomma grazie al multiverso, ma forse hanno imparato, forse è ora di smetterla di uccidere i personaggi. Ammetto che questa nuova Gamora rende le scene anche più accattivanti. È proprio questa la particolarità suprema di questa serie di film: i Guardiani sono accattivanti, sono un gruppo di persone così tanto diverse che si sono amalgamate in un modo geniale! E chi meglio dei Guardiani va a favore dell'inclusione? Sono verdi, blu, procioni, alberi, poi Drax sembra grigio e Mantis ha le antenne... Insomma, questa è l'inclusione che mi piace, spontanea, non forzata, e sempre comunque fuori dalle righe. Da rivedere al più presto, possibilmente al cinema!


Ah dulcis in fundo, ma proprio in fondo, i ringraziamenti. Non avevo mai visto una cosa così, sono rimasta visibilmente sorpresa! Alla fine, nei titoli di coda (rimanete lì che ci sono due scene post credit), ci sono i ringraziamenti speciali, e i primi che vengono ringraziati sono tutti i fan! Ma che spettacolo, è la prima volta che mi capita, e credo che sia stato un tocco da maestro anche il ringraziare i fan, perché senza fan non ci sarebbero stati tutti questi film. I ringraziamenti sono una di quelle parti che nei libri leggo sempre con sguardo indagatore e molto critico, pochi si sprecano a ringraziare chi legge, chi guarda, chi segue, e chi è un fan, snobbando così chi invece è la linfa vitale dell'arte! Grazie a voi Guardiani!








MAKOTO SHINKAI NIGHT 🍿 commento




È la prima volta che mi capita di vedere due film al prezzo di uno, ed è stato possibile grazie alla durata diversa dei due film: “il giardino delle parole“ dura 45 minuti e “Your Name“ un'ora e tre quarti, per un totale di due ore e mezzo. Entrambi i film sono di Makoto Shinkai, il regista del film che avevo visto un paio di settimane fa: Suzume. Sia quello che questi sono potenti e anche leggermente sconvolgenti e ti lasciano a bocca aperta anche solo per le idee. Anche se sono dello stesso regista, sono molto diversi tra loro: Your Name è un po' più simile a Suzume, mentre Il giardino delle parole rimane nella normalità, nel senso che non ci sono effetti magici, super poteri o divinità, ma si concentra su una storia reale. Ma analizziamoli uno alla volta.


Il giardino delle parole: Era la prima volta che lo vedevo e sono rimasta piacevolmente colpita soprattutto dalla grafica. Si svolge in un parco soprattutto dove due persone si incontrano per caso a causa della pioggia: uno studente e una giovane professoressa. Mi piace come, incontrandosi, ognuno non conosce l'altro e tutta la storia che ha dietro. Se non fosse stata una storia giapponese, forse sarebbe stata di sicuro anche una storia d'amore, ma qui c'è solo una storia di affetto che poi è sempre amore, ma è bene distinguere i due tipi. È bello come in pochissimo tempo siano stati delineati i personaggi, sia il ragazzo con il suo sogno di diventare calzolaio (interessante come idea e del tutto originale) che la professoressa con tutti i suoi problemi e la sua incapacità di sentire i sapori, tanto che beve birra e mangia cioccolata perché sono le uniche cose che riesce ad assaporare (anche qui un'idea del tutto originale). Saranno proprio queste due idee originali ad attrarre l'uno all'altra e viceversa. Inutile dire che la grafica è spettacolare, nelle piccole cose di tutti i giorni, come nella pioggia che cade nel lago, nei cieli stratosferici che riescono a farti sospirare come davanti a uno vero. I colori sono brillanti e luminosi, i personaggi sono ben definiti e non c'è neanche bisogno che lo dica, siamo di fronte ad un maestro. La storia si conclude senza niente di eclatante: i personaggi sono visti in un momento della loro vita che non ha né qualcosa di straordinario da raccontare né qualcosa da risolvere, è solo un incontro durante i flussi delle loro vite che in quel momento si incrociano e dunque proprio questa naturalezza la rende una storia molto potente.


Your Name: Era la seconda volta che lo vedevo, ma la prima al cinema, e dunque ha avuto un grande impatto. Comincio subito con un Easter Egg che la prima volta che avevo visto questo film non avevo notato, perché non avevo mai visto Il giardino delle parole: il ristorante dove lavora il protagonista maschile di Your Name si chiama proprio Il giardino delle parole. Fantastico, un tocco artistico visibile solo a pochi e questa volta anche a me. Come dicevo prima, questo film è molto più sensazionale, anche se resta sempre quel senso che ti fa pensare che più che una fantascienza è una religiosità, perché il magico è sempre connesso con la religione, i templi, i rituali, le usanze, anche quelle più antiche. Non è un fantasy come quello a cui siamo abituati noi, ma come quello a cui sono abituati loro, connesso con la cultura e l'ambiente in modo inscindibile. Proprio come nel film Suzume, anche in questo caso c'è una catastrofe, ma a differenza di quello non c'è alcun riferimento con la realtà. La catastrofe in questione è l'impatto di un asteroide che distrugge una cittadina, un asteroide generato da una cometa di passaggio. Tutti questi fatti, la cometa, il cielo stellato, generano di nuovo stupore di fronte ai maestosi cieli del regista, che mi avevano colpito anche in Il giardino delle parole. Your Name è geniale, intricato, assolutamente inverosimile, ma rimane accettabile e dulcis in fundo è anche divertente! Proprio così, ci sono dei momenti del tutto da ridere, generati soprattutto dallo scambio magico che avviene tra i suoi protagonisti, perché lei si ritrova nel corpo di lui e lui in quello di lei, attraverso il tempo e lo spazio e la magia ovviamente. Tutto ciò fa scorrere il film in modo più spensierato, anche quando si capisce quello che succederà. Quindi in questo caso c'è una propria storia d'amore, ma che supera qualsiasi limite. Come film spettacolare, credo che sia uno degli anime più impressionanti che abbia mai visto, proprio per il fatto di essere rimarchevole, degno di nota, sia per la storia che per i colori, per le idee uniche. Non ho mai visto una storia d'amore del genere, un viaggio nel tempo senza nessuna macchina del tempo, senza niente tranne che la magia degli spiriti e del fato. C'è anche un oggetto, una specie di McGuffin, una stringa, un nastrino che lei usa per legarsi i capelli e poi passa attraverso il tempo e lo spazio fino ad arrivare a... Anche questa è un tocco da maestro. 


