Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino 📖 📺 commento

 Un dossier che finge di essere un libro e che non avrebbe mai dovuto essere scritto.

by Miao 💜 + Lisbeth 💚

Un libro da non leggere


Tutto è iniziato da questo video… un giorno, non troppo tempo fa, il nostro amico Arancia 🍊 ci ha mandato questo link e noi siamo rimaste sconvolte! Non avevamo mai letto quel libro di cui però avevamo sentito parlare e (forse) non sapevamo neanche niente del film tratto da esso. Come se non bastasse siamo state rapite dalla performance di David Bowie e di come quelle immagini andassero alla perfezione con Heroes. E così abbiamo deciso di andare in biblioteca e recuperare il libro perduto per poi passare al film. La verità è che le aspettative erano piuttosto alte e sono precipitate tutte, tutte quante! Il video è perfetto ma il film e il libro sono da evitare. A volte mettere una buona canzone può far risplendere qualsiasi scena e per alcune scene può andar bene ma per intero film non è successo… Però è stata un’esperienza molto importante perché ci ha permesso di confermare tutte le idee che già avevamo sul sistema… Basta diamoci da fare, ecco il lavoro svolto suddiviso in parti:

  1. Commento generale 💉 by Miao 💜 + Lisbeth 💚
  2. Commento al libro 📖 by Miao 💜
  3. Commento al film 📺 by Lisbeth 💚
  4. Confronto libro 🆚film by Miao 💜 + Lisbeth 💚

📖Wiki del libro

📺 Wiki del film


1. Commento generale 💉 
by Miao 💜 + Lisbeth 💚


Inutile dire che sono arrivata piuttosto tardi, più di 40 anni dopo mi sono immersa in questo progetto o forse dovrei definirlo evento che è partito tutto da un libro… No! 
È partito tutto da un giornale, lo Stern

Per questo giornale lavoravano i due giornalisti 
Kai Hermann
Horst Rieck
che nel 1978 gironzolavano per i tribunali in cerca di notizie per poter completare il loro dossier sulla droga, una ricerca sulla situazione dei giovani. E qui hanno incontrato Christiane chiamata a testimoniare ad un processo, volevano solo un'intervista ma invece di due ore l’hanno interrogata per 2 mesi. I due intervistatori poi trascrivendo le bobine registrate dei colloqui hanno creato questo.....libro? No…solo un articolo.
Come si può facilmente capire da ciò Christiane non ha scritto niente, non è l’autrice del libro, non è una scrittrice, ha condiviso la sua esperienza in prima persona, ha raccontato a due giornalisti quello che è successo ma queste non sono le sue parole, quello che disse è stato processato e confezionato in un articolo di giornale che è stato di conseguenza pubblicato sul loro giornale e non in libreria. Solo dopo visto il successo di questo lavoro è stato proposto in libreria sottoforma di un libro. Quello che mi viene spontaneo chiedermi: perché sulla copertina del libro non ci sono i nomi dei due giornalisti che effettivamente hanno scritto il libro ma invece c’è il nome di Christiane? Anche gli editori sono dei grandi confezionatori e con un trucchetto grafico hanno fatto sì che Christiane F. facesse parte del titolo e in questo modo, scrivendolo prima di “noi i ragazzi…“ Sulla copertina sembra che sia l’autrice. Di sicuro leggere un libro scritto da una ragazzina è più allettante per una grande quantità di persone che potrebbero aver invece paura di leggere qualcosa scritto da due giornalisti tedeschi degli anni 70. Questo già potrebbe farci pensare che c’è qualcosa che non va perché è la prima volta che sinceramente trovo l’assenza degli autori del libro sulla copertina ed ero stata proprio la prima ad essere ingannata, ero convinta che proprio questa Christiane avesse scritto un libro sulla sua esperienza. No. Questo progetto nasce, dicono in una piccola prefazione in cui fugacemente si presentano, con la necessità di aprire gli occhi di tutti gli adulti e di tutti quanti su quello che succede ai ragazzini per le strade di Berlino alla fine degli anni 70. Ma vogliamo davvero partire dal presupposto che nessuno lo sapeva? Dicono poi: “Christiane ha voluto questo libro perché vuole rompere il silenzio degli adulti sulla realtà della tossicodipendenza anche i genitori hanno preso parte al progetto del libro testimoniando per dare un carattere documentaristico al lavoro”.
Genitori? La madre....e un altri tizi coinvolti (dunque qualcuno lo sapeva quello che succedeva per quelle strade)
E infatti se fosse stato un libro scritto dalla piccola Christiane non sarebbe stato logico trovarci anche delle testimonianze della madre della polizia di addetti alle terapie… Direi proprio di no ed è questo che caratterizza il lavoro come un documentario, un articolo di giornale e non libro. Come sempre non appena si vede la possibilità di un estremo guadagno tutti si adoperano per sfruttare l’occasione ed ecco che non appena questo articolo di giornale ha avuto un enorme successo è stato trasformato in un libro. Ma forse dovrei dire più che trasformato rilegato…Sicuramente nel giornale compariva il nome degli autori ma non nella copertina.

