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Review: I giorni dell'abbandono

I giorni dell'abbandono I giorni dell'abbandono by Elena Ferrante
My rating: 4 of 5 stars

Sconvolgente

hermio

Ho aspettato a lungo l'uscita di questo titolo in audiolibro, l'ultimo che mi mancava di Ferrante. Ora posso dire di averli letti, o meglio, ascoltati tutti. Come sempre, Anna Bonaiuto ha fatto un ottimo lavoro dando voce alla scrittrice, anonima ma ricca di idee, o meglio, piena di coraggio per condividere storie difficili. Questa è stata particolarmente ardua e pesante, ma al tempo stesso gratificante in un certo senso e dolorosa in un altro.

La storia inizia in modo brutale e diretto, proprio come molte altre: un marito abbandona la moglie dopo anni di matrimonio che lei riteneva normali. Olga perde la testa, la sua paranoia diventa vorticosa. L'autrice ci permette di entrare nella mente di Olga per comprendere i suoi sentimenti, ascoltare i suoi pensieri e osservare le sue reazioni spontanee e credibili agli eventi.

Alcuni commenti criticano le reazioni eccessive e drammatiche di Olga, ma io ritengo che siano autentiche. Olga si comporta come mi aspetterei che le persone intorno a me si comportassero in una situazione simile. Non è un film, non si tratta di mostrare quanto le donne possano essere forti in ogni situazione. Invece, vediamo come Olga, percepita dal marito come vecchia e non più amabile, reagisce di conseguenza.

Il linguaggio volgare, che segna una tappa del percorso di Olga verso il recupero del controllo di sé, l'ho trovato molto soddisfacente, soprattutto per l'interpretazione dei pensieri maschili e femminili nelle interazioni. Ho avuto l'impressione che l'autrice non abbia voluto censurare nulla e abbia descritto la vita reale senza edulcorarla. La situazione presentata è estrema, ma il comportamento dei personaggi è per questo credibile. Per quanto possiamo rimanere scioccati da ciò che succede, non possiamo fare altro che ammettere che è vero, può succedere.

Che cosa mi ha colpito profondamente? Otto. Quando è subito emerso che Olga, o meglio la famiglia di Olga, aveva un cane lupo chiamato Otto, mi sono immediatamente preoccupata. Di solito, Ferrante non include animali nelle sue storie, e ho temuto il peggio, che è poi accaduto. Posso criticarla per questo, perché non sopporto vedere animali morti. Tuttavia, credo che abbia inserito questa morte canina per enfatizzare le drammatiche conseguenze del marito di Olga che la abbandona.

Olga perde la testa, non riesce più ad affrontare un'emergenza in cui il figlio sta male e il cane è avvelenato. Se fosse stata in forma, avrebbe potuto salvarli entrambi. Quindi, questa tragedia ci fa capire come una persona può abbandonare la propria famiglia, affermando semplicemente che l'amore è finito, come se fosse la cosa più normale del mondo, quando in realtà è come uno tsunami.

Proprio come con uno tsunami, dopo che l'onda si ritira, ritorna la pace. Infatti, Olga riesce a ritrovare se stessa e a dare un nuovo senso alla sua vita, che può essere vissuta senza il marito, anche se credeva il contrario. Credo che qui risieda la vera forza di Olga. Se avesse accettato con indifferenza l'abbandono del marito, avrebbe significato che anche a lei non importava di lui. Invece, la sua angoscia e le sue reazioni eccessive ci mostrano quanto sia stato un vero shock per lei. Diciamolo, sarebbe così per chiunque.

Il libro è del 2002 e il film è uscito tre anni dopo, che ho già visto. Il film non è eccezionale, ma come per tutta la produzione cinematografica e televisiva ispirata ai romanzi di Ferrante, ho trovato che siano riusciti a trasporre i pensieri della scrittrice sullo schermo. Non è facile, dato che c'è molto lavoro interiore da parte di Olga e molte cose sono state semplificate. Nel film, il cane è un Golden Retriever, e questa differenza mi ha colpito. Nel film, hanno accelerato la sua morte, parte che ho trovato molto sconvolgente nella lettura.

La follia di Olga è stata evidenziata anche da due reazioni che ho trovato disturbanti: un ramarro entra in casa e nel libro Olga lo fa fuori, mentre nel film lo manda fuori. Allo stesso modo, anche delle formiche hanno fatto una brutta fine. Questo libro mi è sembrato pesante per questi aspetti legati agli animali.

Avrei preferito che non ci fossero tutte queste tragedie, ma essendo Ferrante la mia scrittrice preferita, ho letto il libro per la seconda volta perché ne vale la pena. Il film è nello stile del cinema italiano, gli attori hanno fatto un buon lavoro interpretando i personaggi. A parte alcune differenze, direi che è molto fedele. Nel film, come nel libro, c'erano i primi cellulari. Nel film, hanno addirittura introdotto il videotelefono, che nel libro non c'era.

Concludo parlando della mia parte preferita che ha reso lo sforzo di vedere quella morte canina non vano. Quando il marito di Olga viene a sapere della morte del cane, le chiede se ne vuole un altro. Olga rifiuta, dicendo che lei non sostituisce. Ho esultato in quel momento perché finalmente qualcuno ha espresso il mio stesso pensiero: non sostituire mai nessuno, nemmeno se si tratta di un cane. Infine, alcune osservazioni: sono ricomparse un paio di nozioni care alla scrittrice. È stata menzionata la serpentina fatta con la buccia di arancio, come in "L'amica geniale" e "La figlia oscura", e il nome Gianni, che compare anche in "La figlia oscura". La storia è ambientata a Torino, una città cara alla scrittrice, ma Olga ha origini napoletane, come molti altri personaggi di Ferrante.

Nel complesso, ho trovato che sia un romanzo che vale la pena di essere letto, come tutti gli altri di questa che è ormai la mia scrittrice preferita.


Citazioni:

Volevo dormire sdraiata sul fondo più buio di me stessa.

L’anima è solo vento incostante, signor Carrano. Vibrazione delle corde vocali tanto per fingere di essere qualcuno, qualcosa.

La musica ha sempre un buon effetto, scioglie i nodi dei nervi stretti intorno alle emozioni.

Chissà quando era accaduto che avevo smarrito quella carica cocciuta di energia animale?

Pensavo alla bellezza come a uno sforzo costante di cancellazione della corporalità. Volevo che amasse il mio corpo dimenticandosi di quello che si sa dei corpi. La bellezza, pensavo in ansia, è questo oblio o forse no. Sono stata io a credere che il suo amore avesse bisogno di quella mia ossessione fuori luogo, arretrata.



Curiosità:

Il tema principale del film è "Il pendio dell'abbandono", un brano musicale cantato da Carmen Consoli, la cui musica è stata scritta dalla stessa Consoli e Goran Bregović che, nel film, entra in scena, nel ruolo del vicino di casa della protagonista.

Ne cito una parte, decisamente adatta alla trama di Ferrante:

Regnerà
Sovrano l'oblio
Prezioso
Rimedio
All'impotenza
Ed alla crudeltà
Di un ignobile addio
Inflitto a sorpresa
Da chi ha giurato lealtà
Ma un vento caldo annuncerà
Il risveglio di tempi migliori



Il pendio dell'abbandono, video su YouTube



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Review: Cime tempestose

Cime tempestose Cime tempestose by Emily Brontë
My rating: 4 of 5 stars

hermio
Confronto libro (1847) film (1992) 

Scritto tra ottobre 1845 e giugno 1846, Cime tempestose venne pubblicato per la prima volta nel 1847. Già qui mi sono messa a pensare a questa ragazza, nata nel 1818 e morta nel 1848, che a meno di trent’anni aveva composto questo romanzo che è diventato un classico, conosciuto, apprezzato e continuamente letto quasi 200 anni dopo. Non ho potuto fare a meno di immaginarmela nella sua vita, diversa dalla nostra, mettersi a scrivere senza fronzoli, senza Internet, senza plastica, senza luce, ma con le candele, la carta e la penna. Scrivere e dare vita a questa storia che ha lasciato un segno nella storia.

Voglio fare anche un paragone con il film del 1992, che mi ha sorpreso sin dai primi fotogrammi quando lo sceneggiatore ha deciso di inserire anche la figura di Emily, impersonata da Sinéad O'Connor, che si reca in una grande casa abbandonata e comincia a immaginare quella casa abitata e sviluppa la storia narrandocela in prima persona. Sono rimasta colpita perché già mentre leggevo (anzi ascoltavo) non facevo altro che pensare alla scrittrice che creava questo mondo, ed eccola comparire nel film e sviluppare con la sua mente dei personaggi che popolano quella casa che ha trovato.

Ovviamente nel libro questa parte non c’è, però non è neanche così diversa la situazione, perché la struttura del libro è stata definita a matrioska, ovvero racconti all’interno di altri racconti. Non si tratta di flashback, ma proprio di far partire la storia trent’anni dopo il suo inizio, quando una persona estranea ai fatti raggiunge quella casa definita Cime tempestose e si ritrova una serie di personaggi strani, male assortiti, lugubri e tristi, ma comunque coesi. Questa persona è l’affittuario di un’altra casa, sempre di proprietà di Heathcliff, il padrone di Cime tempestose. Questo affittuario, incuriosito dalla scena che si è trovato, comincia a parlare con la governante Nellie, che gli racconta tutto quanto, ovvero di come si è giunti a popolare la casa di Cime tempestose con quelle persone che sono esattamente Heathcliff, la figlia della sua sorellastra, e il figlio del suo fratellastro. Heathcliff fu infatti adottato da piccolo nel 1771 dal padre della madre e del padre dei due ragazzi. Inizialmente mi sono un po’ persa con questo albero genealogico, ma il bello di questa storia è che è molto contenuta. I personaggi sono pochi, ma complessi nelle loro relazioni, ed è contenuta anche nei luoghi, infatti si sviluppa tutta a Cime tempestose e all’altra casa, quella in cui si trova l’affittuario, e nella brughiera circostante. È come se fosse un grande palcoscenico in cui pochi attori inscenano una tragedia. Ed è proprio così, infatti non è una storia sdolcinata, ma realistica, cruda e senza abbellimenti, che ci mostra apertamente come gli esseri umani possono diventare oscuri, violenti e cattivi. Nonostante tutto, viene anche dimostrato come questa oscurità dell’animo di Heathcliff sia causata dall’amore, o meglio dal fatto che lui non è riuscito a stare con quella che era la sua sorellastra, ovvero Catherine. Potrebbe sembrare strano a sentirsi, ma Heathcliff era stato adottato dal padre di Cathy e quindi vivevano insieme, e proprio nel crescere insieme in quella dimora chiamata Cime tempestose, isolata da tutto, avevano sviluppato un forte attaccamento che però è stato rovinato da una terza persona, ovvero il figlio dei padroni dell'altra casa. Quando Cathy si trova a passare del tempo con quest’altro ragazzo, Edgar, tutto cambia tra lei e Heathcliff, e in quel momento viene segnato l’inizio della fine, perché lei, rinunciando a lui, ne determina la discesa negli inferi e il suo totale oscuramento. La cosa che mi ha positivamente colpito è il fatto che non c’è un lieto fine, non c’è un risolversi, una soluzione e un finalmente riavvicinarsi tra i due che rimangono separati per sempre, ma al tempo stesso distrutti da questa decisione, perché anche lei sa che ha fatto la scelta sbagliata, forse in un momento di leggerezza, ma è tutto ormai irrecuperabile. Heathcliff si riscatta dalla sua povertà andandosene e facendo fortuna, e inoltre facendo anche soldi, tanto che diventa il proprietario di Cime tempestose. C’è anche il discorso della vendetta, perché il fratello di Cathy l’ha sempre trattato male, e lui farà altrettanto.

