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Tin & Tina 📺 commento



Che dire di Tin e Tina? Sentimenti contrastanti e grandi errori ma c’è di peggio.


Quando ho visto che c’era un film horror su due gemelli malefici, mi sono un po’ entusiasmata, ma mi aspettavo di meglio.


Lola e Adolfo adottano Tin e Tina in un orfanotrofio, siamo in Spagna nel 1980. Le premesse c’erano tutte per avere qualcosa di più, però questo film è stato pieno di cliché da film horror. Ad esempio, i bambini malefici con i capelli bianchi, suore malefiche, religione pericolosa e soprattutto, purtroppo, animali morti. Spesso gli horror, anzi quasi sempre, si distinguono per presentare all’inizio degli animali domestici che sono messi nella storia solo per essere uccisi e dimostrare dunque la cattiveria e il pericolo insito nella parola horror. Basta! 


Avevo iniziato a guardare il film con medie aspettative, però quando ora iniziano i film Netflix, ci avverte dei pericoli e c’era scritto in alto "violenza sugli animali". Subito dopo ho visto che c’era il cane della coppia di Lola e Adolfo e ho capito… Basta! Sinceramente non vedevo l’ora che passasse quel momento in cui il cane veniva fatto fuori. Quella scena mi ha dato fastidio, non serviva. Il film è durato due ore, non c’era bisogno di vedere quella scena in cui questi gemelli malefici, per tutti i motivi che vengono descritti nel film, decidono di uccidere, squartare e seppellire il cane di Lola. No grazie, ormai si dovrebbe capire che la gente non ne può più di vedere queste scene di violenza gratuita sugli animali che rovinano il film. Io non lo riguarderò di sicuro, anzi se dovessi rivederlo dovrei mandare avanti, ma non mi va. È un addio. Certo, in alcune storie può succedere che gli animali fanno una brutta fine (succede anche su Avatar), però ci deve essere un senso e qui non c’era, non serviva allungare il brodo, avevamo già capito che questi due erano psicopatici… Dunque questa è una grande pecca.


Il film non brilla di genialità, non c’è niente di nuovo, però ho apprezzato il fatto che sia stato ambientato negli anni '80, l’ha reso un po’ più artistico. 


Tin e Tina sono due gemelli non cattivi di per sé ma il problema è che interpretando alla lettera la Bibbia, lo diventano, come si può immaginare. Mi è piaciuta questa parte perché va a riflettere sul fanatismo religioso che può portare a comportamenti sanguinolenti, non è una novità. Quindi questa parte è stata interessante. Però manca una scintilla, un qualcosa che lo rende almeno leggermente geniale. Non dico che deve essere un capolavoro da Oscar (poi adesso non si sa neanche se dire film da Oscar vuol dire film bello), però qualcosa di più. Un film dal budget basso può comunque riuscire ad essere interessante per esempio con una trama un po’ più costruita. Perché, oltre al fatto che i gemelli sono malefici e i genitori sono stolti non c’è molto altro… Potrebbe bastare, ma no.


La recitazione dei grandi non è stata delle migliori, e poi c’è anche da dire che questi due genitori, Lola e Adolfo, sono un po’ stupidi, come sempre succede: negli horror c’è sempre una certa demenza dei personaggi che si vanno a infilare in situazioni pericolose che normalmente si evitano. 


I due ragazzini, però, sono stati accattivanti, è questo che devo sottolineare. Hanno recitato bene i loro personaggi, che sono sviluppati in maniera abbastanza soddisfacente. Proprio i due gemelli mi hanno anche attirato tanto che ho guardato questo film solo dopo aver visto il trailer. Insomma, questi personaggi sono azzeccati ma non basta avere un’idea per fare una storia. L’idea di partenza dei gemelli pericolosi perché sono religiosi, biondi e strani è ottima, però intorno non ci hanno saputo costruire una trama che rendesse il film degno di essere guardato anche più di una volta. Perché io con quella scena del cane, non lo riguardo di sicuro.


A volte, poi, più che un horror, era comico. Gli horror, di fatto, sono un mucchio di cazzate predisposte in modo tale da sembrare terrificanti, ma che, se vanno analizzate scientificamente, risultano improbabili, impossibili e dunque per niente paurose. In alcune scene si era rimarcato troppo il fanatismo dei due bambini che risultava ridicolo, scene che invece di risultare paurose, sembravano solo folli tanto da ridere e non c’è più paura, ma c’è derisione di una scena che è andata oltre. C’è una sottile linea che separa l’horror dal comico e più di una volta in questo film si è andati a finire nella comicità e se un horror fa ridere, ecco che fallisce.


Dunque, un film da vedere? Sì, perché spicca, tra tutte gli show proposti da Netflix. Vale la pena, ha i suoi difetti, l’ho detto, ma c’è stato anche un debole intento di uscire un po’ dalla solita minestra. Ultimamente, trovare qualcosa da guardare non è facile, questo attira. Peccato che, avendo l’opportunità di essere così attraente, non ci hanno saputo dare uno spettacolo soddisfacente.





Boogeyman 🍿 commento




Premetto che sono andata a vederlo solo perché sul poster c’era scritto che era tratto da un libro di Stephen King! E infatti… Non è un horror da quattro soldi, niente di simile a Halloween o tutti questi horror moderni che servono più che altro a fare scena. Mi sono ritrovata davanti a un film un po’ più introspettivo e curato, anche se manca un po’ di originalità, siamo sempre lì. Però mi è piaciuto, mi è piaciuta anche la musica e la regia, le riprese e come è stato presentato il film. Dunque niente di spettacolare ma abbastanza intenso. Fa paura? È difficile aver paura al cinema, ma la potenza di Stephen King è quella di farti avere paura dopo. Tu guardi il film o leggi il libro e ti senti bene, poi quando ti ritrovi da solo al buio di notte allora magari dici "però…". 


Il film è molto lento, ma non nel senso che va lento e quindi è noioso. Si prende le giuste pause, quindi non è spettacolare neanche per questo, ma così i momenti salienti riescono ad essere tali e anche molto intensi. Tutti sanno cos’è l’uomo nero, ma ovviamente ormai non si dice più, anche in Italia sembra che dobbiamo Boogeyman, anche se non fa tanta scena. È la modernità.


Le protagoniste principali sono due giovani attrici, una più brava dell’altra, e che hanno la maggior parte del tempo sulla scena. L’uomo nero ovviamente è legato all’infanzia e quindi, come spesso capita nelle storie di Stephen King, i protagonisti sono giovani. Infatti, abbiamo un’adolescente e la sua sorella minore e sono state entrambe bravissime. Non hanno avuto niente da invidiare agli attori più grandi. Anche questo mi è piaciuto. La più piccola poi (Vivien Lyra Blair) aveva già recitato nella serie di Star Wars “Obi-Wan Kenobi” e già mi era sembrata molto professionale, nonostante sia giovanissima.


Per quanto riguarda la scenografia, anche quella è stata molto ben fatta. Ovviamente l’uomo nero non deve essere una presenza costante nelle scene, ma fa paura per il suo rivelarsi e non rivelarsi, per il suo celarsi nell’oscurità. Sono stati bravi a creare anche la tensione, perché l’horror secondo me non è quello che ti fa vedere un mostro che ti fa paura, ma quello che ti dà la sensazione di paura in agguato, di presenza che c’è, non c’è e che sta per arrivare da un angolo nero. E quindi, questo film è riuscito anche ad essere in grado di farti trovare in tensione, non mostrarti proprio il mostro davanti, ma farti venire una sorta di angoscia (sempre nei limiti cinematografici) con la bravura anche di generare ombre contrapposte alla luce e dunque generando la paura di ritrovarsi nell’oscurità. Quando si mostra l’uomo nero, lo fa in modo cruento, ma la sua potenza è data più dalle scene in cui non si vede, ma si sa che c’è.