Comunque, sono due film che ti coinvolgono: non è sempre semplice guardare un film dopo l'altro e devono essere molto accattivanti per tenere viva l'attenzione dello spettatore anche cambiando argomento.


Dunque, è interessante sempre rivedere questi film, emozionante vederli al cinema e sarebbe bello se ce ne fossero di più, invece di anime se ne vedono uno ogni tre o quattro mesi, se va bene.


Quale mi è piaciuto di più dei due? È difficile da dire, sembra azzardato dire Il giardino delle parole, di sicuro l'altro ha un lavoro dietro enorme, però ne Il giardino delle parole ho apprezzato molto i sentimenti, erano vivi e andavano oltre la classica storia d'amore, perché davano la sensazione di verità e profondità. In Your Name, quella potenza dei sentimenti è stata sostituita dalla spettacolarità e dal lavoro artistico che non è indifferente, dunque ognuno risplende di luce propria per un motivo, è difficile scegliere. Forse Il giardino delle parole, forse!





Super Mario Bros. Il Film 🍿 commento




Nessuna sorpresa significa anche nessuna brutta sorpresa. È filato tutto liscio guardando questo film. L'unica cosa di cui avevo paura era una sala troppo rumorosa, ed è per questo che ho aspettato parecchio, anche se ho sempre saputo che sarei andata a vederlo. Probabilmente è una delle ultime settimane di programmazione, ma con la Illumination si può stare tranquilli. Il successo assicurato di ogni loro film fa sì che rimanga al cinema per parecchio. Dunque, è un altro successo per la Illumination, che si è associata alla Nintendo per portare sullo schermo per la seconda volta un film sul celebre idraulico baffuto. Premetto che non ci ho mai giocato, anche se ho avuto svariate Nintendo. Non sono mai riuscita a comprare un videogioco di Super Mario perché il prezzo era sempre alto, mai scontati! Dunque, pur sapendo di cosa si tratta, non l'ho mai sperimentato, ma è uno di quei film che, nonostante siano tratti da un videogioco, vanno benissimo per tutti, sia per quelli che ci hanno giocato, sia per quelli che non ci hanno giocato. Va bene anche per chi non sa minimamente di cosa tratta un videogioco di Super Mario. È impossibile dire che qualcuno non sappia chi è, però va bene per tutti, grandi, piccoli, maschi, femmine. L'universalità dello spettatore è anche la chiave vincente della Illumination. Non sono mai film infantili, ma allo stesso tempo possono essere amati dagli infanti.


Questo film è solo quello che ci si aspetta dal trailer, non c'è altro. Guardando il trailer, si ha una perfetta idea di quello che sarà ed è proprio quello. Non mi aspettavo infatti una trama geniale, che dato l'argomento non poteva certo risplendere di originalità. È stata infatti mantenuta la dinamicità del gioco e anche come si sviluppa la partita. Addirittura è stato preso in esame anche il più recente Super Mario Kart. Forse quel prezzo è un po' troppo spudorata pubblicità per il videogioco, però mi ha ricordato molto Ralph Spaccatutto. Secondo me, Ralph è stato alcuni gradini più brillante di questo film di Mario. La Disney è irraggiungibile sia come grafica, ma anche come trama. Anche su Ralph Spaccatutto c'erano i kart che correvano in un mondo di videogiochi, ma tutta la storia che era stata generata intorno era più curata e coinvolgente. Certo, anche questa è carina, ma è molto basica, a volte un po’ troppo. Però, a compensare dove magari la trama perde, c'è la musica. Illumination riesce sempre a scegliere i pezzi migliori, messi al punto giusto che fanno scintille. Poi c’è la grafica soprattutto nella scelta dei colori, brillanti e affascinanti per quanto riguarda il mondo della principessa e di Super Mario, e oscuri, tetri, rossi e neri per quanto riguarda la parte del cattivo. Il cattivo Bowser poi ha questo amore per la principessa Peach che lo rende più interessante e divertente e la trama qui si potenzia. Non solo vuole conquistare il mondo, ma anche la principessa!


Una parte interessante è stat quella esterna, esterna al mondo della principessa e dunque del videogioco. Si parte infatti dalla realtà, e Mario e Luigi sono i classici idraulici che tutti ci aspettiamo che siano. Lavorano a New York e fanno parte di una famiglia italiana, o meglio italo-americana. Mario e Luigi, però, vivono con i genitori. Non sono adolescenti, sembrano quasi dei trentenni, anche se ci sono continui riferimenti alla loro infanzia. E anche se sono un po' stucchevoli, le parti all'interno della casa dei tuoi fratelli sono divertentissime, forse le migliori.


La grafica, oltre nei colori, è perfetta. Anche se non strabiliante, meglio di così non si poteva fare, dato che è rimasta sempre ancorata al videogioco per esserne fedele.


Dunque, un film da vedere perché è anche divertente. Il ritmo non è frenetico, però è coinvolgente. C'è uno sviluppo e una soluzione, che permette di stare al cinema e divertirsi. Che cosa c'è di meglio?


Attenzione che ci sono due scene post-credit, una quasi subito e una alla fine. Come sempre, vedo la gente che fugge dal cinema appena vedono una scritta, e mi chiedo: ma dove devono andare? Ormai lo sanno tutti che ci sono queste scene! Comunque... Inoltre, ci sono vari Easter Eggs, tra i quali Donkey Kong, altro celebre videogioco della Nintendo.


Concludo con una battuta con cui Mario e il fratello mi hanno sorpreso più volte durante il film: "Mamma mia!".