Il libro, dunque, è fatto di tanti racconti, della governante all’affittuario, quando rimane malto chiuso in casa. Mi ha stupito come sia stata scelta questa costruzione geniale e sorprendente, perché non è un raccontare la loro storia, ma entrare alla fine, ma non proprio la fine, è come se si arriva al 90% della storia, che si conclude poi dopo il racconto di Nellie.

Avevo sempre sentito parlare di questo titolo, ma non mi ero mai arrischiata a leggerlo, forse impaurita dal fatto che era datato, ma mi sbagliavo. Il libro sembra nuovo, sembra appena uscito, anche il modo di scrivere non è antiquato, scorre, forse aiuta sentirlo invece che leggerlo, dato che effettivamente è un racconto fatto di racconti, ma non ci sono parole difficili, non ci sono costruzioni complesse, ma è anche pensato, perché i personaggi riflettono su se stessi, si trovano a scontrarsi, le situazioni proposte sono sempre difficili, una vita dura che avrebbe potuto essere vissuta in un altro modo, ma che ormai è stata sprecata. Quello che i critici dell’epoca non hanno apprezzato è stata la volontà dell’autrice di proporre l’oscurità dell’animo in modo così palese, quando evidentemente si tendeva più a abbellire le relazioni dei personaggi, ma qui invece, anche se magari ci fa raccapricciare il naso vedere Heathcliff maltrattare uomini e donne, alla fine però, ragionando, capiamo che non è fantascienza, è la realtà, e chi legge non si sente preso in giro come quando gli raccontano delle favolette, ma riconosce che è così che vanno le cose e apprezza la schiettezza dell’autrice. E nonostante tutto, nonostante la drammaticità, la violenza e l’oscurità, alla fine c’è anche una sorta di riscatto nella generazione futura, che riesce ad uscire dal loop di sconforto e morte dei genitori, e a trovare un modo di risorgere, di far risorgere Cime tempestose dalle macerie dei loro conflitti, dei conflitti di chi li aveva preceduti. Quindi, orrore, ma anche una sorta di speranza, seppur le tombe che sono state scavate nel corso dei trent’anni sono parecchie.

Il titolo è perfetto e riflette anche la tempesta di emozioni scaturite dalla gelosia, dalla vendetta e dall’amarezza di molti e quasi tutti i personaggi.

Adoro fare il confronto tra il film e il libro, e dato che ci sono vari film, ho scelto quello del 1992, e l’ho trovato soddisfacente. Dopo aver letto il libro, è sempre rischioso andare a vedere il film che lo narra, ma in questo caso hanno fatto un ottimo lavoro.

L’audiolibro dura più di 15 ore, mentre il film riesce a stare entro le due ore, anzi anche di meno. Negli anni '90 era difficile trovare un film che durasse più di due ore. Dunque sono stati fatti dei tagli, ma non hanno pesato sulla fedeltà, tutto è rimasto come doveva essere, ed è stato un piacere vedere i personaggi che mi erano diventati cari prendere vita. Anche gli attori sono stati scelti giustamente, Heathcliff è stato impersonato da Ralph Fiennes, che con il suo sguardo tenebroso gli ha reso giustizia. In ogni caso, credo che il libro sia anche più aspro, crudo e disperato di quanto ci ha fatto vedere il film. Un po’ gli spigoli sono stati smussati, ma non troppo. Il film scorre e non è mai noioso, e l’unica differenza considerevole è quella dell’affittuario, che se nel libro ha un ruolo fondamentale perché permette alla governante di raccontare, e quindi come lo racconta a lui lo racconta anche al lettore, nel film l’affittuario è pressoché inutile, dato che abbiamo la figura della scrittrice che ci racconta quello che lei ha imaginato, e la vediamo all’inizio e alla fine quando osserva i due giovani abbracciarsi in un giorno di sole dopo tanti giorni di tempesta. Queste, però, sono quelle differenze lecite, un libro no, non può essere trasposto fedele al 100%, servono delle piccole differenze che lo adattano allo schermo, poi sta allo sceneggiatore riuscire a creare qualcosa di unico e adatto per minimizzare la differenza. Altra cosa che succede con i film tratti dai libri è che i personaggi sono meno profondi nel senso che, con un libro, è logico che noi conosciamo più intimamente ogni personaggio, mentre un film ce lo presenta più in superficie, e mi riferisco ai personaggi di contorno soprattutto, ma anche agli altri. In 15 ore di audiolibro conosciamo molto meglio ogni singolo personaggio di come riusciamo a farlo in un’ora e tre quarti di film, ma è anche giusto che un film abbia una durata limitata, altrimenti diventa noioso. Proprio come l’affittuario, anche la governante Nellie va un po’ in secondo piano, è sempre presente anche nel film, ma non avendo più quel ruolo di narratrice, diventa quasi superflua o più che altro un personaggio di puro contorno.

In conclusione, sono rimasta affascinata da questa storia e anche dalla scrittrice che con il suo unico libro ha segnato la letteratura, e non è da tutti. I personaggi sono ormai iconici e si stagliano nella trama con la loro personalità e con la loro vita che ci sembra vera. Li compatiamo per come non riescono a trovare una via per essere felici, ma al tempo stesso ci immedesimiamo in loro perché, le emozioni che provano sono realistiche e non ovattate dalla fiction.

La cosa che mi sconvolge è come la voce di Emily, dall’inizio del 1800, sia arrivata fino a me, all’inizio degli anni 2000, e non posso che congratularmi con lei per come è riuscita a dare vita a un mondo che tuttora sussiste.

Una curiosità: che cosa mi ha spinto a leggere questo romanzo? Non di certo perché conoscevo il titolo, ma perché, essendo una lettrice della saga di After, non ho fatto altro che sentire Hardin e Tessa parlarne per pagine e pagine, di come loro amavano i personaggi, di come si immedesimavano in essi. Dunque, la scrittrice Anna Todd aveva letto questo libro e mi ha ispirato a farlo anche a me. Coincidenza, l’attore che interpreta Hardin nei film di After (Hero Fiennes Tiffin) è il nipote di Ralph Fiennes, che interpreta proprio Heathcliff.

Chiudo con alcune citazioni.

La più famosa è questa:

"Di qualsiasi cosa sono fatte le anime, la sua e la mia sono uguali."

Ciò può essere fuorviante, perché non si tratta di una storia melensa tra innamorati, ma più che altro il risvolto oscuro dell’amore e di quanto odio possa portare quando non è corrisposto o quando non può essere consumato.

Ecco altre citazioni che mi hanno colpito dopo la prima lettura:

A un uomo assennato dovrebbe bastare la compagnia di sé stesso, una compagnia deliziosa.

Lo spettro, capriccioso come tutti gli spettri, rifiutò di mostrarsi, ma la neve e il vento s’introdussero turbinando nella stanza e raggiunsero anche me, spegnendo la candela.


Un buon cuore ti aiuterà ad avere un bel viso ragazzo mio, anche se tu fossi nero come la pece. Così come un cuore malvagio trasformerebbe persino il viso più bello rendendolo peggio che brutto.

Per lei meglio morire che tirare avanti essendo diventata un peso e una causa di infelicità per tutti coloro che la circondano.


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Review: Il fantasma di Canterville e altri racconti

Il fantasma di Canterville e altri racconti Il fantasma di Canterville e altri racconti by Oscar Wilde
My rating: 3 of 5 stars

hermio

Una lettura sorprendente 

Questa raccolta di racconti di Oscar mi ha sorpreso, non me l'aspettavo. Non solo le storie sono geniali, imprevedibili e coinvolgenti, ma sono anche ricche di citazioni di Wilde. Scopriamo che queste citazioni non sono state dette a caso, senza contesto, ma sono delle brillanti battute perfettamente collocate all'interno di racconti e caratterizzano personaggi irriverenti che attraverso i loro dialoghi, ci mostrano come la società realmente era.

Queste sono alcune citazioni estrapolate dalla lettura.

Solo i dandy e le belle donne dovrebbero governare il mondo.

Il mondo è un palcoscenico ma le parti sono mal distribuite.

I sensi come il fuoco possono distruggere ma anche purificare.



Ora analizziamo i racconti:

1. Il fantasma di Canterville
2. Il delitto di Lord Arthur Savile: uno studio sul dovere
3. La sfinge senza enigmi - un'acquaforte
4. Il milionario modello, una nota di ammirazione
5. Il ritratto di Mister WH 


1- Il fantasma di Canterville

Il Ministro degli Stati Uniti, insieme alla sua famiglia, si è trasferito in Inghilterra nel castello dei Canterville, appartenuto molti secoli prima a un certo Sir Simon Canterville, ormai diventato un fantasma noto da tempo che infesta quel castello. Gli americani, però, si rifiutano di credere nel fantasma e non si lasciano mai spaventare da esso, tanto che il fantasma cade in depressione, disperato per il fatto che non riesce a terrorizzare i nuovi inquilini come ha sempre fatto per secoli. Mi ha sorpreso, ma forse non troppo, conoscendo l'autore, trovare una trama spiritosa e al tempo stesso pungente, perché ogni battuta ha un secondo significato o meglio una frecciata a situazioni attuali che, a causa della mia scarsa conoscenza di politica e storia, spesso non riesco a comprendere appieno. Nonostante tutto, è chiaro che si sottolinea il fatto che questi americani credono così tanto nelle loro convinzioni che non riescono a farsi spaventare nemmeno da un fantasma inglese. La storia mi ha divertito perché, in fondo, è spiritosa, anche se ho trovato i personaggi insopportabili, soprattutto Lucrezia, la figlia del ministro, che è perfetta, riesce a risolvere la situazione ed è amata... Ma un po' tutta la famiglia è insopportabile. Il lieto fine d'obbligo mi sembra un po' forzato, anche se non riesco ad essere così critica con questo autore, dato che la storia non vuole parlare di fantasmi, ma usa i fantasmi per descrivere persone reali. Se non ci fosse stata quella famiglia, mi sarebbe piaciuto di più.