Un plauso va fatto al fatto che non ci sono animali morti! Un grande squallido cliché degli horror è sempre quello di vedere il cattivo di turno che fa fuori l’animale domestico del protagonista e finalmente questo horror va oltre questa consuetudine. Un film libero da violenza su animali, gratuita, ingiustificata e insopportabile. Grazie!


Come negli horror che si rispettino, c’è il gioco delle porte che ha fatto la sua scena, la sua figura. Porta che si apre, che si chiude, chi sta dietro la porta e chi la chiude, chi l’apre, luci che si vedono da sotto, paura di aprirla, necessità di chiuderla, rumori che vengono da dietro la porta. Porte che si spalancano e che si chiudono per lasciare fuori le proprie paure. 


Non c’è altro da dire. Il film ha una storia molto semplice, ma io trovo che anche questa sia la sua potenza. Scorre, dice quello che deve dire, lo fa in modo artistico, oscuro e accattivante e poi ti lascia da solo con i tuoi mostri. 


Mi aspettavo molto peggio, ormai gli horror al cinema non mi attirano più, ma questo è stato ottimo. Stephen King non si smentisce mai.







Guardiani della Galassia Vol. 3 🍿 commento 


Guardiani della Galassia Vol. 3 🍿 commento 



Il problema non erano le aspettative. Quando si va a vedere un film del genere dopo aver amato i primi due, ma anche tutti gli altri dell'universo Marvel, è normale che le aspettative siano alte. Non avevo paura che il film andasse male, ma avevo paura che alcuni personaggi avessero fatto una brutta fine... Senza spoiler, parlo di quello che è successo al cinema. Ho aspettato, come sempre, che si sfollasse, ho bisogno di vedere i film in pace e ancora c'era qualcuno. Il film è andato ben oltre le mie aspettative, i Guardiani hanno raggiunto un livello ancora più alto. Credo che lo stile dei Guardiani sia stato una sorta di esperimento: la musica, lo stile, lo humor sono diversi da tutti gli altri film Marvel, sono unici. Sin dalla prima volta, dal primo film, si sono distinti proprio per questo modo di fare che li ha resi affascinanti, proprio perché sono diversi, e la diversità ha generato qualcosa di allettante. Non c'è paragone tra il modo di raccontare, per esempio, degli Avengers e quello dei Guardiani, sono agli antipodi, eppure sono entrambi eccezionali, ma secondo me i Guardiani sono insuperabili, sono i migliori e sono riusciti ad esserlo in tutti e tre i volumi. 


Quando mi chiedono qual è il mio preferito dei tre volumi, mi trovo in difficoltà a dire questo o quell'altro, perché anche quando ho visto il secondo volume, mi sono resa conto che mi era piaciuto tanto quanto il primo: è come se fosse un unico film diviso in tre parti, che sono state fatte tutte e tre con lo stesso divertimento, con l'arte e la potenza. 


Questo terzo secondo me si è superato un po' per i sentimenti, mi sono emozionata, lo ammetto. E poi sono emozioni che non arrivano dopo altre scene sempre sul pesante. La particolarità di questo film è stata anche quella di farti provare varie sensazioni: l'emozione, sentimenti positivi, un po' di tristezza, un po' di paura, ma anche il divertimento, perché i Guardiani sono famosi proprio per le battute, per lo humor unico. Non ho ritrovato questo modo di far divertire la gente in nessun altro film, ed è spettacolare perché è naturale: i personaggi rimangono fedeli a se stessi sempre, e nel modo in cui si combinano l'uno con l'altro riescono a divertire. Dunque c'è anche il passaggio da scene di ilarità a scene profonde e toccanti. 


Senza entrare nei particolari, vorrei parlare di una parte che mi ha lasciato un po' sconvolta, ma che sono riuscita ad accettare nonostante tutte le mie paure di vedere animali in scena. Quando scelgo un film sempre rimango sempre in allerta: se ci sono animali nella trama, cerco di evitare il film, ovviamente questa volta non lo sapevo che ci sarebbero stati, poi non l'avrei evitato, e devo dire che è andata bene, anche se hanno aumentato i sentimenti che provavo. Alcuni animali fanno parte della trama in modi che non sto a puntualizzare, basta pensare a Rocket, che cos'è? E questa scelta animale all'inizio mi ha lasciato appunto in allerta, ma poi mi ha permesso di apprezzare, fino in fondo la trama che è stata costruita con grande cura e anche con un messaggio. 


Il film è dinamico, ma non troppo, perché inizia abbastanza tranquillo, sempre con i loro ritmi, ma per essere divertente, un film non deve essere troppo frenetico, perché se no non c'è neanche il momento per ridere. Lo sviluppo della trama ha un modo di fare che ti lascia a bocca aperta, che ti porta ovunque senza neanche che tu te ne accorga. Come sempre, si va in lungo e in largo per la galassia, essendo i Guardiani della Galassia, e ci sono mondi strepitosi come la Contro Terra... posso solo dire che lì c'è stata molta genialità, originalità e fantasia.


Questo sembra essere il capitolo conclusivo dei Guardiani della Galassia, ma ovviamente le porte rimangono aperte a qualsiasi cosa, come sempre, per fortuna. Credo che in precedenza (per la precisione negli Avengers) sia stato fatto un errore per quanto riguarda Gamora, errore che è stato rimediato in un modo un po'... insomma grazie al multiverso, ma forse hanno imparato, forse è ora di smetterla di uccidere i personaggi. Ammetto che questa nuova Gamora rende le scene anche più accattivanti. È proprio questa la particolarità suprema di questa serie di film: i Guardiani sono accattivanti, sono un gruppo di persone così tanto diverse che si sono amalgamate in un modo geniale! E chi meglio dei Guardiani va a favore dell'inclusione? Sono verdi, blu, procioni, alberi, poi Drax sembra grigio e Mantis ha le antenne... Insomma, questa è l'inclusione che mi piace, spontanea, non forzata, e sempre comunque fuori dalle righe. Da rivedere al più presto, possibilmente al cinema!


Ah dulcis in fundo, ma proprio in fondo, i ringraziamenti. Non avevo mai visto una cosa così, sono rimasta visibilmente sorpresa! Alla fine, nei titoli di coda (rimanete lì che ci sono due scene post credit), ci sono i ringraziamenti speciali, e i primi che vengono ringraziati sono tutti i fan! Ma che spettacolo, è la prima volta che mi capita, e credo che sia stato un tocco da maestro anche il ringraziare i fan, perché senza fan non ci sarebbero stati tutti questi film. I ringraziamenti sono una di quelle parti che nei libri leggo sempre con sguardo indagatore e molto critico, pochi si sprecano a ringraziare chi legge, chi guarda, chi segue, e chi è un fan, snobbando così chi invece è la linfa vitale dell'arte! Grazie a voi Guardiani!