Review: Inuyasha, Vol. 12

Inuyasha, Vol. 12 Inuyasha, Vol. 12 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars


hermio

Allora eravamo rimasti al fatto che Sango aveva rubato la spada di Inuyasha per portarla a Naraku, il quale in cambio gli aveva promesso di liberare il fratello Kohaku che teneva prigioniero. Ovviamente ciò non è successo: Inuyasha e gli altri sono arrivati, c'è stato il solito combattimento e poi la nostra cara Kagome si è rivelata la solita Mary Sue, con la sua gonnellina, a scagliare una freccia che ha ferito per la prima volta Naraku, il quale è fuggito con l'aiuto di Kohaku. Ci sono stati un po' di piagnistei e poi tutto risolto.

Degno di nota in questo combattimento l'uso di nuovo di capelli malefici: anche Naraku, come un demone precedente, si avvale di questi capelli che sono come un'arma orripilante.

Kirara è l’animale magico di Sango ed è rimasto avvelenato dopo aver dato un morso a Naraku. Ed ecco che si apre una parentesi off-topic: invece di incontrare casualmente il prossimo demone che non c'entra niente con la trama principale, Inuyasha e Kagome si allontanano da soli per andare a prendere delle erbe medicinali per curare i feriti. L'idea è carina, ma è solo un grande riempitivo. Ovviamente dove si trovano le erbe medicinali, ci sono anche i demoni. Ne consegue un combattimento, con soluzione della questione e raccolta delle erbe. Ci sono, per fortuna, alcuni momenti di romanticismo in cui Inuyasha e Kagome si confrontano e poi tutto torna alla normalità, o quasi.

La squadra è di nuovo in forma e si mette in cammino e viene subito ingaggiata da un gruppo di uomini che la porta nei pressi di una caverna che sprigiona un’aura malefica. Inuyasha e Miroku entrano e scoprono che si tratta di un luogo di combattimento di alcuni demoni che sono stati scelti affinché si scontrassero, con la conseguenza che l'ultimo rimasto sarebbe diventato il nuovo corpo di Naraku. Nei paraggi c'è anche Kikyo che dapprima viene chiamata dai servitori di Naraku per curarlo e poi anche lei viene attratta dalla grotta perché gli spiriti che la compongono vogliono fuoriuscire e unirsi al demone. Inuyasha, essendo anche lui un mezzo demone, entra a far parte dell'incantesimo e il grande demone che stava per uscire vittorioso ora deve scontrarsi con lui. Naraku attende che il demone vincitore esca affinché diventi la sua nuova forma e Inuyasha non sa se combattere o meno perché Miroku l'ha avvertito del pericolo.
Nel frattempo, Kikyo ha perso i sensi perché si è ritrovata svuotata dei demoni spiriti che la tenevano in piedi.

Una curiosità: Shippo, Kagome e Sango rimangono fuori dalla caverna. Kagome, perché ha i suoi poteri, Shippo, perché è un demone, Sango, che è umana, è l'unica a sentire l'aura malefica e per proteggersi si mette una mascherina: che profezia!

Questa seconda parte è più interessante, anche se pasticciata. Ci sono un po' troppe cose che succedono a caso, però vengono tirate un po' le fila che erano rimaste allentate per troppo tempo e si comincia a sperare in una trama compatta. Dunque, interessante ma leggermente dispersivo e complicato, anche se in topic e dati i precedenti numeri è molto!

Concludo con una interessante citazione da parte di Inuyasha:
“Dare confidenza agli esseri umani è un errore, bisogna chiarire subito chi è il più forte”.

Amen!

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Suzume 🍿 commento



Non avevo neanche visto il trailer, ma sono andato a vedere l'anime sulla fiducia, sia perché sono rari, sia perché non mi hanno mai deluso. E infatti, anche questa volta è stata un'ottima scelta. Soprattutto, sono contento che non sia stato distribuito dalla Nexus. Tutti gli anime che distribuisce la Nexus costano più di 10 € e rimangono al cinema solo tre giorni. Quindi, non si può fare a meno di specificare questo fatto. Sembra che in Italia nessuno voglia vedere gli anime, ma fino ad ora sono sempre stati distribuiti dalla Nexus, con i suoi i prezzi folli.


Si tratta di una storia di fantasia con precisi riferimenti ad un fatto di cronaca che hanno garantito una maggiore emozione. Il fatto è quello relativo al terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011. Credo che questo sia di grande importanza per il successo in oriente, forse leggermente meno per noi. Come sempre, gli anime passano un po' in secondo piano al cinema, ma persino io, che non sono amante delle news, mi sono ricordata di quel fatto. Dopo che si capisce di cosa si tratta, in un crescendo le emozioni si fanno sempre più forti.


Il film è toccante, commovente ed emozionante come solo gli anime sanno essere. Riesce a trasmettere dei sentimenti veri, come per esempio la disperazione di Suzume che nel disastro ha perso la madre. Ma non solo, tutti i personaggi che orbitano intorno a lei e che si trovano nel suo cammino hanno una certa vitalità. I personaggi secondari assumono una certa importanza perché le permettono di compiere il suo viaggio e ognuno di questi personaggi è incredibilmente vivo e fatto di sogni, speranze e sentimenti. 


Mi è piaciuta molto la dinamicità della storia. Si parte da un punto, da una città vera, e si arriva a Tokyo. Durante tutto questo percorso si conoscono persone e si apprendono nozioni magiche di quello che sta succedendo. Anche se la componente fantastica è molto alta resta resta riferita alla gravità della sismicità del Giappone. Gli spiriti che vengono presentati sono quelli che da una parte tendono a risvegliare la terra e dall'altra, in contrasto, a mantenerla ferma. Anche questo fattore rende tutto più potente perché non è solo un fantasy, ma un fantasy spirituale, con chiari riferimenti anche alla religiosità.


