In occasione degli Oscar hanno fatto rivedere al cinema anche Elvis, film che avevo visto d’estate. Sorprendentemente la seconda volta è più bella della prima. Spettacolare, la parola più adatta a descrivere un film del genere. Non ho potuto fare a meno di paragonarlo con Bohemian Rhapsody un altro film dedicato a un cantante storico.
La prima cosa che bisogna fare guardando questi film e evitare di fare il confronto con la loro vita di scritta su Wikipedia ma vanno presi come opere d’arte tenendo presente sia per l’uno che per l’altro che non si tratta di documentari ma di fiction adatte alla gente che va al cinema e non a quella che guarda i resoconti della vita su canali specifici. Detto ciò bisogna fare un plauso a Elvis che supera Bohemian Rhapsody per la trasposizione artistica e non si sta parlando della musica ma di come è stato preparato il film.
Sono andata in visibilio Bohemian Rhapsody a prescindere amando Freddie da anni e dato l’eccellente lavoro che era stato fatto anche in quel film non ho potuto fare altro che guardarlo e riguardarlo più volte anche al cinema. La differenza fondamentale per me è stata che Elvis anche se conoscendolo di nome non lo avevo mai seguito come cantante e dunque il film è stato anche capace di guidarmi alla scoperta di tale artista.
La differenza principale tra questi due film è che Elvis percorre la vita in modo più colorito più curato più artistico, anche se le performance dei due attori principali sono ugualmente eccellenti (anche Austin Butler avrebbe meritato un Oscar come miglior attore). La regia però in Elvis è stata superlativa, se Bohemian Rhapsody è un disegno tecnico perfetto, Elvis invece è un disegno artistico fatto con più passione e più genialità.
Voglio fare un confronto anche con un film precedente che ho amato di questo regista ovvero Moulin Rouge: Elvis ha superato anche quello perché si è liberato dai vincoli del musical che a volte rendono tutto un po’ più difficile da seguire soprattutto per noi italiani che abbiamo la necessità di leggere sempre i sottotitoli se vogliamo capire tutto e poi a lungo andare il musical rischia di annoiare. Invece Elvis pur parlando di musica l’ha fatto senza essere un musical e questo l’ho reso più spettacolare perché le canzoni sono quello che sono e non si usano per raccontare ma si racconta delle canzoni e di come hanno sconvolto l’America. Inoltre le canzoni non sono state solo prese ma anche in alcuni momenti riviste da artisti moderni e confezionate nei modi più artistici.
Non ha senso però paragonare la storia di Freddie con quella di Elvis, in ogni caso due tragedie e in entrambi i film non si è andato a vedere la fine tragica ma solo l’avviamento alla fine. Un tocco d’autore
Altra scelta geniale è stata quella di raccontare la storia di Elvis dal punto di vista del colonnello Parker il suo diabolico ma anche importante manager. In questo modo la trasposizione dei fatti è meno arida ma più sentita perché parla chi è stato coinvolto in prima persona. Scegliere un narratore rende la storia più potente perché il narratore parla con lo spettatore e lo coinvolge.
Un film dunque eccellente sotto tutti i punti di vista, artistico, musicale, per la fotografia, per i costumi, l’interpretazione e il ritmo e soprattutto con la giusta quantità di sentimento. Perfetto.

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