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2 cats perspective

La prospettiva non è un’opinione neanche per i gatti 🐈 


with 21Draw and Mark Kistler


By la mano destra 🤚🏻 





 

ダイジン Daijin


Ho visto Suzume (recensioni in arrivo) e sono rimasta colpita da questo fantastico mistico gattini di nome Daijin (ダイジン, Daijin).

Non ho potuto fare a meno di disegnarlo, questo è dalla mano destra 🤚🏻 


Review: Arancia meccanica

Arancia meccanica Arancia meccanica by Anthony Burgess
My rating: 5 of 5 stars

hermio

C’era bisogno di questa nuova traduzione? No e proprio come me lo aspettavo prima di leggerlo ho avuto la sensazione leggendolo di un lavoro inutile che non ha portato niente di più di quello che già c’era. Si può dire che negli anni 60 non c’erano misteri per noi italiani sull’inglese, difficile che un libro veniva tradotto male proponendo un senso fuorviato e in quel caso sarebbe stato necessario di sicuro una nuova traduzione nell’epoca moderna ma non in questo caso. Ovviamente arancia meccanica si distingue per il gergo giovanile usato da Alex che racconta in prima persona e quando si va a tradurre perde qualcosa ma succede sempre che si disperdano dei significati nella traduzione ed è un po’ il prezzo che dobbiamo pagare noi italiani quando andiamo a leggere qualcosa in inglese. Leggendolo in inglese poi diciamoci la verità avremmo perso molti altri significati che invece un buon traduttore riesce a farci passare con parole anche leggermente diverse.
La prima traduzione la trovai molto poetica ed era stata in grado di conferire quella certa fluidità e spensieratezza e anche musicalità che quel gergo inventato dall’autore faceva probabilmente provare ai lettori di madrelingua. E invece in questa nuova traduzione si è perso, forse sarà più tecnica ma non scorre, il nuovo riformulare termini con altre parole italiane sgangherate mi risulta ostico da leggere. Avremo sempre e comunque parole che non saranno mai in grado di spiegare al 100% quello che prova un inglese quando legge e non lo proveremo mai neanche leggendo in inglese.

Per esempio proprio la parola Nadsat che nella prima traduzione era stata sostituita con moschetto e quando si parlava di quel dialetto si diceva il gergo moschetto qui invece è rimasta nadsat ma perché? Non ha senso perché per un inglese nadsat ha un certo suono e rimanda a certe cose e noi così abbiamo una parola ostica e assurda. Non fa niente se la lingua si chiama nadsat ma con nadsat Alex intende un giovane e quindi perché lasciarci quella parola quando le altre sono state tradotte?

In ogni caso leggerò nuovamente questa traduzione che al momento reputo del tutto inutile. Niente in più è emerso da questa nuova traduzione e i significati sono tutti gli stessi la storia è uguale dunque è stato un assurdo lavoro.


Concludo con alcuni esempi:

Significato: caos di gatti
Vecchia traduzione: Gattopanico
Nuova traduzione: Panico micioso

Significato: Dio
Vecchia traduzione: Zio
Nuova traduzione: Pio

Significato: Sigarette
Vecchia traduzione: Cancerose
Nuova traduzione: Tumorelle

Significato: Linguaggio dei teenager
Vecchia traduzione: Gergo moschetto
Nuova traduzione: Parlantina nadsat


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Review: L'amica geniale

L'amica geniale L'amica geniale by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars

hermio
Commento dopo il secondo ascolto:
Due volte letto e due volte ascoltato e non mi basta mai, una storia costruita perfettamente, personaggi credibili che si evolvono in ambiente reale realistico e per quanto raccapricciante la trama resta coinvolgente.
Immagino che leggendo l’amica geniale le lettrici cercano di identificarsi in Lila o in Lenù ed è successo anche a me. È difficile però scegliere dato che ho dei punti che ho in comune con entrambe. Per esempio con Lila ritrovo la mia incapacità di uscire dalla realtà cittadina e soprattutto quella che viene definita da Lenù la sua smania perfezionistica ovvero il voler fare le cose fin infondo capirle e studiarle finché non si può avere la più chiara e esaustiva visione completa. Però Lila riesce anche a essere amata dagli altri ad essere bellissima e sfrontata tutte qualità che non mi appartengono e per quanto riguarda il carattere forse mi vedo più in Lenù, spesso impaurita fuori luogo studiosa goffa meno appariscente rispetto all’amica.

In questo primo libro Lila definisce Lenù la sua amica geniale e andando più avanti verrà altrettanto da Lenù a proposito di Lila. Infatti non si può definire una delle due geniale e l’altra no perché ognuna lo è per l’altra come in un perfetto binomio amichevole.

Non mi resta che andare avanti con l’ascolto e confermo la sensazione avuta dopo il primo ascolto: leggere l’audiolibro è molto meglio che guardare la serie che per quanto ben realizzata porta il marchio delle fiction mentre qui si va oltre. Ciò però non significa che la serie va scartata, la serie riesce comunque a dar vita ai personaggi in modo molto preciso come sempre succede con i libri di Ferrante che sono talmente chiari che la visione cinematografica spesso coincide con quella del lettore.