Il film è dunque dinamico, ma mai frenetico. Suzume viaggia, ma ci sono anche le dovute pause e mantiene il film sempre realistico. Suzume è credibile perché ha bisogno di mangiare, dormire e farsi aiutare e anche di scontrarsi con quella che è diventata la sua nuova madre, anche se è sua zia, la sorella della madre scomparsa. Ogni rapporto è credibile tanto quanto lo sono i personaggi. Ci sono scambi di battute che potrebbero succedere a tutti ovunque e anche questo lo rende più potente. Sembra strano da dire, ma questo anime (dunque un cartone animato) è più concreto di tanti film che girano e pretendono di esserlo.


Dunque, fantasy, ma sempre ancorato alla realtà.


Il film è anche simpatico, non solo profondo. Significa che ci sono dei momenti divertenti, nelle battute spiritose e delle stravaganze, come per esempio il fatto che un personaggio si trasforma in una sedia. È difficile riuscire a capire come un'idea del genere possa nascere e venire portata avanti per tutto il film in modo fluido. Non è facile vedere una sedia che si muove, interagisce, rimane strana e bizzarra ma noi che la guardiamo diciamo “ok va bene, lui si è trasformato in una sedia ma ha senso”! Questo è il potere della fantasia estrema, soprattutto degli anime.


Sul finale, dunque, c'è un'esplosione di sentimenti e di potenza di emozioni, come se un'orchestra aumentasse il ritmo e l'intensità di quello che ci sta proponendo e che ci coinvolge completamente. Anche se ci sono i sentimenti, non ci sono storie d'amore a caso, non ci sono baci messi lì tanto per fare scena, non ci sono cliché, ma resta affascinante sempre.


Dunque, film perfetto? Quasi. Proprio sul finale c'è stato un qualcosa che mi ha fatto un momento storcere il naso, anche se non è gravissimo. La parte che più mi è piaciuta di tutto il film, nonostante i personaggi umani meravigliosi, è stata quella dei due gatti. Non gatti normali, ma gatti magici che sono coinvolti in tutto quel procedimento di cui si è occupata Suzume per evitare altri disastri naturali. Daijin è quello che viene definito anche un falso antagonista e per tutta la durata del film viaggia con Suzume e il loro rapporto si evolve. No, alla fine non muore, altrimenti avrei subito detto che questo film era un disastro. Però questo gatto torna ad essere un oggetto e non mi è piaciuto. Mi ha lasciato un senso di amarezza che avrei preferito non provare, data la potenza del film in generale. Comunque, da vedere.







L'amante di Lady Chatterley 📺 commento 👎🏻



Premetto che ho odiato il libro. Non sapevo niente di questo film o di questa storia, e quando ho trovato il film su Netflix e ho scoperto che era tratto da un famoso libro, ho deciso di leggerlo per poi guardare il film e fare i dovuti paragoni. Ho sbagliato, era meglio che non mi avvicinassi a questa storia. Certo, data l'importanza del libro, da una parte ho fatto bene perché fa sempre parte del bagaglio letterario, ma il libro è stato pessimo (e ne ho parlato ampiamente nella recensione del libro). Se vogliamo, il film è stato anche peggio, parecchio. Mi sono poi accorta che di film ce ne sono stati anche altri nel corso degli anni, data comunque la fama del libro e ovviamente il suo essere "scandaloso". Questo film è scandaloso? No, al giorno d'oggi può essere scandaloso un film per contenuti espliciti di questo genere? No, non si può più neanche dire che fa scena, perché ormai è anche più raro trovare un film dove non ci sono certe scene, e quindi già perde tutto quello che il libro aveva guadagnato per quelle parti. Che cos'altro perde il libro? Brevemente, nella recensione del libro avevo puntualizzato come la storia fosse scandalosa in un certo senso per quell'epoca, ma che effettivamente una grande percentuale del libro fosse dedicata allo sviluppo di tematiche attraverso i dialoghi dei personaggi che erano care allo scrittore, tematiche attuali dell'epoca anche piuttosto filosofiche e interessanti, ma purtroppo fuori trama. Dunque, tutti questi pensieri nel film vengono messi da parte. Certo, viene presentata l'Inghilterra dell'epoca, fatto un accenno alle difficoltà dei lavoratori, ma poca roba. La maggior parte della storia si focalizza sui due protagonisti e sulla loro banale storia d'amore. C'è qualcosa di più banale di un triangolo amoroso? Certo, i costumi, la scena, la location sono perfetti, ma non basta. Il film è povero, non c'è niente. Riesce a rendere la pochezza del libro anche più scarna. Tanto erano odiosi i personaggi nel libro, anche di più lo sono nel film. Lei proprio non si guarda da quanto è insopportabile, una smorfiosa viziata che rende pessima all'ennesima potenza Connie. Lui perde un po' di potenza, ha sempre quell'aria di cane bastonato sexy, per così dire, ma…non intriga. Inoltre non trovo neanche una grande alchimia tra i due, non c'è. 


Come se non bastasse, ci sono stati anche dei ritocchi alla trama, secondo me inutili e gravi, perché soprattutto alla fine sono andati ad aggiustare per avere un banale happy ending, proprio per uno spettatore che non ha tante pretese, anzi. Fino ad un certo punto, fino a quasi verso la fine, tutto procede “bene”, meglio di così non lo potevano fare, ma alla fine si decide di fare un cambiamento. Lei doveva andare a Venezia e da laggiù riceveva delle notizie sul suo amato. Poi, quando tornava, chiedeva il divorzio. Non l’otteneva e i due si separavano perché ovviamente l’amante veniva licenziato, dato che era il guardiacaccia del marito. Il libro finiva che si scrivevano, pieni di sogni, ma senza averne realizzato neanche uno concretamente. E cosa fa il film? Io sono d'accordo per leggeri cambiamenti, ma che mi vai a cambiare la fine? Già è senza niente, ci vai a mettere anche un lieto fine e diventa proprio una schifezza. Allora qui succede che lei chiede il divorzio e poi dice "io vado a Venezia, addio", e ci rimane tanti mesi. Ma perché? Perché questo cambiare la timeline? Lui si nasconde, non si sa perché, e lei lo trova grazie a dicerie della gente, non si sa come. Nella scena finale si ritrovano in una piccola casetta in cui possono vivere per sempre felici e contenti. Disastro totale. Un film sciatto rende questa noiosa storia d'amore non credibile e soprattutto indigesta a chi ha la necessità di una trama un po' più tosta. Non che ci debba essere un finale triste, ma almeno uguale a quello del libro. Ho cercato di immaginarmi il ragionamento di Netflix: dopo i miei utenti ci rimangono male, meglio cambiare il finale per fare tutti contenti. 