2- Il delitto di Lord Arthur Savile: uno studio sul dovere

I nobili, che non hanno mai nulla da fare e vengono presentati da Oscar sempre così vuoti, si appassionano a sciocchezze come in questo caso la cartomanzia. Il Lord in questione si fa leggere la mano e il cartomante, che tra l'altro si scopre essere un cialtrone, gli dice che ha le mani sporche di sangue. Siccome il Lord vuole sposarsi, vuole farlo dopo aver compiuto il delitto e dunque si mette a scegliere la sua vittima, con tanto di peripezie ridicole e divertenti che dimostrano fino a che punto la mente influenzata dalle credenze possa arrivare. Anche in questo caso Oscar è abile nel mostrarci una società che è fatta in parte di nobili che hanno così tanti soldi che non sanno neanche che farsene. Il racconto scorre bene ed è molto accattivante, ma come sempre ho trovato le donne insopportabili. Questo Lord è innamorato di questa tipa e il loro amore risulta asettico, proprio come quello tra la figlia dell'americano e il suo fidanzato nella storia precedente. Le donne sono fastidiose e gli uomini mostrano un amore per loro che non è per niente credibile.

Citazioni:

Aveva quarant’anni, senza figli, e possedeva quella smodata sete di piacere che è il segreto per rimanere giovani.

Le cose interessanti non sono mai opportune.

L’incomprensione reciproca è la vera base del matrimonio.



3- La sfinge senza enigmi - un'acquaforte

Questa storia non è un granché. Due nobili di turno, annoiati come sempre, conversano tra loro quando uno dei due nota una donna che, secondo lui, è misteriosa e fa di tutto per seguirla perché si innamora. Non sopporto questi innamoramenti improvvisi e scontati; non ci sono sentimenti e non ci saranno mai. Sembrano solo passatempi, forse più grandi di altri, ma i nobili sembrano non riuscire a provare sentimenti veri, ma solo amori spassionati e improvvisi che definiscono vitali per persone vuote come loro. La donna del mistero poi si rivela essere normalissima e forse questa storia ha l'intenzione di dirci che dietro le apparenze potrebbe non esserci niente di quello che ci costruiamo nella mente. L'unica cosa che apprezzo di ogni storia è che riesce a dipingere velocemente una scena in un ambiente del passato inglese, coinvolgendo il lettore, anche se il racconto è molto breve.

Citazione:

Le donne devono essere amate e non capite.


4- Il milionario modello, una nota di ammirazione

Ancora una volta ci sono due giovani ricchi che passano il tempo oziando e cercando qualcosa da fare. In questo caso si tratta di un artista e di un modello. È interessante notare come non ci sia mai una donna che faccia qualcosa di interessante; le donne sono sempre un contorno. Gli uomini osservano, scelgono e sposano, ma mai una storia ha una donna come protagonista. In questo caso, c'è un equivoco: l'artista ha invitato un altro modello che sembra un barbone e quando l'altro lo vede gli fa la carità. Il pittore poi gli rivela che era in realtà un milionario che voleva essere ritratto da mendicante. Ed ecco di nuovo la solita solfa di questi ricconi che non hanno niente da fare. Una storia abbastanza insipida ma che ancora una volta ci dipinge la società in modo impeccabile e riesce a coinvolgerci con descrizioni brevi ma evocative e ci ritroviamo subito catapultati nel luogo e nel tempo.

Citazioni:

A meno che uno sia ricco, non c’è bisogno che sia affascinante, il fascino è un privilegio per ricchi, non un mestiere per disoccupati. I poveri dovrebbero essere pratici e prosaici. È meglio avere un reddito fisso che essere affascinanti.

Ci sono momenti in cui l’arte raggiunge quasi la dignità di un lavoro manuale.



5- Il ritratto di Mister WH

Questa storia è costruita intorno alla raccolta di Sonetti di Shakespeare e si basa soprattutto sul misterioso "Mr. W.H.", il dedicatario della raccolta.

Il protagonista parla con un certo Erskine che gli racconta che un suo amico, Graham, aveva identificato il suddetto Mr. W.H. in un giovane attore, che interpretava solo ruoli femminili, della compagnia teatrale del poeta trovandone il nome, Willie Hughes, basandosi su indizi interni alla raccolta.

Erskine, con il suo racconto, affascina così tanto il narratore che comincia egli stesso a cercare indizi all'interno della raccolta, tanto da avvalorare la tesi di Graham.

Ho trovato davvero interessante come Oscar abbia ricavato una storia basandosi su una dedica misteriosa di Shakespeare nella sua raccolta. Wikipedia ci informa che la raccolta è stata curata dall'editore e che egli stesso, e non Shakespeare, avrebbe scelto la dedica e la disposizione delle opere all'interno della raccolta. Tutto ciò, però, non è importante; nessuno scoprirà mai la verità. Credo che Wilde abbia dimostrato non solo di essere un grande scrittore con una fantasia eccellente e la capacità di ancorarsi alla realtà per potenziarla, ma sia anche un grande studioso, perché non avrebbe potuto scrivere questa storia senza aver letto accuratamente tutti i sonetti e senza trovare degli indizi per la sua fantomatica ricerca dell'identità di questo dedicatario. Una storia che per molti può risultare noiosa, dato che questa raccolta viene analizzata in modo approfondito, ma che per i più appassionati di lettura si rivela un vero gioiello.

Citazioni:

Criticare un artista per un falso significava confondere un problema etico con un problema estetico.

Non solo era riuscito a dimostrare l’esistenza nel XVIII secolo di un giovane attore di nome Willie Hughes ma anche a provare in maniera definitiva che si trattava del mister WH dei sonetti.

Dimentichi che una cosa non è necessariamente vera perché un uomo è morto per essa.

Morire per delle convinzioni religiose è il peggior uso che un uomo possa fare della propria vita ma morire per una teoria letteraria mi sembrava impossibile.




E questo era stato il mio commento dopo il primo ascolto:
Dopo aver finito di ascoltare questo audiolibro, ho capito che devo riascoltarlo di nuovo prima di poter dare un giudizio sulla raccolta di racconti di Oscar. Per ora posso dire che sono rimasta sorpresa dalla genialità delle trame, nonostante siano brevi.

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Review: Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila Uno, nessuno e centomila by Luigi Pirandello
My rating: 2 of 5 stars

hermio

Dopo il secondo ascolto

Ho ascoltato di nuovo il libro e continuo a pensarla nello stesso modo, buona la filosofia ma troppo pesante tanto da annientare la trama. Condivido al 100% la filosofia che è stata esposta dall’autore, ammetto però che non mi giunge neanche nuova, anche se non avrei mai saputo elaborarla in questi termini. Non è certo un argomento che mi è nuovo, mi spiego. Da sempre mi sono chiesta che cosa vedono gli altri in me. Ero sicura e lo sono tuttora di avere una sorta di recettore che stimola l’antipatia degli altri, e dunque avevo sviluppato da anni la teoria che gli altri mi vedono in un modo che io non posso capire. Detta così, ovviamente, è una banalità, ma mi sono ritrovata negli argomenti esposti. Non siamo tutti uguali perché dipende anche da chi osserva, ma alla fine non possiamo fare altro che concentrarci sull’ambiente esterno e vivere per quello che siamo. Ho apprezzato ogni parte del libro, soprattutto perché ancora una volta ho ritrovato una considerazione che avevo già fatto in precedenza per conto mio.

Cito:
"Ecco intanto qua un vero uccellino come vola. L'avete visto? La facilità più schietta e lieve, che s'accompagna spontanea a un trillo di gioia. Pensare adesso al goffo apparecchio rombante e allo sgomento, all'ansia, all'angoscia mortale dell'uomo che vuol fare l'uccellino! Qua un frullo e un trillo; là un motore strepitoso e puzzolente, e la morte davanti. Il motore si guasta; il motore s'arresta; addio uccellino!"

Che spettacolo! Quante volte ho pensato che l’uomo debba stare nel suo habitat naturale e smetterla di imporsi in aria, in mare, nello spazio dove non c’è niente per lui. Quando ho sentito questa parte sono andata in visibilio. Quando un autore dà voce ai tuoi pensieri è sempre una grande soddisfazione.

Allora, che cosa è successo? Perché continuo a non apprezzare questo libro come avrei creduto? Esattamente per lo stesso motivo che ho sentito dopo il primo ascolto: troppa filosofia. Per quanto sia d’accordo su tutto quello che dice, non riesco ad apprezzare un libro così vago e poco concreto, un libro scritto per presentarci il personaggio che diventa portavoce di tutto quello che lo scrittore ha da dirci. È vero, non è una novità che i personaggi servono a chi scrive per raccontarci quello che pensa, ma ho trovato questo filosofeggiare troppo pesante, la trama è scarsa e deludente. Solo questo il problema. Ovviamente la teoria è impeccabile, ma non sono mai stata un’amante della filosofia, anche se questa è sicuramente più interessante di quello che ti propinano a scuola. Se non altro ha un senso e lo si può riscontrare nella vita di tutti i giorni, tuttora.

Però c’è da dire che sono riuscita a leggerlo due volte. Di solito i libri che non mi piacciono e che detesto riesco a malapena a finirli (ma li finisco sempre). Invece questo sono pronta ad ascoltarlo anche un’altra volta, anche se non cambierò il mio giudizio. Sicuramente da leggere.

Voglio riproporre la citazione che avevo condiviso con la precedente recensione:

"Volete essere? C’è questo, in astratto non si è. Bisogna che si intrappoli l’essere in una forma e per un certo tempo si finisca in essa, qua o là, così o così. E ogni cosa, finché dura, porta con sé la pena della sua forma, la pena di essere così e di non poter più essere altrimenti."

Che cosa c’è di più attuale di questa frase? Basta guardarsi intorno e sorprendersi di quanto l’autore sia stato un veggente. Lontano negli anni aveva già notato la predisposizione degli uomini che vogliono essere chi non sono. E senza entrare nello specifico, mi riferisco anche a tutta quella farsa dell’inclusione, tutte quelle false ideologie che il mercato ci propina fingendo di accettare tutto quello che ognuno vuole essere. Insomma, voglio solo dire che mi sono stupita soprattutto di questa parte. Che parole! Così vere e potenti che ormai nessuno te lo direbbe mai. Ora fanno tutti finta che puoi essere qualsiasi cosa tu voglia, ma nessuno si accorge che è tutto un inganno.