MAKOTO SHINKAI NIGHT 🍿 commento




È la prima volta che mi capita di vedere due film al prezzo di uno, ed è stato possibile grazie alla durata diversa dei due film: “il giardino delle parole“ dura 45 minuti e “Your Name“ un'ora e tre quarti, per un totale di due ore e mezzo. Entrambi i film sono di Makoto Shinkai, il regista del film che avevo visto un paio di settimane fa: Suzume. Sia quello che questi sono potenti e anche leggermente sconvolgenti e ti lasciano a bocca aperta anche solo per le idee. Anche se sono dello stesso regista, sono molto diversi tra loro: Your Name è un po' più simile a Suzume, mentre Il giardino delle parole rimane nella normalità, nel senso che non ci sono effetti magici, super poteri o divinità, ma si concentra su una storia reale. Ma analizziamoli uno alla volta.


Il giardino delle parole: Era la prima volta che lo vedevo e sono rimasta piacevolmente colpita soprattutto dalla grafica. Si svolge in un parco soprattutto dove due persone si incontrano per caso a causa della pioggia: uno studente e una giovane professoressa. Mi piace come, incontrandosi, ognuno non conosce l'altro e tutta la storia che ha dietro. Se non fosse stata una storia giapponese, forse sarebbe stata di sicuro anche una storia d'amore, ma qui c'è solo una storia di affetto che poi è sempre amore, ma è bene distinguere i due tipi. È bello come in pochissimo tempo siano stati delineati i personaggi, sia il ragazzo con il suo sogno di diventare calzolaio (interessante come idea e del tutto originale) che la professoressa con tutti i suoi problemi e la sua incapacità di sentire i sapori, tanto che beve birra e mangia cioccolata perché sono le uniche cose che riesce ad assaporare (anche qui un'idea del tutto originale). Saranno proprio queste due idee originali ad attrarre l'uno all'altra e viceversa. Inutile dire che la grafica è spettacolare, nelle piccole cose di tutti i giorni, come nella pioggia che cade nel lago, nei cieli stratosferici che riescono a farti sospirare come davanti a uno vero. I colori sono brillanti e luminosi, i personaggi sono ben definiti e non c'è neanche bisogno che lo dica, siamo di fronte ad un maestro. La storia si conclude senza niente di eclatante: i personaggi sono visti in un momento della loro vita che non ha né qualcosa di straordinario da raccontare né qualcosa da risolvere, è solo un incontro durante i flussi delle loro vite che in quel momento si incrociano e dunque proprio questa naturalezza la rende una storia molto potente.


Your Name: Era la seconda volta che lo vedevo, ma la prima al cinema, e dunque ha avuto un grande impatto. Comincio subito con un Easter Egg che la prima volta che avevo visto questo film non avevo notato, perché non avevo mai visto Il giardino delle parole: il ristorante dove lavora il protagonista maschile di Your Name si chiama proprio Il giardino delle parole. Fantastico, un tocco artistico visibile solo a pochi e questa volta anche a me. Come dicevo prima, questo film è molto più sensazionale, anche se resta sempre quel senso che ti fa pensare che più che una fantascienza è una religiosità, perché il magico è sempre connesso con la religione, i templi, i rituali, le usanze, anche quelle più antiche. Non è un fantasy come quello a cui siamo abituati noi, ma come quello a cui sono abituati loro, connesso con la cultura e l'ambiente in modo inscindibile. Proprio come nel film Suzume, anche in questo caso c'è una catastrofe, ma a differenza di quello non c'è alcun riferimento con la realtà. La catastrofe in questione è l'impatto di un asteroide che distrugge una cittadina, un asteroide generato da una cometa di passaggio. Tutti questi fatti, la cometa, il cielo stellato, generano di nuovo stupore di fronte ai maestosi cieli del regista, che mi avevano colpito anche in Il giardino delle parole. Your Name è geniale, intricato, assolutamente inverosimile, ma rimane accettabile e dulcis in fundo è anche divertente! Proprio così, ci sono dei momenti del tutto da ridere, generati soprattutto dallo scambio magico che avviene tra i suoi protagonisti, perché lei si ritrova nel corpo di lui e lui in quello di lei, attraverso il tempo e lo spazio e la magia ovviamente. Tutto ciò fa scorrere il film in modo più spensierato, anche quando si capisce quello che succederà. Quindi in questo caso c'è una propria storia d'amore, ma che supera qualsiasi limite. Come film spettacolare, credo che sia uno degli anime più impressionanti che abbia mai visto, proprio per il fatto di essere rimarchevole, degno di nota, sia per la storia che per i colori, per le idee uniche. Non ho mai visto una storia d'amore del genere, un viaggio nel tempo senza nessuna macchina del tempo, senza niente tranne che la magia degli spiriti e del fato. C'è anche un oggetto, una specie di McGuffin, una stringa, un nastrino che lei usa per legarsi i capelli e poi passa attraverso il tempo e lo spazio fino ad arrivare a... Anche questa è un tocco da maestro. 


Comunque, sono due film che ti coinvolgono: non è sempre semplice guardare un film dopo l'altro e devono essere molto accattivanti per tenere viva l'attenzione dello spettatore anche cambiando argomento.


Dunque, è interessante sempre rivedere questi film, emozionante vederli al cinema e sarebbe bello se ce ne fossero di più, invece di anime se ne vedono uno ogni tre o quattro mesi, se va bene.


Quale mi è piaciuto di più dei due? È difficile da dire, sembra azzardato dire Il giardino delle parole, di sicuro l'altro ha un lavoro dietro enorme, però ne Il giardino delle parole ho apprezzato molto i sentimenti, erano vivi e andavano oltre la classica storia d'amore, perché davano la sensazione di verità e profondità. In Your Name, quella potenza dei sentimenti è stata sostituita dalla spettacolarità e dal lavoro artistico che non è indifferente, dunque ognuno risplende di luce propria per un motivo, è difficile scegliere. Forse Il giardino delle parole, forse!





Super Mario Bros. Il Film 🍿 commento




Nessuna sorpresa significa anche nessuna brutta sorpresa. È filato tutto liscio guardando questo film. L'unica cosa di cui avevo paura era una sala troppo rumorosa, ed è per questo che ho aspettato parecchio, anche se ho sempre saputo che sarei andata a vederlo. Probabilmente è una delle ultime settimane di programmazione, ma con la Illumination si può stare tranquilli. Il successo assicurato di ogni loro film fa sì che rimanga al cinema per parecchio. Dunque, è un altro successo per la Illumination, che si è associata alla Nintendo per portare sullo schermo per la seconda volta un film sul celebre idraulico baffuto. Premetto che non ci ho mai giocato, anche se ho avuto svariate Nintendo. Non sono mai riuscita a comprare un videogioco di Super Mario perché il prezzo era sempre alto, mai scontati! Dunque, pur sapendo di cosa si tratta, non l'ho mai sperimentato, ma è uno di quei film che, nonostante siano tratti da un videogioco, vanno benissimo per tutti, sia per quelli che ci hanno giocato, sia per quelli che non ci hanno giocato. Va bene anche per chi non sa minimamente di cosa tratta un videogioco di Super Mario. È impossibile dire che qualcuno non sappia chi è, però va bene per tutti, grandi, piccoli, maschi, femmine. L'universalità dello spettatore è anche la chiave vincente della Illumination. Non sono mai film infantili, ma allo stesso tempo possono essere amati dagli infanti.