E allora si prende un titolo famoso e si sistema. Guarda che cosa ha fatto con me, mi ha mandato a leggere il libro, mi ha fatto guardare il film, perché se facevano un anonimo film “l'amante di questa qui” parecchia gente non lo avrebbe neanche considerato.  


Mi chiedo se la maggior parte delle donne c'è rimasta bene, hanno detto "oh che bello che alla fine vissero tutti felici e contenti"? Mi sono sorpresa? No. Dopo aver letto il libro (anzi, ascoltato), sapevo benissimo che sarebbe andato così il film, ma l'ho guardato lo stesso per poterne parlare. Amen.





Review: L'amante di Lady Chatterley

L'amante di Lady Chatterley L'amante di Lady Chatterley by D.H. Lawrence
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Intro
Decisamente no: noioso e ridondante, spesso esasperante, minuzioso in discussioni infinite, piatto e atono. Dopo aver ascoltato il 20% del libro non ne potevo già più ma sono andata avanti e per scoprire quello che mi aspettavo: terribile dall’inizio alla fine.

L’unico aspetto positivo di questo audiolibro è la lettrice (Alessandra Bedino) la narratrice è stata brava a renderlo sopportabile ad interpretarlo con maestria e professionalità e a dare intonazione colore ed enfasi ad ogni scena.

Anche se viene etichettato come libro scandaloso in realtà è il ritratto di un’Inghilterra che all’inizio del ‘900 si evolve distruggendo le sue radici, lo scrittore si lamenta della frattura con il passato che va perduto.

Un romanzo messo al bando
Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1928, è stato poi vietato in tutta Europa e soprattutto in Inghilterra fino al 1960.
Mi piace l'idea che un libro riesca a sconvolgere i benpensanti tanto da costringerli a vietarlo; quando si vieta qualcosa, significa che è stato scritto qualcosa di vero ed essere stato bandito è la causa del suo successo.

Su Wikipedia si legge che sembra che l'autore si sia ispirato alla sua storia personale e che quindi l'abbia scritto per parlare di sé e di quello che lo aveva stravolto. Secondo me, l'ha scritto per parlare di concetti che gli stavano a cuore e lo ha farcito di scene proibite per renderlo popolare e farsi ascoltare.

La storia è tutta racchiusa nel titolo e non succede altro. Il libro è una protesta, la storia d’amore solo un pretesto usato dallo scrittore per raccontarci quello che pensa. Ci sono brevi linee di azione e poi i personaggi si mettono a parlare per pagine e pagine, confrontandosi anche con varie idee, ma all’autore sta più a cuore quello che pensa lui dei suoi personaggi.

Troppi ragionamenti
Ci sono molti (troppi) ragionamenti. Lo scrittore utilizza questa storia scabrosa per far interagire i personaggi, che parlano e dicono ad alta voce ciò che pensa della società dell'epoca. Si parla soprattutto del periodo industriale, di come si stia andando incontro a un cambiamento delle classi sociali e della politica.

Si critica il modo in cui le cose stanno andando avanti, i lavoratori e la classe sociale, e come gli uomini siano appesantiti dalle loro ricchezze. Si parla anche di come tutto vada avanti mollemente nell'aristocrazia. Sono tutti argomenti validi, ma li trovo estremamente fuori luogo inseriti nel contesto di una storia d’amore.

Sono d'accordo che uno scrittore usi i personaggi per dire ciò che pensa, ma bisogna sempre ricordarsi che si sta scrivendo un libro e non un documentario o un saggio. I personaggi portano avanti un'idea nata da un concetto che si sviluppa, ma non devono essere solo delle marionette che parlano per lo scrittore, ma delle persone oltre personaggi. Mi è mancata una storia concreta; troppe chiacchiere, troppe idee politiche, culturali e sociali. Il quadro della società dell'epoca è chiaro e lampante, anche per me che non so niente di storia. Sicuramente, come libro, ha un valore storico più che letterario. La particolarità dello scandalo lo ha aiutato a riemergere, e c'è anche la genialità dello scrittore, perché l'ha usata per poter attirare gente. Forse non si aspettava di essere bloccato fino agli anni '60, ma sicuramente è riuscito a farsi sentire, anche da me, anche io, dopo quasi un secolo che è stato scritto, ho ascoltato ciò che aveva da dire. Non è semplice riuscire a farsi ascoltare, quindi c'è questa bravura, ma non posso che detestare questo libro. Dall'inizio alla fine non lo sopportavo più.

Viene spesso presa in considerazione la società con le sue classi sociali, ma non ha senso far parlare un ricco dell'amarezza nel vedere che tutti sono divisi in classi, dato che non fa nulla dalla mattina alla sera, mentre c'è gente che lavora per lui nelle miniere. Tutta l'importanza di ciò che sta dicendo si perde.

C’è la critica alle macchine dell'epoca industriale e alla classe dirigente. Le ragioni sono più che valide e anche attuali tuttora, ma non sopporto che siano state messe in un libro in cui mi aspettavo una storia d'amore e invece trovo una giusta polemica politica.

Alla fine del libro si parla dei soldi: tutti sono stimolati dal sistema a spendere e dunque il sistema si autoalimenta perché questi devono passare la vita a lavorare per guadagnare e poter spendere. Ha ragione da vendere, il sistema fa schifo e se ne frega del singolo più povero. Se uno si legge questo libro aspettandosi qualcosa tipo le sfumature ma di 100 anni fa, si sbaglia di grosso.