Dunque, un libro di grande filosofia. Un libro che mi ha stupito perché apprezzo sempre lo scrittore che si espone e mette tutto se stesso nel libro. Ma la mancanza di trama lo penalizza, anche se ascoltarlo è stato un piacere.



hermio

Dopo il primo ascolto

Per quanto possano valere i miei voti ai libri (un bel niente come i voti di tutti gli altri), mi è dispiaciuto lasciare un voto basso a questo libro, il cui titolo mi è noto da sempre. Eppure, alle superiori, come sempre, non sono riusciti a renderlo interessante nella sua presentazione, ma anzi, come qualsiasi argomento toccato, a farlo sembrare qualcosa da cui fuggire. Non so perché sono arrivata a leggerlo (ascoltarlo) solo ora, ma come si suol dire, non è mai troppo tardi. Che cosa è successo? Non lo so. All’inizio, ero rimasta sorpresa dalle tematiche trattate, ma credo che le tematiche trattate (non sto qui a spiegarle in questa prima recensione) abbiano preso troppa parte del libro a discapito della trama. La cosa che più mi interessa nei libri è la fiction, quella deve essere curata affinché un libro mi stupisca, e purtroppo in questo libro, quello che ho notato è che la trama, ovvero la storia di Moscarda, ha risentito molto della necessità dell’autore di trattare il tema in modo filosofico. Se all’inizio ero rimasta affascinata dal concetto, a lungo andare, la mia incapacità di considerare la filosofia interessante mi ha reso il libro alquanto... Noioso, non c’è altro modo per dirlo. Il libro è troppo fitto di filosofia, per quanto giusta, non mi ha preso. Comunque, ho già iniziato a rileggerlo (riascoltarlo) per vedere se posso rivalutare il mio giudizio ed eventualmente far parte del gruppo di tutti gli altri che lo considerano un capolavoro, che però io non sono riuscita a trovare. Dunque, per questa prima recensione, mi fermo qui. Approfondirò dopo il secondo ascolto.

Citazione:
Volete essere? C’è questo, in astratto non si è. Bisogna che si intrappoli l’essere in una forma e per alcun tempo si finisca in essa qua o là così o così e ogni cosa finché dura porta con sé la pena della sua forma la pena di essere così e di non poter più essere altrimenti

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Review: Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila Uno, nessuno e centomila by Luigi Pirandello
My rating: 2 of 5 stars

hermio

Per quanto possano valere i miei voti ai libri (un bel niente come i voti di tutti gli altri), mi è dispiaciuto lasciare un voto basso a questo libro, il cui titolo mi è noto da sempre. Eppure, alle superiori, come sempre, non sono riusciti a renderlo interessante nella sua presentazione, ma anzi, come qualsiasi argomento toccato, a farlo sembrare qualcosa da cui fuggire. Non so perché sono arrivata a leggerlo (ascoltarlo) solo ora, ma come si suol dire, non è mai troppo tardi. Che cosa è successo? Non lo so. All’inizio, ero rimasta sorpresa dalle tematiche trattate, ma credo che le tematiche trattate (non sto qui a spiegarle in questa prima recensione) abbiano preso troppa parte del libro a discapito della trama. La cosa che più mi interessa nei libri è la fiction, quella deve essere curata affinché un libro mi stupisca, e purtroppo in questo libro, quello che ho notato è che la trama, ovvero la storia di Moscarda, ha risentito molto della necessità dell’autore di trattare il tema in modo filosofico. Se all’inizio ero rimasta affascinata dal concetto, a lungo andare, la mia incapacità di considerare la filosofia interessante mi ha reso il libro alquanto... Noioso, non c’è altro modo per dirlo. Il libro è troppo fitto di filosofia, per quanto giusta, non mi ha preso. Comunque, ho già iniziato a rileggerlo (riascoltarlo) per vedere se posso rivalutare il mio giudizio ed eventualmente far parte del gruppo di tutti gli altri che lo considerano un capolavoro, che però io non sono riuscita a trovare. Dunque, per questa prima recensione, mi fermo qui. Approfondirò dopo il secondo ascolto.

Citazione:
Volete essere? C’è questo, in astratto non si è. Bisogna che si intrappoli l’essere in una forma e per alcun tempo si finisca in essa qua o là così o così e ogni cosa finché dura porta con sé la pena della sua forma la pena di essere così e di non poter più essere altrimenti

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Review: Il doppio sogno

Il doppio sogno Il doppio sogno by Arthur Schnitzler
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Alcuni registi riescono a vedere il potenziale in una storia che sarebbe passata inosservata se non fosse stato per il loro film.

Non è la prima volta che mi capita, ma come è successo per Dexter e TrueBlood, anche in questo caso chi ha preso la storia originale da un libro e l'ha trasformata in un prodotto visivo, l'ha resa migliore. Sto parlando di Eyes Wide Shut, il film uscito nel 1999 che vidi al cinema all'epoca (un cinema ora chiuso) e che poi non ho più visto per tanto tempo, fino a quest'estate quando è arrivato su Netflix. Non mi ricordavo niente della trama tranne la celebre festa in maschera, ma tutto il resto della storia era veramente sfumato.

Dopo aver guardato il film e essermi resa conto, più della prima volta, che era un capolavoro (ma non sto qui a parlare del film), mi sono anche ricordata che era tratto da un libro, o meglio, da un racconto. L’ho trovato disponibile in audiobook e ho deciso di affrontarlo in questo modo. Avrei potuto farne a meno, è stato orribile. Kubrick ha cambiato la location, non più la decadenza della borghesia viennese di inizio XX secolo, ma la decadenza della borghesia di New York di fine XX secolo. Kubrick, per fortuna, ha cambiato anche i nomi: Fridolin e la moglie Albertine diventano Bill e la moglie Alice. Forse in tedesco non faceva questo effetto, ma Fridolin è veramente terribile come nome e conferisce al personaggio un che di comico che non lo rende serio e rispettabile.

Con mia grande sorpresa, la storia è pressoché uguale. Non so perché, ma mi ero immaginata che fosse stata stravolta, tanto era affascinante il film. Invece, le parti salienti sono le stesse, adattate, ognuna, alla propria epoca. Allora, che cosa è successo? Perché il libro mi ha lasciato talmente tanto insoddisfatta, mentre il film mi ha sconvolta dal piacere di guardarlo? Il problema risiede nell'impostazione della storia. Non conta dunque solo la trama, ma anche come viene presentata e, in questo caso, anche come viene letta. Non credo che questo narratore sia adatto a questa storia, perché la legge con una sfumatura delicata, quasi effeminata, che va contro la storia con le sue parti molto proibite.

Proprio come dicevo, il film e il libro condividono la stessa trama, solo che nel libro risulta noiosa, mentre nel film risulta eccitante! Dunque, voglio fare un applauso a Kubrick per avere innanzitutto scovato questa piccola storia antiquata e poi per aver trovato le potenzialità nascoste in essa. Alla fine, dobbiamo dare sempre il merito allo scrittore per l'inventiva. Lui si è inventato la storia, ma non l'ha saputa proporre in modo accattivante, tanto che gli è venuta fuori una novella e neanche un libro! Invece, Kubrick ci tiene compagnia per due ore, è riuscito a sfruttare le potenzialità anche di ogni singola scena che poteva essere ampliata anche nel libro. Invece, lo scrittore propone quasi un soggetto, non è stato in grado di sviluppare la sua storia né di farla brillare. Se accendi una candela ma non ti preoccupi di mantenere la fiamma, si spegne e così si spegne anche l'interesse del lettore.

Ammetto che sono arrivata alla fine con grande fatica, sia per la noia di ogni singola scena, che per come veniva letta, che non rendeva il tutto anche meno interessante. Come dicevo, il nome di Fridolin è stato deleterio, mi ha reso il protagonista molto antipatico. Quando ti sta antipatico il personaggio principale, c'è qualche problema e dato che in questa storia ci sono praticamente solo due personaggi, ovvero lui e la moglie, se non ti piace nessuno dei due, è un disastro totale perché il libro diventa indigesto. Poi, Kubrick ha anche scelto due attori perfetti. Non riesco ancora a capire come sia riuscito, non solo a trovare quella storia nascosta, poi a creare una sceneggiatura che l'ha potenziata, ma anche a scegliere due attori che hanno reso Bill e Alice ancora più eccellenti! Bisogna sempre ricordarsi che scegliere gli attori giusti non è una cosa scontata e che solo i registi più grandi riescono a farlo; eccone una prova.

Non era il primo film di Kubrick che vedevo o forse sì all'epoca, ma non in questa epoca, e ho fatto il confronto anche con Shining e Arancia meccanica. Per quanto in quei casi ci siano state delle differenze, ho amato il libro e il film, ma in questo caso mi trovo a dire che non vale la pena leggere questo libro e neanche ascoltarlo! Non possiamo criticare fino in fondo il libro perché, come dicevo, è alla base di tutto il resto, però per fare una scelta, io vi consiglio di guardare Eyes Wide Shut. Persino il titolo della novella non ha il minimo senso o comunque non è attraente. Come faccio sempre ultimamente, guardo anche la copertina, e devo dire che questa è improponibile, proprio come il libro, uno di quei dipinti che cercano di essere scandalosi senza comunque fare niente per esserlo. Un po' come il libro ha voluto raccontare qualcosa di veramente potente ma rimanendo un po' troppo pulito...

Voglio concludere con un confronto. Ho estrapolato dal libro il dialogo finale per fare un confronto con il dialogo finale del film, che ho aggiunto subito dopo. Credo che possa dimostrare efficacemente la differenza fra libro e film, uguali ma, al tempo stesso, diversi.

Libro
Fridolin: Che cosa dobbiamo fare, Albertine?
Albertine: Essere grati al destino, credo, per essere usciti da tutte queste avventure sani, da quelle reali e da quelle sognate.
Fridolin: Sei proprio certa di questo?
Albertine: Così consapevole da intuire che la realtà di una notte, di certo anche quella di tutta la vita di una persona, non esprime al tempo stesso anche che la sua verità più profonda e nessun sogno è solamente un sogno. Ora siamo davvero svegliati, per lungo tempo.
(Per sempre, voleva aggiungere lui)
Albertine: Non scommettere mai sul futuro.

Film
Alice: Sono sicura che la realtà di una sola notte senza contare quella di un’intera vita corrisponde alla verità.
Bill: E nessun sogno è mai soltanto sogno.
Alice: L’importante è che ora siamo svegli, spero tanto che lo resteremo a lungo
Bill: Per sempre.
Alice: Per sempre.
Bill: Per sempre.
Alice: No, non usiamo quella parola, mi spaventa Bill, ma io ti voglio molto bene e sai che c’è una cosa molto importante che noi dobbiamo fare prima possibile.
Bill: Cosa?
Alice: Scopare.


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Review: L'amante di Lady Chatterley

L'amante di Lady Chatterley L'amante di Lady Chatterley by D.H. Lawrence
My rating: 1 of 5 stars

hermio

Intro
Decisamente no: noioso e ridondante, spesso esasperante, minuzioso in discussioni infinite, piatto e atono. Dopo aver ascoltato il 20% del libro non ne potevo già più ma sono andata avanti e per scoprire quello che mi aspettavo: terribile dall’inizio alla fine.