Questo film è solo quello che ci si aspetta dal trailer, non c'è altro. Guardando il trailer, si ha una perfetta idea di quello che sarà ed è proprio quello. Non mi aspettavo infatti una trama geniale, che dato l'argomento non poteva certo risplendere di originalità. È stata infatti mantenuta la dinamicità del gioco e anche come si sviluppa la partita. Addirittura è stato preso in esame anche il più recente Super Mario Kart. Forse quel prezzo è un po' troppo spudorata pubblicità per il videogioco, però mi ha ricordato molto Ralph Spaccatutto. Secondo me, Ralph è stato alcuni gradini più brillante di questo film di Mario. La Disney è irraggiungibile sia come grafica, ma anche come trama. Anche su Ralph Spaccatutto c'erano i kart che correvano in un mondo di videogiochi, ma tutta la storia che era stata generata intorno era più curata e coinvolgente. Certo, anche questa è carina, ma è molto basica, a volte un po’ troppo. Però, a compensare dove magari la trama perde, c'è la musica. Illumination riesce sempre a scegliere i pezzi migliori, messi al punto giusto che fanno scintille. Poi c’è la grafica soprattutto nella scelta dei colori, brillanti e affascinanti per quanto riguarda il mondo della principessa e di Super Mario, e oscuri, tetri, rossi e neri per quanto riguarda la parte del cattivo. Il cattivo Bowser poi ha questo amore per la principessa Peach che lo rende più interessante e divertente e la trama qui si potenzia. Non solo vuole conquistare il mondo, ma anche la principessa!


Una parte interessante è stat quella esterna, esterna al mondo della principessa e dunque del videogioco. Si parte infatti dalla realtà, e Mario e Luigi sono i classici idraulici che tutti ci aspettiamo che siano. Lavorano a New York e fanno parte di una famiglia italiana, o meglio italo-americana. Mario e Luigi, però, vivono con i genitori. Non sono adolescenti, sembrano quasi dei trentenni, anche se ci sono continui riferimenti alla loro infanzia. E anche se sono un po' stucchevoli, le parti all'interno della casa dei tuoi fratelli sono divertentissime, forse le migliori.


La grafica, oltre nei colori, è perfetta. Anche se non strabiliante, meglio di così non si poteva fare, dato che è rimasta sempre ancorata al videogioco per esserne fedele.


Dunque, un film da vedere perché è anche divertente. Il ritmo non è frenetico, però è coinvolgente. C'è uno sviluppo e una soluzione, che permette di stare al cinema e divertirsi. Che cosa c'è di meglio?


Attenzione che ci sono due scene post-credit, una quasi subito e una alla fine. Come sempre, vedo la gente che fugge dal cinema appena vedono una scritta, e mi chiedo: ma dove devono andare? Ormai lo sanno tutti che ci sono queste scene! Comunque... Inoltre, ci sono vari Easter Eggs, tra i quali Donkey Kong, altro celebre videogioco della Nintendo.


Concludo con una battuta con cui Mario e il fratello mi hanno sorpreso più volte durante il film: "Mamma mia!".





Suzume 🍿 commento



Non avevo neanche visto il trailer, ma sono andato a vedere l'anime sulla fiducia, sia perché sono rari, sia perché non mi hanno mai deluso. E infatti, anche questa volta è stata un'ottima scelta. Soprattutto, sono contento che non sia stato distribuito dalla Nexus. Tutti gli anime che distribuisce la Nexus costano più di 10 € e rimangono al cinema solo tre giorni. Quindi, non si può fare a meno di specificare questo fatto. Sembra che in Italia nessuno voglia vedere gli anime, ma fino ad ora sono sempre stati distribuiti dalla Nexus, con i suoi i prezzi folli.


Si tratta di una storia di fantasia con precisi riferimenti ad un fatto di cronaca che hanno garantito una maggiore emozione. Il fatto è quello relativo al terremoto e maremoto del Tōhoku del 2011. Credo che questo sia di grande importanza per il successo in oriente, forse leggermente meno per noi. Come sempre, gli anime passano un po' in secondo piano al cinema, ma persino io, che non sono amante delle news, mi sono ricordata di quel fatto. Dopo che si capisce di cosa si tratta, in un crescendo le emozioni si fanno sempre più forti.


Il film è toccante, commovente ed emozionante come solo gli anime sanno essere. Riesce a trasmettere dei sentimenti veri, come per esempio la disperazione di Suzume che nel disastro ha perso la madre. Ma non solo, tutti i personaggi che orbitano intorno a lei e che si trovano nel suo cammino hanno una certa vitalità. I personaggi secondari assumono una certa importanza perché le permettono di compiere il suo viaggio e ognuno di questi personaggi è incredibilmente vivo e fatto di sogni, speranze e sentimenti. 


Mi è piaciuta molto la dinamicità della storia. Si parte da un punto, da una città vera, e si arriva a Tokyo. Durante tutto questo percorso si conoscono persone e si apprendono nozioni magiche di quello che sta succedendo. Anche se la componente fantastica è molto alta resta resta riferita alla gravità della sismicità del Giappone. Gli spiriti che vengono presentati sono quelli che da una parte tendono a risvegliare la terra e dall'altra, in contrasto, a mantenerla ferma. Anche questo fattore rende tutto più potente perché non è solo un fantasy, ma un fantasy spirituale, con chiari riferimenti anche alla religiosità.


Il film è dunque dinamico, ma mai frenetico. Suzume viaggia, ma ci sono anche le dovute pause e mantiene il film sempre realistico. Suzume è credibile perché ha bisogno di mangiare, dormire e farsi aiutare e anche di scontrarsi con quella che è diventata la sua nuova madre, anche se è sua zia, la sorella della madre scomparsa. Ogni rapporto è credibile tanto quanto lo sono i personaggi. Ci sono scambi di battute che potrebbero succedere a tutti ovunque e anche questo lo rende più potente. Sembra strano da dire, ma questo anime (dunque un cartone animato) è più concreto di tanti film che girano e pretendono di esserlo.


Dunque, fantasy, ma sempre ancorato alla realtà.


Il film è anche simpatico, non solo profondo. Significa che ci sono dei momenti divertenti, nelle battute spiritose e delle stravaganze, come per esempio il fatto che un personaggio si trasforma in una sedia. È difficile riuscire a capire come un'idea del genere possa nascere e venire portata avanti per tutto il film in modo fluido. Non è facile vedere una sedia che si muove, interagisce, rimane strana e bizzarra ma noi che la guardiamo diciamo “ok va bene, lui si è trasformato in una sedia ma ha senso”! Questo è il potere della fantasia estrema, soprattutto degli anime.


Sul finale, dunque, c'è un'esplosione di sentimenti e di potenza di emozioni, come se un'orchestra aumentasse il ritmo e l'intensità di quello che ci sta proponendo e che ci coinvolge completamente. Anche se ci sono i sentimenti, non ci sono storie d'amore a caso, non ci sono baci messi lì tanto per fare scena, non ci sono cliché, ma resta affascinante sempre.


Dunque, film perfetto? Quasi. Proprio sul finale c'è stato un qualcosa che mi ha fatto un momento storcere il naso, anche se non è gravissimo. La parte che più mi è piaciuta di tutto il film, nonostante i personaggi umani meravigliosi, è stata quella dei due gatti. Non gatti normali, ma gatti magici che sono coinvolti in tutto quel procedimento di cui si è occupata Suzume per evitare altri disastri naturali. Daijin è quello che viene definito anche un falso antagonista e per tutta la durata del film viaggia con Suzume e il loro rapporto si evolve. No, alla fine non muore, altrimenti avrei subito detto che questo film era un disastro. Però questo gatto torna ad essere un oggetto e non mi è piaciuto. Mi ha lasciato un senso di amarezza che avrei preferito non provare, data la potenza del film in generale. Comunque, da vedere.







