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Review: I giorni dell'abbandono

I giorni dell'abbandono I giorni dell'abbandono by Elena Ferrante
My rating: 4 of 5 stars

Sconvolgente

hermio

Ho aspettato a lungo l'uscita di questo titolo in audiolibro, l'ultimo che mi mancava di Ferrante. Ora posso dire di averli letti, o meglio, ascoltati tutti. Come sempre, Anna Bonaiuto ha fatto un ottimo lavoro dando voce alla scrittrice, anonima ma ricca di idee, o meglio, piena di coraggio per condividere storie difficili. Questa è stata particolarmente ardua e pesante, ma al tempo stesso gratificante in un certo senso e dolorosa in un altro.

La storia inizia in modo brutale e diretto, proprio come molte altre: un marito abbandona la moglie dopo anni di matrimonio che lei riteneva normali. Olga perde la testa, la sua paranoia diventa vorticosa. L'autrice ci permette di entrare nella mente di Olga per comprendere i suoi sentimenti, ascoltare i suoi pensieri e osservare le sue reazioni spontanee e credibili agli eventi.

Alcuni commenti criticano le reazioni eccessive e drammatiche di Olga, ma io ritengo che siano autentiche. Olga si comporta come mi aspetterei che le persone intorno a me si comportassero in una situazione simile. Non è un film, non si tratta di mostrare quanto le donne possano essere forti in ogni situazione. Invece, vediamo come Olga, percepita dal marito come vecchia e non più amabile, reagisce di conseguenza.

Il linguaggio volgare, che segna una tappa del percorso di Olga verso il recupero del controllo di sé, l'ho trovato molto soddisfacente, soprattutto per l'interpretazione dei pensieri maschili e femminili nelle interazioni. Ho avuto l'impressione che l'autrice non abbia voluto censurare nulla e abbia descritto la vita reale senza edulcorarla. La situazione presentata è estrema, ma il comportamento dei personaggi è per questo credibile. Per quanto possiamo rimanere scioccati da ciò che succede, non possiamo fare altro che ammettere che è vero, può succedere.

Che cosa mi ha colpito profondamente? Otto. Quando è subito emerso che Olga, o meglio la famiglia di Olga, aveva un cane lupo chiamato Otto, mi sono immediatamente preoccupata. Di solito, Ferrante non include animali nelle sue storie, e ho temuto il peggio, che è poi accaduto. Posso criticarla per questo, perché non sopporto vedere animali morti. Tuttavia, credo che abbia inserito questa morte canina per enfatizzare le drammatiche conseguenze del marito di Olga che la abbandona.

Olga perde la testa, non riesce più ad affrontare un'emergenza in cui il figlio sta male e il cane è avvelenato. Se fosse stata in forma, avrebbe potuto salvarli entrambi. Quindi, questa tragedia ci fa capire come una persona può abbandonare la propria famiglia, affermando semplicemente che l'amore è finito, come se fosse la cosa più normale del mondo, quando in realtà è come uno tsunami.

Proprio come con uno tsunami, dopo che l'onda si ritira, ritorna la pace. Infatti, Olga riesce a ritrovare se stessa e a dare un nuovo senso alla sua vita, che può essere vissuta senza il marito, anche se credeva il contrario. Credo che qui risieda la vera forza di Olga. Se avesse accettato con indifferenza l'abbandono del marito, avrebbe significato che anche a lei non importava di lui. Invece, la sua angoscia e le sue reazioni eccessive ci mostrano quanto sia stato un vero shock per lei. Diciamolo, sarebbe così per chiunque.

Il libro è del 2002 e il film è uscito tre anni dopo, che ho già visto. Il film non è eccezionale, ma come per tutta la produzione cinematografica e televisiva ispirata ai romanzi di Ferrante, ho trovato che siano riusciti a trasporre i pensieri della scrittrice sullo schermo. Non è facile, dato che c'è molto lavoro interiore da parte di Olga e molte cose sono state semplificate. Nel film, il cane è un Golden Retriever, e questa differenza mi ha colpito. Nel film, hanno accelerato la sua morte, parte che ho trovato molto sconvolgente nella lettura.

La follia di Olga è stata evidenziata anche da due reazioni che ho trovato disturbanti: un ramarro entra in casa e nel libro Olga lo fa fuori, mentre nel film lo manda fuori. Allo stesso modo, anche delle formiche hanno fatto una brutta fine. Questo libro mi è sembrato pesante per questi aspetti legati agli animali.

Avrei preferito che non ci fossero tutte queste tragedie, ma essendo Ferrante la mia scrittrice preferita, ho letto il libro per la seconda volta perché ne vale la pena. Il film è nello stile del cinema italiano, gli attori hanno fatto un buon lavoro interpretando i personaggi. A parte alcune differenze, direi che è molto fedele. Nel film, come nel libro, c'erano i primi cellulari. Nel film, hanno addirittura introdotto il videotelefono, che nel libro non c'era.

Concludo parlando della mia parte preferita che ha reso lo sforzo di vedere quella morte canina non vano. Quando il marito di Olga viene a sapere della morte del cane, le chiede se ne vuole un altro. Olga rifiuta, dicendo che lei non sostituisce. Ho esultato in quel momento perché finalmente qualcuno ha espresso il mio stesso pensiero: non sostituire mai nessuno, nemmeno se si tratta di un cane. Infine, alcune osservazioni: sono ricomparse un paio di nozioni care alla scrittrice. È stata menzionata la serpentina fatta con la buccia di arancio, come in "L'amica geniale" e "La figlia oscura", e il nome Gianni, che compare anche in "La figlia oscura". La storia è ambientata a Torino, una città cara alla scrittrice, ma Olga ha origini napoletane, come molti altri personaggi di Ferrante.

Nel complesso, ho trovato che sia un romanzo che vale la pena di essere letto, come tutti gli altri di questa che è ormai la mia scrittrice preferita.


Citazioni:

Volevo dormire sdraiata sul fondo più buio di me stessa.

L’anima è solo vento incostante, signor Carrano. Vibrazione delle corde vocali tanto per fingere di essere qualcuno, qualcosa.

La musica ha sempre un buon effetto, scioglie i nodi dei nervi stretti intorno alle emozioni.

Chissà quando era accaduto che avevo smarrito quella carica cocciuta di energia animale?

Pensavo alla bellezza come a uno sforzo costante di cancellazione della corporalità. Volevo che amasse il mio corpo dimenticandosi di quello che si sa dei corpi. La bellezza, pensavo in ansia, è questo oblio o forse no. Sono stata io a credere che il suo amore avesse bisogno di quella mia ossessione fuori luogo, arretrata.



Curiosità:

Il tema principale del film è "Il pendio dell'abbandono", un brano musicale cantato da Carmen Consoli, la cui musica è stata scritta dalla stessa Consoli e Goran Bregović che, nel film, entra in scena, nel ruolo del vicino di casa della protagonista.

Ne cito una parte, decisamente adatta alla trama di Ferrante:

Regnerà
Sovrano l'oblio
Prezioso
Rimedio
All'impotenza
Ed alla crudeltà
Di un ignobile addio
Inflitto a sorpresa
Da chi ha giurato lealtà
Ma un vento caldo annuncerà
Il risveglio di tempi migliori



Il pendio dell'abbandono, video su YouTube



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Review: Topolino n. 3549

Topolino n. 3549 Topolino n. 3549 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Topolino 3549: disastroso

hermio

Rimango al passo con la lettura di Topolino e recupero alcuni vecchi numeri. La vignetta e la cascata di parole iniziali lasciano sempre molto a desiderare.

Questo numero di Topolino si trasforma in una guida turistica! Topolino si riempie di informazioni turistiche inutili sulla città di Brescia, designata capitale italiana della cultura del 2023. Sei pagine dedicate a questa città, ma chi se ne importa? Ma chi le legge? Credo che tutti le saltano. Ovviamente, una storia ambientata a Brescia completa il quadro del disordine.

Altre pagine sprecate: sette pubblicità condensate in due pagine, chiamate "agenda", e cinque pagine di pubblicità per ciò che viene venduto in edicola, più cinque pagine di giochi sciocchi e barzellette squallide.

Le storie sono peggiori l'una dell'altra. Ducktopia è ormai diventata la parodia di se stessa e non si può più sopportare. La storia turistica è un format già visto per altre città. I fumetti muti sono patetici, il resto è discutibile. Un numero da dimenticare.

1
Ritorno a Ducktopia – Ep. 4 di 4: l’ultimo portale


Ho letto l'episodio tre e questa conclusione è così superficiale che qualsiasi lettore di Topolino avrebbe potuto scriverla. Ho letto già la "stagione successiva" come l'hanno chiamata alla fine del racconto e devo ammettere che le idee sono finite da un pezzo. I personaggi sono stanchi e non legano bene tra di loro. Si tratta sempre della solita storia: cercare un talismano, sistemare un portale, niente di nuovo, veramente poco interessante. La parte successiva sarà ancora peggiore, un'accozzaglia di idee prese da altre parti. In sintesi, la "prima stagione" aveva senso e doveva essere un'opera unica.

2
Minni, Pippo e il mistero del Topoldo


Ogni tanto Topolino vuole fare la guida turistica, pessima idea come sempre. Questa volta hanno deciso di fare un omaggio a Brescia con una storia che è la copia di tutte le altre che hanno come sfondo una città italiana. Le storie si svolgono sempre nello stesso modo: c'è un'opera d'arte con un indizio che porta a un altro indizio e dopo una barbosa e ripetitiva caccia al tesoro, si arriva a qualcosa di nascosto predisposto da un artista. Ma perché dovete fare le guide turistiche? Per di più, nelle vignette si spiegano tutti i monumenti di Brescia come se a qualcuno interessasse... Che noia.

3
Don’t worry Bum happy – La diva


Orribile. Bum è un personaggio detestabile, brutto da vedere e insopportabile. Non capisco perché si debba cercare la bruttezza. Questo papero con gli occhi storti e i denti fuori dal becco (sapete che il becco non ha denti, vero?) è insostenibile. La storia si definisce un muto, fumetti muti… ma nei film muti c'erano delle scritte, quindi non ha senso parlare di fumetti muti. Ovviamente la trama lascia a desiderare e non ha senso, cerca di essere divertente ma è solo patetica!