L’unico aspetto positivo di questo audiolibro è la lettrice (Alessandra Bedino) la narratrice è stata brava a renderlo sopportabile ad interpretarlo con maestria e professionalità e a dare intonazione colore ed enfasi ad ogni scena.

Anche se viene etichettato come libro scandaloso in realtà è il ritratto di un’Inghilterra che all’inizio del ‘900 si evolve distruggendo le sue radici, lo scrittore si lamenta della frattura con il passato che va perduto.

Un romanzo messo al bando
Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1928, è stato poi vietato in tutta Europa e soprattutto in Inghilterra fino al 1960.
Mi piace l'idea che un libro riesca a sconvolgere i benpensanti tanto da costringerli a vietarlo; quando si vieta qualcosa, significa che è stato scritto qualcosa di vero ed essere stato bandito è la causa del suo successo.

Su Wikipedia si legge che sembra che l'autore si sia ispirato alla sua storia personale e che quindi l'abbia scritto per parlare di sé e di quello che lo aveva stravolto. Secondo me, l'ha scritto per parlare di concetti che gli stavano a cuore e lo ha farcito di scene proibite per renderlo popolare e farsi ascoltare.

La storia è tutta racchiusa nel titolo e non succede altro. Il libro è una protesta, la storia d’amore solo un pretesto usato dallo scrittore per raccontarci quello che pensa. Ci sono brevi linee di azione e poi i personaggi si mettono a parlare per pagine e pagine, confrontandosi anche con varie idee, ma all’autore sta più a cuore quello che pensa lui dei suoi personaggi.

Troppi ragionamenti
Ci sono molti (troppi) ragionamenti. Lo scrittore utilizza questa storia scabrosa per far interagire i personaggi, che parlano e dicono ad alta voce ciò che pensa della società dell'epoca. Si parla soprattutto del periodo industriale, di come si stia andando incontro a un cambiamento delle classi sociali e della politica.

Si critica il modo in cui le cose stanno andando avanti, i lavoratori e la classe sociale, e come gli uomini siano appesantiti dalle loro ricchezze. Si parla anche di come tutto vada avanti mollemente nell'aristocrazia. Sono tutti argomenti validi, ma li trovo estremamente fuori luogo inseriti nel contesto di una storia d’amore.

Sono d'accordo che uno scrittore usi i personaggi per dire ciò che pensa, ma bisogna sempre ricordarsi che si sta scrivendo un libro e non un documentario o un saggio. I personaggi portano avanti un'idea nata da un concetto che si sviluppa, ma non devono essere solo delle marionette che parlano per lo scrittore, ma delle persone oltre personaggi. Mi è mancata una storia concreta; troppe chiacchiere, troppe idee politiche, culturali e sociali. Il quadro della società dell'epoca è chiaro e lampante, anche per me che non so niente di storia. Sicuramente, come libro, ha un valore storico più che letterario. La particolarità dello scandalo lo ha aiutato a riemergere, e c'è anche la genialità dello scrittore, perché l'ha usata per poter attirare gente. Forse non si aspettava di essere bloccato fino agli anni '60, ma sicuramente è riuscito a farsi sentire, anche da me, anche io, dopo quasi un secolo che è stato scritto, ho ascoltato ciò che aveva da dire. Non è semplice riuscire a farsi ascoltare, quindi c'è questa bravura, ma non posso che detestare questo libro. Dall'inizio alla fine non lo sopportavo più.

Viene spesso presa in considerazione la società con le sue classi sociali, ma non ha senso far parlare un ricco dell'amarezza nel vedere che tutti sono divisi in classi, dato che non fa nulla dalla mattina alla sera, mentre c'è gente che lavora per lui nelle miniere. Tutta l'importanza di ciò che sta dicendo si perde.

C’è la critica alle macchine dell'epoca industriale e alla classe dirigente. Le ragioni sono più che valide e anche attuali tuttora, ma non sopporto che siano state messe in un libro in cui mi aspettavo una storia d'amore e invece trovo una giusta polemica politica.

Alla fine del libro si parla dei soldi: tutti sono stimolati dal sistema a spendere e dunque il sistema si autoalimenta perché questi devono passare la vita a lavorare per guadagnare e poter spendere. Ha ragione da vendere, il sistema fa schifo e se ne frega del singolo più povero. Se uno si legge questo libro aspettandosi qualcosa tipo le sfumature ma di 100 anni fa, si sbaglia di grosso.

Personaggi viziati
Subito si sente che il ritmo del libro non è coinvolgente. Certo, bisogna ricordarsi che è uscito quasi 100 anni fa, però il problema sono i ragionamenti. La storia di base è semplicissima: la protagonista si sposa e il marito, tornato dalla guerra, è menomato. Lei si sente sola e allora cerca un altro. Lo trova nel guardiacaccia. Però c'è da dire che, oltre a tutti i messaggi sociali che vengono inseriti nel testo facendo parlare i personaggi, c'è anche questo: la donna non è più vista come un soggetto passivo ma è in grado di voler tradire. Sicuramente le basi sono molto valide. È come è stato imbastito che mi ha annoiato (e stravolto).

Volevamo prendere in considerazione solo la storia di quei tre? Sarebbe stato comunque noiosa, perché sono tre personaggi detestabili. Il guardiacaccia un po’ si salva, ma la lady e suo marito no, sono ricchi sfondati, hanno servitori, sono viziati e lamentosi, so sposano e si odiano subito.

Connie la protagonista non si sopporta, è veramente una Mary Sue, ha tutto e si lamenta di non avere niente, si lamenta che nessuno la intrattiene quando è la prima a non sopportare il marito e a lasciarlo nelle mani della badante.
Non vorrei sembrare troppo polemica, ma questa Connie non ha un cazzo da fare nella vita. È servita e riverita, ha un bosco, un parco, si prende tutti gli amanti che vuole (mica solo il guardacaccia) e sta lì a lagnarsi? È talmente tanto pallosa e viziata che non si sopporta sin dall'inizio. Quando ti sposi, accetti sia nel bene che nel male, com'è che si dice? "Finché morte non vi separi, in salute e in malattia". Certo, c'è la sfiga, la sfiga ha sicuramente dato il via a questa storia, ma si dice che lo scrittore si sia ispirato alla moglie che lo ha tradito e lui non è né andato in guerra né ha perso le gambe, quindi…

Solo verso la fine la trama diventa più ritmata e i personaggi cominciano ad avere una personalità, invece di essere solo interlocutori che raccontano quello che pensa lo scrittore. Tuttavia, alla fin fine, lo scrittore protesta ancora sulla società e il guardiacaccia definisce il sistema "una gabbia di matti".

Il tutto si conclude in bruttezza. Quando sembrava che la trama finalmente avesse un po' di senso, ecco che il guardacaccia scrive una lettera a lei e comincia di nuovo con tutte le riflessioni. Per carità, sono interessanti e le condivido, ma non ho bisogno di leggerle all'interno di un libro in cui mi aspetto una fiction e non un documentario. Va bene che i personaggi dicano quello che pensa lo scrittore, ma non per un buon 90% del libro. La trama non esiste, è una blanda relazioni amorosa per rendere più piccante il libro e dunque più interessante, perché se lo scrittore si fosse messo a parlare così di quello che pensava nessuno lo avrebbe ascoltato.

La parte finale ha una chicca nascosta e per niente enfatizzata: il lord dopo aver saputo di Connie si fa accudire come un poppante dalla governante ma la tempo stesso diventa un uomo d’affari potente e deciso. Molto interessante, sarebbe stata da sviluppare questa parte perversa.

I modi di fare e di vivere fanno pensare a un ambiente molto più vecchio e antico, tanto che quando vengono menzionate le macchine e le automobili fanno uno strano effetto e sembrano anacronistiche.

Questo libro non sa dove andare, girovaga con le parole come con i personaggi che fanno un girotondo senza avere in realtà nulla da fare. La verità è che i personaggi sono vuoti come forse lo era qualche aristocratico: non hanno interessi, né passioni, e neanche vitalità.

Pagine da strappare
Ad un certo punto avrei voluto smettere. Si sente il guardiacaccia che sgrida una bambina. Connie si avvicina e scopre che questa si era messa piangere perché il guardiacaccia di merda aveva sparato ad un gatto! Un vaffanculo qui ci sta tutto e non mi vergogno a dirlo. La questione viene presa così. Connie dice "Era un gatto cattivo". Insopportabile, da sempre attenta alle scene con animali non ne tollero la presenza per non vederli soffrire.

Come se non bastasse, c’è una parte con i fagiani e i pulcini e sarebbe da tagliare via. Non succede niente di drammatico ma non mi piace che Connie fa la cascamorta con i pulcini in mano.

Perché l'ho letto?
Bella domanda. L’ho letto perché ho visto che c'era il film su Netflix, e allora ho deciso di leggerlo prima di guardarlo.

Citazioni

È l’uomo che avvelena l’universo (Mellors).

Se solo non ci fossero tutte queste persone al mondo (Mellors).

Vorrei che tutto il mondo intorno a noi sparisse (Connie).

Se ci si impunta con un uomo allora è davvero finita, se ci si tiene ad un uomo allora conviene lasciare perdere se si capisce che si sta impuntando sia che si pensi di avere ragione sia che si pensi di avere torto altrimenti è fatto si rischia di rovinare tutto (Mrs. Bolton).


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Io sono l’abisso 📺 📖 ho visto anche il film




Ho come l’impressione che il libro è stato scritto per il film e dunque per questo gli manca tutto quello che caratterizza un libro e lo differenzia da una sceneggiatura: mancano tutte le emozioni è così descrittivo perché è la base su cui viene costruito il film.

Il film è meglio e peggio al tempo stesso del libro.

Non è spettacolare, il film non è sorprendente e gli manca quella spettacolarità non intendo dire che deve essere all’altezza di Avatar ma è mono ritmico, non c’è enfasi in niente, i personaggi sono tre e sono praticamente tutti connessi in una forzatura poco credibile, lo stesso problema che avevo riscontrato nel libro. È troppo esagerata la rivelazione finale, è carina come idea nel senso che sarebbe l’ideale ma così si forza la realtà, ok uno scrittore lo fa sempre ma questo è troppo.


La trama è praticamente lo stessa ma non è stata detta una cosa e non capisco perché: la madre del protagonista ha avuto questo figlio con il padre, omesso perchè troppo scandaloso? Eppure questo sarebbe stato realistico.


Per fortuna che non c’è scritto ispirato a una storia vera perché continuo a pensare che il riferimento al mostro sia fuori luogo.