Sembra forse eccessivo questo mio puntualizzare chi ha scritto? Beh dipende da quanto si vuole sapere come stanno veramente le cose. Vogliamo davvero poi credere che questo dossier sulla droga berlinese aveva uno scopo benefico? Si sa che spesso i giornalisti scrivono per vendere e se questa era una realtà che andava avanti da anni poteva essere considerata un lavoro a scopo divulgativo? C’era allora qualcuno che credeva davvero di poter fermare quel mercato? Qui si parla di Christiane che abbandonata dalla madre (e uno si chiede con che faccia la madre riesca addirittura prendere parte alle interviste) si ritrova trasferita dalla campagna in un mondo pericoloso. Ma i pericoli non sono solo quelli della droga ma anche quelli di questo dossier perché sono convinta che non le hanno fatto assolutamente un favore a renderla famosa in virtù del fatto che si droghi, ed è andata a finire proprio così, Christiane è diventata la drogata più famosa del mondo! E possiamo davvero credere che questo sia andato a suo beneficio? Durante la storia si parla di un’altra ragazzina (Babsi) che ci ha lasciato anche le penne allora perché non si è analizzata la sua storia? Dopo tutto poteva essere anche più di impatto “se ti droghi ecco che muori”. Invece no hanno preso Christiane perché comunque un racconto con qualcuno ben identificabile è sempre più incisivo e sconvolgente di qualcosa senza nomi o con nomi di defunti. Alla fine hanno anche concluso che lei comunque si è ripresa… davvero? Non secondo Wikipedia. Potevano scrivere un libro con un’ipotetica ragazzina che si drogava ma a nessuno sarebbe scioccato e loro non erano scrittori e leggere di qualcuno “vero” fa un altro effetto e l’effetto c’è stato tanto che
nel 1981 hanno fatto addirittura un film a cui ha contribuito David Bowie sia comparendo nella pellicola ma anche occupandosi della colonna sonora. David Bowie da bravo commerciante astuto ha subito capito l’importanza del fenomeno e la potenzialità conseguente del film che avrebbe fatto scalpore. Ecco questa ragazza che dopo che si è drogata le hanno dedicato un libro e un film in cui compare addirittura David Bowie… si è sentita una celebrità sia in Germania ma anche in Europa tanto che quella stazione dove lei stava è diventata un’attrazione turistica.
Sulla pagina Wikipedia si può leggere che quando Christiane era andata a promuovere il film negli Stati Uniti è stata arrestata per possesso di oppio e eroina. Dunque? Sembra quasi che lo scopo del libro sia un po’ traballante… Non dovevamo far vedere come una ragazzina può essere salvata? Continuando a leggere la sua biografia si scopre che ha perso temporaneamente la custodia del figlio nel 2008 e ha sempre avuto problemi con la droga. Nel 2013 si è lamentata perché il pubblico non l’ha capita dopo la pubblicazione del libro e pensa che tutti stanno a chiedersi se lei sia pulita o meno. La verità è che nessuno si chiede più niente, il fenomeno è passato. Christiane ha detto addirittura che vuole vivere, che ha deciso che vuole vivere una vita diversa dalle altre persone insomma proprio come dice nel libro che ce l'ha sempre con questi borghesi tanto che ho sempre avuto l'impressione che si trattasse della volpe e dell'uva. 

Dunque Christiane è stata sfruttata dagli spacciatori ma anche dai giornalisti che hanno visto subito qualcosa di succoso e estremamente remunerativo in questa ragazza disposta a dire tutto. Uno si chiede dov’era la madre, a che cosa stava pensando? Nessuno poi negli altri stati si è fatto neanche uno scrupolo di non divulgare questo libro per non rendere famosa la figura di una piccola drogata ma è invece diventato una specie di libro cult. Tutti hanno banchettato a spese di Christiane.

Dunque questo mio per così dire sproloquio va oltre la qualità del libro e del film ma si focalizza su tutto ciò che è avvenuto concretamente e mi dispiace per Christiane, non è mai stato un modo per salvare qualcuno dalla droga o per svegliare i genitori. Davvero un drogato leggendo questo libro poteva dire va bene è meglio che smetto? No, ma neanche guardando il film e se dopo aver visto il film o letto il libro qualcuno pensa di essere stato salvato da questa storia significa che aveva già in sé la forza di salvarsi perché altrimenti sarebbe stato impossibile. Tutti sono facilmente suggestionabili ed è proprio per questo che questa storia ha avuto un enorme successo…

2. Commento al libro 📖 
by Miao 💜

La storia la racconta Christiane ai due giornalisti
Kai Hermann
Horst Rieck
E loro la raccontano a noi e come tutti i passa parola… Com’è che si dice…

È una storia estremamente (troppo) dettagliata come un’intervista di due giornalisti può renderla ma anche ciclica e ripetitiva come la vita di un drogato può essere: raccogliere i soldi, drogarsi, raccogliere i soldi, drogarsi e ogni tanto provare a smettere.

Si punta l’indice sulla città di Berlino e su come i quartieri più poveri e popolosi sono fonte di pericoli per i più giovani che vengono lasciati allo stato brado da genitori poco attenti. 

Si comincia dal trasferimento Trasferimento dalla campagna alla città di Berlino della famiglia di Christiane formata da lei e la sorella il padre e la madre che erano in cerca di lavoro. Prima vanno a Kreuzberg, in un grande appartamento poi quando iniziano i primi fallimenti lavorativi a Gropiusstadt, in un piccolo appartamento in un casermone per 45000 persone. Dare un’occhiata a Wikipedia può rendere l’idea di che cosa può voler dire vivere in una realtà del genere. 

Subito si nota come Christiane e la sorella vengono lasciate a se stesse dai genitori Che lasciano gironzolare per un tale ambiente da sole nonostante abbiano cinque e sei anni…Le due si ritrovano in gruppi di bambini che giocano e si azzuffano per cercare di predominare l’uno sull’altro. La madre lavora, il padre la maltratta e non ha un lavoro. Il padre mostra alcuni problemi dato che rinnega la famiglia e finge di non averla con i suoi amici, è un disoccupato con una Porsche.

“Naturalmente all'età di sei-otto anni non capivo un accidente. Mio padre mi confermava semplicemente le regole di vita che già avevo imparato per strada ed a scuola: darle o prenderle. Mia madre, che nella sua vita aveva ricevuto abbastanza botte, era arrivata alla stessa conclusione. Mi ficcava in testa continuamente: «Non cominciare mai, ma se qualcuno ti fa qualcosa ridagliele, più forte e più a lungo che puoi.» Lei stessa già da tempo non era certo in grado di restituire i colpi.

Pag 19

Quando la madre capisce che stare in quella casa con il marito è rischioso chiedo il divorzio. Ma quando lo capisce? Quando lo diventa anche per lei. La madre ha lasciato che il marito picchiasse Christiane per anni poi appena alza un dito su di lei ecco che si sveglia e chiede il divorzio. Il marito accetta subito e uno si chiede perchè ha aspettato? Così madre e figlie si trasferiscono a Rudow, solo una fermata di metropolitana più in là. La cosa che mi ha colpito amaramente parecchio è stato il fatto che la madre si sia prima accompagnata con Klaus, che tra l’altro era un amico del padre, e poi ha chiesto il divorzio, non ho fatto in tempo a lasciare una casa con un marito che ha tentato anche di affogarla che subito ha creato un ambiente domestico completamente deteriorato a causa della presenza di questo uomo-intruso dando vita a gelosie tra le ragazze e Klaus. La madre non accenna minimamente a privarsi di qualcosa in favore delle figlie.
Tutto ciò avviene prima che Christiane compie 11 anni  e appena ne compie 12 la sorella torna dal padre che nel frattempo aveva una nuova ragazza e si comportava meglio. 