L'amante di Lady Chatterley 📺 commento 👎🏻



Premetto che ho odiato il libro. Non sapevo niente di questo film o di questa storia, e quando ho trovato il film su Netflix e ho scoperto che era tratto da un famoso libro, ho deciso di leggerlo per poi guardare il film e fare i dovuti paragoni. Ho sbagliato, era meglio che non mi avvicinassi a questa storia. Certo, data l'importanza del libro, da una parte ho fatto bene perché fa sempre parte del bagaglio letterario, ma il libro è stato pessimo (e ne ho parlato ampiamente nella recensione del libro). Se vogliamo, il film è stato anche peggio, parecchio. Mi sono poi accorta che di film ce ne sono stati anche altri nel corso degli anni, data comunque la fama del libro e ovviamente il suo essere "scandaloso". Questo film è scandaloso? No, al giorno d'oggi può essere scandaloso un film per contenuti espliciti di questo genere? No, non si può più neanche dire che fa scena, perché ormai è anche più raro trovare un film dove non ci sono certe scene, e quindi già perde tutto quello che il libro aveva guadagnato per quelle parti. Che cos'altro perde il libro? Brevemente, nella recensione del libro avevo puntualizzato come la storia fosse scandalosa in un certo senso per quell'epoca, ma che effettivamente una grande percentuale del libro fosse dedicata allo sviluppo di tematiche attraverso i dialoghi dei personaggi che erano care allo scrittore, tematiche attuali dell'epoca anche piuttosto filosofiche e interessanti, ma purtroppo fuori trama. Dunque, tutti questi pensieri nel film vengono messi da parte. Certo, viene presentata l'Inghilterra dell'epoca, fatto un accenno alle difficoltà dei lavoratori, ma poca roba. La maggior parte della storia si focalizza sui due protagonisti e sulla loro banale storia d'amore. C'è qualcosa di più banale di un triangolo amoroso? Certo, i costumi, la scena, la location sono perfetti, ma non basta. Il film è povero, non c'è niente. Riesce a rendere la pochezza del libro anche più scarna. Tanto erano odiosi i personaggi nel libro, anche di più lo sono nel film. Lei proprio non si guarda da quanto è insopportabile, una smorfiosa viziata che rende pessima all'ennesima potenza Connie. Lui perde un po' di potenza, ha sempre quell'aria di cane bastonato sexy, per così dire, ma…non intriga. Inoltre non trovo neanche una grande alchimia tra i due, non c'è. 


Come se non bastasse, ci sono stati anche dei ritocchi alla trama, secondo me inutili e gravi, perché soprattutto alla fine sono andati ad aggiustare per avere un banale happy ending, proprio per uno spettatore che non ha tante pretese, anzi. Fino ad un certo punto, fino a quasi verso la fine, tutto procede “bene”, meglio di così non lo potevano fare, ma alla fine si decide di fare un cambiamento. Lei doveva andare a Venezia e da laggiù riceveva delle notizie sul suo amato. Poi, quando tornava, chiedeva il divorzio. Non l’otteneva e i due si separavano perché ovviamente l’amante veniva licenziato, dato che era il guardiacaccia del marito. Il libro finiva che si scrivevano, pieni di sogni, ma senza averne realizzato neanche uno concretamente. E cosa fa il film? Io sono d'accordo per leggeri cambiamenti, ma che mi vai a cambiare la fine? Già è senza niente, ci vai a mettere anche un lieto fine e diventa proprio una schifezza. Allora qui succede che lei chiede il divorzio e poi dice "io vado a Venezia, addio", e ci rimane tanti mesi. Ma perché? Perché questo cambiare la timeline? Lui si nasconde, non si sa perché, e lei lo trova grazie a dicerie della gente, non si sa come. Nella scena finale si ritrovano in una piccola casetta in cui possono vivere per sempre felici e contenti. Disastro totale. Un film sciatto rende questa noiosa storia d'amore non credibile e soprattutto indigesta a chi ha la necessità di una trama un po' più tosta. Non che ci debba essere un finale triste, ma almeno uguale a quello del libro. Ho cercato di immaginarmi il ragionamento di Netflix: dopo i miei utenti ci rimangono male, meglio cambiare il finale per fare tutti contenti. 

E allora si prende un titolo famoso e si sistema. Guarda che cosa ha fatto con me, mi ha mandato a leggere il libro, mi ha fatto guardare il film, perché se facevano un anonimo film “l'amante di questa qui” parecchia gente non lo avrebbe neanche considerato.  


Mi chiedo se la maggior parte delle donne c'è rimasta bene, hanno detto "oh che bello che alla fine vissero tutti felici e contenti"? Mi sono sorpresa? No. Dopo aver letto il libro (anzi, ascoltato), sapevo benissimo che sarebbe andato così il film, ma l'ho guardato lo stesso per poterne parlare. Amen.





Dungeons & Dragons - L'onore dei ladri 🐉 commento 🍿

Da anni provo a giocare a Dungeons and Dragons, ma non ci riesco. Ho molti libri, dadi e alcuni set... Tutto è iniziato con Stranger Things quando nel 2016 ho visto i personaggi giocare a questo gioco e ho capito che dovevo farlo anche io. Purtroppo non ho mai capito nulla: i libri sono troppo complicati e sembra di stare a scuola, con regole e dettagli a non finire... Odiando le istruzioni e essendo iperattiva, non riesco a concentrarmi a sufficienza per leggere un manuale, figuriamoci un gioco che richiede la lettura di tanti libri... Mi mancano i compagni di gioco, qualcuno che abbia già giocato e possa dirmi "ehi, si fa così", ma poi avrei comunque bisogno di fare un confronto con le regole, perché o si gioca bene o non si gioca affatto!


Ma passiamo al film, sicuramente più adatto e facile da guardare. Le mie aspettative erano neutrali, ho pensato "non sono riuscita a giocarci, mi guardo il film!" Da quello che avevo capito dalle regole, nella costruzione del personaggio ognuno sceglie una razza e si crea una squadra. Infatti, il film è proprio così: individui di diverso tipo si uniscono per un obiettivo comune contro un nemico. Da quello che ho capito, il film è fedele al gioco. Poiché il gioco non ha una storia di base e quindi è fatto di tante storie, ogni volta che si gioca, la trama può andare ovunque nei limiti del regno.


Il film è divertente, questo è indubbio, ed è una qualità che non è sempre facile trovare in un film. È un divertimento puro e pulito, senza scene demenziali o cafone, che puoi condividere con tutti senza problemi. La storia è adatta sia al pubblico maschile che femminile e può coinvolgere chiunque, anche chi non ha mai giocato e non sa neanche che sia un gioco! È un classico fantasy, con prigioni, draghi, maghi e il tutto si sviluppa in modo armonioso e dinamico. Il ritmo del film è molto buono, non frenetico. Ultimamente i film sono sempre più veloci e quasi impazziti, ma qui c'è il tempo per capire la storia, conoscere i personaggi e apprezzarli. I personaggi sono molto diversi tra loro, ma riescono ad unirsi e a interagire in modo credibile e professionale.


Nulla da ridire, un film nuovo su un gioco vecchio, addirittura giocato dai personaggi del film ET, che è di vecchia data. Ovviamente, essendoci personaggi fantasy, la grafica richiedeva uno sforzo che ha dato frutti eccellenti e artistici. La grafica dei personaggi non ha nulla da invidiare a nessun altro film.