Non mi è piaciuta la scelta che la cacciatrice di mosche alla fine vende la sua casa degli errori, tra l’altro con un sorriso. Nel libro non succede dunque quelli che guardano i film hanno bisogno di emozioni positive nel finale anche se altrettanto poco credibili?


Anche se non l’ho detto a proposito del libro non mi è piaciuto neanche nel film che il cattivo non riesce a fuggire e rimane così, buttato via, era il personaggio migliore.


Continuo a pensare che sapere chi è l’assassino dall’inizio rende la storia più debole, poteva essere un giallo invece così non c’è costruzione di suspance e anche per questo il ritmo ne risente.


“Io sono l’abisso” nel film anche di più di come l’ho sentita nel libro diventa una battuta che non aveva senso di essere detta, la trovo fuori luogo, messa lì a forza solo per poter avere un titolo d’effetto. 


Tutta quella storia delle donne perseguitate che sono aiutate dalla cacciatrice di mosche non ha senso se ne poteva farne a meno, nel film è meno evidente che lei aveva la fissa di andare in giro a salvarle. Nel film si dice che la cacciatrice di mosche è matta mentre nel libro si parla solo del fatto che è andata dallo psicologo perché stava male dopo il fattaccio ma non perché era diventata matta.


Un plauso a favore degli attori che parlano in modo chiaro e si capisce sempre quello che dicono, cosa non da poco ultimamente nei film italiani che spesso andrebbero doppiati.


Anche se la storia non mi piace, non mi è piaciuta scritta non mi è piaciuta guardata per tutti i motivi esposti ammiro con amarezza il riuscire a scrivere un libro farselo pubblicare e avere la possibilità di farne un film e di dirigerlo, non è da tutti. Anche se la storia non mi ha per niente entusiasmato e l’ho detestata devo comunque riconoscere che l’autore è riuscito in un grande progetto e immagino la soddisfazione nel dirigere i propri personaggi e vederseli davanti in carne ed ossa, deve essere come realizzare i propri sogni oppure ha solo fatto tutto per i soldi, non si sa mai. 







#cinema

Review: IL PICCOLO PRINCIPE

IL PICCOLO PRINCIPE IL PICCOLO PRINCIPE by Antoine de Saint-Exupéry
My rating: 5 of 5 stars



hermio

È la seconda volta che ascolto il piccolo principe e questo narratore (Bruno Alessandro) è di gran lunga migliore, ha reso il libro anche più importante. Fare un elogio al piccolo principe è come dire che la Gioconda è un capolavoro… Inutile stare qui a scrivere ovvietà farò una riflessione diversa.
È difficile cercare di capire questo libro, impossibile metterlo in una categoria o anche accomunarlo a un altro, non c’è niente di simile e bisogna sempre fare un elogio al fatto che sia accompagnato dai disegni dell’autore, lo rende unico e anche più vero, solo il tocco di un disegno rende qualcosa più personale, non è stato solo battuto a macchina ma c’è anche la mano di chi lo ha ideato.

Vogliamo parlare del fatto che si tratta della storia di un bambino che si suicida? Oppure vogliamo anche prendere in considerazione l’idea che la storia è nata probabilmente da un’allucinazione dell’autore è rimasto nel deserto per troppo tempo dopo un incidente?
Wiki dice:
Nel 1935 Saint-Exupéry tenta il raid aereo Parigi-Saigon. L'avventura si tramuta in una sciagura nel deserto, dove viene prima aiutato da un beduino e poi tratto in salvo dagli aerei della Regia Aeronautica italiana di stanza a Derna.

Dunque il libro parla di un bambino alieno frutto di un’allucinazione finisce sulla terra e l’unico modo che ha per liberarsi dalla terra e tornare da dove è arrivato è suicidarsi grazie ad un serpente.

I temi trattati sono vitali, l’amore la dedizione e l’amicizia, contrapposti all’umano che conta pensa solo ai numeri al tempo e agli oggetti, è tutta una riflessione dell’autore che ci vuole far pensare e ci riesce. Dunque una storia macabra nascosta dall’apparenza di un libro per bambini quando in realtà non lo è ma questo suo aspetto infantile lo rende anche più potente perché riesce a trasmettere concetti gravi pesanti vitali e filosofici non con paroloni ma come ce li avrebbe esposti un bambino come lo è il piccolo principe e noi ci poniamo a lui proprio come lo scrittore ha fatto e ci ha rappresentato nella sua interazione con lui. Un libro grottesco e illuminante.

È uno dei miei libri preferiti da tempo anche se all’inizio la prima volta che l’ho letto ci sono rimasta male, ero rimasta travolta da tanta genialità che mi aveva lasciato incapace di apprezzarlo. Alla seconda lettura ho abbassato le difese e ho lasciato che questa storia mi entrasse dentro e poi non è più uscita. Il piccolo principe è uno di quei personaggi che annovero tra i miei amici come lo sono anche Alex (arancia meccanica) Holden (certo lui) e Holly (mr. Mercedes).

Concludo dicendo che sono un po’ preoccupata da quelle persone che non riescono ad apprezzare questo libro e lo etichettano come brutto. De gustibus non disputandum est? A volte sì e credo che chi critica il principino abbia dei problemi a relazionarsi con il libro e non a gradirlo, proprio come era successo a me: rileggetelo.


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Review: Io sono l'abisso

Io sono l'abisso Io sono l'abisso by Donato Carrisi
My rating: 1 of 5 stars


hermio



La storia è prevedibile e poco credibile ma scritta in modo scorrevole, un libro che non è pesante. Tutto ciò però fa capire che non c’è stile, la scrittura è semplice perché è piatta, non emerge la passione dello scrittore nello scrivere, si sente che è un libro fatto perché l’editore di tanto in tanto vuole un libro da vendere e questo è il classico libro da fabbrica dei libri, fatto senza una reale necessità artistica da parte dello scrittore che si sente particolarmente ispirato ma questo è lo scrittore che scrive solo perché deve scrivere e si sente da ogni pagina, non trasuda nessuna emozione, persino i messaggi che vengono inseriti tra le pagine sono talmente tanto banali che nasce il sospetto che neanche di quegli argomenti allo scrittore gliene frega niente.

Per esempio tutto quel discorso sulle donne maltrattate è talmente tanto aria fritta che fa ridere: c’è una donna con una brutta storia che vuole aiutare le donne maltrattate. Questi concetti del maltrattamento femminile sono così tanto riciclati da quello che si dice tutti giorni che non se ne può più di vederli inseriti come riempitivo. Da quasi fastidio sentire parlare di un problema attuale chi non l’ha mai vissuto soprattutto se a scrivere è anche un uomo che prende le parti delle donne facendo tutti questi discorsi preconfezionati che non avevamo bisogno di sentire.

Ovviamente c’è anche una storia d’amore gay tra due donne per rendere il tutto anche molto inclusivo e soprattutto per renderlo anche più ridicolo, come sempre le storie d’amore gay sono tra i personaggi secondari! Inclusivi sì ma non esageriamo! Persino questa parentesi gay serve per propinarci i soliti argomenti non sentiti: una donna carabiniere già ha la vita difficile poi se deve dire pure che è gay… ah che palle!

Tutti i personaggi sono stereotipati, la donna con il passato difficile che aiuta altre donne, la donna gay che si deve fa strada in un mondo di uomini… si aggiunge poi anche il professor ubriacone. E poi arriva il personaggio più patetico che abbia mai letto: la ragazzina col ciuffo viola, la ricca viziata con i problemi!

Nel libro c’è anche una non troppo velata critica ai ricchi quelli che hanno un sacco di soldi senza fare niente e che stanno nelle ville che hanno la servitù (altro stereotipo) e che gli vuoi dire? Di solito chi li critica li invidia. Ecco che poi ci sono tutti questi ricchi che sembrano belli e bravi ma in realtà sono tutti dei pezzi di merda anche i genitori di questa ragazzina che non si sopporta, un personaggio così indigesto che ho paura di incontrarlo nel film…

Come se non bastasse la trama non è per niente originale: il cattivo di turno che secondo l’autore è ispirato a un noto criminale (il mostro di F) sembra invece a me totalmente uguale al protagonista di Split che nei capitoli due e tre si affeziona anche lui ad una ragazzina… già c’è anche questo detestabile cliché: il cattivo fa amicizia con una piccola povera ragazza… anzi in questo caso ricca.

I tre personaggi principali non hanno nome ma vengono sempre e solo indicati come la ragazza col ciuffo viola, quello che pulisce e la cacciatrice di mosche. Questo è un espediente per creare colpi di scena e ce ne sono vari ma tutti talmente tanto scontati che mi ha fatto un po’ tenerezza la loro rivelazione, credevi veramente che nessuno l’aveva capito?
Il Ta Dam finale che doveva essere una specie di capolavoro non è per niente sconvolgente: l’avevo capito dall’inizio.

Non mi piace che già sappiamo chi è l’assassino, non c’è un vero e proprio caso perché noi sappiamo chi è l’assassino e vediamo la cacciatrice di mosche capire chi è seguendo degli indizi che però lo portano ad avere delle intuizioni un po’ troppo geniali per essere credibili. Dunque non è un caso da risolvere ma un caso che vediamo da entrambe le parti e ciò rende la storia più debole ma sicuramente creare un giallo come si deve non è da tutti.

Dato che sono in modalità ipercritica vado avanti senza esclusione di colpi: vogliamo analizzare il titolo? “Io sono l’abisso” è un titolo buttato lì tanto per far scena e che non ha senso nella storia ma che per imporglielo viene inserito un po’ a caso e forzatamente tra le battute dei personaggi senza una particolare necessità di quella battuta. Il classico titolo d’effetto.

Per ragionare su questo libro l’ho paragonato a due libri che invece mi sono piaciuti molto. Il primo paragone l’ho fatto con “il silenzio degli innocenti” perché anche in quel caso c’è la ricerca di un assassino senza che però noi sappiamo chi è e così si crea la vera suspence, perché dobbiamo scoprire chi è e ce lo possiamo ritrovare davanti da un momento all’altro come effettivamente succede con un vero colpo di scena finale quando Clarice va alla casa giusta e la polizia a quella sbagliata! Quello è il vero sorprendere il lettore dopo avergli fatto credere una cosa!
Anche nel silenzio degli innocenti lo stile di scrittura è semplice ma i personaggi presentati sono credibili perché sono più normali non hanno caratteristiche speciali che li inseriscono in una categoria.
Ho poi paragonato questo libro a IT: è più facile credere all’esistenza di un mostro come quello dipinto da SK che a tutti questi personaggi che fanno parte di io sono l’abisso. Quando si legge IT e poi dopo ci si ritrova in una stanza buia da soli si sente la paura crescere perché dopo la lettura si è instillata in noi tanto da credere all’esistenza di quel mostro. Andando avanti con la lettura di questo libro invece niente è credibile anche perché tutti sono collegati in un modo talmente tanto perfetto che non può esistere nella realtà, non può essere sempre tutto così incastonato per rendere perfetta la scena tanto da fare tutti quei colpi di scena ogni tanto.