4
Topolino e gli intrusi di Iritop


Topolino e Pippo vanno dal professore Enigm, che è identico a Zapotec, e questo mostra loro un sistema di satelliti che spiano tutti. Grazie a questo sistema di spionaggio interrompono una rapina… Forse gli sceneggiatori dovrebbero fare un corso di scrittura creativa…

5
Paperino, Qui, Quo, Qua e i sensazionali ingressi dimensionali


Questa storia ha un pizzico di originalità, peccato che abbiano deciso di metterci il contorno giallo senza un motivo apparente, rendendo la lettura fastidiosa. Il problema principale di questa storia è che è troppo infantile, servirebbero trame un po’ più ricche.


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Review: Topolino n. 3565

Topolino n. 3565 Topolino n. 3565 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Questo numero deludente è stato a dir poco imbarazzante! Mi sono sorpresa di quanto in basso sia caduto Topolino questa volta. Stento a credere che... Ma vediamo cosa è successo nel dettaglio.

La vignetta iniziale cerca sempre di essere spiritosa senza riuscirci. Se solo fosse un po’ più naturale e scrivesse di cose che le interessano, forse riuscirebbe ad essere altrettanto interessante. Questa volta prende in considerazione la storia che è stata acclamata parecchio nei numeri precedenti di Topolino, quella del cosiddetto "Sole Nero".

Di questa storia ovviamente ne parla anche il capo nel muro suo di parole settimanale che non legge nessuno.

Non mancano le due pagine dedicate alle pubblicità, una per giorno. Sembra che sia impossibile liberarcene, ma a cosa serve? Solo spazi pubblicitari. Il tutorial di disegno questa volta si cimenta con Gambadilegno e ci sono quattro pagine di tutorial e tre di intervista, non si sa a chi. Ma la cosa più assurda è un'altra intervista ad un giornalista che parla di un mago e ci sono quattro pagine dedicate al giornalista più che al mago, ma non ce ne frega niente di entrambi, finitevela di volerci inculcare informazioni. Due pagine di giochi, anzi tre, buttate al vento e con grande infelicità mi rattristo nel constatare che ancora ci sono quelle detestabili, patetiche e inutili barzellette. Ho capito che ve le mandano i lettori, ma se fanno schifo glielo potete anche dire, tanto prima o poi glielo dirà qualcuno!

Prosegue anche lo spazio dedicato a quel tipo che parla di maggiordomi che si impersona in Battista, stravolgendolo completamente. L'hanno definito Battista maggiordomo esistenzialista, ma io direi che più che esistenzialista è un moralista. Basta, l'abbiamo osannato anche troppo questo tipo, che pensi al suo di maggiordomo.

Topolino deve aver perso la testa con le ultime due storie di cui poi parlerò più in dettaglio. In una sembra quasi che abbiano deciso di fare delle storie per i bambini dell'asilo nido. Ragazzi, ma state scherzando? Basta con questo paperotto, dateci Paperino e le sue storie. Poi si sono incaponiti con il padel, se non riescono a parlare di calcio ci devono inculcare anche altri sport? È solo una storia che deve introdurre un articolo di cui avremmo fatto tutti a meno. Topolino, stai andando a picco.

Adesso vediamo le storie e vediamo perché sono tanto orribili.

1
LA CIURMA DEL SOLE NERO - PROFONDO BLU


Una storia senza fine, una specie di Topolino e altri personaggi si ritrovano su una nave alla deriva nello spazio e ogni volta che tirano fuori questa storia succede sempre la stessa cosa: questa nave arriva in un pianeta, fanno dei combattimenti, risalgono sulla nave e se ne vanno. L'originalità non è certo di casa qui. Noiosa e per niente divertente. Quindi niente di che.

2
ZIO PAPERONE E LA TERRIBILE BANDA BASSOTTI - 2 episodi


Questa storia aveva ingranato abbastanza bene, perché affrontava il tema della paranoia senza comunque nominarla. I Bassotti con i loro comportamenti fanno perdere la testa a Paperone ed era stato interessante come avevano impostato il discorso. Non hanno saputo fare altro, non hanno fatto altro che ripetere sempre la stessa cosa, addirittura hanno deciso di fare questa storia doppia, cioè due episodi, quando ne bastava mezzo per dire tutto quello che hanno detto. I Bassotti fanno diventare matto Paperone e non succede altro finché lui decide di fregarsene. Tutto qua. Beh, se iniziate una storia almeno finitela e non siate così prolissi.

3
UN MAGICO MONDO ALLA FATTORIA - LA MAPPA DEL TESORO


Questa è la storia più brutta che abbia mai letto. Innanzitutto, quando cominciano a prendere come protagonista Paperino da piccolo, che lo chiamano Paperotto, c'è qualcosa di sbagliato. Paperino è una miniera di storie interessanti, basta che si muova e faccia qualcosa di divertente e viene fuori una bella storiella. Mi sapete dire chi se ne frega di quando era piccolo? Mi stupisco di chi ha ideato questa storia perché credo che avesse come target di lettori quelli che hanno almeno tre anni, ma non di più. Leggendo anche le vecchie storie di Topolino, e per vecchie intendo di parecchi anni fa, mi rendo conto di come prima le storie fossero adatte ad un pubblico anche adulto, ma non perché toccavano temi proibiti, ma perché erano costruite in modo geniale, articolato, interessante, mentre questa è veramente patetica. Paperino da piccolo gioca, basta, non c’è altro! Qui siamo veramente alla frutta, è stato difficile arrivare fino alla fine per leggerla tutta, veramente ignobile.

4
PAPERINA, PAPERINO E IL CLUB DELLA RACCHETTA


Se possibile, forse questa storia è anche peggio della precedente. Prima addirittura del titolo, Pico si mette a fare il professore in cattedra e si cimenta nella spiegazione dettagliata, per ben due pagine piene di vignette fitte di parole, delle regole del padel. Ammetto che non ci ho capito niente, più leggevo e più la mente si rifiutava di capire questo sport che non mi interessa, non mi piace e non mi sembra luogo di parlarne. La storia è banalissima e poteva essere anche adeguata al tennis, ma il vero problema è che Topolino poi si doveva mettere a parlare proprio di questo sport con un articolo che lascia tutto il tempo che trova. Come sempre, allestire una storia per fare poi un articolo rende la storia sciatta e l'articolo rimane sempre non adatto a questo giornale.

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Review: Il decoro

Il decoro Il decoro by David Leavitt
My rating: 3 of 5 stars

hermio

Sorprendente

Ho iniziato a leggere questo libro con qualche perplessità, pensando che non mi sarebbe piaciuto. Nonostante l'impatto fortemente politico, la storia è narrata in modo impeccabile e asettico, ma piacevole. Mi ha sorpreso quanto più mi intratteneva e piaceva man mano che andavo avanti.

Il libro inizia con una scena peculiare: un gruppo di amici molto ricchi discute cosa succederebbe se chiedessero a Siri di trovare un modo per 'sistemare' il neo-eletto presidente T. Nessuno lo fa, temendo le implicazioni, dato che si sa che i telefoni ci spiano.

L'evento scatenante della storia è l'elezione di questo presidente e la festa di insediamento che segue. I protagonisti sono Eva e Bruce, una coppia sposata di New York dalle finanze illimitate. Eva, non avendo altri problemi al mondo, è così destabilizzata dall'elezione del presidente che decide di lasciare la città per non dover ascoltare il vicino festeggiare. Eva e la sua amica Min si rifugiano a Venezia per alcuni giorni, dando un'indicazione del loro stile di vita: chi può permettersi di volare a 4000 miglia di distanza come se niente fosse? Durante il suo soggiorno, Eva decide di comprare un appartamento a Venezia.

Questo appartamento darà origine a una serie di eventi a catena che destabilizzeranno le relazioni tra i vari personaggi rispetto all'inizio. Ammetto che i personaggi sono abbastanza stereotipati ma forse proprio per questo sono credibili, e non tutti appartengono allo stesso schieramento politico. La maggior parte non è contenta dell'elezione, ma nessuno agisce in modo prevedibile. Si sottolinea che qualsiasi cosa succeda a una persona ricca come Eva, non avrebbe avuto alcuna conseguenza per lei quell’elezione, era intoccabile.

È interessante la contrapposizione che viene fatta nel testo. A volte i personaggi discutono di come gli italiani emigravano in America all'inizio del 900 e ora invece Eva e la sua amica hanno scelto di emigrare in Italia. Quindi, il motivo per cui hanno lasciato l'America per paura di una dittatura viene contrapposto all'immigrazione degli italiani verso l'America alla ricerca di un posto migliore.

Gran parte del testo è composto da dialoghi, molti dei quali riguardano la politica, ma anche altri argomenti. Nonostante ciò, i dialoghi sono così semplici che persino una persona non esperta di politica come me riesce a comprendere.

Uno dei dialoghi più interessanti si svolge nel campo letterario. Questi amici discutono spesso di letteratura e riviste, specialmente quelle di arredamento. In un'occasione, commentano come durante la presidenza precedente le cose andavano così bene che gli scrittori erano diventati eccessivamente sentimentali e trascurati. Ridono sul fatto che forse, con il nuovo presidente T, le cose sarebbero andate così male da spingere gli scrittori a produrre opere migliori in tempi peggiori.

Questi amici vedono anche l'importanza dell'arredamento delle loro case. Ad esempio, per Eva, che sta per acquistare il nuovo appartamento a Venezia, è importante che il suo amico Jake, un arredatore, si impegni a sistemarlo. Da qui si sviluppa una storia completamente nuova relativa a Jake e al suo passato, parte che mi ha particolarmente entusiasmato perché è completamente distaccata dalla politica e dal presente, ed è pura narrativa. La storia in sé non è grandiosa, ma rimane credibile proprio perché semplice.