Christiane inizia il liceo unificato, un mondo più ingarbugliato e freddo persino della sua famiglia: gli alunni non sono divisi per classe, per ogni materia esistono corsi di diverso livello. La realtà scolastica si presenta caotica con un difficile controllo da parte dei professori che non conoscono gli alunni ed sono frustrati loro stessi. Per Christiane sono continue lotte contro tutti i professori per farsi accettare dai compagni.
Con alcuni amici, tra cui Kessi e Milan, comincia a marinare la scuola e a frequentare la “Haus Der Mitte” un disco pub in cui ci si può andare da 14 anni in su, un'iniziativa della chiesa evangelica a Gropiusstadt. Qui tutti fumano narghilè con hascisc, un luogo di preghiera insomma. I ragazzi consumano bevono vino e birra tutti i giorni anche la mattina oltre che nel club fino ad arrivare ben presto all’LSD.

“Parlavano di musica. Di un tipo di musica che io ancora non capivo molto. lo sentivo volentieri il genere melenso, ero per tutti i gruppi che facevano musica da mocciosetti. Quindi comunque non avrei potuto partecipare al discorso, ed era un bene che fossi ubriaca, così non mi venivano sensi di inferiorità tremendi.”

Mi resi conto presto quale era la musica che loro trovavano forte e anch'io subito dopo stavo appresso a quel la musica: David Bowie e roba così. Per me i ragazzi che conoscevo erano loro stessi delle star. Da dietro erano tutti dei David Bowie in originale, anche se avevano solo sedici anni.
Pag 46 


Nel frattempo quando a casa dovrebbe trovare un aiuto o una via di fuga da tutto lo sconforto che evidentemente prova a soffocare con le sostanze, ecco che l’intruso Klaus le manda via il cane e per questo (giustamente) lei non vuole più stare a casa. Evidentemente questo è un punto cruciale perché Christiane ha sempre detto di amare gli animali e di essere affezionata ai suoi cani e di trovare la loro compagnia molto importante, quindi la madre lo sapeva. Questo intruso portato in casa dalla madre dice che non c’è abbastanza spazio e dunque il cane di Christiane deve andare via? Una vera madre avrebbe dato un calcio in culo a Klaus per sbatterlo fuori, vedrai come si liberava spazio… La madre ha fatto di tutto per far sentire Christiane abbandonata e infatti la ragazza si allontana dalla famiglia nella quale non cerca più tenerezza, non vuole più una madre né una famiglia.

Parla ora la madre di Christiane: racconta soprattutto della sua infanzia difficile e di come il padre la voleva comandare e per sfuggire al padre ha sposato Richard in un matrimonio fallito sin dall’inizio, di come lei doveva lavorare e Richard non riusciva a far niente finché non si trasferirono nel 1968 a Berlino (esattamente l’inizio della fine per la figlia) fino ad arrivare al divorzio nel 1973. Nel 1975 regala a Christiane un giradischi per i suoi 12 anni evidentemente con la coscienza sporca ma ormai è troppo tardi, Christiane consuma già efedrina, pasticche e farmaci e ha sempre più problemi a scuola. Forse è meglio che stai zitta.

Poi Christiane approda al Sound, una discoteca che stava nella zona del giardino zoologico, Genthinerstrasse. Si poteva entrare da 16 anni in su ma lei che ne aveva solo 13 riesce lo stesso a farsi strada con la sua amica Kessi. 
Nell'estate del 1975 la madre di Kessi la recupera e la allontana da Christiane e dal mondo della droga come una madre dovrebbe fare.
Rimasta sola, Christiane conosce Atze e Detlef e il nuovo gruppo e fino all’alba, dopo che la discoteca chiudeva passavano del tempo insieme al Kurfurstendamm, una strada nel cuore della Berlino commerciale e dei divertimenti-

“D’altra parte sentivo di nuovo ammirazione per i gruppi dove ci si bucava. Per me questi gruppi erano gruppi che stavano più avanti, i bucomani guardavano, noi fumati e impasticcati, con un disprezzo incredibile. L'hashish loro lo chiamavano la droga dei bambini.”
Pag 83

Dunque nel nuovo gruppo ci si buca e quando Detlef lo fa lei lo lascia, pensa che sia qualcosa di inconcepibile quel tipo di droga anche se prende pasticche su pasticche, Valium, efedrina, mandrax, captagon……

Nel frattempo deve affrontare un nuovo trasferimento andando a vivere vicino al muro, a Kreuzberg. Una vita nel caos, mai un punto di riferimento.

“Fino a quella mattina in cui andai alla metropolitana e vidi che dovunque si stavano attaccando dei manifesti. Erano manifesti pazzescamente pop. Sopra c'era scritto: « David Bowie viene a Berlino». Non riusci vo a capacitarmi. David Bowie era il nostro idolo solita rio, il più stupendo di tutti. La sua musica era la miglio re. Tutti volevano assomigliare a lui. E finalmente veniva a Berlino.”
Pag 87 

Arriva David Bowie in concerto a Berlino e la madre le procura due biglietti. Christiane invita Frank (Pollo), un bucomane, e così anche lei comincia ad avvicinarsi a quella droga che temeva quando ormai pasticche, fumo e LSD non avevano più effetto su di lei.

“Volli dunque andare al concerto di David Bowie, che nella mia immaginazione di allora rappresentava uno de gli avvenimenti più importanti della mia vita, proprio con un bucomane totale. Quanto questo fosse determinante ancora non lo sapevo quando offrii a Pollo il biglietto. Vivevo solo a livello di subconscio. Ma in qualche modo, nel corso delle settimane in cui le pasticche, il fumo e l'LSD non mi avevano fatto più nessun effetto, il mio atteggiamento nei confronti dell'ero doveva essere mutato. In ogni caso erano chiaramente cadute le invalicabili barriere che c'erano state tra me e i bucomani.”
Pag 87

Era il 18 aprile del 1976, un mese prima del suo quattordicesimo compleanno.

Adesso parla un pastore evangelico responsabile del centro “Haus der Mitte” spiega che a causa dell’aumento dell'eroina il centro è stato chiuso. Dice che il problema è di come la società è strutturata sovraffollata senza strutture per nessuno e poco lavoro. Aria fritta.

