Il barone rampante by Italo CalvinoMy rating: 0 of 5 stars
Non sapevo niente di questo libro! Come sempre mi chiedo: ma perché ho fatto il liceo scientifico? Perché l’ho fatto se non mi hanno neanche presentato questo libro italiano? Da una parte pensavo che non mi avevano proposto libri come Narnia o il Signore degli Anelli perché facevano parte della letteratura inglese ma questo! Dannazione! Il problema più grande della scuola secondo me è che si comincia dall’antichità e si va verso la modernità ma secondo me bisognerebbe fare esattamente l’opposto, partire dal moderno per andare indietro anche perché… Va bene ma questa un’altra storia.
Sentendo alla radio (radio2) di sfuggita la trama in poche parole di questo libro (una persona che va a vivere sugli alberi) mi sono subito detta: “Devo leggere questo libro!” Poi è venuto fuori che era proprio “il barone rampante” e io mi sono detta ma perché non mi hanno mai detto che questo libro narrava di questa storia? L’avrei letto subito! Ammetto che ho sempre avuto dei pregiudizi verso questo autore, avevo paura che i suoi libri fossero una lettura complicata e per me noiosa, completamente diversa da ciò che invece più mi piace… Ora ammetto che il mio pregiudizio era completamente sbagliato e nato come tutti i pregiudizi dall’ignoranza. Inoltre mi sono subito ricordata di uno degli ultimi libri che avevo letto a fine anno in cui ero rimasta piacevolmente sorpresa da un personaggio che non scendeva più da un albero… Dunque anche in quel caso avevo fatto un po’ la figura dell’ignorante perché era chiaro che l’autore si rifaceva a questo libro! Comunque non è mai troppo tardi per leggere e recuperare e così mi sono messa subito a leggere il barone… Pagina dopo pagina non facevo altro che dire wow! L’idea è pazzesca, nella sua semplicità è eccezionale, un ragazzino si trova in conflitto con i genitori e dice tanti saluti io vado sugli alberi e scende più, mai più! Ora dall’inizio voglio fare subito un balzo veloce alla fine perché il modo in cui si conclude è a dir poco geniale! Anche lì si dimostra proprio come la mente creativa riesce a trovare una scappatoia fuori dalla banalità perché tu magari pensi cazzo questo vive sugli alberi poi quando muore cade per terra e invece no! Io sono rimasta estasiata dalla fine perché passa una mongolfiera e lui ci sia grappa e scompare… Io non ci sarei mai arrivata e certo non voglio dire che tutto il resto l’avrei saputo scrivere però la conclusione fa sì che l’artista ha superato se stesso! Perché poi è come fa scrivere nella lapide il fratello del barone: “visse sugli alberi, amò sempre la terra, salì in cielo“. E dunque non c’è mai una discesa e non c’è mai neanche il darla vinta agli altri che l’hanno sempre considerato un matto ovviamente per quanto riguarda la normalità. E qui c’è anche un po’ una rivincita sul pensare in linea con quella che viene definita normalità. Ho apprezzato tantissimo il modo di ragionare del barone che cercava di capire quali erano le cose che poteva fare e quali che invece erano vietate per esempio quando si è ritrovato ad aggrapparsi all’albero di una nave si chiedeva se secondo le sue leggi andava bene. Proprio qui ho ritrovato un po’ modo di pensare che hanno tutti quelli che persi nelle loro ossessione si fanno delle regole e cercano di non trasgredirle ma per il proprio piacere e non per far contenti o scontenti gli altri, solo per seguire se stessi. Insomma il barone si è costruito tutto un mondo e non solo mondo da vivere ma anche un mondo di regole che non ha voluto mai trasgredire. Quanti ci riuscirebbero? Dunque la pazzia non è forse anche un segno di coerenza? Perché io sfido chiunque a dire posso stare solo qui e ci riesce… Comunque il libro mi ha affascinato, quasi sempre tranne che in alcuni punti.