Lo scrittore inserisce una critica alla cultura cattolica a pagina 379 dandosi un’altra zappa sui piedi quando dice che la nostra cultura cattolica ha idealizzato la figura materna e quindi tendiamo a rimuovere per principio l’idea stessa che si possa disprezzare ciò che si è messo al mondo. Bah. Ma cosa vuol dire la cultura cattolica? Io sono d’accordo che c’è l’idea che la madre è un mito della società ma non è il cattolicesimo che te lo dice, è il sistema, anche gli atei osannano le madri dunque se vuoi criticare un concetto punta meglio il mirino, sarebbe stato un argomento interessante ma anche lui lo dice proprio alla fine in una riga quasi nascosta, dire che una madre è malefica è un tabù e lui ha fatto finta di dirlo.

Dulcis in fundo si scorda di ringraziare i lettori, grazie all’editore grazie a quello che mi ha consigliato grazie a quello e a quell’altro grazie alla sorella ai genitori e alla compagna (ma per carità) ma i lettori? Niente? Dai ringraziamenti che leggo sempre con molta cura si capisce molto dello scrittore e della sua umiltà: senza lettori col cazzo che facevi anche il film.

Lascio per ultima la parte che mi ha lasciato di stucco all’inizio della lettura. Lo scrittore esordisce con una dedica, dedica il libro ai figli: A Tizio e Caio, i miei figli, le mie storie più belle. Io mi sono incazzata subito perché non è possibile che uno scrittore si sminuisce così, a parte che fare i figli non è fare opere d’arte perché è un processo naturale e che involve il DNA mentre scrivere libri è dato sia dal DNA ma anche dal lavoro dalla fantasia dall’arte e soprattutto i libri si fanno da soli, i figli no. Dunque se lo scrittore inizia il libro dicendomi che i suoi libri non valgono un cazzo perché sono meglio i figli allora forse è meglio che non scrivi più, anche nel rispetto degli scrittori veri.
Non sopporto questi discorsi sdolcinati, vuoi dedicare i libri ai figli? Fai come ti pare ma non dire che loro sono meglio dei libri che scrivi, ma che paragone è?
Questo libro mi ha fatto incazzare. Quindi mi approccio a vedere libro con un animo un po’ irrequieto.

Concludo veramente dicendo che posso criticarlo quanto mi pare ma è uno degli scrittori più venduti d’Italia, è il più amato e probabilmente scrivendo ha avuto anche una visione d’insieme del film che poi ha diretto, cioè ha scritto il libro con la visione del film che avrebbe poi diretto quindi non l’ha fatto tanto complicato in modo da poterlo proporre visivamente, credo. Dati i suoi successi precedenti immagino che aveva già accordi per fare un film del libro che scriveva e allora l’ha scritto adeguandosi.

Non voglio dire che è incapace dato che poi riesce a fare tutta questa cosa di scrivere un libro dirigerne il film è scriverne la sceneggiatura e soprattutto avere successo in tutto, dico solo che questo libro è orribile per tutti i motivi che ho scritto sopra.

Quindi da una parte c’è quello che dico io che non mi piace e mi sta sul cazzo e lo trovo banale patetico e dall’altra c’è il fatto che piace a tutti. Credo che piaccia a tutti perché è una lettura talmente scorrevole che ti fa sentire come se fossi un grande lettore perché va giù veloce ma solo perché non c’è niente non ci sono sentimenti non ci sono cose personali e tutta una descrizione in un compito in classe fatto per bene e quindi va giù. Anche io mi sono ritrovata facilitata dunque c’è anche questo lo scrittore riesce a scrivere per far sentire bene il lettore che dice cazzo so leggere.

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Review: Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto.

Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars



hermio


Commento dopo il secondo ascolto:

Il problema di quando trovi un libro e capisci che è il tuo preferito è che poi andrai a paragonarlo con tutti gli altri e così quelli che avevi letto prima che ti sembravano decenti cominciano a scadere quelli che leggi dopo scarseggiano in partenza e hai la necessità di tornare ai tuoi libri preferiti.

Nell’amica geniale i personaggi sono credibili anche perché non dicono tutti la stessa cosa, il messaggio è che le opinioni sono volubili e diverse in base a chi le dice, certo la scrittrice lancia un messaggio ma questo è più che altro una panoramica ed è per questo che è credibile e non sciatto come chi invece farcisce libri di aria fritta.

Finale da brividi, lo dico con uno spoiler, quando Elena riceve le pupe da Lila misteriosamente e intensamente, un’idea geniale, da brividi letteralmente, emozioni e credibilità generano arte. È la capacità di far sì che la fiction possa succedere nella realtà ma non è successa e quindi non ci si aggrappa ad una storia vera anche se potrebbe succedere a tutti ed è per questo che resta sempre avvincente.
Non ci sono supereroi nel senso che non ci sono buoni e cattivi ci sono persone comuni che riescono ad andare fuori dall’ordinario ma che restano loro stesse e presentano uno sviluppo del personaggio invidiabile.

Questo ascolto conclude l’ascolto del set di quattro audiolibri dell’amica geniale e ognuno l’ho ascoltato due volte di seguito e tutti tranne il quarto li avevo già letti due volte, invece il quarto l’ho letto solo una volta. La serie tv mi lascia indifferente, ancora manca il quarto capitolo che non si sa quando arriverà, la guarderò ma so già che non riuscirà a raggiungere il livello dell’audiolibro che è eccezionale. Non posso fare altro che fare i complimenti a questo libro e lodarlo perché altrimenti non l’avrei ascoltato più e più volte letto e riletto e ho già in programma di rileggere e riascoltarlo. Ho trovato la mia scrittrice preferita e anche la mia narratrice preferita e questo team mi fa ben sperare perché mi era difficile ultimamente trovare storie interessanti e avvincenti tanto da volertici nascondere per esplorarle. Per questo spesso e volentieri preferisco rileggere riascoltare invece di buttarmi in qualcosa di nuovo, ci proverò adesso per un po’ ma poi tornerò.


Questo quarto libro è molto più sconvolgente dei precedenti, il ritmo rimane lo stesso ma il pathos l‘enfasi il carico emotivo aumentano come è normale nella vita di tutti diventando grandi. Questa non è altro che la storia di due amiche che crescono insieme entrambe pensando che l’altra sia la sua amica geniale.



Concludo con tre citazioni:

Pensaci una donna separata con due figli e le tue ambizioni, devi fare i conti con la realtà e stabilire a cosa puoi rinunciare e a cosa no. Tutto in quell’ultima frase mi infastidì.

La testa trova sempre uno spiraglio per guardare oltre sopra sotto di lato dove c’è lo spavento.

Il terrore resta se ne sta sempre nello spiraglio tra una cosa normale e l’altra se ne sta lì in attesa, l’ho sempre sospettato.




hermio


Commento dopo il primo ascolto:
Sto cominciando a perdere il conto, già ho ricominciato ad ascoltare questo quarto volume e gli altri li ho letti ed ascoltati più volte… Sta diventando un’ossessione o un rifugio?
Questa è la parte più potente dei quattro libri, non solo perché c’è un crescendo di emozioni di fatti e di pathos ma anche perché i personaggi sono cresciuti sono diventati adulti e addirittura qui si affronta anche la vecchiaia. Non c’è più niente delle ragazzine che sono state le protagoniste di libri precedenti e al tempo stesso c’è tutto perchè sono loro che sono cresciute.

Elena che all’inizio del libro, quando Lila era scomparsa, è sempre stata adulta e, aveva cominciato a riguardare indietro alla sua storia con noi, ora si avvicina sempre di più al presente, il passato della storia è sempre meno remoto.

La storia riprende dal momento in cui si era interrotta nel romanzo precedente: Elena e Nino erano fuggiti. La parte iniziale è tutta dedicata all’amore tra Elena e Nino che si rivelerà una delusione per lei ma realistica per il lettore. Ancora una volta Elena Ferrante mi fa dire wow e non perché c’è qualcosa di spettacolare ma perché c’è qualcosa di ordinario riportato in maniera eccellente. Non c’è nessun andrà tutto bene vedrai, non c’è nessun eroe nessun antagonista, c’è solo la pura e semplice vita di gente normale come noi.

Non ci sono improvvise svolte della trama, si va avanti nella vita delle due amiche e non sempre succedono delle cose eclatanti, non c’è mai ad un certo punto tranne che per l’accadimento che da il titolo a questo volume. Ma anche in quel caso il fatto rimane a se, non è l’inizio di un’altra storia ma un accadimento all’interno dello svolgimento della vita delle due e di tutti gli altri intorno a loro. Anche se catastrofico l’incidente non comporta conseguenze drastiche per la trama tranne che la lenta ma inesorabile metamorfosi di Lila. La storia della bambina perduta si conclude nella scomparsa e allo stesso tempo va avanti fino alla fine. Uno stile di narrazione elaborato ma non pesante, sempre naturale come avrebbe fatto una persona che avesse voluto narrarci la storia della sua vita. Elena non segue sempre la linea del tempo in modo schematico ma si lascia andare a salti temporali in base all’ispirazione del momento, proprio come un racconto veritiero. Ancora una volta la lettrice Anna è stata in grado di rendere l’ascolto di questo libro un’opera teatrale, ogni personaggio ha la sua tonalità e anche quella di Elena che racconta cambia nel tempo man mano che matura lei stessa.
Un’opera d’arte da ascoltare e riascoltare.


Citazione:
Lila imparava accantonava imparava. Non riusciva a fermarsi, non si tirava mai indietro.

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Review: Heaven

Heaven Heaven by Mieko Kawakami
My rating: 1 of 5 stars

hermio



Un libro pieno di aria fritta inconcludente e che non sa neanche dove andare.

Sono rimasta infastidita da come è stato trattato il tema del bullismo ovvero con una sufficienza che dimostra che chi ne parla non lo ha subito. Che c’è di peggio di chi spara sentenze su un argomento facendo il filosofo senza sapere quello di cui parla?

La storia è inconcludente perché non sa dove andare, sin dall’inizio arranca.

La scrittrice ha messo su un paio di personaggi che parlano tra loro e basta non interagiscono, nei loro dialoghi addirittura sembra che ognuno parli per i fatti suoi. Discutono a vanvera e troppo a lungo solo per permettere alla scrittrice di condividere delle idee sciatte e banali senza darci la sensazione che abbia mai provato quello che sta blaterando.