Superato così il blocco relativo all’eroina, Christiane si può rimettere con Detlef e frequentare il suo giro così conosce Stella e Babsi, due ragazzine come lei che percorrono la stessa identica strada autodistruttiva.
Tutto procede “bene” finché per la prima volta Christiane affronta l’epatite mentre Detlef va con i gay per soldi alla Bahnhof Zoo, la stazione nei pressi dello zoo. Detlef inoltre frequenta Axel e Bernd che hanno 16 anni e vivono nell'appartamento di Axel, sono bucomani e vanno a battere. Direi che come compagnia Christiane ha scelto la più salutare. Christiane non può far aspettare Detlef più di tanto, roba che invecchiano troppo, così si fa dare pillola dalla madre e questa gliela da come niente fosse! 
Christiane comincia a conoscere gli effetti della crisi d’astinenza e per una necessità sempre maggiore di droga cerca i primi clienti proprio come il suo ragazzo, Babsi e Stella e (quasi) tutti quanti i bucomani.

All'inizio del 77 la madre finalmente capisce... così viene detto ma secondo me si era accorta molto prima altrimenti uno si chiede che cosa stesse guardando? Stavi guardando? Nella sua ignoranza o meglio nella sua comoda ignoranza propone una “disintossicazione domestica” (cosa da matti) con mandrax, Valium, vino e Detlef. Non si sa se il ragazzo viene inteso come una medicina o un altro parente… Sembra assurdo che una madre lasci chiusa in una stanza la propria figlia con il ragazzo e una scorta di pasticche senza prescrizione medica e vino! Siamo proprio oltre i limiti della decenza, difficile commentare oltre….questa pensava di aver capito tutto e infatti appena disintossicati i due usciti di casa ricominciano subito!

Parla ancora la madre che ammette di essere stata troppo permissiva…Ragazzi, un conto è essere permissivi con i propri figli tanto e lasciarli più liberi e un conto è permettergli di drogarsi! Poi la storia di dire che uno ha sbagliato perché ha vissuto male la propria infanzia non funziona… Se sei stata trattata male come figlia forse era il caso di non diventare un genitore… 

Atze muore e con una lettera da la colpa alla società e ammonisce tutti quelli che ci vogliono provare. E scrivendo questo i due giornalisti sembrano mettersi sullo stesso piano di un drogato che si suicida e fingono di provare tutto quello che prova tanto che lo usano come manifesto per attrarre più lettori e creare scalpore.

Ad un certo punto Christiane viene presa dai poliziotti e diventa una tossicomane registrata, dopo anni….Per le vacanze di primavera viene mandata dalla nonna e a questo punto sembra che la madre abbia come unico modo risolutivo quello di allontanare la figlia dato che non è certo la prima volta che la manda dalla nonna. Christiane affronta così da sola la seconda disintossicazione (a questo punto forse è meglio) e per quattro settimane rimane lontana da casa ma poi inesorabilmente torna e ben presto scopre che anche Axel è morto.
All’inizio dell’estate del 77 viene di nuovo presa dalla polizia che però non sembra essere molto efficiente:

“L’unica conseguenza dei diversi fermi da parte della polizia fu che ricevetti una convocazione dalla polizia criminale. Mi dovevo trovare il pomeriggio alle 3 negli uffici di Gothaerstrasse stanza 314”.
Pagina 207

A un certo punto decide di andare prima al consultorio e poi in un centro di recupero, scegli proprio bene perché si tratta del Narkonon, della chiesa scientista, rinomato per non aver risolto neanche un caso. Più volte questa chiesa viene definita una setta…Dopo due settimane fugge e ricomincia tutto: droga e clienti. 

Nel frattempo la sorella è tornata dalla madre e si è presa la sua stanza, insomma ragazzi la madre non ne combina una giusta! Addirittura da la stanza di Christiane alla sorella? Ecco che torna in scena il padre, l’uomo che è stato dipinto sempre come un mostro, ora è l’unico in grado di portarla via da quella setta. 
La madre addirittura dice di avere paura delle due sorelle del suo capo al lavoro che l'avrebbero presa in giro rendendole la vita impossibile. Mmmm... la chiave di lettura di questa vicenda è sicuramente la madre che parla sempre di Klaus definendolo il mio amico! Amico?

Christiane conosce alcuni stranieri (indiani) e al riguardo ho trovato queste sue parole:

“Notai che questi stranieri trattavano la droga in maniera corretta, in maniera completamente diversa dagli europei. Per noi europei l'ero era pressappoco uguale a quello che per gli indiani fu l'acquavite. Pensai che con l'ero gli orientali potevano sterminare gli europei e gli americani come con l'alcol fecero allora gli europei rispetto agli indiani.”
Pag 253

Queste sarebbero parole da 14enne? Parole di una ragazzina che praticamente non è neanche andata a scuola? Una che passa tutto il tempo a sballarsi si mette a fare delle riflessioni così politiche che neanche io li capisco e sembra un messaggio di chi ha scritto il libro…

Anche Babsi muore per overdose, era comunque stata poco tempo prima al consultorio di psicologia sociale della Caritas di Berlino ed ecco uno psicologo che spiega come è più semplice trattare con i più grandi che con i ragazzini:

Per simbolizzare la separazione dal giro della droga, il bucomane deve per esempio farsi tagliare i capelli corti, smettere di abbigliarsi nel modo tipico del giro e rinunciare alla musica progressista che fino ad oggi lo ha stimolato. Pettinatura, abbigliamento alla moda e musica hanno però per un quattordicenne un valore enormemente più alto che per un « bucomane » ventenne. Il quattordicenne ha forse lottato per due anni con i suoi genitori per i capelli lunghi, per i suoi jeans a pelle e per i suoi dischi. Ed ora deve sacrificare tutti questi attributi, grazie ai quali ha lottato per ottenere un riconoscimento dagli amici e dai conoscenti del suo gruppo, come se questo sacrificio costituisse il biglietto d'ingresso per un futuro terapeutico che comunque per lui rappresenta qualcosa di  orribile
Pagina 266 e 267

Questo pezzo mi è sembrato degno di nota per essere estremamente ridicolo e (spero) superato.