Infatti, il titolo italiano "Il Decoro" si può riferire sia al decoro in termini di arredamento delle case, sia agli atteggiamenti considerati appropriati per una vita dignitosa e riservata. Questo si riferisce principalmente ad Eva.

Eva è un personaggio fastidioso, non perché sia mal costruito, ma perché è insopportabile, il che dimostra che è stato creato alla perfezione. Eva è frivola, puritana, priva di passioni, non lavora e ha molti soldi a disposizione. Si lamenta costantemente, si considera superiore e ha un'ossessione per il decoro, tanto da non sopportare la sua migliore amica che è un po' in sovrappeso. Eva può sembrare un personaggio esagerato, ma esistono donne come lei. Eva è il tipico personaggio femminile che mette in cattiva luce l'intera categoria delle donne.

Eva disprezza le persone sciatte e si comporta con presunzione. Non si preoccupa della cucina e assume vari cuochi per le sue cene oltre alla cameriera. Uno di questi cuochi, Matt, non è più benvenuto nella sua casa perché una volta ha tenuto dei discorsi volgari. Essendo puritana, Eva non lo ha sopportato e lo ha allontanato dalla sua casa!

Alec, il vicino, desidera festeggiare durante la festa dell'insediamento, motivo per cui Eva decide di fuggire. Attraverso i dialoghi tra Bruce, il marito di Eva, e Alec, lo scrittore rappresenta anche il punto di vista di chi è favorevole al presidente, tanto temuto da Eva. Tuttavia, Alec rivela che sua figlia non gli parla più perché lo ha votato. Nonostante tutto, Bruce e Alec vanno d'accordo e passeggiano insieme per Manhattan con i loro cani la sera, una scena alquanto pittoresca.

Quando i cani di Eva e Bruce iniziano a comportarsi in modo strano, ad esempio facendo i bisogni in casa, Eva è così sconvolta che accusa Bruce. Crede che i loro cani abbiano questi comportamenti strani perché sono usciti con il cane di Alec, che ha votato per il presidente T! Questo dimostra quanto il personaggio di Eva sia folle. Tuttavia, nonostante la sua follia, il personaggio di Eva è ben delineato, rendendolo accettabile.

La trama è costellata di cene e discussioni su persone e politica. L'autore non prende mai posizione. Ad esempio, quando i personaggi partecipano alla presentazione di un libro di Lydia Davis (una scrittrice americana), le opinioni sono divise tra chi la disprezza e chi la difende.

Il titolo originale, "Shelter in Place", significa "Restare a casa", un'espressione usata dalle autorità in caso di emergenza. Questo potrebbe riferirsi a Bruce, che non ha mai sentito la necessità di cambiare casa. All'inizio sembra un personaggio secondario, ma man mano che la storia avanza, si sviluppa e cresce. Mentre Eva è concentrata sulla sua necessità di fuggire e sulla sua ossessione per il nuovo appartamento, Bruce, rimanendo a casa, scopre di avere bisogno degli altri e che altri possono aiutarlo.

Quindi, il libro è ben strutturato, con personaggi ben definiti e facilmente immaginabili. La trama non ha nulla di spettacolare, ma proprio nella sua ordinarietà riesce ad essere più interessante. Nonostante i personaggi siano lontani dal mio mondo, sono riuscita a entrare in sintonia con ognuno di loro. Anche se non mi sono particolarmente simpatici, ho trovato piacevole la lettura.

Il racconto si conclude il primo sabato di primavera, un po' di tempo dopo l'elezione e la festa, quando tutti si sono adattati a una nuova prospettiva con Eva a Venezia. Ho trovato sorprendente che abbia finito di leggere il libro proprio il primo sabato di primavera, sebbene di qualche anno dopo.

«Capisco la decorazione d'interni» proseguì Jake. «Tende, tessuti, colori li capisco. Quello che non capisco è ciò che la gente intende quando parla di casa. Non sono sicuro di averlo mai capito.»
«Be', non è ovvio?» disse Min, raccogliendo la rivista e tenendola davanti a sé, come se incarnasse qualche idea che lei stessa non era in grado di esprimere a parole. «La casa è dove ti senti... a casa.»

Pagina 295 


Perché Venezia, le sue basi - le fondamenta stesse della città - sono un'illusione. Sono le illusioni a sostenerla e di tutte le illusioni, la più potente potrebbe essere quella di pensare che la città durerà davvero, che non sprofonderà su se stessa e non verrà sommersa da un'inondazione. Così quando sei là, in quel luogo che onestamente non dovrebbe esistere, in quel luogo contro natura, puoi ritrovarti a immaginare la stessa cosa di te stesso: che non sprofonderai nel fango e non verrai spazzato via da urlonda di marea.
Pagina 326 


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I grandi classici Disney 99: sempre meglio




Non sono riuscita a resistere e ho deciso che non resisterò, proseguirò con la lettura mensile dei grandi classici Disney che mi lasciano sempre affascinata. Questa volta le storie vanno dal 1957 al 1992. Ce ne sono due leggermente più "recenti", una del 1992 e una del 1989, che sono state scelte per completare la raccolta di storie in cui i paperi e i topi sono alle prese con l'acqua. Davvero una selezione interessante e ben studiata che ci fa capire come non sia solo un ammasso di storie messe insieme per vendere qualcosa, ma una raccolta selezionata di piacevoli letture che ci riportano al passato. Queste storie che riguardano l'acqua sono molto ricercate nella loro trama che non è banale ma divertente e anche studiata. Continuo a fare il paragone con gli ultimi numeri di Topolino e mi ritrovo sempre a constatare che le storie del passato erano più concrete, più forti e con una marcia in più, per niente edulcorate come quelle dei numeri odierni. Ormai Topolino sembra aver paura di essere diretto e di rappresentare la verità. Certo è sempre un prodotto che va bene per un mondo infantile ma prima andava più che bene anche per gli adulti, tanto che i fumetti erano per tutti, invece ora Topolino sembra dover essere smussato nei contenuti e nei dialoghi, rendendolo a volte patetico.


Nell'ultima storia, "Paperino e la sorgente rigenerante" del 1989, Paperino si cimenta nel salto di un muretto dicendo: "Rimedio con un saltello! Per chi, come me, usa solo olio vigor nella dieta, è uno scherzetto!" E tutti quelli che hanno vissuto in quel periodo si ricorderanno la celebre pubblicità dell'olio in cui un tipo ridicolo per professare le abilità rigeneranti di un dato olio si cimentava nel salto di uno steccato. Una pubblicità storica di cui in questa storia ne viene fatta la parodia in modo eccellente riportando un sorriso sui meno giovani. Sempre in questa raccolta di storie dedicata all'acqua, la più vecchia, quella del 1957, vede Pippo preso in giro da un tipo che tenta di vendergli dell'acqua che definisce astemica nel senso che è acqua che sa di alcol ma è salutare come l'acqua. Questo è proprio quello che volevo dire, si prendono in considerazione delle tematiche come quelle dell'alcolismo che nei numeri odierni di Topolino non ci si sognerebbe mai di fare. Tra l'altro in questa storia c'è anche un certo messaggio in quanto viene più volte detto che chi beve l’alcol sta male e chi non la beve sta meglio. Vero. Eppure non si oserebbe più tanto. Tra l'altro questa è una storia con l'alternanza delle pagine a colori con quelle in bianco e nero, davvero un tesoro.


Anche nella storia "Zio Paperone e l'eredità invisibile" del 1974 (anche questa con l'alternanza di pagine a colori e in bianco e nero) c'è un umorismo oscuro, un dark humour, che non verrebbe più usato ai giorni d'oggi. Infatti Paperone dice: "E invece, oggi, le notizie sono allegre! È morta zia Guendalina!" E Paperino risponde: "Chi sarebbe zia Guendalina?" Paperone prosegue: "Mai sentita nominare! Però io sono il suo erede!". Ormai in Topolino la parola "morta" non potrà più essere usata e io rimpiango questa libertà che si prendeva Topolino di non autocensurarsi su cose che invece potrebbero essere proposte tranquillamente a un pubblico più infantile. Sembra che più il mondo esterno diventa orribile, più Topolino tende a ripulirsi, ma questo è solo un modo per, come si suol dire, pararsi il... Ed è proprio per questo che adoro questi grandi classici perché ci riportano a tempi che magari per certe cose erano più difficili ma per altre erano più spontanei.


Ancora una volta infatti, sempre per lo stesso motivo, in "Topolino e la banda dei rubamandre" c'è un grande uso di armi vere mentre su Topolino ormai le armi sono solo quelle fantascientifiche di Paperinik, che sembrano dei giocattoli.


Insomma anche questo numero mi ha lasciato pienamente soddisfatta e mi ha riportato indietro nel tempo facendomi divertire e appassionare sempre di più a questi fumetti.

Review: Topolino n. 3564

Topolino n. 3564 Topolino n. 3564 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

hermio



tra morale e marketing


La vignetta all'inizio ha qualcosa da dire sull'intelligenza artificiale: vediamo Paperoga chiedere all'intelligenza artificiale di scrivere un articolo. Questa vignetta è piuttosto irritante e non è chiaro cosa intenda. Abbiamo capito che non ti piace l'intelligenza artificiale, ma alcune intelligenze artificiali sono molto utili, peggio per te che non le usi.

Nel flusso di parole del capo questa volta troviamo false pillole di saggezza e inizia a dire che ora le informazioni arrivano senza filtri. Lo dice come se i filtri avessero un senso. Chi dovrebbe essere scelto per determinare quali notizie dovrebbero essere diffuse e quali no? Ricorda che anche prima del web, i giornali diffondevano notizie false, quindi non dobbiamo sempre partire dal presupposto che ciò che è nuovo è dannoso e ciò che è vecchio è buono. Poi dice che dobbiamo stare attenti alle notizie false. Ma cosa significa stare attenti alle notizie false? Nulla! Dovevi dire: indagate, non vi fidate mai, fate una ricerca su Google e state attenti anche a ciò che Google vuole che leggiate per trovare la verità, se possibile. Il suo messaggio sembra allarmante, quando avrebbe dovuto semplicemente insegnare in poche parole a fare questo: siate cinici e indagate.