Inizialmente mi era sembrato di guardare un anime o forse me lo stavo immaginando sapendo che si tratta di un libro giapponese ma forse perché è sempre la solita storia: studenti cicale, i cattivi, un ragazzo e una ragazza… E poi perché ambientarlo negli anni 80? Anzi non si tratta di un’ambientazione ma più che altro di un dire che sono negli anni 80: che senso ha? Si poteva fare a meno del riferimento temporale se non ha senso per la storia, purtroppo non c’è niente che ha senso in questa storia.

I due personaggi principali sono un ragazzo e una ragazza che vengono presi di mira dai bulli. Il ragazzo è strabico e si spende una grandissima quantità di pagine su questo suo difetto tanto che poi andrà a farselo correggere in ospedale in conclusione della storia con una grande importanza data a questa parte. Dunque si parte con il bullismo, poi i due si trovano e sembrano essere in sintonia finché all’improvviso non hanno più sintonia, lui decide di suicidarsi ma lo dice, non ci sono sentimenti, un personaggio non può dire all’improvviso forse mi suicido o forse no. Ecco che alla fine per magia va a farsi curare lo strabismo e non vedrà più la sua amica, senza un motivo apparente.

Che cosa significa il titolo? Il titolo è il titolo di un quadro che due volevano andare a vedere ma che non ci sono neanche andati. Dunque come titolo mi sembra un po’ a cazzo.

Ho come l’impressione che chi scrive abbia ricevuto il suggerimento da parte forse dell’editore di metterci per forza qualcosa di piccante ed ecco che ogni tanto il protagonista strabico frustrato si masturba! Per me quelle scene sono state talmente tanto ridicole e insensate che hanno contribuito a rendere tutto il libro un flop totale, che bisogno c’è di di scrivere scene così?

La parte più assurda è stata quel dire “bisogna lottare non ci dobbiamo dare per vinti non dobbiamo essere come loro perché non dobbiamo colpire i bulli ma subirli! Dai ma davvero? Ad un certo punto il protagonista maltrattato stava per dare una sassata aL super bullo ma no non è quella la soluzione! La scrittrice sentenzia che ai bulli bisogna dargliele vinte! Io non la penso così, l’unico modo per liberarsi dei bulli è dar loro pan per focaccia. Come voleva sì dimostrare il protagonista ha lasciato la scuola.

Infine serviva un po’ di pathos, tutte queste parti sembrano raccontate non vissute né da chi scrive ma neanche da chi è il protagonista, serviva un filo di passionalità di enfasi di sentimenti, tutto rimane secco arido ridicolo, senza un perché e dunque non c’è neanche ragione di leggerlo.

Dulcis in fundo la postilla degli editori italiani che dicono grazie caro lettore per aver comprato questo libro! E io ho continuato a ridere perché l’ho preso in biblioteca! Hanno scritto bla-bla Bla sulla pirateria dei libri che è un danno… al che giro la copertina e vedo che questo libro Paperback costa 17 €! E non sono neanche 250 pagine! Poi comunque cari editori, non è che dovete andare a fare una ramanzina a chi ha in mano un libro legale, fatela a chi non ce l’ha ma chiedetevi anche perché alcuni hanno la necessità di non avere libri “veri”. Se tutti i libri che ho letto li avessi presi in negozio invece che in biblioteca sarei sul lastrico! Fortuna la biblioteca!


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Review: Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto.

Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. Storia della bambina perduta. L'amica geniale letto da Anna Bonaiuto. by Elena Ferrante
My rating: 0 of 5 stars

hermio


Sto cominciando a perdere il conto, già ho ricominciato ad ascoltare questo quarto volume e gli altri li ho letti ed ascoltati più volte… Sta diventando un’ossessione o un rifugio?
Questa è la parte più potente dei quattro libri, non solo perché c’è un crescendo di emozioni di fatti e di pathos ma anche perché i personaggi sono cresciuti sono diventati adulti e addirittura qui si affronta anche la vecchiaia. Non c’è più niente delle ragazzine che sono state le protagoniste di libri precedenti e al tempo stesso c’è tutto perchè sono loro che sono cresciute.

Elena che all’inizio del libro, quando Lila era scomparsa, è sempre stata adulta e, aveva cominciato a riguardare indietro alla sua storia con noi, ora si avvicina sempre di più al presente, il passato della storia è sempre meno remoto.

La storia riprende dal momento in cui si era interrotta nel romanzo precedente: Elena e Nino erano fuggiti. La parte iniziale è tutta dedicata all’amore tra Elena e Nino che si rivelerà una delusione per lei ma realistica per il lettore. Ancora una volta Elena Ferrante mi fa dire wow e non perché c’è qualcosa di spettacolare ma perché c’è qualcosa di ordinario riportato in maniera eccellente. Non c’è nessun andrà tutto bene vedrai, non c’è nessun eroe nessun antagonista, c’è solo la pura e semplice vita di gente normale come noi.

Non ci sono improvvise svolte della trama, si va avanti nella vita delle due amiche e non sempre succedono delle cose eclatanti, non c’è mai ad un certo punto tranne che per l’accadimento che da il titolo a questo volume. Ma anche in quel caso il fatto rimane a se, non è l’inizio di un’altra storia ma un accadimento all’interno dello svolgimento della vita delle due e di tutti gli altri intorno a loro. Anche se catastrofico l’incidente non comporta conseguenze drastiche per la trama tranne che la lenta ma inesorabile metamorfosi di Lila. La storia della bambina perduta si conclude nella scomparsa e allo stesso tempo va avanti fino alla fine. Uno stile di narrazione elaborato ma non pesante, sempre naturale come avrebbe fatto una persona che avesse voluto narrarci la storia della sua vita. Elena non segue sempre la linea del tempo in modo schematico ma si lascia andare a salti temporali in base all’ispirazione del momento, proprio come un racconto veritiero. Ancora una volta la lettrice Anna è stata in grado di rendere l’ascolto di questo libro un’opera teatrale, ogni personaggio ha la sua tonalità e anche quella di Elena che racconta cambia nel tempo man mano che matura lei stessa.
Un’opera d’arte da ascoltare e riascoltare.


Citazione:
Lila imparava accantonava imparava. Non riusciva a fermarsi, non si tirava mai indietro.


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Review: Storia di chi fugge e di chi resta

Storia di chi fugge e di chi resta Storia di chi fugge e di chi resta by Elena Ferrante
My rating: 5 of 5 stars

hermio

Commento dopo il secondo ascolto:

Elena e Tessa

In questo mio ennesimo commento dell’Amica Geniale voglio comparare Elena con Tessa di After. Per caso nel periodo in cui ho ascoltato l’Amica Geniale 3 stavo anche leggendo After 2 e e mi sono ritrovata a comparare le due bionde e in un certo modo folli protagoniste che ormai considero amiche mie. I personaggi dei libri diventano amici tuoi con facilità quando ti parlano in prima persona e ti raccontano le loro storie considerandoti loro degna ascoltatrice.

Anche se si tratta di due libri ben diversi per stile e qualità ritengo che queste due ragazze si somigliano molto ed è soprattutto la loro follia a renderle simili: entrambe decidono di abbandonare una vita che hanno costruito con qualcuno che le amava senza ombra di dubbio per correre dietro ad un ragazzo che fa loro perdere la testa, un classico colpo di fulmine per chi ha quella qualità di essere irresistibile.

Se nelle prime letture ho accettato questa loro scelta senza farmi domande ultimamente mi ritrovo a chiedermi soprattutto con il senno di poi di come andranno a finire le loro storie se hanno fatto bene. Elena si era finalmente svincolata dalla sua odiata città, era diventata benestante e aveva tutto e Nino non solo l’ha riportata a Napoli ma le ha dimostrato che non era la persona degna di quel suo sacrificio tanto che poi Elena alla fine si ritrova sola, non triste ma ci possiamo chiedere: ha fatto davvero bene? Forse no.

La differenza fondamentale tra After e l’Amica Geniale è che su After c’è il classico lieto fine, anche se quattro libri sono stati realistici alla fine Tessa e Hardin trovano l’armonia di cui lei aveva bisogno e dunque il sacrificio di Tessa di lasciare Noah è stato ripagato. Elena invece si scontra con la dura realtà che sempre Ferrante ci mostra, i personaggi rimangono realistici fino alla fine, sono persone vere e non hanno quella necessità di dirci “andrà tutto bene vedrai” come succede con After.


hermio

Commento dopo il secondo ascolto:

Più va avanti la storia più si palesa per la sua genialità di presentazione e struttura. Sembra una storia semplice perché è credibile ma non per questo significa che è stato facile scriverla, le opere ben fatte sono il risultato di un grande lavoro e di una maestria che non è da tutti. Ormai ho capito che questa è la mia scrittrice preferita perché riesce ha creare grandi scene con una scrittura fluida che dipinge persone di tutti i giorni in cui ci si può facilmente riconoscere, non sono supereroi o personaggi costruiti secondo le regole della scrittura creativa, sono personaggi che più li incontri tra le pagine e più diventano veri anche più delle persone vere.

Non esistono i principi azzurri che sono cattivi all’inizio ma che poi diventano buoni come li vorrebbero le donne ma come gli uomini non saranno mai. Nella storia gli uomini sono realistici.

Non credo che sia un caso che la protagonista si chiama Elena proprio come la scrittrice e sono entrambe scrittrici. La storia di Elena Greco forse esprime vicende reali di Elena Ferrante che all’inizio della sua carriera si è scontrata con il concetto della fama, scrivere un buon primo libro e poi con il secondo è tutta un’altra storia mentre rischi di entrare nel dimenticatoio.

Il titolo si riferisce al fatto che Elena se ne va da Napoli e si costruisce una vita ben lontana da quella che aveva, conosce la ricchezza e persone diverse da quelle del rione. Invece Lila resta, resta quella che è sempre stata per la sua cocciutagginem per la capacità di adeguarsi a situazioni difficili ed anche rimanendo sprezzante e geniale pur considerando Elena geniale.

Una delle mie scene preferite è quella del pranzo quando Elena con la sua nuova famiglia torna a Napoli e incontra il suo passato. Sono rimasta a bocca aperta per l’abilità con cui vengono presentati molti personaggi, tutti insieme, tutti diversi e ognuno resta vivo e partecipe intorno ad un tavolo.

Ascoltare questo libro è un piacere e la storia viene resa molto di più di quanto possa fare la serie.


Concludo con due citazioni:

La Galliani stette ad ascoltarla e fu colpita dalla sua sincerità dal tono spiazzante dalle frasi in un italiano molto intenso dall’ironia abilmente governata. Dovette sentire in Lila immagino quel qualcosa di inafferrabile che seduceva e insieme allarmava, una potenza di sirena. Succedeva a chiunque e successe anche a lei.

Questo distratto inseminare dei maschi, storditi dal piacere, ci fecondano sopraffatti dal loro orgasmo. Si affacciano dentro di noi e si ritraggono lasciandoci celato nella carne il loro fantasma come un oggetto smarrito.

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