Altro punto a favore è il fatto che non ci sono drammi, scene splatter, versamenti di sangue o animali morti. Anche se ci sono combattimenti, non sono mai noiosi e non arrivano ad essere eccessivamente violenti. Rimangono sempre divertenti e mai pesanti.


La trama è ben costruita, tutto quello che viene proposto si risolve e ha un senso e si conclude. Anche questo è un punto a favore perché spesso i film rimangono aperti, lasciando l'impressione che ci sarà un seguito. Qui, invece, ci si diverte fino alla fine.


L'influenza britannica ha dato un pizzico di umorismo inglese che lo ha reso ancora più accattivante e fuori dagli schemi.


Sono contenta di averlo visto e magari posso anche riprovare a giocare!






Elvis 🍿 commento



In occasione degli Oscar hanno fatto rivedere al cinema anche Elvis, film che avevo visto d’estate. Sorprendentemente la seconda volta è più bella della prima. Spettacolare, la parola più adatta a descrivere un film del genere. Non ho potuto fare a meno di paragonarlo con Bohemian Rhapsody un altro film dedicato a un cantante storico.

La prima cosa che bisogna fare guardando questi film e evitare di fare il confronto con la loro vita di scritta su Wikipedia ma vanno presi come opere d’arte tenendo presente sia per l’uno che per l’altro che non si tratta di documentari ma di fiction adatte alla gente che va al cinema e non a quella che guarda i resoconti della vita su canali specifici. Detto ciò bisogna fare un plauso a Elvis che supera Bohemian Rhapsody per la trasposizione artistica e non si sta parlando della musica ma di come è stato preparato il film.


Sono andata in visibilio Bohemian Rhapsody a prescindere amando Freddie da anni e dato l’eccellente lavoro che era stato fatto anche in quel film non ho potuto fare altro che guardarlo e riguardarlo più volte anche al cinema. La differenza fondamentale per me è stata che Elvis anche se conoscendolo di nome non lo avevo mai seguito come cantante e dunque il film è stato anche capace di guidarmi alla scoperta di tale artista. 

La differenza principale tra questi due film è che Elvis percorre la vita in modo più colorito più curato più artistico, anche se le performance dei due attori principali sono ugualmente eccellenti (anche Austin Butler avrebbe meritato un Oscar come miglior attore). La regia però in Elvis è stata superlativa, se Bohemian Rhapsody è un disegno tecnico perfetto, Elvis invece è un disegno artistico fatto con più passione e più genialità. 


Voglio fare un confronto anche con un film precedente che ho amato di questo regista ovvero Moulin Rouge: Elvis ha superato anche quello perché si è liberato dai vincoli del musical che a volte rendono tutto un po’ più difficile da seguire soprattutto per noi italiani che abbiamo la necessità di leggere sempre i sottotitoli se vogliamo capire tutto e poi a lungo andare il musical rischia di annoiare. Invece Elvis pur parlando di musica l’ha fatto senza essere un musical e questo l’ho reso più spettacolare perché le canzoni sono quello che sono e non si usano per raccontare ma si racconta delle canzoni e di come hanno sconvolto l’America. Inoltre le canzoni non sono state solo prese ma anche in alcuni momenti riviste da artisti moderni e confezionate nei modi più artistici.


Non ha senso però paragonare la storia di Freddie con quella di Elvis, in ogni caso due tragedie e in entrambi i film non si è andato a vedere la fine tragica ma solo l’avviamento alla fine. Un tocco d’autore


Altra scelta geniale è stata quella di raccontare la storia di Elvis dal punto di vista del colonnello Parker il suo diabolico ma anche importante manager. In questo modo la trasposizione dei fatti è meno arida ma più sentita perché parla chi è stato coinvolto in prima persona. Scegliere un narratore rende la storia più potente perché il narratore parla con lo spettatore e lo coinvolge.


Un film dunque eccellente sotto tutti i punti di vista, artistico, musicale, per la fotografia, per i costumi, l’interpretazione e il ritmo e soprattutto con la giusta quantità di sentimento. Perfetto.





Avatar 2 🍿 commento 7


Ormai tre settimane fa in occasione degli Oscar hanno fatto rivedere Avatar 2 al cinema: non credevo che avrei avuto la possibilità di riguardarlo un’altra volta al cinema e appena si è presentata l’occasione ci sono andata. Mi dispiace ma se c’è Avatar in sala niente regge il confronto e lo vado a vedere a prescindere da ogni altro possibile film nuovo.


Non sono stata neanche l’unica a pensarlo dato che la sala non era certo piena ma non era neanche vuota. Guardare il proprio film preferito al cinema è un’esperienza unica e ultimamente trovare qualcosa di nuovo decente mi è sempre più difficile. Ho già commentato il film ampiamente dunque posso solo ragionare sull’effetto dell’ennesima visione: come volevasi dimostrare il film è valido anche alla settima visione. Dopo alcune visioni ero arrivata a sapere quale scena c’era dopo un’altra e ora so cosa c’è due o tre scene dopo. I momenti più strazianti rimangono difficili, quelli più meravigliosi restano tali e questo conferma la validità delle sensazioni trasmesse. Il film non perde di una virgola il suo valore, rimane sempre brillante in tutto e per tutto e ciò è dato dal grande lavoro che c’è stato. 


Ripenso a come al primo impatto questo film mi aveva lasciata un po’ spiazzata tanto da essere sicura che era leggermente inferiore al primo ma ora che lo vedo nitidamente credo che abbia invece superato il primo. Ammetto che la prima volta che l’ho visto non mi sono sentita come se fosse stato maestoso come il primo ma invece è proprio così non solo come il primo ma anche di più. La storia è più complessa ma non complicata è più curata ma non deviata dallo stile originale, anche se c’è di più rimane coerente a quello che era nel modo di fare nel modo di pensare e di mandare i messaggi e di instillare dei pensieri. 


Io che non sono mai riuscita ad apprezzare i cosiddetti film basati sulle famiglie mi ritrovo a ricredermi in questo caso perché questo è proprio un film sulla famiglia allargata poi in modi che sulla terra non sono neanche concepibile. I personaggi ormai sono diventati amici e continuo a trovarmi bene in loro compagnia con la loro natura aliena e la loro pelle blu proprio perché mi allontanano dal pianeta Terra, da problematiche attuali e mi ritrovo avviluppata da una storia nuova originale e che finalmente non è il riciclato né di altro ma neanche di se stessa.


Spesso nelle fiction i cattivi e i buoni risultano ridicoli per quanto sono enfatizzati nelle loro parti ma su Avatar 1 e anche 2 non si può certo dire che sono troppo teorizzati: gli invasori di un pianeta che distruggono tutto non possono che essere cattivi, non c’è sfumatura che ci può permettere di vederli in una chiave non cattiva. Chi distrugge per prendersi quello che non è suo è “cattivo”. In Avatar 2 si può vedere come anche il cattivo comincia ad avere degli atteggiamenti diversi perché ricombinato, i marine ricombinati con il DNA degli Avatar che si presentano come nemici però dallo stesso aspetto cominciando a ragionare forse grazie a quella parte di DNA che volenti o nolenti li forma. Ovviamente si convertono ma cominciano a vedere rimanendo dunque credibili. La chiave per scoprire un nuovo mondo è sempre quella di capire come vivono i suoi abitanti.