Ci sono due storie dedicate al marketing, una sugli aerei per vendere i gadget e una sulla mitologia per vendere una raccolta…bah.

Come sempre, l'agenda della settimana non manca, con sette pubblicità concentrate in due pagine, ma è davvero necessario continuare a inserirla? Lo stesso vale per i giochi, fortunatamente ridotti ad una pagina. Anche se li mettete sempre, non è detto che ne abbiamo bisogno. Finalmente hanno capito che quelle barzellette erano orribili!

Il tutorial per come disegnare Paperoga continua, per fortuna...

Infine, c'è eccessiva pubblicità con un'intervista ad un tizio. Cinque pagine di intervista ad un mago che si occupa dell'introduzione di un'altra raccolta in edicola. Ragazzi, cinque pagine? Ma a chi importa! Mi piacerebbe vedere chi le legge.

Alla fine ci sono due storie di una sola pagina, sono carine e preferirei vedere tutte le altre pagine sprecate piene di storie invece che di parole al vento o, meglio, al marketing. Troppa pubblicità. Comunque, anche queste due storie sono moralistiche, cercano di insegnarci qualcosa, non c'è bisogno, sembra che Topolino o ti debba insegnare qualcosa o ti debba sponsorizzare qualcosa... Sono state scritte da una persona che avevano già sponsorizzato nel numero precedente.

1
PAPERSERA NEWS PRESENTA: ZIO PAPERONE E IL BRETELLA GATE


Confuso e moralista. Un amico di Paperone sembra un malefico ma alla fine si scopre ovviamente che è il migliore. Molti giri di parole e una trama poco avvincente che sembra un episodio di una serie già vista.

2
I PIONIERI DEL VOLO - Topolino e Gancio in: LA VITA È UN’ACROBAZIA


Anche in questo numero, che supporta l'uscita di gadget a forma di aeroplano, Topolino fa il pilota del passato. Se nell'episodio precedente era stato accompagnato da Orazio come nel numero 3537, qui invece è affiancato da quel personaggio insulso di Gancio che non c'entra niente con Topolino. Come se non bastasse, ci hanno aggiunto anche un po' di calcio, come se potessimo dimenticarcene.

3
PIANETA PAPERINO - L’APPUNTAMENTO PERFETTO


Questa è l'unica storia di tutto il numero che ha senso e rende onore a Topolino, sia nei disegni che nella trama. L'unico problema è il titolo: Pianeta Paperino? Ma che significa? Non sarebbe stato meglio un semplice: Paperino e l'appuntamento perfetto. Perché complicarsi la vita cercando di essere migliore quando basta attenersi a ciò che si è?

4
PAPERINO, PAPEROGA E LA RISCOSSIONE PORTA A PORTA


Questa storia è carina e divertente, peccato però che manchi una trama, il titolo dice tutto, non c'è assolutamente altro! Inoltre, rimane ripetitiva e inconcludente.

5
LA GRANDE MITOLOGIA PAPERA - GASTONE GIASONE E IL VELLO D’ORO


Ancora una volta, Topolino pubblica storie per sponsorizzare altre uscite, che siano di gadget o di raccolte, il risultato è lo stesso: una storia di cui potevamo fare a meno. Proprio come era successo nel numero 3560 con "La grande mitologia papera - Paperina, Didone e la pelle di bue", anche qui un animale morto viene dato per buono. Sì, la pelle di bue è proprio quello che è, il rivestimento di un animale scuoiato, lo è anche il vello d'oro, una pecora morta. Quindi, caro Topolino, datti una regolata, anche se è mitologia... Ma poi possiamo anche farne a meno, lasciamo la mitologia in ambito mitologico, qui siamo su Topolino! E poi "la mitologia papera"? A me suona un po' ridicolo, come se fosse una parodia di se stessa. Inoltre, la raccolta a cui si vuole fare la pubblicità si chiama Paper Mitologia, ancora una volta non avete le idee chiare. Come se non bastasse, questa storia è tutta pixelata nella versione digitale, ad un minimo ingrandimento le immagini sono sgranate.

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Review: Hypnosis

Hypnosis Hypnosis by Karen Coles
My rating: 2 of 5 stars

hermio

Scontato ma coinvolgente 

La trama è avvincente ma manca di passione e sentimento. La scrittrice non ha inserito elementi personali e ha tentato di impersonare un personaggio troppo distante da lei, creando una discontinuità. La trama è impeccabile ma asettica. Nonostante sia coinvolgente, i personaggi sono solo stereotipi e pedine utilizzate per far avanzare la storia. Sarebbe stato più interessante avere personaggi forti, anche in una storia meno potente.

L'autrice, affascinata dall'Angelton Asylum, ha condotto ricerche dettagliate, visitandolo anche personalmente. Tuttavia, ha dedicato troppo tempo alle ricerche. Sebbene sia essenziale creare un contesto dettagliato e credibile, è altrettanto importante rendere affascinanti i protagonisti della storia e non permettere che le ambientazioni oscurino la trama principale.

Se avesse voluto concentrarsi così tanto sul manicomio, avrebbe potuto scrivere una guida turistica, che avrebbe forse avuto un fascino maggiore. Capisco il suo interesse per i manicomi, sono luoghi misteriosi e pieni di orrore, ma raramente le storie che raccontano in essi ambientate sono altrettanto potenti.

Ad esempio, "Ragazze interrotte" ha lo stesso problema nel libro, ma è stato superato dal film, grazie all'interpretazione delle attrici, Winona Ryder e Angelina Jolie. Un altro esempio da tenere a mente è "Qualcuno volò sul nido del cuculo"; ho trovato il libro interessante, ma non quanto il film, in cui l'attore Jack Nicholson ha reso celebre il lungometraggio.

Quindi, un manicomio può essere un palcoscenico accattivante, ma è essenziale inserire una storia potente per farlo risplendere. Quando si va a teatro, gli attori sono più importanti delle scenografie.

La scrittrice ha costruito una storia interessante ambientata in un manicomio, ma poco credibile. È difficile accettare che la protagonista abbia vissuto tali vicende. Non critico solo il fatto che alla fine si prende una rivincita, comprensibile se si vuole dare un lieto fine al libro, ma trovo assolutamente assurdo il modo in cui l'ipnosi viene presentata.

Sappiamo che con l'ipnosi si possono recuperare ricordi apparentemente perduti, ma la protagonista si ritrova nel manicomio senza ricordare nulla di ciò che è successo prima. Questo è un cliché molto comune. Un dottore l'aiuta a ricostruire pian piano la sua storia passata, che è interessante e coinvolgente, ma non credo che l'ipnosi funzioni così: non è come guardare un film, dove a ogni appuntamento si vede un altro segmento di cinque minuti.

Dal punto di vista letterario, è conveniente che la storia si sviluppi in questo modo, ma non è convincente. Inoltre, le descrizioni erano a volte confuse, creando un caos iniziale sulla pagina, ma proseguendo la lettura si ottiene una visione più chiara e sensata.

A causa del problema precedentemente citato, risulta che i personaggi non sono ben sviluppati. Non intendo dire che sono eccessivamente stereotipati, ma lo sono abbastanza: il dottore cattivo, il dottore buono, la paziente che ha il mondo contro, una storia d'amore banale, una matrigna malvagia. Tuttavia, a volte, anche se i personaggi sono stereotipati, si può creare una trama avvincente perché ciò che conta sono i legami che li muovono all'interno della storia. Purtroppo, in questo caso, non è successo. I personaggi non sono abbastanza coinvolgenti, persino la protagonista risulta a volte irritante, e questo è un grosso problema perché, in teoria, il lettore dovrebbe simpatizzare con il protagonista.

A volte sembra che stiano per rivelare qualcosa in più su di loro, su come procedono, su come erano in passato, ma invece si muovono tutti in modo prevedibile e scontato.

C'è anche un problema di prevedibilità con la trama, perché a un certo punto si capisce come andrà a finire già da circa metà del racconto. È una storia tipica delle telenovelas, senza rivelare i dettagli, che comunque possono avere il loro fascino.

Il problema più grande dei personaggi è la loro mancanza di vitalità, come ho detto all'inizio. L'autrice non ha infuso nulla di sé nei personaggi. Non mi aspetto che sia mai stata in un manicomio, ma non si è immersa nel ruolo, non ha utilizzato i suoi sentimenti per animare la protagonista, e tutto risente di questa mancanza, perché non riusciamo a emozionarci.

Per quanto riguarda il finale: troppo brusco! Detesto quella sensazione che i film e i libri possono dare quando finiscono proprio quando ti aspetti un'altra scena. È importante saper concludere una storia in un momento culminante, ma il lettore non deve sentirsi abbandonato, girare la pagina e trovare i ringraziamenti (in cui inoltre non viene neanche ringraziato il lettore)! Come dicevo, la storia era prevedibile, quindi era prevedibile anche il finale, ma non sarebbe stato meglio scriverlo offrendo qualche sorpresa?

In conclusione, si tratta di una storia a tratti molto interessante, ma raccontata in modo confusionario, prevedibile, scontato e senza emozioni. Nonostante tutto, ho letto questo libro con avidità senza capire perché, forse speravo in qualcosa di più originale. Invece, non è stato niente di speciale, ma ci sono storie ben peggiori.


«E a quel tempo eri ancora sana di mente».
Lo ero? Lo ero veramente?
«Soffrivi - e soffri ancora - ma la sofferenza non è una malattia, è il prezzo dell'amore».
Allora ha amato qualcuno. Conosce la sofferenza, il fallimento, e forse anche il senso di colpa, come li conosco io. Forse ho sempre saputo che avevamo questo in comune.

Pagina 90 

Se fossi stata aggressiva forse la gente mi avrebbe trattato con rispetto, e non con disprezzo.
Pagina 166 

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Paperinik 87: piacevole!