Forse può sembrare stupido a molti ma io che adoro gli animali ho completamente odiato quel punto in cui diceva che avevano infilzato un gatto, già, io quello proprio l’avrei evitato… Certo c’è tutta la parte della caccia e quella parte non mi è piaciuta per niente e neanche quanto tira i gatti ai soldati… Mi sembra proprio che l’autore non abbia un’alta considerazione dei gatti come invece ho io! Un’altra parte che non mi è piaciuta è anche quella della caccia alla volpe in cui ha incontrato il cane. Questa parte negativa però è stata controbilanciata proprio da questo incontro e dalla nascita di questa amicizia e anche dall’intreccio che ne è seguito perché il cane con cui ha fatto amicizia il barone era proprio quello di Viola, quella ragazzina sua vicina di cui si era invaghito da giovane e poi anche da grande. Viola secondo me è un altro punto negativo. Non mi piaceva da piccola e quando il fratello del barone narratore aveva scritto che non si sarebbero più incontrati io mi ero detta “per fortuna”.... solo che poi è tornata! Tutta la parte degli amori del barone l’ho trovata fuori luogo, uno stile diverso, come se fosse stato un fascicolo inserito in questa favola.... non lo so ma non mi ha convinto e mi ha stonato, avrei preferito che non ci fosse stato per niente anche perché poi come la stagione degli amori è iniziata così si conclude e non è che c’è una fanciulla che lui riesce ad avere come compagna tra gli alberi, alla fine rimane solo perché se ne vanno tutte. Altra parte che pure ho odiato è stata quella della caccia ai lupi… Non mi piace il modo in cui gli animali vengono molto spesso durante questo libro illustrati, certo sarà un’altra mentalità ma io non posso fare a meno di disprezzarla perché non mi importa quando è stato scritto, se tu mi dici che c’è una strage di lupi a me non piacerà mai! E mi sento anche in diritto di dirlo. Tanto non è che sarò certo io a infangare il buon nome di questo libro.
Un’altra parte che mi è risultata un po’ ostica è stata quella finale in cui venivano descritte tutte le vicessitudini riguardanti i cittadini e gli eserciti che passavano… Ovviamente il problema non è il libro ma la mia ignoranza perché di storia non ho mai capito niente e sono completamente ignorante quindi non sapendo niente di tutto quello che è successo in quel periodo in Italia ho trovato difficile capire le dinamiche di questa parte della storia in cui i soldati passavano e interagivano anche con il barone. Però anche questo pezzo è risultato come un altro fascicolo…
La parte che più ho adorato invece è stata quella (sempre come un altro fascicolo se così lo vogliamo chiamare) del brigante che conosce il barone e grazie a lui si mette a studiare, si mette a studiare e forse a causa dello studio non è più come prima e viene catturato e di conseguenza giustiziato… Anche questa sembra una favoletta ma ragionata e con una potente morale.
Un libro nel suo complesso che comunque che mi ha affascinato e che mi sarebbe piaciuto che qualcuno mi avesse consigliato quando andavo a scuola! Infine questo modo di scrivere sempre tendendo al favoloso mi ha ricordato anche un po’ Pinocchio, certo le tematiche qui non sono prettamente indirizzate a un pubblico infantile ma si potrebbe leggere a qualsiasi età, un modo di scrivere fluido, semplice ma ricco di particolari perché non è che la semplicità è indice di scarsità di cose da dire ma capacità di scriverle in modo chiaro e fruibile. Concludo con alcune parti che mi hanno colpito:
....e raccontava agli Ombrosotti nuove storie che da vere, raccontandole, diventavano inventate, e da inventate, vere.
Le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, ed hanno la gioia che raramente sa restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone (mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario, di vedere l’altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada).
Più tardi dovrà capire che quando quel problema comune non c’è più le associazioni non sono più buone come prima e Val meglio essere un uomo solo e non un capo
(P 111)
Però io avevo l’impressione che in quel tempo mio fratello non solo fosse del tutto ammattito, ma andasse anche un po’ con imbecille endo sì, cosa questa più grave e dolorosa, perché la pazzia è una forza della natura, nel male o nel bene, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita.
(P 190)
Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!
(199)
Ho appena finito di leggere il barone rampante (di Calvino) e ti incollo qui questa parte:
“Forse è possibile che la Massoneria esistesse già da tempo, all’insaputa di Cosimo, ed egli casualmente una notte, muovendosi per gli alberi del bosco, scoprisse in una radura una riunione d’uomini con strani paramenti e arnesi, alla luce di candelabri, si soffermasse di lassù ad ascoltare, e poi intervenisse gettando lo scompiglio con una qualche uscita sconcertante, come per esempio: “se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori“ (frase che gli sentiti spesso ripetere), o un’altra delle sue, e i Massoni, riconosciuta la sua alta dottrina, lo facessero entrare nella Loggia, con cariche speciali, ed apportandovi un gran numero di nuovi riti e simboli.

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