FRANKENSTEIN JUNIOR NIGHT 🍿 commento


al cinema dal 27 febbraio al 1° marzo

Frankenstein Junior 🍿 commento 



Difficile dare un’opinione di un film cult perché è intoccabile come è giusto che sia, ci devono essere alcuni punti saldi che possono non piacere ma su cui non si può affatto sparare a zero. Ho sempre sentito parlare di questo film ma non sono mai riuscita a vederlo. Forse quando ero troppo piccola non mi sarebbe piaciuto ma ora credo di averlo visto al momento giusto quando l’ho potuto apprezzare in tutta la sua divertente geniale e artistica comicità. Ciò che più mi ha portato ad andare al cinema a guardarlo è stato il fatto che anche se non l’avevo mai visto conoscevo lo stesso alcune battute e i personaggi e quindi avevo la necessità di collocare in un puzzle completo quei pezzi che conoscevo. L’ho fatto ed è stato grandioso. Innanzitutto un plauso va fatto al cinema che ci permette di vedere oltre ai film nuovi anche quelli di prima e non perché al cinema è un’altra cosa ma perchè riproporre vuol dire anche far conoscere. L’avrei voluto vedere tempo fa ma non ero riuscito a trovarlo da nessuna parte.


Frankenstein Junior non è un classico film comico di Mel Brooks. Si tratta di una parodia del genere horror, in particolare dei classici film di Frankenstein degli anni '30. Il film è noto a tutti e sa farti fare due risate per il suo dialogo divertente, le gag semplici e pungenti e i personaggi memorabili. La performance di Wilder come Frederick è sia comica che intrigante. Anche l'interpretazione di Feldman come Igor è notevole, inimitabile, con la sua gobba esagerata e mobile e il comportamento birichino.


Frankenstein Junior è un must, un film unico, difficile etichettarlo, certo è divertente ma non è una comicità sciatta, c’è un grandissimo lavoro dietro anche il semplice fatto che il regista ha recuperato gli attrezzi di scena del film originale a cui si ispira ovvero Frankenstein del 1931. Gli attrezzi sono stati ricollocati nelle stesse posizioni e negli identici studi di ripresa. Brooks aveva rintracciato Ken Strickfaden che aveva creato le attrezzature e che casualmente le aveva conservate nel garage di casa sua. I due hanno fatto un accordo, Brooks le avrebbe utilizzate puntualizzando nei titoli di testa il nome di Strickfaden, credito che non aveva ricevuto per il film originale. 


Quando il film uscì nel 1974 gli Aerosmith andarono a guardarlo per fare una pausa durante una lunga notte di registrazione. Steven Tyler scrisse la hit “Walk This Way” la mattina dopo aver visto il film ispirato della prima scena in cui compare Igor e dice a Frederick di seguirlo. Igor: “Walk this way...this way“ che in italiano diventa “Segua i miei passi… Si aiuti con questo“. Come spesso accade nella traduzione si perde un po’ della genialità che c’era in inglese perché con il primo “this way” Igor intende “da questa parte” ma con il secondo vuol dire “in questo modo” ovvero con il piccolo bastone che usava per camminare e che porge a Frederick che lo imita!


La scrittura del film è intelligente e ha colpito positivamente anche me che spesso e volentieri evito i film divertenti e soprattutto quelli comici. Il tono giocoso ma arguto lo rende un classico senza tempo per passare un po’ di tempo in allegria che non fa mai male. 




Laguna blu 📺 commento



Un film invecchiato malissimo. Era il 1980 e il film ha uno stile tutto proiettato all’indietro, nessuna novità nessuna necessità di affrontare l’argomento particolare in modo innovativo. Anche a prescindere dalla trama il modo con cui è stato girato è agghiacciante noioso patetico prolisso.


Il film è stato girato in un’isola tropicale bellissima, da sogno ma questo non significa che una buona percentuale di riprese debba essere dedicata a illustrarci i fondali marini le onde il mare le palme la spiaggia senza neanche personaggi. Lo stile quasi da documentario che sbandierava anche i vari animali proprio per lunghi momenti ha permesso addirittura a un tipo (John Gibbons, un erpetologo) di scoprire una rettile che non era ancora stato classificato (Fiji crested iguana)! E se succede una cosa del genere c’è qualcosa che non va, il film infatti era pieno di riprese naturali riempitive per farlo arrivare a una ora e quaranta circa.


Altro punto tragicomico del film è la trama troppo semplice per una pellicola, oltre ad alternare le riprese della natura ci sono continue e ripetute ed eccessive e perverse riprese dei due ragazzi fin da bambini che nuotano giocano ridono… riprese senza parole ma con strazianti musiche da film vecchio.


La trama è sciatta, accade tutto per far for trovare questi due da soli nell’isola dove cominciano ad amarsi e hanno un figlio. Stop non c’è altro da dire a parte la tribù malefica nativa che abita dall’altra parte dell’isola. 

C’è da stendere un velo pietoso su questa parte della tribù. Quando finalmente i due ragazzi vedono gli indigeni danzare intorno al fuoco mezzi invasati tra gli attori si vede addirittura uno con i baffi… ma la parte peggiore è che la tribù viene dipinta come nemica, sono sanguinolenti ignoranti fanno i sacrifici umani sono primitivi pericolosi… C’è gretto razzismo e va detto anche se non possiamo criticare una visione vecchia con gli ideali nuovi ma non si può neanche far finta di niente: è ridicolo e offensivo.


Il film si basa su un libro scritto da Henry De Vere Stacpoole, un medico di bordo che ha scritto moltissimi libri ispirandosi ai sui viaggi. Qui il viaggio è solo una minima parte, c’è una sottile nota di perversione che molto probabilmente ha garantito l’enorme successo da parte del pubblico di questo film. Nonostante tutte le critiche che ho esposto è un film cult che ha riscosso un grande successo e che conoscevo persino io anche se l’ho visto solo ora. Diciamoci la verità, si tratta di due ragazzini che scorrazzano (semi) nudi in un’isola deserta e che alla fine cominciano ad amarsi. Le scene esplicite non ci sono anzi al giorno d’oggi sono molto più esplicite ma il fatto di vederli nudi più e più volte e in atteggiamenti languidi ci fa chiedere se gli spettatori abbiano un’indole alquanto voyeuristica. Nel film c’è poco altro, i dialoghi sono stentati deboli il copione non è stato di sicuro un gran lavoro e le interazioni verbali tra i due sono ai minimi storici. 


È interessante anche se banale il concetto che due che si ritrovano in un’isola alla fine imparano ad amarsi senza che nessuno dica loro cosa significa e come si fa ma oltre a questo non c’è niente, non basta per creare un buon film. Come se non bastasse tutto ciò viene esposto in stile fiabesco, la credibilità non abita in quell’isola. Difficile credere che due bambini sopravvivano da soli in un ambiente tanto ostile addirittura con quegli indigeni malefici e carnivori dall’altra parte dell’isola.



Dulcis in fundo anche il finale lascia (molto) a desiderare. Dopo anni e anni imprecisati ma più di 15 chi era nella nave con loro il padre del ragazzo passa per caso davanti all’isola, li sta ancora cercando dopo tanti anni e loro proprio in quel giorno per caso hanno un incidente che li porta al largo quando lui passa di lì. Questa forzata casualità inserita per un lieto fine a base di ritorno a tutti i costi alla divina normalità di quell’epoca stride con la credibilità e distrugge la pazienza dello spettatore più arguto. Possiamo credere che i due ce l’hanno fatta a sopravvivere, possiamo credere che i due sono riusciti ad avere un figlio ed è andato tutto benissimo ma che addirittura quando si ritrovano naufraghi perché hanno preso il largo per sbaglio in quel momento passa proprio il padre del ragazzo che li cercava da tanti anni no, è troppo. Non sono non è credibile ma è assurdo.