La prima storia, inedita, ci fa credere che "inedita" significhi "nuova", come appena uscita. Tuttavia, "inedita" significa solo che non è mai stata pubblicata prima. Questa storia fa parte di una serie ambientata in epoca medievale. È molto colorata, con grande enfasi sulla presentazione grafica, ma la trama è prevedibile, scialba e poco interessante. Inoltre, è infestata da vignette stracolme di dialoghi noiosi e descrittivi. È una storia da dimenticare. Incredibilmente, è indicato come capitolo 17. Speriamo di non dover sopportare gli altri 16 capitoli.


Ci sono poi due storie dedicate a Paperoga, una del 2002 e una del 2011, entrambe molto carine, semplici, con disegni e vignette piacevoli.


Degna di nota è la storia del 2000, "Paperinik e le cattive azioni", in cui Paperino affronta problemi ambientali e l'intreccio è interessante. Si parla anche di purificare varie zone. È in sintonia con la storia precedente, "Paperinik e il superpapero dell'anno" del 1996, in cui Paperinik affronta problemi ambientali.


Forse una delle storie è troppo recente, ma non fastidiosa, quella del 2019 che rimane comunque in vecchio stile. Paperino e Paperinik si confrontano con un personaggio famoso, del tutto inventato ma caricatura generale di molti. Nella stessa linea VIP, la storia successiva del 2012 mostra Paperinik alle prese con un paio di candidati al ruolo di governatore, una storia divertente.


C'è anche una storia tra Paperinik e Archimede, piuttosto interessante e originale, risalente al 2003. È una storia futuristica e visionaria, ed è stato un piacere leggerla.


Nel complesso, è un numero piacevole, a parte la prima storia inedita. Le storie vanno dal 1996 al 2019. Non sono d'accordo con la dedica di spazio ai disegni dei lettori. Non dovremmo trasformare queste raccolte in giornali. Lasciamo questo ruolo a Topolino.

Paperino 525: restate nel passato


Ho apprezzato molto questo numero, come al solito. Le storie spaziano dal 1988 al 2016. La peggiore è quella inedita, che non supera nessuna delle altre per la sua scarsa qualità. Paperino dovrebbe concentrarsi maggiormente sugli anni '80 e '90, e al massimo arrivare fino al 2010, ovvero fermarsi prima dell'era dei social, un ambiente già eccessivamente esplorato da Topolino, le cui storie recenti lasciano molto a desiderare. Le storie migliori di questo numero sono effettivamente quelle degli anni '80 e '90. Purtroppo, a partire dal 2000, molte storie hanno perso un po' di arte e spensieratezza. Le meno riuscite sono quelle in cui Paperino e Paperoga sono agenti segreti; queste storie dovrebbero essere evitate perché sono le più recenti e quindi le meno interessanti e troppo ripetitive.


Analizzerò in particolare tre storie: le peggiori due e poi la migliore.


Appbracadabra (troppo attuale)


Tenetevi pure le vostre storie inedite, ci sono di nuove! La prima storia è un tripudio di colori troppo esagerati, tanto da farci rimpiangere le tavole colorate a intervalli degli anni '60, in cui la trama era più importante del colore. La trama, infatti, qui lascia a desiderare, in particolare perché mette in mostra i vizi moderni: l'uso del cellulare, dei social, dei selfie, delle applicazioni, e la storia ne risente, risultando sciatta e poco originale. Inoltre, è divisa in cinque parti e, dato che si tratta di un mensile, significa cinque mesi! Assurdo!


Paperino e Gastone blogger al parco (2016)


Questa storia del 2016 inizia a mostrare tutte le caratteristiche di quelle rovinate dai social. Nel 2016 la situazione non era ancora critica come ora, ma YouTube dominava e, più che i blogger come dice il titolo, c'erano gli YouTuber, un gruppo che è andato scomparendo con l'avvento di Instagram. Dato che i social non vengono mai chiamati per quello che sono ma solo presentati con nomi parodistici, YouTube è in realtà qui Goosepap. Topolino ha sempre avuto un problema con queste parodie, che sono orribili e non riesce a scegliere un nome univoco per lo stesso social, tanto che YouTube viene a volte chiamato Youpap. Non si sa quale sia peggio. I tempi antichi, per così dire, sono evidenziati dal fatto che Paperino inizialmente usa una telecamera come ancora avveniva nel 2016, ma ormai sono estinte. Trovo noioso ogni riferimento a Internet e ai social nelle storie di Topolino, perché li rendono patetici e evidenziano un aspetto umano decisamente degenerato.


Paperino e il magazzino dei mondi (1989)


In questa storia, Paperino è alle prese con un lavoro giornaliero diverso da quello che vediamo di solito, ovvero lavora in un ufficio e ciò lo rende più umano e dunque più accattivante, perché è facile per tutti riconoscersi in lui. In effetti, questi fumetti non erano indirizzati solo ad un pubblico infantile, ma anche ai genitori. Infatti, si nota come molte storie affrontano argomenti della vita quotidiana e in questo ho trovato anche un messaggio molto stimolante. È una storia in cui c'è stato un lavoro di inventiva, di sviluppo e una messa in scena piacevole e sempre divertente. Ottimo.


Review: Topolino 3563

Topolino 3563 Topolino 3563 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Non so se sia una coincidenza che la stessa settimana in cui è uscito questo numero, sia uscito al cinema un film intitolato "Volare". Credo però che sia dovuto più che altro all'abbinamento con la vendita di gadget insieme a Topolino, ovvero modelli di aerei. Questa edizione di Topolino è stracolma di riferimenti al volo. La copertina non ha nulla a che vedere con nessuna storia, e c'è anche una vignetta che cerca di essere spiritosa all'inizio. Una storia che è stata copiata da una precedente (vedi numero 3537), e come se non bastasse, c'è anche l'articolo che cerca di insegnarci qualcosa quando non abbiamo voglia di imparare. Quattro pagine dedicate ai velivoli... che grande delusione!

Non mancano le solite pagine sprecate: l'agenda settimanale, sette pubblicità in due pagine, giochi inutili e patetiche barzellette posizionate strategicamente nell'ultima pagina. Forse state ammettendo che ho ragione e che sono pessime e rovinano il volume? Smettetela di pubblicarle, per favore, sono deprimenti!

C'è anche qualcosa di veramente detestabile: un'intervista a un tipo che pubblica la sua "letteratura" sul web. Non lo nomino e non mi interessa, ma è assurdo come Topolino debba fare pubblicità a questo individuo solo perché ha pubblicato un libro. Gli dedicano ben sei pagine con interviste ridicole e illeggibili, e addirittura lo invitano a scrivere quattro storie di una pagina! Insomma, mi fa passare la voglia di leggere quello che scrive!

L'unico aspetto positivo di tutto il numero è il tutorial di disegno con Paperoga.

1
I Pionieri del Volo - De Topis e l'Infinita Scommessa Volante


Questa storia mi ha ricordato quella del numero 3537 "Topolino e Orazio in: il primo volo non si scorda mai". Quella storia era ambientata a Milano nel 1906, durante un'esposizione con gara di velivoli amatoriali a cui partecipano Topolino e Orazio. Anche in questa storia, Topolino e Orazio si cimentano in imprese con veicoli nel passato. Massima ripetizione dell'argomento! E poi voglio ricollegarmi anche alla copertina in cui vediamo Pippo e Topolino alle prese con un vecchio aereo. Dunque? Ma forse c'è anche da fare il riferimento alla vendita di gadget in stile aeroplani abbinata a Topolino… Come sempre, le storie vengono fatte per accompagnare il marketing, e la trama e la fantasia ne risentono. Peccato.

2
Gli Allegri Mestieri di Paperino - Comparsa a Scomparsa


In questa breve storia, Paperino si ritrova in un set cinematografico senza una trama particolare, ma riesce a divertirci e ciò è sufficiente.

3
Zio Paperone e l'Inaspettato Museo Ammazzamotori


In questa storia, Paperone allestisce il suo deposito a museo… Va bene, è originale e divertente.

4
Paperino, Qui, Quo, Qua e il Tesoro Vichingo


Questa storia è riciclata, è stata pubblicata in Norvegia nel 2018 da un noto fumettista. I disegni sono molto ben fatti ma un po’ troppo carichi e moderni, si perde un po’ dello stile di Topolino anche se con la trama ci siamo completamente. Trovo squallida, antiestetica e fastidiosa l'idea di contornare questa storia di giallo. Perché scegliere un colore che dà fastidio alla vista?

5
Cavezza- Problema Irrisolvibile


L'ultima storia vorrebbe avere come protagonista Orazio, solo che per motivi sconosciuti si decide di scegliere Orazio da giovane, come se i protagonisti di Topolino fossero troppo vecchi. C'è questa continua necessità di ringiovanire personaggi che non hanno età ma che rappresentano invece quello che Topolino è. La storia non è male e poteva essere adattata al vero Orazio, quello del presente. Tra l'altro, non si capisce se questo Orazio fa parte del passato perché ha uno smartphone come quelli del presente. Organizzatevi meglio la prossima volta.

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I grandi classici Disney 98: ritorno al passato


Ho alcuni numeri della prima serie, dal 60 al 96. Questa serie si è conclusa con il numero 350, dopodiché è iniziata di nuovo. Ho ripreso la nuova serie dal numero 98, ricordando quella raccolta che leggevo da piccola. È stato un piacere ritrovarla fedele a se stessa.

Non ricordavo, però, che le storie provenivano da un passato così lontano, queste vanno dal 1964 al 1976. Inizialmente può sembrare strano, ma presto si capisce che si ha tra le mani un reperto storico di valore letterario che sarebbe un peccato sprecare. Ho notato un criterio nella scelta delle storie: sei su dieci parlano delle relazioni tra fidanzati, come Topolino con Minni, Paperino con Paperina, zio Paperone e Brigitta. Inoltre, più di una storia si occupa del regalo che i fidanzati devono fare alle loro ragazze.

È stato molto interessante scoprire che in passato alcune storie venivano pubblicate alternando pagine in bianco e nero a pagine a colori. Inizialmente pensavo fosse un errore di stampa, ma era fatto appositamente, probabilmente per risparmiare sui colori e rendere il fumetto più accessibile. Questa politica non sarebbe più applicabile oggi, dato che si tende a migliorare la qualità per aumentare il prezzo, richiedendo così più soldi alle persone. Certo, le cose erano diverse, ma in alcuni aspetti migliori.