Personaggi viziati
Subito si sente che il ritmo del libro non è coinvolgente. Certo, bisogna ricordarsi che è uscito quasi 100 anni fa, però il problema sono i ragionamenti. La storia di base è semplicissima: la protagonista si sposa e il marito, tornato dalla guerra, è menomato. Lei si sente sola e allora cerca un altro. Lo trova nel guardiacaccia. Però c'è da dire che, oltre a tutti i messaggi sociali che vengono inseriti nel testo facendo parlare i personaggi, c'è anche questo: la donna non è più vista come un soggetto passivo ma è in grado di voler tradire. Sicuramente le basi sono molto valide. È come è stato imbastito che mi ha annoiato (e stravolto).

Volevamo prendere in considerazione solo la storia di quei tre? Sarebbe stato comunque noiosa, perché sono tre personaggi detestabili. Il guardiacaccia un po’ si salva, ma la lady e suo marito no, sono ricchi sfondati, hanno servitori, sono viziati e lamentosi, so sposano e si odiano subito.

Connie la protagonista non si sopporta, è veramente una Mary Sue, ha tutto e si lamenta di non avere niente, si lamenta che nessuno la intrattiene quando è la prima a non sopportare il marito e a lasciarlo nelle mani della badante.
Non vorrei sembrare troppo polemica, ma questa Connie non ha un cazzo da fare nella vita. È servita e riverita, ha un bosco, un parco, si prende tutti gli amanti che vuole (mica solo il guardacaccia) e sta lì a lagnarsi? È talmente tanto pallosa e viziata che non si sopporta sin dall'inizio. Quando ti sposi, accetti sia nel bene che nel male, com'è che si dice? "Finché morte non vi separi, in salute e in malattia". Certo, c'è la sfiga, la sfiga ha sicuramente dato il via a questa storia, ma si dice che lo scrittore si sia ispirato alla moglie che lo ha tradito e lui non è né andato in guerra né ha perso le gambe, quindi…

Solo verso la fine la trama diventa più ritmata e i personaggi cominciano ad avere una personalità, invece di essere solo interlocutori che raccontano quello che pensa lo scrittore. Tuttavia, alla fin fine, lo scrittore protesta ancora sulla società e il guardiacaccia definisce il sistema "una gabbia di matti".

Il tutto si conclude in bruttezza. Quando sembrava che la trama finalmente avesse un po' di senso, ecco che il guardacaccia scrive una lettera a lei e comincia di nuovo con tutte le riflessioni. Per carità, sono interessanti e le condivido, ma non ho bisogno di leggerle all'interno di un libro in cui mi aspetto una fiction e non un documentario. Va bene che i personaggi dicano quello che pensa lo scrittore, ma non per un buon 90% del libro. La trama non esiste, è una blanda relazioni amorosa per rendere più piccante il libro e dunque più interessante, perché se lo scrittore si fosse messo a parlare così di quello che pensava nessuno lo avrebbe ascoltato.

La parte finale ha una chicca nascosta e per niente enfatizzata: il lord dopo aver saputo di Connie si fa accudire come un poppante dalla governante ma la tempo stesso diventa un uomo d’affari potente e deciso. Molto interessante, sarebbe stata da sviluppare questa parte perversa.

I modi di fare e di vivere fanno pensare a un ambiente molto più vecchio e antico, tanto che quando vengono menzionate le macchine e le automobili fanno uno strano effetto e sembrano anacronistiche.

Questo libro non sa dove andare, girovaga con le parole come con i personaggi che fanno un girotondo senza avere in realtà nulla da fare. La verità è che i personaggi sono vuoti come forse lo era qualche aristocratico: non hanno interessi, né passioni, e neanche vitalità.

Pagine da strappare
Ad un certo punto avrei voluto smettere. Si sente il guardiacaccia che sgrida una bambina. Connie si avvicina e scopre che questa si era messa piangere perché il guardiacaccia di merda aveva sparato ad un gatto! Un vaffanculo qui ci sta tutto e non mi vergogno a dirlo. La questione viene presa così. Connie dice "Era un gatto cattivo". Insopportabile, da sempre attenta alle scene con animali non ne tollero la presenza per non vederli soffrire.

Come se non bastasse, c’è una parte con i fagiani e i pulcini e sarebbe da tagliare via. Non succede niente di drammatico ma non mi piace che Connie fa la cascamorta con i pulcini in mano.

Perché l'ho letto?
Bella domanda. L’ho letto perché ho visto che c'era il film su Netflix, e allora ho deciso di leggerlo prima di guardarlo.

Citazioni

È l’uomo che avvelena l’universo (Mellors).

Se solo non ci fossero tutte queste persone al mondo (Mellors).

Vorrei che tutto il mondo intorno a noi sparisse (Connie).

Se ci si impunta con un uomo allora è davvero finita, se ci si tiene ad un uomo allora conviene lasciare perdere se si capisce che si sta impuntando sia che si pensi di avere ragione sia che si pensi di avere torto altrimenti è fatto si rischia di rovinare tutto (Mrs. Bolton).


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Review: Inuyasha, Vol. 11

Inuyasha, Vol. 11 Inuyasha, Vol. 11 by Rumiko Takahashi
My rating: 2 of 5 stars

hermio

“Tutti i miei amici sono stati sacrificati a quella falsa divinità”, dice il figlio del capo del villaggio mentre si tuffa nel lago durante il combattimento tra la falsa divinità e Inuyasha. Oltre al fatto che siamo sempre alle solite, ovvero combattimenti su combattimenti, c'è anche questa tragedia che non sembra avere senso in mezzo a tanta leggerezza. La storia è infantile, addirittura questa divinità si presenta piccola e Kagome la tiene in mano, l'altro è un serpente. Ci sono ogni tanto delle battute e adesso mi vieni a dire che si facevano sacrifici umani... suona fuori luogo.

Comunque, tutto è bene quel che finisce bene, proprio come avevo previsto: sconfitto il mostro si va avanti verso altro.