Dato che è la quarta volta che lo commento per ora mi fermo qui e mi avvio verso l’ascolto del secondo capitolo, per ora gli audiolibri di Ferrante sono i migliori nel mercato degli audiolibri sia per come sono narrati da Anna Bonaiuto sia per le storie che scritte in prima persona si rendono particolarmente adatte ad essere lette a voce alta e se qualcuno lo fa per noi fanno star bene più della musica.




hermio

Commento dopo il primo ascolto:
L’avevo letto già due volte e questa è la prima volta che lo ascolto, uno di quei libri in cui torni e ti senti a casa. I personaggi diventano più concreti delle persone reali e ti sembra di conoscerli davvero e come tutti i libri di Ferrante letti da Anna Bonaiuto si ha una magnifica sensazione sia per quanto riguarda la storia sia per come viene narrata: è uno spettacolo anche più valido della serie televisiva. Non voglio comunque sminuire la serie grazie alla quale ho trovato questa scrittrice.

Questa è la terza volta che affronto questa storia e la sto già ascoltando una seconda volta prima di passare al secondo capitolo. Ora stiamo aspettando l’uscita della quarta stagione della serie ma già so come andrà finire e come ogni storia finirà perfettamente.
Non mi dilungo oltre per questo primo commento, c’è molto da dire e molto da assaporare, una storia perfetta che già in questo primo capitolo si differenzia dai seguenti per come è scritto e anche per come è narrato. La protagonista Elena che ci racconta in prima persona di lei e di Lila ha grazie ad Anna un tono molto diverso da quello di altri libri di Ferrante e immagino dai libri seguenti in cui sarà sempre più grande. Il team Ferrante è riuscito a suddividere non solo la storia in momenti salienti ma anche i volumi in modo di raccontarli con uno stile più consono all’età della protagonista. Tutto il libro cambia evolvendosi Elena stessa. Non c’è bisogno di dire che il classico punto che viene visto nei libri come di focale importanza è l’evoluzione del personaggio e questa è la rappresentazione di una perfetta evoluzione ma non solo di Elena, anche di Lila e di tutti gli altri che sono per me persone vere. Spettacolare e credibile al tempo stesso, come tutte le storie di Ferrante.

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Review: Ragnarök

Ragnarök Ragnarök by A.S. Byatt
My rating: 1 of 5 stars




Commento dopo la seconda lettura

È la seconda volta che leggo questo libro e dato che gli avevo assegnato una stella ho voluto dargli una seconda possibilità ma si prende di nuovo solo una stella.
C’è una bambina magra che in tempo di guerra in Inghilterra legge un libro sugli dei nordici. Stop. Non c’è altro.

La bambina magra non ha neanche un nome forse la scrittrice si ricorda di quando da piccola aveva letto questo libro in tempi difficili ma perché dire che era magra? Era meglio darle un nome invece di questa descrizione monotematica. La bambina smilza divorava libri insomma si è data un po’ di arie definendosi piccola e al tempo stesso bravissima a leggere libri difficili. Questo libro parla di idee altrui riferite a un libro da lei letto nel passato.

La bambina magra si interrogava su questo e su quell’altro quando in verità sono domande che si è fatta la scrittrice solo dopo, sono pensieri adulti forzati nella piccola mente della smilza.

Quando non descrive il libro letto descrive la campagna circostante senza riuscire a inventarsi altro. La bambina magra e tutto il resto sono solo un contorno, una scusa per poter parlare di vicende nordiche di altri facendo finta che ci sia un po’ di qualcos’altro che invece non c’è.

Questa tipa stava leggendo “Asgard e gli dei” curato da un tedesco tanto per infilzarci poi anche un binomio con i tedeschi che erano in guerra contro gli inglesi. La smilza faceva anche un confronto tra gli dei nordici e il dio della scuola cattolica che era obbligata a frequentare… Ma senza mai prendere una vera concreta posizione e senza quindi un senso a tutte queste parola ammonticchiate.

Anche dopo questa seconda lettura sono giunta alla conclusione che si tratta di un libro scritto da chi non ha la necessità (e la capacità) di scrivere un libro ma che vuole solo pubblicare. Poche pagine grandi caratteri capitoli corti tanto spazio vuoto: tutte indizi che fanno pensare a un stesura strascicata difficile e conclusa a fatica. È normale quando non si hanno proprie idee è meglio lasciar perdere e magari scrivere articoli su un giornale senza camuffare una recensione da libro, non lo è proprio per niente.

Come se non bastasse alla fine il padre della smilza torna dalla guerra e vanno tutti e tre a vivere in città ma la madre si deprime perché stava meglio senza il marito e il padre abbatte un albero in giardino! Che schifo di storia. Tra l’altro alla fine l’autrice spiega perché ha scritto un libro sui miti, non c’è niente di peggio di uno scrittore che deve spiegare alla fine quello che ha scritto! I miti sono triti e ritriti e chi ha bisogno di ricorrere a questi è alla disperata ricerca di idee per scrivere libri che lasciano il tempo che trovano nei lettori.