Le storie che risalgono a tempi lontani contengono elementi che possono risultare difficili da accettare nel mondo moderno. Questo è principalmente a causa del nostro tentativo di apparire oggi più giusti di quanto realmente siamo. Nelle storie, si evidenzia come alcune cose fossero accettate nella stampa, mentre ora non lo sono più. Ci sono riferimenti al maschilismo, con personaggi maschili che si ritengono superiori e giudicano le donne, spesso raggruppandole in un unico stereotipo.

È importante che queste storie siano state condivise, in quanto riflettono la realtà di quel tempo, e non possiamo far finta che le cose fossero come sono adesso. Anche oggi, se ci pensiamo, le differenze non sono molte e spesso ci presentiamo migliori di quanto realmente siamo.

La Disney ha emesso un avviso sui contenuti, citando: “Questo titolo include rappresentazioni negative e/o trattamenti errati nei confronti di persone o culture. Questi stereotipi e comportamenti erano sbagliati allora e lo sono oggi. La rimozione di questo contenuto negherebbe l’esistenza di questi pregiudizi e il loro impatto dannoso sulla società. Scegliamo invece di trarne insegnamento per stimolare il dialogo e creare insieme un futuro più inclusivo.” Questo avviso, sebbene sia in piccolo, è un tentativo di affrontare e riconoscere i problemi.

Sono pienamente d’accordo, anche se penso che scegliere di scrivere una dichiarazione così piccola sia solo un modo per proteggere se stessi. Non importa, è una grande azienda che deve prima di tutto pensare a sé stessa. Ci sono altre peculiarità molto diverse rispetto a quelle che troviamo nelle storie di oggi, come l’uso di armi e il maltrattamento degli animali, questo mi risulta fastidioso, ma, ho deciso di continuare a leggere.

Tuttavia, l’uso della parola “inclusivo” mi mette sempre un po’ d’ansia perché l’inclusività è trendy ora, e forzare l’inclusività nelle storie sembra ridicolo. Ho pensato a questo ritorno al passato, anche se non concordo con la frase “Questi stereotipi e comportamenti erano sbagliati allora e lo sono oggi”. Non dovremmo dire che erano sbagliati in passato, perché se erano considerati giusti allora, non possiamo dire “avete sbagliato”. Dobbiamo riferirci solo al presente e non giudicare le cose del passato con la mentalità del presente. Se erano state pubblicate in quel modo, significa che si credeva fossero giuste, tutti le leggevano e nessuno si lamentava. Questo è solo un dettaglio minore, e continuo a gradire enormemente il ritorno al passato, che non dovrebbe essere dimenticato ma accettato per quello che è, anche nei fumetti.


Review: Orgoglio e pregiudizio

Orgoglio e pregiudizio Orgoglio e pregiudizio by Jane Austen
My rating: 4 of 5 stars

hermio


Confronto con "Cime Tempestose" (1847)

Non ritengo necessario lodare Jane Austen e il suo famosissimo romanzo. Preferisco parlare della mia relazione con questo libro, che in realtà è un audiolibro che ho affrontato solo ora, dopo averlo disdegnato per molti anni. Nonostante sia noto a tutti, l’ho sempre evitato. Cosa mi ha spinto a leggerlo? Sarò onesta: "After" di Anna Todd. Nel libro di Todd, viene citato più volte, con numerosi riferimenti sia a questo che a "Cime Tempestose" (che ho ascoltato prima di questo).

Se ho trovato "Cime Tempestose" sorprendente per la sua oscurità, questo libro invece lo trovo come un'antitesi, sorprendente per la luminosità, la vivacità della storia, dei personaggi e la visione della vita. Emily, con "Cime Tempestose", ci ha mostrato come le situazioni possono essere dure, oscure, crudeli, e con pochi personaggi ha generato un mondo che si riflette nel titolo: tempestoso. Jane, invece, aveva un'altra visione. Jane è nata nel 1775 mentre Emily nel 1818, entrambe hanno ambientato i propri romanzi nello stesso periodo più o meno. "Orgoglio e Pregiudizio" è alla fine del Settecento e "Cime Tempestose" all'inizio del 1800. Quindi, con questi due libri, osserviamo due facce della stessa medaglia: da una parte una visione oscura, cupa e tempestosa; dall'altra una fatta di civetterie, borghesia, città, socialità.

"Cime Tempestose" è stato forse così oscuro a causa dell'isolamento. La casa "Wuthering Heights" è solitaria, Catherine e Heathcliff sono pressoché isolati e si incontrano solo con i Linton. In "Orgoglio e Pregiudizio", invece, ci sono una miriade di personaggi che si mescolano, si incontrano, si amano, si odiano, parlano in continuazione, dialogano, ci sono conflitti, feste, ricevimenti, gite. C'è vita, in contrasto con la staticità di "Cime Tempestose".

Sono rimasta sorpreso da tutti i personaggi che interagivano tra loro. Erano vivi, brillavano di luce propria, come se la scrittrice li avesse osservati attentamente e parlasse delle persone che la circondavano. Forse si è ispirata a qualcuno che conosceva, ma, proprio come mi era successo per Emily, mi ha stupito come una donna alla fine del Settecento si sia chiusa nella sua stanza e abbia creato un'opera d'arte! Non possiamo negare che sia un'opera d'arte, perché questo libro è arrivato fino a noi ed è ancora uno dei libri più richiesti nelle biblioteche di tutto il mondo. Un libro che inoltre è divertente, ed è questa un'altra caratteristica che mi ha sorpreso e che ha differenziato questi due libri che sto confrontando.

"Orgoglio e Pregiudizio" è pieno di umorismo inglese e ci sono momenti, battute, che fanno veramente ridere. È una lettura leggera e consiglio l'ascolto perché l'audiolibro è spettacolare e vale ogni centesimo che ho speso per comprarlo. Forse la lettura può non essere così scorrevole, ma narrato è perfetto. Paola Cortellesi non solo lo narra con la giusta enfasi, ma lo recita, dando una voce diversa a ogni personaggio. Posso dunque affermare che tutti i personaggi che parlano hanno una voce diversa e questo rende la storia più semplice, meglio di un film.

La particolarità di questo libro sono i dialoghi. Per una grande percentuale, si tratta di persone che si incontrano e dialogano, facendo avanzare la storia e le relazioni. Non ci sono grandi parti di azioni narrate, ma solo un minimo spostamento e accenni allo scorrere del tempo, per poi far incontrare di nuovo i personaggi che si confrontano e, parlando, ci fanno capire come sta andando avanti la storia. Questa è una differenza fondamentale con Cime Tempestose, perché in quel caso, per il 90% del libro, c'è un unico grande racconto della domestica che narra a un nuovo arrivato quello che era successo molto tempo prima, quindi tutto è passato, mentre in questo caso tutto sta succedendo.

Ammetto di aver ascoltato questo libro due volte di seguito. Ho evitato di farlo con "Cime Tempestose" non perché non mi fosse piaciuto, ma per cambiare e leggere qualcos'altro. Invece, "Orgoglio e Pregiudizio" l'ho dovuto ascoltare due volte a causa dell'enorme quantità di personaggi. Mi ero un po' persa dato che è un libro piuttosto lungo.

Non sapendo nulla della trama, ho sentito la necessità di approfondire. Questa è stata un'ottima idea, poiché spesso una seconda lettura o un secondo ascolto sono l'ideale per comprendere meglio la storia. La prima volta, infatti, è difficile apprezzare e elaborare al 100% le novità.

Dopo la lettura, ho consultato Wikipedia per capire meglio i personaggi. Ho trovato uno schema utile con molte frecce e didascalie che spiegano l'intreccio dei personaggi, che trovo notevole e direi anche geniale, perché funziona. La storia si basa proprio su questo: come i personaggi sono legati l'uno all'altro da relazioni di amore e odio, conoscenza, parentela, interesse, fastidio e, come suggerisce il titolo, orgoglio e pregiudizio, che sono i motori di tutta la storia.

L'orgoglio è spesso associato al personaggio di Mr. Darcy, mentre il pregiudizio è generalmente attribuito a Elizabeth Bennet. Tuttavia, entrambi i personaggi manifestano sia orgoglio che pregiudizio in diversi momenti del libro.

Infatti, si sottolinea spesso che Darcy è stato istruito dalla sua famiglia ad essere orgoglioso delle sue origini. Questo lo rende arrogante e altezzoso, facendo nascere in Elizabeth molti pregiudizi nei suoi confronti. Lo considera più negativo di quanto non sia in realtà, rifiutandosi di accettare la sua prima proposta di matrimonio perché non si fida di lui. Tuttavia, con il passare del tempo, Darcy si dimostra degno dell'amore che Elizabeth ha sempre provato per lui, nonostante abbia cercato di nasconderlo.

Nonostante ciò, anche Darcy ha pregiudizi nei confronti di Elizabeth, soprattutto a causa della sua famiglia. Anche Elizabeth mostra orgoglio, avendo una forte fiducia in se stessa e nelle sue decisioni.

In conclusione, "Orgoglio e Pregiudizio" è una storia complessa e ben scritta, che offre una valida rappresentazione della società inglese di fine Settecento. I personaggi sono ben sviluppati e la trama è coinvolgente. La lettura (o l'ascolto) di questo libro è un viaggio affascinante in un mondo fatto di orgoglio, pregiudizio, amore e umorismo.


Confronto con il film "Orgoglio e Pregiudizio" (2005)

Fin dalle prime scene, il film è soddisfacente. Sembra che lo sceneggiatore abbia fatto un buon lavoro nel trasporre fatti, vicende e, soprattutto, dialoghi dal libro al grande schermo. A volte, i dialoghi includono parti del libro, cosa che avrebbe potuto essere fatta più spesso, dato che il libro è per la maggior parte costituito da dialoghi. La sceneggiatura poteva considerarsi alleggerita, poiché buona parte del lavoro era stata fatta dall'autrice stessa.