Se il film fosse uscito in epoca moderna molto probabilmente si sarebbe preferito di lasciarli vivere per sempre da soli in quell’isola, perlomeno così è come avrei voluto vederli io, non contaminati dall’esterno di cui non ne avevano bisogno, ma per sempre felici e contenti, finire la fiaba come si è iniziata. Invece si è voluto dimostrare come la civiltà è migliore del selvaggio, che un po’ va bene ma poi basta perchè se fossero rimasti in quell’isola sarebbero diventati come quelli della tribù.


Per concludere è stata una delusione, un film di cui ho sentito parlare tutta la vita e da cui mi aspettavo qualcosa di più, non tantissimo ma almeno un copione, una sceneggiatura, una trama un po’ più ricca e che andasse oltre quella perversione di base che anche se nascosta più si guarda il film e più diventa evidente. Disastroso.




Titanic 🍿 Commento


Ho rivisto al cinema Titanic, 25º anniversario e ormai sono sicura che il regista sia uno dei migliori in circolazione. Rapita. Totalmente. Tanto che in più scene ho smesso di mangiare i popcorn, estraniata ammaliata. Tutti hanno sempre saputo che cos’era il Titanic e che cosa era successo ma solo Cameron è riuscito a prendere un fatto noto e a costruirci intorno una storia potente e degna di abitare in quella tragedia. 

La parte più sconvolgente è che la tragedia poteva essere evitata, forse, se avessero fatto un po’ più di attenzione nella costruzione e alla guida.  Il capitano aveva tutto sotto controllo, non stava andando alla massima velocità perché era in orario era l’ultimo viaggio della sua carriera e l’esperienza gli diceva che doveva fidarsi delle sue competenze.  Fu un discorso tra il capitano e l'amministratore della Compagnia a sentenziare probabilmente quell fato nefasto. L’amministratore convinse il capitano a mantenere un’alta velocità per arrivare prima del previsto e fare scalpore con la stampa tanto da guadagnare la prima pagina. Per quanto il capitano avesse pensato che era meglio non farlo si ricredette e nella notte fatale comandò di mantenere rotta e alta velocità nonostante sapesse che erano acque con iceberg. Quando fu avvistato l’iceberg proprio a causa della forte velocità il Titanic non riuscì ad evitarlo, non era come prendere una curva con una macchinina, ci vuole tempo per invertire i motori e quel tempo non è stato sufficiente. Dunque mi ha colpito il fatto della tentazione della notorietà ha fatto gola al capitano, quel voler eccellere lo ha fatto andare fuori fase. Il capitano era noto per essere uno dei più esperti capitani al mondo, aveva comandato anche il viaggio inaugurale della nave gemella, la Olympic, nel giugno  1911. Bisogna sempre fidarsi di se stessi. 

Un’altra parte significativa del film è la stratificazione sociale che si mantiene nella nave, i ricchi in cima con alloggi comodi, cibo sano e di lusso, servizio migliore, spazi, agi. Andando sempre più basso si perdono tutti i diritti anche quello di accaparrarsi una scialuppa e di avere la possibilità di salvarsi. Ma sotto l’ultima classe c’è la sala macchine, dove i fuochisti lavorano costantemente in condizioni terribili e sono stati i primi a morire. Che cosa hanno fatto appena il Titanic ha cominciato a imbarcare acqua? Hanno chiuso i compartimenti stagni senza pensare neanche un secondo a quelli che non hanno così neanche potuto provare a salvarsi…

La storia del Titanic nel film non è stata presentata come un documentario ma come una storia d’amore e in anche in essa il regista ha ritenuto opportuno lasciare un dramma affinché potesse essere maggiormente adeguata alla storia. 

C’è anche la contrapposizione tra come i fatti vengono esposti dalla scienza e dai superstiti. Importante il momento in cui Rose nel presente si confronta con uno dei tecnici che espone in una brillante spiegazione cosa successe quella notte, con tecnicismi numeri e un asettico e semplicistico grafico. Rose puntualizza subito come vivere quell’esperienza è stato “leggermente“ diverso e io aggiungo tutto fa statistica ma ogni numero è sempre una persona. 

Degne di nota sono quelle scene che hanno fatto storia: Jack e Fabrizio che corrono ad imbarcarsi dopo aver vinto in una partita a carte i biglietti, Jack in cima alla prua del Titanic che urla “sono il re del mondo” e Jack che tiene aperte le braccia di Rose su quella prua e lei che esclama “sto volando”. Anche questa è la bravura di un artista, non solo creare un buon prodotto d’impatto emotivo al momento ma che sappia durare nel tempo. Per questo 25 anni dopo ho provato le stesse emozioni di quando al cinema l’avevo visto nel 1997, forse anche di più. 

Un film che non ha niente degli anni 90 ed è proiettato nel futuro in ogni fotogramma anche nelle scene  del passato, non solo per le tecniche ma anche per la trasposizione, la regia. Un film che non è invecchiato e non ha nulla da invidiare ai più moderni, anzi.

Un’altra cosa affascinante del film è la lampante consapevolezza che il regista ha studiato.  Al livello delle macchine tutto è stato riprodotto in maniera fedele, il gigante meccanismo che fa andare avanti la nave è esposto in tutta la sua complessità.

Anche io ho studiato e ho scoperto che anche il Carpathia, che ha soccorso il Titanic,  ha avuto una triste sorte alcuni anni dopo e si trova ora nel fondo del mare. Il Carpathia non ha preso un iceberg ma ha preso un colpo, è stata colpita da un sottomarino durante la guerra mentre trasportava soldati. 

C’era poi l’Olympic, una delle due navi gemelle del Titanic, messo in acqua nel 1910 e ha fatto la sua carriera modificandosi anche in tempo di guerra, sopravvivendo agli attacchi sottomarini senza però riuscire a sopravvivere alla modernità: nel 1934 è stata demolito perchè troppo vecchio. Che amarezza nel leggere tutto ciò, una nave che ha servito gli umani che l’hanno costruita, ha fatto il suo lavoro portando anche in classi di super lusso nobili e ricchi viene demolita perché è troppo vecchia e non è in grado di stare al passo con i tempi… odio questa mancanza di rispetto persino per gli oggetti, il voler distruggere sempre tutto per far spazio alla novità senza rispettare quello che c’è stato e valorizzarlo.

Il Britannic, la seconda delle due navi gemelle del Titanic,  essendo ancora in costruzione dopo il tragico destino del Titanic, venne modificato e hanno fatto in modo che potesse restare a galla anche con sei compartimenti stagni allagati. Il Britannic venne lo stesso affondata durante la guerra…

L’ironia della sorte è che sono sopravvissute nel tempo le navi che sono affondate mentre quelle che sono andate avanti imperterrite sono state distrutte: la tragedia dell’affondamento aveva in sé uno spiraglio di eternità. 




🍿 Titanic
Per la serie pupe al cinema
Per ora è tutto dal vostro inviato al Cinema Strop 🍿 sala  3️⃣ 
Miao 🐱 
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