Commento dopo la prima lettura:
Estremamente descrittivo e prolisso nel raccontare la realtà di una ragazzina che legge i miti e anche di più per esporci quello che sta leggendo, storie lontane che risultano complicate anche dalla descrizione infinita quando un’immagine avrebbe reso l’idea molto più rapidamente. A dir la verità ci sono alcune immagini ma in bianco e nero e pasticciose come la descrizione.


La realtà della trama è percorsa da una bambina magra senza nome che, in tempo di guerra, ci parla di due libri che legge:
Viaggio del pellegrino Bunyan
Asgard e gli dei

Un libro noioso fino all’inverosimile senza una vera trama, questa bambina durante la guerra legge questo libro sugli dei nordici e lo paragona alla religione che gli viene imposta ovvero Gesù e il resto… ma la trama?
Ma è legale fare un libro così? Perché qui la trama non esiste insomma questa si è inventata una bambina che legge un libro e poi ci racconta quello che c’è scritto nel libro che tra l’altro sono i miti nordici come le storie di Odino e tutti quegli altri che la Marvel ha usato già da un pezzo, pure Ragnarok! Quindi sembra quasi che al momento di dover scrivere un libro forse per impegni editoriali non avendo nessuna idea ha deciso di fare una specie di saggio usando questo personaggio che non ha neanche un nome che si trova nel cliché della guerra, dunque niente di nuovo. Il personaggio appena abbozzato quasi con noia poteva anche leggerselo ai giorni nostri il libro sui miti....o aveva paura delle ripercussioni che magari si potevano avere nei velati criticismo alla religione cristiana che sono stati inseriti di tanto in tanto… ? Pensieri che non avrebbe mai avuto una bambina obbligata ad andare a catechismo come tutti. Un libro del genere letto da piccoli potrebbe risultare anche piuttosto difficile basti pensare ai nomi..... se vuoi parlare di divinità qualche dio te lo puoi inventare da sola… ci si aspetta che uno scrittore usi la fantasia! Troppe nozioni lontanissime dal nostro modo di pensare e così articolate che sfuggono alla memoria subito dopo essere state lette, già è difficile capirle poi sempre con questa bambina magra nel mezzo che non si capisce a che cosa serve a noi lettori. Allora tanto vale che mi vado a leggere direttamente i miti in questione.


Ancora una volta una donna come Rowling e James è costretta a nascondere il suo essere donna nella copertina del libro che scrive, il suo nome è nascosto, sostituito dalle iniziali e ancora stiamo a parlare di femminismo?

Un libro esasperante e senza una ragione di esistere né una ragione di essere letto e non capisco neanche perché è stato scritto. Alla fine c’è anche bisogno della spiegazione della scrittrice che ci viene a dire che cosa ne pensa dei miti perché ha scelto di scrivere della bambina magra eccetera eccetera quando uno scrittore ha bisogno di spiegarsi significa che c’è qualcosa che non va o non crede in quello che ha scritto o pensa che l’ha scritto troppo confusionario. Sono d’accordo se uno scrive in modo confusionario se è così che viene spontaneo ma non c’è bisogno di spiegarlo, chi lo capisce lo capisce, chi non lo capisce amen! Ma la spiegazione proprio non si può accettare. Alla fine la bambina magra torno a casa, è tornato il padre e vissero tutti felici e contenti anche se poi viene fuori che la madre preferiva stare in guerra perché si divertiva più in campagna quando poteva finalmente insegnare dato che da come ho scoperto le donne hanno potuto lavorare solo mentre gli uomini erano in guerra dunque lei giustamente dice: “cazzo mentre c’era la guerra io stavo meglio anche se non c’era mio marito che stava combattendo in battaglia io stavo meglio perché mi sentivo realizzata come maestra mentre qui non devo fare altro che stare a rammendare le calzette”. Poi questo tipo arriva e deve buttare giù un albero in giardino perché è troppo campagnolo rispetto alla città insomma uno schifo di finale, era meglio davvero l’ambiente guerriero.

Dunque la scrittrice ha lanciato un altro messaggio più o meno velato ovvero quello sulla condizione delle donne utilizzando una storia che storia non è come aveva fatto per informarci che secondo lei anche le teorie della Chiesa e del cristianesimo erano patetiche facendo dire alla bambina magra che non le piacevano. Un libro noioso pieno di parole e leggende che non mi sono arrivate oppure troppo sanguinarie sono state insopportabile da leggere, come quelle dell’uccisione di lupi e creature e di cavalli fatti salire su navi a cui è stato dato fuoco....per carità, basta. Preferisco storie vere, vere nel senso inventate veramente oppure se proprio dobbiamo parlare di Thor e Loki preferisco quelli della Marvel!

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