Fa sempre uno strano effetto vedere un film dopo aver letto il libro perché noi abbiamo istintivamente un'immagine durante la lettura. Devo ammettere che l'immagine del film è stata molto simile a quella che mi ero costruita.

Nonostante non abbia mai apprezzato i film successivi con Keira Knightley, devo ammettere che in questo film è perfetta. Si immerge nel ruolo di Elizabeth in modo spettacolare e lo interpreta in modo così credibile che sembra lei. Anche Rosamund Pike è perfettamente credibile nel ruolo di Jane, la sorella di Elizabeth.

Come nella trama del libro, Lizzy e Jane sono le migliori, brillano di più e hanno più importanza nella storia. Allo stesso modo succede nel film, tanto che le altre tre sorelle sono via via meno importanti e restano sullo sfondo. Questo contrasto mette in risalto l'intelligenza delle due sorelle più grandi, rendendole ancora più notevoli rispetto alle altre tre. Questo è un merito di Jane Austen. Nel film, le attrici che interpretano le tre sorelle minori sono oggettivamente meno brillanti e avrebbero potuto essere interpretate da chiunque.

Darcy, una figura molto importante nella storia, ha un bel portamento nella recitazione. Tuttavia, sembra che manchi un po' del fascino che ci si aspetterebbe da lui. Non si tratta solo di bellezza, Darcy è sempre stato magnetico. Nella serie del 1995, per esempio, è interpretato da Colin Firth. Immagino che lui sia stato perfetto nella parte, avrei preferito guardare quella serie, ma è difficile da trovare.

Perché lo dico senza averla vista? Prima di tutto, perché è una serie con una tempistica un po' più lunga (sono sei episodi), quindi immagino che abbia dato uno sviluppo più omogeneo alla storia. Ad esempio, la narrazione del libro dura 12 ore, mentre il film che ho visto dura due ore. Considerando la grande quantità di dialoghi, è logico che ci siano stati dei tagli. Non solo, ma ci sono state anche delle accelerazioni, perché molti dialoghi sono molto rapidi. Se non avessi letto il libro, avrei faticato a capire cosa stava realmente succedendo. È normale che vada veloce, perché non si può tagliare troppo, dato che la storia si basa sulle relazioni interpersonali.

Trovo che anche Bingley non sia del tutto convincente, forse a causa della sua statura minuta e del suo aspetto carino. Nonostante Jane Austen non descriva dettagliatamente i personaggi, ne deduciamo le caratteristiche dal loro comportamento. Devo ammettere che non mi sono trovata completamente d'accordo con le interpretazioni degli attori. Persino Collins, a mio parere, è stato scelto inappropriatamente perché troppo basso e piccolo, mentre nel libro dava più che altro un'idea di goffaggine.

Judi Dench è perfetta nel ruolo di Lady Catherine de Bourgh, un personaggio che doveva essere impeccabile dato la sua influenza su molti altri personaggi, essendo temuta e amata allo stesso tempo. L'attrice ha reso il personaggio come doveva essere: un personaggio di cui si parla molto più di quanto si veda, ma che doveva essere interpretato nel modo giusto.

Il film è riuscito a essere altrettanto divertente come il libro quando necessario, rispettandone tutte le sfumature. Ritengo che sia importante leggere prima il libro e poi guardare il film, perché ne vale la pena. Una scrittrice che è riuscita a raggiungere le nostre generazioni merita di essere letta, dato che la sua storia è racchiusa in un libro scritto a mano da lei. Se vogliamo conoscere la sua storia, è giusto prima leggerla e poi guardarla, perché se lo merita.

Citazioni

È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.
(Incipit)

Ma è sempre così, chi non si lamenta non è mai compatito.
(Mrs Bennet)



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Review: Il profumo

Il profumo Il profumo by Patrick Süskind
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Un libro ridicolo

Sono rimasta sorpresa dall'argomento. Il profumo, o meglio l'odore, è qualcosa di difficile da descrivere. Di solito possiamo solo nominarlo, ma questo libro ci immerge subito in una Parigi del 1700 dal pungente e terrificante odore, tanto da farci storcere il naso. Tuttavia, a volte le descrizioni sono così abbondanti che le azioni sembrano scarseggiare.

L'autore introduce il personaggio principale, Jean Baptiste, dalla sua nascita, e riesce a caratterizzarlo in modo ossessivo. È singolare come lui si riferisca a tutti sempre per cognome, quasi a voler mantenere una distanza. È altrettanto strano come, ogni volta che Jean Baptiste lascia un personaggio per proseguire nel suo cammino, l'autore ci rivela il destino di quel personaggio, che spesso finisce male poco dopo.

La storia è presentata come una favola grottesca ma avvincente. L'autore deve avere un grande interesse per l'argomento, altrimenti non avrebbe potuto parlarne così in dettaglio da renderlo credibile, anche se forse non lo è.

Quando Jean Baptiste si allontana dalla civiltà e rimane in cima a un monte per sette anni, mi ha ricordato molto Gollum. Era un essere umano ma, inseguendo le proprie necessità, è diventato un mostro. Ci viene detto più volte quanto fosse orribile di aspetto e ora vive come un animale, anzi peggio, è come Gollum, che vive nell'oscurità nelle grotte, senza niente tranne il suo bisogno incessante, per Gollum dell’anello, per Jean Baptiste di odori.

Poi Jean Baptiste sogna di essere sopraffatto dal suo odore, ma nella realtà non riesce a trovarlo e quindi torna tra gli esseri umani. Questa parte è stata abbastanza imprevedibile, ma per buona parte del libro era sempre tutto molto prevedibile. Nonostante la stranezza del tutto, è stata molto interessante la parte astratta dei suoi pensieri e il suo rifugiarsi nella mente, che era più importante della realtà.

Tornato tra l'umanità, con un aspetto simile a quello di Gollum, Jean Baptiste si fa aiutare da un marchese con strane idee poco scientifiche. Il marchese lo usa per dimostrare una sua teoria e aumentare il suo prestigio, ma allo stesso tempo Jean Baptiste sfrutta il marchese. Ha capito che lui stesso non ha l'odore dell'umanità e lo sintetizza con gli ingredienti più putridi. Così, riesce ad avere il profumo dell'uomo, al quale aggiunge un profumo che lo fa sembrare normale. Questa parte, con il marchese che lo usa per dimostrare come un determinato procedimento avrebbe reso Jean Baptiste più umano, mi ha fatto pensare molto ad Arancia Meccanica, quando Alex viene rinchiuso in prigione e il governo mette a punto il metodo Ludovico per riportare alla normalità gli individui con problemi.

Degna di nota è la parte in cui Jean Baptiste decide di creare più profumi, o meglio odori, che gli permettono di essere percepito come lui preferisce. L'odore per essere notato, l'odore per essere preso in considerazione, l'odore per essere compatito. Anche se è una fantasia, ci fa capire come le persone possono manipolare la propria apparenza e quindi la reazione degli altri se lo desiderano. In questo, Jean Baptiste si dimostra un grande maestro, capace di annusare (o forse sarebbe meglio dire osservare) gli altri in modo più sottile e quindi avere più informazioni su di essi, stando sempre un passo avanti.

Solo nella parte finale del libro emerge la natura omicida di Jean Baptiste, accennata all'inizio. Ricordando la prima ragazza che aveva ucciso, inebriato dal suo odore, decide di trovare un modo per rubare quell'odore. Quindi si esercita con 24 ragazze per essere pronto per quella che aveva individuato come ideale. La parte degli omicidi rimane troppo marginale. Tutto il libro ci enfatizza questo personaggio, dicendoci quanto sia brutto ed emarginato, e poi, nel momento in cui lui agisce senza rimanere ai margini della società come ha sempre fatto, tutto va molto veloce e si conclude in modo piuttosto ridicolo. Jean Baptiste viene scoperto dopo aver raggiunto il suo obiettivo di creare il profumo perfetto dalle ragazze. Commette un errore grave che non aveva bisogno di commettere e che gli costerà la cattura. Trovo questa forzatura incoerente con il resto della storia.

Alla fine, quando stanno per giustiziarlo, usa questo profumo che aveva creato e tutti rimangono talmente sconvolti e frastornati dalla bellezza di questo profumo che non si accorgono neanche che è un profumo. Pensano che sia lo stesso Jean Baptiste e improvvisamente lo adorano così tanto che non lo vogliono più uccidere. Non solo, tutti si lasciano andare, dimenticano le inibizioni e scoppia una grande orgia. Questa parte l'ho trovata così ridicola che è difficile anche da criticare perché non c'entra niente. Innanzitutto, è un errore che l'abbiano scoperto, poi che lui riesca a scappare da una folla che si comporta in modo così inconcepibile. Poi, di male in peggio, Jean Baptiste, che non ha trovato un motivo di vita (e non si sa perché improvvisamente ne cerca uno), decide di usare di nuovo il profumo così tanto da farsi letteralmente sbranare da una folla di mendicanti che si accorgono di averlo mangiato in un atto d'amore. Mi sono sentita presa in giro da questo libro. Inizia in modo accattivante e rimane scorrevole e avvincente per tutta la lunghezza, poi alla fine, quando ci sono questi omicidi e la soluzione degli stessi, tutto langue. Non c'è la capacità di una soluzione soddisfacente.

Mia ultima critica riguarda il fatto che Jean Baptiste, per esercitarsi prima di commettere gli omicidi, uccide degli animali. Addirittura, in una parte che ho trovato ignobile, uccide un cagnolino, estrae il suo profumo e lo fa sentire alla madre, che uggiola di felicità. Mi fa male anche solo riparlarne, ma voglio scriverlo per sottolineare quanto ho odiato questo libro.

Confronto con il film “Profumo - Storia di un assassino” del 2006

Il film inizia dalla fine della storia, probabilmente per renderlo più accattivante. Se fosse partito dall’inizio come nel libro, sarebbe risultato più banale. Offrendo invece un'anteprima di come andrà a finire la storia, c'è una necessità di rendere una trama meno monotona e più avvincente.