In seguite Christiane si fa portare dalla madre al Bonnie Ranch, descritto come un manicomio, e ci rimane finché non deve andare all'ospedale perché le viene un fungo (di che fungo si tratta??) e dall'ospedale riesce a fuggire. Poi frequenta il consultorio della mensa del Politecnico dove (dice) riesce a parlare e ad essere ascoltata mentre con Detlef si buca ancora.
Evidentemente questa terapia non funzionava molto bene dato che decide di suicidarsi con mezzo grammo in un bagno. Mette in atto il suo piano ma si risveglia e sembra quasi una scenata come tutto nel libro. Ricomincia tutto il ciclo: clienti e droga. Un giorno Detlef scappato dalla terapia si droga e sviene come morto tanto che lei chiama aiuto. Lui si sveglia ma la polizia la portano dentro. La madre la va a prendere, era stata chiamata perché aveva denunciato la sua scomparsa della figlia. Come sempre la fa partire, questa volta per Amburgo dove rimarrà con la zia, era il 13 novembre del 77. Ecco ancora che l’unica soluzione che la madre ha è mandare la figlia da qualche parte completamente estraniandosi da lei.

Ad Amburgo Christiane frequenta la scuola professionale e accenna a conversazioni in classe su nazionalsocialismo, emancipazione e punk tanto che sembra di nuovo un discorso preconfezionato da adulti per farlo sembrare di una ragazzina a cui mettono in bocca paroloni che lei non avrebbe mai usato. Christiane trova un nuovo hobby: ubriacarsi.

Però ero ormai decisa a cavarmela in questo mondo così come era. A scappare non ci pensavo più. Mi era chiaro che scappare avrebbe significato una nuova fuga nella droga. E mi era sempre più chiaro che oggi questo non mi sarebbe servito a niente. Pensavo che doveva es serci una via di mezzo. Né doversi adeguare completa mente a questa società di merda, né farci completamente distruggere.
Pag 337
Aria fritta proprio.


Oltre ad ubriacarsi con i suoi nuovi amici che stanno facendo le prime esperienze con le droghe si dedica al Chilom. E questo si che sembra essere un buon messaggio per concludere un libro che vuole aiutare gli altri...

È l’inizio del 78 e dice che sta con un gruppo che oltre a fumare non trova un proprio senso in quello che fa, sono frustati e aggressivi.
Da qui si fa un salto in avanti anche perché non essendoci più la droga di mezzo il dossier sembra essere completato e si informa il lettore che Christiane ha preso un diploma ma non un apprendistato, le hanno dato solo un lavoro precario e continua a stare con il gruppo con cui fuma e parlano di libri, magia nera, parapsicologia e buddismo. Insomma sta una favola…poi aggiunge che ha preso il Valium un’altra volta, certo. Poi il tutto si conclude con un’immagine idilliaca di questi ragazzi che se ne stanno in una cava di calce nel Moor a fumare...

Dunque una storia che ha un inizio ben chiaro ma una fine lasciata all’immaginazione del lettore.Proprio come un articolo di giornale non pone soluzioni o trame ma solo fatti cronaca dati interviste e opinioni anche da vari fronti, vengono esposte delle idee ben precise che vanno a definire dei problemi che l’articolo vuole evidenziare:
Genitori e scuola distanti
Chi cerca aiuto nella società non lo trova

Ecco allora Christiane e le sue continue lamentele contro quelli che lei chiama i borghesi ovvero la gente normale che non si droga, vengono definiti come troppo ordinati troppo normali noiosi e dunque patetici.
Nasce l’idea che i due giornalisti abbiano voluto riportare anche queste sue infantili riflessioni solo per far vedere come la droga mandi fuori di testa perché effettivamente ci sarebbero potuti fare enormi tagli a tutte quelle cose che lei ha detto dato che si ripetono sempre le stesse cose. Questi commenti lasciano il tempo che trovano e soprattutto la rendono quasi patetica perché suona come la classica volpe e l’uva.

Sembra anche assurdo (ma forse per l’epoca poteva essere accettabile) il modo con cui Christiane o meglio i due giornalisti parlano per lei senza filtrare tutti quei continui insulti a Zulu e gay. Adesso sarebbe impensabile per fortuna ma anche tutte queste dimostrazioni di odio per altri che forse si trovano molto più vicini a lei rendono ormai questo lavoro (articolo libro e film) superato.

Per quanto avessi paura di leggerla alla fine mi sono decisa ad affrontare anche la Postfazione che effettivamente è stata tremenda quanto pensavo… Viene affrontato Il problema della droga nella società. Ho trovato davvero ridicola questa espressione: “In una società che non vede niente”. Ma davvero tu pensi che la società non vede niente? La società vede tutto e sa sfruttare tutto quanto interessandosi solo a quello che porta guadagno e vigore alla società che può essere chiamata anche sistema.
Un’altra espressione assolutamente sconvolgente è questa: “Questo libro deve circolare come un classico” un classico di cosa? Se vogliamo sapere qualcosa della droga forse è meglio prendere dei dati e non delle opinioni e soprattutto riferirsi alla società in cui si vive. Se vogliamo dei classici forse è meglio prendere quelli veri che sono scritti con grazia tanto per dire perché questo è un libro il cui stile di scrittura è veramente discutibile, noioso, cavilloso, polemico e superato.

Lo scrittore di quest’azione se la prende con il padre di Christiane e il quartiere dormitorio di 45000 abitanti alla periferia di Berlino, Gropiusstadt. Ricordiamoci che il padre ci è andato con la madre e che quando hanno scelto di andar lì sapevano quante persone c’erano. E ovvio che il problema è stato trasferirsi ma non è neanche detto che se non si fosse trasferta una come Christiane non avrebbe avuto neanche un problema perché alla fine andata via ad Amburgo piano piano ha ricominciato a bere e a fumare....

Dice che bisogna stare con i figli sempre e appena sono assenti i genitori oppure sono violenti allora i figli si drogano. Non lo so, io sono d’accordo che questi suoi genitori sono stati totalmente incompetenti ed era meglio che non facevano neanche un figlio però di due che ne hanno fatti una si è drogata e un’altra per niente nonostante lo stesso percorso. Quindi sembra analizzando questi fatti che non sia proprio tutta colpa dei genitori e dire che è un genitore deve stare sempre con il figlio in questa società è impossibile. Certo ci deve stare ma prima o poi a scuola lo manda… E allora? Si tratta di saperlo educare!

Ecco l’espressione più patetica: “è una biografia del dolore” mi chiedo come è possibile che qualcuno venga pagato per scrivere tutte queste cose in fondo a un libro che già di aria fritta ne ha distribuita in abbondanza...