Miroku affronta un demone (che novità!) e si ferisce alla mano dove c'è il foro. Allora decide di andare con il suo servitore procione dal suo vecchio maestro per curarsi. Nel frattempo, Naraku cerca di isolarlo da Inuyasha e gli altri per poterlo uccidere. In questa parte ci sono due gravi problemi: il servitore procione potrebbe essere anche carino, ma spesso cambia aspetto diventando una specie di pallone gonfiato orribile che lo porta in giro volando, ed è veramente brutto da guardare.

Il secondo problema è che tutta questa parte è un lunghissimo riempitivo di cui potevamo fare tranquillamente a meno.

Allora, il vecchio maestro di Miroku è posseduto da uno spirito allevato all'interno di un vaso da un demone e siccome ognuna di queste storielle ha un nome specifico, sembra quasi che sia qualcosa di mitologico ma se le cerchi non esistono.

A causa degli ultimi combattimenti, la ferita, il foro del vento nella mano di Miroku, si è allargato e Inuyasha viene informato dal vecchio bonzo che deve sbrigarsi a sconfiggere Naraku che nel frattempo si sta organizzando. Naraku con un frammento della sfera, ha riportato in vita il fratello di Sango, Kohaku, che riesce a manovrare e a comandare. Isolata Sango, Naraku le ordina di rubare la spada di Inuyasha per salvare la vita del fratello e così fa.

Questa parte finale torna di nuovo alla storia principale e dunque ha abbastanza senso. Come avevo previsto, la storia ha completato la parte iniziata nel numero precedente, si è dilungata in una parte di cui se ne poteva fare a meno e poi è tornata nella trama principale. Probabilmente succederà così anche nel prossimo numero: Naraku parzialmente sconfitto, si va avanti con un'inutile parentesi off-topic e poi si ritorna in topic.

Seduto invece di a cuccia?
Ho trovato forse una differenza nella traduzione: Kagome ha il potere di fermare Inuyasha con una battuta spiritosa, ovvero "a cuccia", solo che questa volta è stata scelta la parola "seduto"... Un probabile cambio di traduzione?

Nonostante la trama sia piena di falle e cretinaggini, l'aspetto di Inuyasha è meraviglioso. Anche se gli altri personaggi lasciano a desiderare sia nella grafica che nel carattere, lui è un'opera d'arte e vale la pena della lettura.

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Review: Inuyasha, Vol. 10

Inuyasha, Vol. 10 Inuyasha, Vol. 10 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Naraku si scopre essere il principe che aveva ingannato la sterminatrice di demoni Sango, aizzandola contro Inuyasha. La storia cambia: il cattivo che noi credevamo essere Naraku si dimostra solo un fantoccio manovrato dal principe, che si ritira dalla battaglia e si nasconde e gli altri non riescono a trovarlo. Come strategia, lascia molto a desiderare, perché noi avevamo visualizzato il cattivo di turno con un aspetto. Questo viene sconfitto, ma si rivela essere solo un fantoccio e dunque il cattivo, anche se sempre lo stesso, cambia, così che non c’è più quella sensazione di girarsi intorno. Ad un certo punto bisognava che i due Naraku e Inuyasha si confrontassero, con un eventuale finale. Invece ecco che si confrontano e Inuyasha vince, ma solo perché Naraku non è quello vero. C’è un po’ il sentore di "allunghiamo il brodo", così con una decisione presa al momento, ovviamente, non c’è proprio l’idea di una costruzione della trama più grande a monte.

Sango si unisce alla squadra, che ora è formata da Inuyasha, Shippo, Kagome, Miroku, Myoga e Sango appunto. Questo gioca a favore della trama: il continuo vagare dei nostri protagonisti porta ad un aggregarsi di altri personaggi lungo questo percorso. A giudicare da quante persone si sono unite alla squadra, è chiaro che il percorso comincia ad essere un po’ troppo lungo.

Sango racconta agli altri la storia della sfera e anche questa, chiaramente, è stata decisa al momento. Sono d’accordo con le ispirazioni che quando arrivano, arrivano e che la storia non deve essere costruita troppo a tavolino, però non lo si deve sentire e invece anche qui, con questa storia infilzata per riempire alcune pagine, sento sempre che manca qualcosa. La storia poteva essere più grande se i personaggi erano migliori, o meglio, se i personaggi erano costruiti meglio. Comunque, Sango ci racconta che la sfera è nata quando una vecchia sacerdotessa di centinaia di anni fa, di nome Midoriko, si era dovuta confrontare con un grande demone formato dall’aggregazione di più demoni, proprio come successe a Naraku. Alcuni demoni decidono di aggregarsi per contrastare un umano e questa aggregazione può essere portata a compimento solo se c’è un umano che si offre. Lo trovo sempre molto poco artistico, troppo sanguinario, troppo banale con questi discorsi fuori dalla sfera dell’ordinario. Un po’ di fantasy va bene, ma così è tutto troppo oltre. La sfera è nata dallo scontro finale di questa sacerdotessa e di questo super demone e all’interno racchiude proprio gli spiriti dei due che sono eternamente in lotta. Dopo alcuni anni, Kikyo era entrata in possesso della sfera per custodirla.

Dopo la spiegazione, che è accompagnata ovviamente da vignette, si ritorna al solito off topic. Nel loro peregrinato alla ricerca non più solo delle sfere, ma del principe che è dunque il nuovo Naraku, il gruppo si imbatte in alcuni uomini che stanno per dare in sacrificio un bambino ad una divinità acquatica. Ovviamente, non possono far finta di niente e c’è la temuta deviazione dalla trama che li porta a scontrarsi con questa divinità, che si scopre essere un demone (guarda caso) che ha intrappolato la divinità vera in una grotta. Stop.

Un numero senza arte né parte, persino i momenti tra Inuyasha e Kagome sono stati ridotti al minimo e la trama principale subisce la solita battuta d’arresto.

I manga possono durare a lungo, anche se chi scrive ha l’intenzione di completare la storia. Su Inuyasha sembra esserci la continua necessità di non far finire mai la storia, sia perché non si ha idea di come concluderla, sia perché si vuole vendere un altro numero.