Il protagonista non è affatto brutto. Se un personaggio può essere brutto nei libri, non può assolutamente essere brutto nei film a meno che non sia un cattivo orribile. C'è il narratore che rende il tutto in stile fiabesco, una voce bassa accogliente che ci coinvolge. La musica di sottofondo è molto evocativa, ricorda i vecchi film degli anni '90 ed è un po' magica come quelle di Harry Potter o di altri film fantasy.

La parte in cui il protagonista crea i profumi alla profumeria di Baldini è la migliore sia del film che del libro perché lo rende un genio e non più un depravato. C'è del magico in entrambe le versioni. Nel libro, Jean-Baptiste uccide la prima ragazza perché vuole appropriarsi del suo profumo, mentre nel film, la situazione è stemperata e l'uccide per sbaglio.

Nel film, la parte iniziale viene velocizzata e si arriva subito al primo omicidio e alla profumeria, focalizzandosi sulle parti più interessanti della storia, cosa che nel libro non è stata fatto.

Il gatto da Baldini, grande problema del film. Il gatto non è nel libro e quando l'ho visto introdotto nella scena della profumeria, ho capito che era lì solo perché avrebbe fatto una brutta fine. Non solo è di cattivo gusto, ma fa anche soffrire le persone che amano gli animali. Il film perde di qualità in questo modo.

Sembra che Jean-Baptiste passi solo qualche settimana sulla montagna. Questo è un miglioramento, la parte della montagna nel libro risultava sempre fuori dal mondo, rendendo la storia sempre più fiabesca e meno credibile. Nel film, manca tutta la parte del marchese che lo trova rozzo e selvatico dopo i sette anni sulla montagna e lo rende umano. Meglio così, quella parte mi era sembrata abbastanza noiosa.

Jean-Baptiste vede subito per strada la rossa Laure, mentre nel libro non l'ha mai vista prima. Nel film inizia subito la parte interessante, quella degli omicidi. La prima vittima la mette nell'olio nel film, ma non nel libro. Nel film c'è anche una prostituta, ma non nel libro. Bisognava creare una varietà di scene nel film.

C'è la scena di Laure che festeggia il suo compleanno nel giardino della sua residenza. Questa parte non è nel libro ma serve per fare scena. Poi si mettono a giocare a nascondino e le amiche di Laure fanno una brutta fine mentre giocano all'interno del labirinto del giardino di casa. Non c'è nessun labirinto nel libro e Jean-Baptiste non si avvicina mai a Laure se non quando vuole portare a termine la sua opera. Il labirinto serve per creare una scena che aumenta il ritmo e risveglia lo spettatore. L'introduzione del labirinto mi ha ricordato Shining, un altro film che ha deciso di inserire un labirinto anche se non era presente nel libro da cui è tratto. Probabilmente perché un labirinto è visivamente interessante, mentre in un libro potrebbe essere meno coinvolgente.

Con poche differenze trascurabili il film si avvia alla fine con la scena dell'esecuzione sfumata. Jean-Baptiste viene portato sul patibolo ma lui ha già indossato il profumo che ha fatto con le sue vittime e tutti rimangono scioccati. La scena dell'orgia collettiva è ridicola nel libro e forse anche di più nel film.

Nel film, viene aggiunta una breve scena in cui Jean-Baptiste ripensa alla sua prima vittima in modo più audace, cosa che non succede mai nel libro. In quest'ultimo, niente lo scalfisce. Jean-Baptiste se ne va con una lacrima e il narratore che ci informa che è triste perché nessuno lo ama. Tuttavia, c’è una piccola differenza: nel libro è triste perché non ha un odore è uno scopo, non ha mai voluto amore. Proprio come avviene nel libro, anche nel film, l'intera storia si risolve rapidamente. Jean Baptiste si copre di profumo e si fa sbranare da dei mentecatti dopo essere tornato a Parigi. Solo che nel libro va al cimitero, mentre nel film va nel luogo dove era nato. Dunque, ancora una volta, il film cerca di sistemare le cose.

Il problema resta sempre lo stesso, non riusciamo ad appassionarci a qualcuno che crea la sua abilità con il naso e con gli odori. Se vediamo un genio della musica rimaniamo affascinati ma un genio degli odori? Non ci interessa, tanto che viene dipinto come un cattivo. E poi l'eterna differenza della giovane bella buona vittima contrapposta al cattivo brutto e malefico. È veramente banale e tutta la trama lascia un retrogusto di eccessiva perversione. 


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Review: Topolino n. 3562

Topolino n. 3562 Topolino n. 3562 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars


hermio


L'aspetto più detestabile di questo numero è l'intervista a un individuo che discute di un certo argomento scolastico sul web. Pagine su pagine, numerose facciate che non fanno altro che promuoverlo! E come se non bastasse, quest'intervista è stata preceduta da una storia creata appositamente che enfatizza l’argomento divulgato dal soggetto in questione. Ma perché fate queste sciocchezze? Non solo è ridicolo sprecare una storia per sostenere un'intervista, ma non c'è nemmeno bisogno dell'intervista. L'intervistato dovrebbe parlare sul web, dove afferma di avere molti seguaci! Buon per lui, addio!

Ovviamente ci sono le solite sezioni che sono solo uno spreco di pagine: la vignetta iniziale che vuole essere sarcastica ma non ci riesce, il muro di parole del capo che si autoelogia parlando delle storie che stiamo per leggere, l'agenda settimanale con sette pubblicità in due pagine, giochi inutili e barzellette vergognose.

L'unica parte decente è il tutorial di disegno, questa volta per Paperoga, seguito purtroppo da un'inutile intervista. Non siete giornalisti, dateci le storie a fumetti e nient'altro!

Peggio ancora, è tornato il National Geographic che si infila tra le pagine di Topolino quando dovrebbe stare solo tra le sue, e con quattro facciate di animali vuole persuadere i giovani lettori a comprarlo. Pubblicità e nient'altro che pubblicità!

1
NO E L'ISPETTORE IRK CONTRO IL CRIMINALE INESISTENTE


Irk da Krikville? Ma chi inventa questi nomi? Sostituitelo! Ancora con questa Mousexia, che è la parodia di Alexa e che viene definita anche intelligenza artificiale! Credo che dovreste fare uno studio... A parte queste cose che sono insopportabili, la storia è carina e scorrevole, anche se forse un po' troppo banale mentre cerca di essere profonda.

2
PAPERINO, NEWTON E L'EFFETTO FISARMONICA


Questa storia è terribile, Newton è insopportabile e ogni volta che appare in una trama, la rende patetica e assurda. Poi, già lo avevo capito mentre la leggevo, è una storia fatta per insegnare delle nozioni scientifiche che devono fare da trampolino all’illeggibile, inutile e fuori luogo intervista ad un tipo scientifico. Smettetela di fare le storie per sostenere gli articoli, eliminate gli articoli e scrivete storie migliori!

3
PICO E L'INDUZIONE DI ATTENZIONE


Questa storia è carina, divertente, scorrevole e ben costruita.

4
I BASSOTTI IN: SOTTRAZIONE RAPIDA


Anche questa con i Bassotti e nessun altro è interessante, niente di che però... Poteva andare peggio.

5
ZIO PAPERONE E LA MAPPA DI ERMETE


Qui, Quo e Qua trovano una mappa che è la base di partenza per numerosi viaggi con Paperone e Paperino. I disegni dei paesaggi sono notevoli e la storia è ben costruita, soprattutto alla fine si riprende ma mentre la si legge da un po' l'idea di caos, ma nel complesso va bene.

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Paperinik 86 💬 Bene ma…




Questo numero di Paperinik è stato molto divertente e interessante. Stampato sulla tipica carta da fumetto, ci riporta indietro nel tempo, ma non troppo lontano. C'è sempre una storia inedita, non si sa di quando è, ma inedita non significa nuova, si giochicchia un po' con le parole. C'è una storia del 2010 in cui Paperino e Paperone si ritrovano nello spazio, abbastanza spiritosa. Poi c'è un set di storie analoghe. La prima del 1996 vede Paperinik protagonista di un libro di una scrittrice che finge di essere la sua ragazza, poi ce n'è una del 2005 in cui Paperinik diventa l'idolo di molte papere quando compare sulla copertina di un giornale. Infine Paperinik diventa protagonista nel 2000 di un videogioco. In tutti i casi, dovrà lottare per ritrovare la normalità e essere ignorato per poter svolgere il suo lavoro. Nel 2014 è uscita anche una storia in cui Paperinik aveva a che fare con la musica.


Di questo numero mi è piaciuta la varietà ponderata delle storie che hanno quasi un filo conduttore pur rimanendo con la propria identità. È molto interessante notare come cambia l'uso della tecnologia. Ad esempio, nella storia del 1996 con la fidanzata immaginaria, la redazione giornalistica in cui lavora Paperina è fornita di computer nello stile vecchio. Nella storia del 2014 con i musicisti, compaiono i primi cellulari e anche Youpap, orribile parodia di YouTube. All'epoca, i social media erano ancora in crescita. E sono già passati 10 anni. Ammetto che Topolino ha sempre avuto un problema con queste parodie tecnologiche, i nomi che ne risultano sono davvero orribili, forse dovrebbe evitare di permettere ai social media di inquinare storie così belle.


Inutile dire che è una raccolta di storie a fumetti senza pubblicità, rubriche o riferimenti alla realtà, il modo migliore per rilassarsi. Topolino dovrebbe ispirarsi a questo formato. Per questo motivo, sono rimasta un po' perplesso nel vedere i disegni in fondo... Mi riferisco alla posta dei lettori. Anche se i più piccoli possono divertirsi a fare una cosa del genere, credo che sia deleterio per l'integrità dell'uscita. Chi ha voglia di disegnare può mandare la sua roba a Topolino, non facciamo che Paperinik diventa come Topolino, prima i disegni, poi le rubriche...? No, smettete subito. Prima non c'erano e adesso li mettete? Era da un po' che non lo leggevo e questa è stata davvero una sgradita sorpresa.