“Un libro documento storico della vita dal 75 al 79 in tutta l’Europa ricca e della meccanica diabolica innescata dalla droga” una frase che lascia il tempo che trova. Europa ricca? Ma non ha detto che erano 45.000 persone tutte insieme ammucchiate? Non abbiamo appena detto che questi ragazzi si dovevano prostituire? E neanche molti loro clienti erano ricchi....

Questo pezzo mi ha fatto desistere dal continuare a leggere: “Le parole sono pugni dentro la coscienza di ciascuno”. Sinceramente io non ho fatto niente di male e quelli da biasimare sono gli unici che non si sono mai fatti problemi: i genitori i giornalisti i clienti gli spacciatori e tutti quelli che hanno sfruttato Christiane. 

Questa postfazione è patetica fino all’inverosimile quando dice che c'è un pezzo del libro straordinario! Wow, straordinario! Dov’era? Secondo questo tipo è quando diceva che era divisa in due parti una che si voleva drogare e una che invece non voleva farlo....e lo riporta tutto a me sembra invece è solo un modo per allungare il brodo.... Sia di là che di qua. 

“Un libro per pensare al senso della vita dei giovani che non hanno rapporti con i genitori e che si ritrovano nel ghetto della loro città e si drogano....”
Questa è la sua toccante conclusione. Mi chiedo se in una ristampa questa postfazione venga ancora pubblicata...? Poi finisce così: “il ghetto della droga e, per vivere di droga, il ghetto del rubare, del prostituirsi dello spaccio. Una via verso la galera e poi molto presto, verso la morte, quando ancora non sai cosa sia la vita.”

Certo a quell’età non si sa cos’è la vita ma queste parole sembrano scaturite da chi non sa che cosa sia la morte in quel modo, noto un tentativo di scrivere e descrivere solo per spaventare… se Christiane avesse letto questa postfazione secondo me avrebbe detto che è stata scritta da un borghese.

3. Commento al film 📺 
by Lisbeth 💚

Questo è uno dei casi in cui il film ha reso giustizia al libro migliorandone la trama per quanto possa essere possibile con una storia di droga. Mi viene spontaneo chiedermi come sia possibile guadagnare raccontando le tragedie di altri, rispondo anche che le tragedie “vere” vendono più di quelle finte.  All’inizio del film viene riportata la scritta: scritto e basato sul libro omonimo e sulle registrazioni seguite dai giornalisti…
Dunque ecco che i giornalisti i cui nomi erano stati tenuti nascosti dalla copertina del libro come per fare finta che l’avesse scritto Christiane qui vengono subito spiattellati per dare estrema concretezza alla storia insomma se è stata scritta da dei giornalisti deve essere vera di sicuro e dunque già lo spettatore si predispone nei confronti del film in un modo completamente diverso come se questa storia che gli viene data in pasto è qualcosa di sensazionale e va per questo assaporata con quella curiosità mista a necessità di sapere che ha fatto sì che questo film diventasse un cult forse anche più del libro. Ma perché è diventato un cult? Evidentemente anche grazie allo zampino di David Bowie che non appena è stato contattato, dato che la ragazzina in questione Christiane era stata a un suo concerto, si è subito reso disponibile per fornire la colonna sonora e la sua presenza nel film. Per quanto la parte del concerto di David Bowie sia la più importante del film anche quella presenta tutti i trucchetti dell’occasione perché? Perché l’artista al momento delle riprese non era in Germania ma in tour in America così hanno deciso bene di mandare alcuni attori a Uno di questi suoi concerti americani e fare le scene con Bowie e i ragazzi poi per quanto riguarda le riprese del concerto in generale di Berlino sono state utilizzate delle registrazioni di fan scatenati degli AC/DC proprio in concerto lì dove sarebbe dovuto stare David Bowie. Prima di conoscere tutta questa storia guardando il film mi ero accorta infatti che c’era qualcosa che non quadrava perché i fan del concerto erano troppo metallari! Certo ogni film ha i suoi trucchi ma a volte una cosa semplice andrebbe fatta in un modo semplice altrimenti si rischia di perdere la magia. C’è poi da puntualizzare che anche se tutta la colonna sonora è stata fatta con canzoni di David Bowie che vanno dal 77 a 79 la storia di Christiane va dal 76 al 77 e infatti lei era andata a vedere quel concerto nel 1976… Beh, penso che questa cosa qui poteva essere gestita in un modo un po’ più preciso anche perché all’inizio tu mi dici questi sono i giornalisti e si occupano di fatti veri e poi mi sbagli queste cose così semplici? Si tratta solo di scegliere la canzone giusta… E quindi uno magari si chiede ma se neanche le canzoni sono vere… No perché nel libro proprio come vuole ogni articolo di giornale le date sono precise ed è riportata esattamente quella del concerto:
“Era il 18 aprile del 1976, un mese prima del mio quattordicesimo compleanno.”

Proprio all’inizio Christiane descrive il palazzo in cui vive a 13 anni con le stesse parole con cui nel libro descrive quello in cui viveva a sei anni. Dice che ci abita con la madre la sorella il gatto da quando ha 6 anni ... un po’ di tagli per rendere tutto molto più semplice dato che in realtà il padre aveva vissuto con la sua famiglia parecchi anni dopo il trasferimento a Berlino e non c’era solo un gatto ma un paio di gatti un cane e altri piccoli animali...inoltre quando c’era stato il divorzio la madre era subito accompagnata da quello che ha sempre definito il suo amico, Klaus!