Andiamo avanti con un pronostico: Inuyasha si scontrerà con la falsa divinità e libererà la vera divinità, facendo smettere i continui sacrifici, e poi tutti proseguiranno. Forse ci sarà uno scontro con Naraku o forse con un altro demone a caso!

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Review: Inuyasha, Vol. 9

Inuyasha, Vol. 9 Inuyasha, Vol. 9 by Rumiko Takahashi
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Ci risiamo, comincia il solito tran tran dei mostri da sconfiggere che sono sempre più brutti e disgustosi. Il demone di turno gioca con la gente, dopodiché se la mangia e le teste dei malcapitati spuntano su un albero. Inuyasha e i suoi amici si stavano riposando nei pressi di un fiume e ogni volta che si fermano ecco che arriva qualcosa di orribile, alcune teste galleggiano nell’acqua. Trovo che l’albero con le teste mozze sia veramente di cattivo gusto e brutto da vedere. Non ho capito perché la storia principale sia stata abbandonata e si stia solo allungando il brodo.

Come se non bastasse, c’è anche da ragionare sul fatto che Kagome si assenta dalla sua vita normale e tutto va avanti come se questo fosse normale. La credibilità di questa storia è molto bassa.

Si ripresenta il novilunio, ovvero il periodo durante il quale Inuyasha perde dei poteri e dunque si sbriga per affrontare il mostro prima che si faccia notte. Vorrei puntualizzare, dato che sono fissata con il ciclo della luna, che il novilunio non è detto che avvenga di notte. Potrebbe anche accadere nel momento in cui la luna non è presente nel cielo oppure durante il giorno. La percentuale lunare continua a cambiare durante la giornata, a prescindere dal fatto che sia giorno o notte. Vogliamo far finta di niente? Insomma...

Ci risiamo dunque con un disgustoso episodio off topic e di cui non avevamo bisogno. Questo demone dunque mangia la gente, Inuyasha si ritrova nel suo stomaco e poi viene vomitato. Gli altri anche rischiano di fare la stessa fine. Ci sono dei bei momenti tra Kagome e Inuyasha, ma è un peccato che siano stati inseriti in un contesto tanto banale.

Sistemato il demone si va avanti. Inuyasha sente parlare di Sango, la sterminatrice di demoni che va in giro a distruggere i demoni per raccogliere i frammenti della sfera che contengono, esattamente quello che sta facendo lui.

Quando raggiungono il villaggio di Sango, però, scoprono che è stato attaccato da un’orda di demoni, mentre lei invece era andata ad occuparsi di un demone per un principe. Sia Sango che questo principe hanno le stesse sembianze di Kagome e nuovamente mi ritrovo a constatare come la differenziazione facciale dei personaggi sia veramente povera.

Scopriamo che Naraku convince Sango che a sistemare il suo villaggio è stato Inuyasha e così si conclude il numero.

La prima parte era totalmente inutile, sanguinolenta e viscida, se ne poteva tranquillamente fare a meno. Con la seconda, più breve, torniamo un po’ in topic perché il villaggio sterminato è quello da cui ha avuto origine la sfera e ricompare Naraku.

Vedo che l’autrice del manga a volte arranca, persino la prima parte fuori trama è stata molto ridondante e prolissa, senza necessità di esserlo nella micro storia creata. La seconda parte già ha più senso vedendo di nuovo l’arrivo del cattivo principale.

Come sempre si va avanti.

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Review: Inuyasha, Vol. 8

Inuyasha, Vol. 8 Inuyasha, Vol. 8 by Rumiko Takahashi
My rating: 2 of 5 stars

hermio


Alcune pagine di romanticismo ci volevano, come quando Inuyasha e Kagome si riabbracciano in modo dolce e carino. Inuyasha sconfigge il demone del numero precedente e poi arriva Naraku, che vedendo Kagome pensa che sia Kikyo.

Naraku in realtà è il ladro che aveva nascosto la sacerdotessa. Dato che aveva pensieri impuri su di lei i demoni gli giravano intorno e lui ha permesso loro di divorarlo affinché potesse avere un corpo per prendersi Kikyo. Tutti questi demoni erano lì intorno perché Kikyo si era indebolita amando Inuyasha.

La storia ha senso, senza combattimenti tutto riesce ad avere una trama lineare, anche se stenta un po' a stare in piedi.

Tutto torna a posto, Inuyasha chiede a Kagome di rimanere quando rispunta quel corpo risvegliato di Kikyo che si sta dando da fare per raccogliere le anime delle donne morte. Ancora la storia rimane in un'unica trama. Presentandosi come una sacerdotessa, Kikyo fa amicizia con dei bambini tra cui c'è una che si chiama Sayo che assomiglia a bambina che avevamo visto nei numeri precedenti e che tra l'altro si chiamava come lei! I disegni delle donne principali continuano ad essere tutti uguali.

Guarda caso arrivano voci a Inuyasha della presenza di Kikyo e decide di affrontarla da solo. Anche se costruita banalmente, la trama è interessante perché lui si va a confrontare con il suo vecchio amore da solo, allontanando il suo nuovo amore Kagome. Vengono fuori dei sentimenti, finalmente.

Succede però che Kagome e Kikyo si scontrano casualmente (molte cose succedono per caso in questo manga) e lei la nasconde quando sopraggiunge Inuyasha e le fa vedere come si baciano. Poi però le cose precipitano, Kikyo cerca di portarlo sottoterra con le solite faccende spirituali che rovinano l'atmosfera ma se ne va senza riuscirci. Kagome è gelosa, Inuyasha le dice che comunque tiene a lei, ma in quel momento lei si addormenta. Un po' di comicità che ultimamente era mancata, ma di cui potevamo farne a meno.

Ammetto che questo numero è andato bene, anche se non benissimo. Se non altro non c'è stato il solito demone di turno, è proprio tutta la parte fantasy che è troppo marcata, troppo pesante. In mezzo a tutte queste vicende soprannaturali, la storia di base che vede come protagonisti principali Inuyasha, Kagome e Kikyo si disperde e si allunga e non riesce a brillare.

Nonostante tutto, si va avanti.

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