Così Christiane inizia la sua vita travagliata subito dopo che la sorella se ne va e se nel libro ritorna nel film non si fa più vedere, così come il padre, scompare. 
Niente fumo nel film subito acidi, niente altri amici subito Detlef e Axel che invece sarebbero dovuti venire dopo altri. Viene tralasciata anche tutta la passione di Christiane per gli animali che si intravedono solo nella sua camera in cui figurano alcuni disegni di cavalli che dimostrano l’amore descritto nel libro.
Viene però mostrata quella parte della sua vita molto significativa in cui Kessi, che l’aveva portata sulla cattiva strada viene salvata dalla madre mentre Christiane resta completamente abbandonata dalla sua di madre.
Certo che se nel libro la madre faceva una figura un po’… Come definirla? Una figura un po’ povera nel film la fa anche peggiore perché le scene in cui si vede sono pochissime e dimostrano solo quanto non sia stata capace di occuparsi di sua figlia. Addirittura nel film viene introdotto qualcosa che nel libro non c’era: Christiane si fa un tatuaggio con una penna per emulare Detlef e quando la madre lo scopre niente… Tutto tranquillo! Altra cosa che viene aggiunta nel film è il fatto che Christiane si tinge i capelli di rosso… rosso da donna provocante, per così dire. Neanche questo c’era nel libro e la madre niente! Christiane butta giù tutta la casa per cercare i soldi e la madre se ne accorge? Non si sa… 

Ho trovato interessante la descrizione del film presentata da Amazon:
Basato su una storia vera, il film racconta della tragica vita di Christiane, una giovane ragazza abbandonata da sua madre. Dopo aver iniziato a frequentare uno sbandato Christiane inizia a drogarsi e poi a prostituirsi. Vede gli amici andare in rovina ma trova alla fine, prima che sia troppo tardi, la possibilità di riscattarsi da una vita desolata e triste.

Solo che questa descrizione rende il film anche più completo di quello che effettivamente è stato. Ma andiamo avanti. Dunque Christiane conosce non solo uno sbandato (Detlef) ma tutti i suoi amici e non c’è una sola persona che non è un drogato. Leggendo il libro ci si chiede com’è possibile che una ragazza appena esce di casa finisce in un ambiente in cui non c’è una sola persona sana… È così davvero la società? Ma se questa è la società come fa ad andare avanti?

Nel film si tagliano molte ciclicità presenti nel libro e la storia è più molto lineare e apprezzabile anche se rimane semplicistica e per quanto ci sono delle scene di droga molto spesso per la maggior parte le tecniche vengono lasciate all’immaginazione. Così che ci si ritrova con questa ragazzina che di punto in bianco anche lei decide sempre seguendo l’esempio dello sbandato Detlef comincia a cercare clienti per procurarsi le dosi necessarie. Poi si ritrova spesso nell’appartamento di un amico e anche qui uno si chiede ma la madre… Che cosa stava facendo in quel periodo? Stiamo parlando di una tredicenne che poi compie 14 anni… sua madre non pervenuta! Così come non c’erano i genitori di nessuno… addirittura per quanto nel film non venga detto questo appartamento di Axel è stato fornito da sua madre, quindi questi genitori sono proprio… “Andate!” 
Forse Christiane comincia a capire che la droga è pericolosa quando muore il primo dei suoi amici, Atze, e decidono di smettere. La disintossicazione viene svolta a casa della madre di Christiane che fornisce loro un letto matrimoniale, vino, pasticche e li chiude dentro… Questa madre proprio si merita un premio! Poi appena si sentono meglio li manda fuori e questi ricominciano… Ovviamente! E anche qui uno si chiede: ma questa trama a che cosa serve? Dove vuole arrivare? 
Viene resa un po’ più drammatica questa guarigione casalinga con uno stratagemma che la vera Christiane non aveva mai ideato: nascondere la droga nella spazzola cosicché mentre questi si stanno disintossicando nel lettone a un certo punto provano a bucarsi ma non ci riescono… La drammaticità della scena non è stata per niente resa, il film diventa uno splatter quando lei vomita…
Tra gli altri amici i più importanti erano: Babsi e Stella ma solo Babsi viene presa in considerazione dal film.
Inoltre si nota la mancanza della scuola, non ci va mai nessuno?

Christiane e Detlef trovano Axel morto nell’appartamento e sembra che nel muro dietro ci sia scritto qualcosa, nel libro effettivamente si parla di una lettera lasciata come ammonimento ai drogati e per quanto abbia ipotizzato che potesse essere quella lettera non c’è stato neanche tempo di riuscire a leggerla anche perché era scritta in inglese, Axel non avrebbe forse scritto in tedesco? 
Poi Christiane scopre in un giornale che anche Babsi è morta e questo sembra sconvolgerla tanto che continua a drogarsi e vediamo che Christiane non cambia niente nel suo modo di fare… Uno magari si aspetta non una redenzione ma magari un accenno al cambiamento e invece no… Christiane viene vista al peggio, nel suo momento più basso, non ha la madre non ha il padre né la sorella, il suo ragazzo è messo peggio di lei ogni suo amico sta morendo… ha solo la droga… E che succede? Sono ormai due ore che il film va avanti e finisce con la veduta di una campagna e la voce in sottofondo di Christiane che dice:

“Sono sopravvissuta, mia madre mi portò in un paesetto vicino ad Amburgo dove abitano mia zia e mia nonna.
Là feci per un anno e mezzo la terapia disintossicante.
Pensare a Detlef mi mette paura però ci penso spesso vorrei potergli dare un po’ della mia forza per aiutarlo ma sono io la prima ad avere bisogno di forza”.

Ecco che dunque è come se nel mezzo di una battaglia il film finisce e una voce fuori campo informa allo spettatore sbigottito: tranquilli che poi è andato tutto a finire per il meglio e l’importante è impegnarsi. Certo che sarebbe stato davvero molto difficile fare un film completo con un inizio e una fine, una storia che prevede anche una soluzione dei problemi e invece anche se meno ripetitivo del libro sono state presentate scene al limite della legalità di questi ragazzini che facevano cose inconcepibili e poi? Com’è la redenzione? E dov’è la morale, dov’è lo scopo di questo progetto? Sono convinta che nessuno ha mai pensato che tutto questo progetto potesse mai aiutare qualcuno, come si può dire che questo film aiuta qualcuno a riprendersi? L’ultima immagine che uno vede è questa ragazza che si droga poi lei dice è andato tutto bene poi in sovrimpressione arrivano i nomi con cognomi dei tre ragazzi morti. 
E poi una dedica:

“Dedicato anche a tutti coloro che non ebbero la forza e la fortuna di sopravvivere”


Sono dell’opinione che questo film proprio come il libro non doveva essere fatto, se era un articolo di giornale doveva rimanere tale ma non che prendi una ragazza che è viva ma comunque non è libera dalle e la usi come per dire ai ragazzi questa è una storia vera… ma dov’è il rispetto per la cosiddetta protagonista? Come avrebbe potuto lei dire di no, visto che in quel momento non era nella sua fase migliore e questi due subito si sono avventati su di lei come due avvoltoi ? Poi è arrivato il regista, è arrivato David Bowie e tutti hanno banchttato. Certo il film è un cult ma siamo sicuri che lo sarebbe stato senza David Bowie e il fatto che si basa su una storia vera? Perché allora non ci siamo focalizzati su Babsi? Lei è morta quindi l’esempio era molto più concreto, però non era andata al concerto e già David Bowie rimaneva fuori poi non si poteva neanche fare finta che aveva scritto il libro dato che era morta. 

È un film ormai sorpassato ma che ha lasciato il segno in modo sbagliato. Da vedere per capire come funziona il sistema che finge di aiutare quando in realtà si alimenta di tutto, della difficoltà di chi si droga e del fascino che questi esercitano su quelli che non si drogano. Si può sperare che un film aiuta qualcuno? No altrimenti avrebbero già smesso in tanti.

Nei titoli di coda si sente la canzone di David Bowie Heroes....quindi dopo i fatti e una domanda che mi viene spontanea è: chi sarebbero questi eroi?


4. Confronto libro  🆚 film 
by Miao 💜 + Lisbeth 💚


Meglio il film o il libro? Nessuno dei due. Forse la scelta più giusta è di lasciar perdere per non continuare ad alimentare il sistema che si è cibato di Christiane e l’ha masticata così bene mentre fingeva di farle un favore quando in realtà l’ha sfruttata, e film e libro si sono dati da fare per farlo al meglio e su questo si equiparano. 

Ma se uno vuole proprio scoprire questa storia direi che nel film trova una versione un po’ più appetibile e digeribile nel libro invece trova l’articolo di giornale che effettivamente è stato scritto da quei due giornalisti. L’articolo (che poi ha finto di essere un libro) è molto descrittivo, troppo, e più volte mi sono chiesta se effettivamente quelle erano le parole della ragazza: per me no. Un conto è dire “l’abbiamo scritto con le interviste” e un altro è dire: “abbiamo trascritto le interviste” e qui non si tratta di trascrizioni. Un giornalista dice la fonte ma poi scrive lui con tutte le opinioni e le sue tecniche per veicolare l’attenzione del lettore perché comunque ogni giornale ha delle vedute. I fatti puri non si distinguono mai dalle opinioni nei giornali e meno che mai in questo libro e poi in questo film. 

Il film assume un aspetto meno noioso mentre il libro lo diventa parla sempre questa ragazzina che si droga, vuole soldi, si droga, prova a disintossicarsi e fa sempre questa. A un certo punto comincia anche a dedicarsi alla terapia affidandosi a varie associazioni che nel film sono state cautamente tolte di mezzo perché altrimenti avrebbero fatto una figura di merda soprattutto quella della Scientology. Il film si focalizza su pochi momenti nell’arco di pochi mesi in cui non succede niente, si drogano e poco altro. Christiane e gli altri sembrano sempre lucidi e capace di riprendersi anche se di tanto in tanto ne muore uno. Il degrado della stazione viene reso in modo perfetto ma solo chi ha letto il libro riesce ad interpretare le immagini nel modo corretto e si può leggere anche che a volte sono stati utilizzati come personaggi veri poveretti che pullulavano in quell’ambiente. Nel film sono state aggiunte varie cose per creare un po’ di scena: tatuaggi fatti in casa, colorazione dei capelli....giusto per tirare su un po’ la trama di per se veramente povera e piatta che proprio come nel libro si appoggia principalmente al fatto che si tratta di una storia vera. Se la madre è assente nel libro nel film si vede due o tre volte sempre facendo una figura meschina e alla fine viene solo detto che per risolvere il problema della figlia la manda ad Amburgo… Nel libro la manda via due o tre volte addirittura come ammettendo: “io non so che farti vai dalla nonna”. Il film taglia prima del libro perché nel libro i due giornalisti cercano anche di vedere che cosa è successo alla ragazza dopo questo trasferimento finale non potendo far finta di niente scrivendo il loro dossier. Il libro è molto focalizzato anche sull’ambiente della discoteca “Sound” mentre nel film viene vista solo di sfuggita e non sembra quasi neanche quel postaccio dipinto tra le pagine. 


Non solo la madre è quasi del tutto assente ma anche il padre, nel film non si vede mai. Mentre nel libro ogni tanto il padre si presenta e cerca addirittura più concretamente di aiutare la figlia nel film non compare, non esiste. La sorella se ne va e anche se nel libro ritorna nel film no. Alla madre è stata fatta fare una figura un po’ più bella facendole trovare un altro uomo un po’ dopo il divorzio quando in realtà già ce l’aveva prima… Complimenti!

Dunque il film è più scorrevole anche se finisce non finendo, una storia che rimane così con la dedica a chi non ce l’ha fatta, una dedica un po’ del cazzo. Il film ti fa capire che Christiane poi ce l’ha fatta perché è andata via ma il libro è un po’ più concreto ma non del tutto, Christiane poi ricomincia a sballarsi alla cava.....una scena che lascia proprio il vuoto.

Un’altra differenza interessante da notare è che nel film non si accenna mai al fatto che Christiane abbia preso l’epatite a causa di una sua stupida disattenzione nel voler utilizzare la siringa di uno sconosciuto. Questa cosa è stata resa molto chiara nel libro e potrebbe anche definirsi educativo....ma solo qui. Il libro sembra presentare per il 90% l’effettività di quello che succede ad intraprendere la strada della droga anche se l’unico effetto collaterale sembra essere proprio questa epatite o un eventuale suicidio voluto. Il film per quanto essenziale rimane sempre fiction e non trasmette l’effettiva pericolosità dell’argomento trattato. Non si parla mai di ospedali, né di terapia, la polizia si intravede solo una volta, di effetti fisici non ce ne sono e quando si dovrebbe trattare l’argomento soluzione il film finisce. 

La finalità di tutto questo progetto lascia sbigottito chiunque usando la testa capisce come sistema si sia preso gioco di tutti quanti. Non voglio certo dare un freno alla fiction ma sono sempre convinta che non si sarebbe dovuto sfruttare il dramma di una ragazza per costruire un castello di buoni propositi e diti puntati contro qualcosa che già tutti conoscevano facendo finta di voler fermare un problema che c’era prima e anche dopo e c’è ancora adesso e chi lo alimenta non starà sicuramente guardando questo film confezionato per i benpensanti e al tempo stesso per chi vuole fare finta di non esserlo.









Nessun commento:

Posta un commento