Dopo di te by Jojo MoyesMy rating: 1 of 5 stars

Non sapevo niente di questo libro e dopo averlo iniziato non mi ero neanche accorta che era il seguito di un altro. Quando ho scoperto che c’era addirittura un film tratto dal primo libro ho capito che quello che pensavo fosse l’inizio di una storia che aveva intenzione di andare in flash back era in realtà una trama basata su qualcosa di già scritto. Già dalle prime pagine infatti si fa riferimento alla storia precedente di Will e si capisce subito tutto, dato che comunque il primo libro non è certo caratterizzato da una trama complessa.
È chiaro che il primo libro affrontava un tema piuttosto spinoso e, anche se non l’ho letto, ho guardato il film con lo screen play della stessa scrittrice quindi posso ritenermi sicura che il film mi abbia detto esattamente quello che voleva dire il libro. Il tema è chiaro e limpido anche se mi è passato per la mente che fosse stato affrontato da chi non aveva vissuto niente di simile a quello che Louisa ha affrontato: la persona che ami decide di uccidersi perché invalida. Dopo il film ci sono state un sacco di proteste (del tutto patetiche ma ehi chi si sorprende più?) e molto probabilmente la scrittrice puntava proprio a queste proteste perché le critiche sono una forma di pubblicità tra l’altro gratuita. Il tema romantico attira già di base il tema romantico con la malattia anche di più, figuriamoci il tema romantico con malattia e tragedia finale. Non voglio soffermarmi però sul commentare le vicende del primo dato che effettivamente qui stiamo a parlare del secondo. In questo secondo viene affrontato un tema altrettanto spinoso ovvero quello che succede dopo la morte di una persona cara a chi rimane. La scrittrice dice chiaramente con la sua trama sempliciotta e semplicistica che si deve andare avanti e trovarsi un’altra persona cara e non bisogna rimanere ancorati al passato e pensare solo a chi si è perduto. Questo è il pensiero politicamente corretto che tutti ti diranno. Ma è giusto? Penso che nel momento in cui una persona è in lutto e sente la necessità di rifarsi una vita ha già risolto la questione e se ti poni la domanda lo faccio o non lo faccio sei già sulla via del farlo perché rimanere ancorati al passato è una cosa spontanea ma possiamo davvero dire che è sbagliato? Questo libro propone di pensare principalmente alla vita di chi è rimasto che deve andare avanti… Sono d’accordo? Sì o no? No! Non sono per niente d’accordo. La scrittrice pensa che si deve andare avanti ma ho l’impressione che questo suo dare un’opinione sia completamente scardinato da una reale esperienza uguale a quella di Lou. Non è riuscita a farci credere neanche lontanamente che sia mai stata coinvolta in un tale dolore e inoltre su Wikipedia, la pagina inglese del film sul primo libro, si legge che rispondendo alle proteste ha ammesso di essersi spirata per la malattia di Will a qualche parente che aveva qualcosa di simile… Dunque una storia la sua totalmente lontana da quella di Louisa. Solo che tu mi vieni a dire che se muore qualcuno devi andare avanti ma qui non stiamo parlando di un lontano amico o un qualche parente ma di quello che sembra essere l’amore della tua vita e se tu non lo hai perduto non penso che dovresti stare lì a sciorinare teorie perbenistiche che mettono in risalto il benessere di chi rimane. È una questione troppo personale per dare un consiglio perché se sei devastato dalla perdita e non riesci ad andare avanti nessuno ti può obbligare a farlo. Dopotutto se tu sei innamorato di chi è morto non puoi semplicemente sostituirlo con uno vivo perché altrimenti non era amore. E invece Louisa si innamora di questo paramedico sciatto e dal cervello di gallina, Sam, che non ha neanche minimamente il fascino che aveva Will e non si capisce neanche perché Lou se ne innamora in così poco tempo! Era davvero necessario che Louisa si innamorasse di qualcun altro per costruire il seguito della storia precedente? Allora mi viene in mente una situazione metafisica del tutto teorica e impossibile ma se alla fine di questo libro in cui tutti sono felici e contenti e dicono evviva andiamo avanti stiamo tutti bene non fa niente se sono morti noi li pensiamo ma intanto facciamo altro… Ok e se in quel momento tornasse Will? Se a Louisa, che dice quanto ti amo Sam adesso ho capito che devo fare questo e quest’altro, si presentasse Will? Certo non si presenta perchè è morto ma se lo facesse? Chi ha la necessità di andare avanti lo fa senza problemi ma chi tiene troppo a chi se ne è andato non ci pensa neanche minimamente di andare avanti e si ferma.
La verità è che la cara scrittrice ha fatto un sequel perché è più facile vendere il sequel di un libro che ha avuto successo, tutto qui, non aveva proprio niente da dire e si evince da ogni pagina!
Questa storia mi ha un po’ scioccato per gli orribili personaggi che sono stati presentati tanto per riempire i vuoti della trama.
Ecco un bel cliché che magari però ci può stare altrimenti non c’era niente: Louisa incontra Lily, la figlia segreta di Will! Che banalità ma forse per quanto è banale uno riesce ad accettarlo. Ma questa sedicenne è così...scontata.
Il padre di Will adesso ha addirittura una nuova moglie che aspetta una figlia! Ma per favore, una cosa orribile ma proprio schifosa ma come si fa? Alla faccia di chi ha dubbi se andare avanti o meno! Vergognatevi! E questo nonno del cazzo non vuole neanche ospitare la sua nuova nipotina perché questa sua donna nuova non la vuole! Lily avrebbe dovuto mandarli a fare in culo proprio invece dice solo andate al diavolo, non è abbastanza! Forse è questo il problema latente del libro non è potente ha sempre una sorta di filtro.
La potenza della storia di Louisa era sicuramente nell’altro libro questo si trascina, non è noioso ma non c’è niente tranne questo fatto di conoscere Lily e frequentare un gruppo di sostegno in cui la gente finge disperazione e poi va avanti imperterrita. Louisa si sente bene con questo nuovo uomo e addirittura fa un apprezzamento sul fatto che si muove da solo per casa, vaffanculo.
Si passa, oltre la metà del libro, repentinamente da una prima persona a una terza persona per descrivere le vicende di Lily. E così poi si scopre che Lily in verità non è cattiva ma è ricattata da un tipo che le ha fatto scatti compromettenti ed ecco un altro po’ di buonismo! Lily viene descritta in una situazione quasi copiata da “i ragazzi dello zoo di Berlino” ma meno veritiera e scritta per sentito dire.
Ma questo passaggio? Da pagina 238 a pagina 252, su un totale di 380 pagine, si smette di parlare in prima persona ovvero Luisa e si affronta quello che sta succedendo a Lily, ma così? Denota solo che non si è riuscito a trovare un modo più artistico per proseguire in prima persona la trama. La scrittrice si è accorta a pagina 238 che scrivere in prima persona determinata che effettivamente hai solo il punto di vista di una persona! E così ha dovuto aggiungere le vicende di Lily come una telecronaca super parte per riempire un vuoto letterario che altrimenti sarebbe dilagato in una noia mortale.
(Tutto ciò mi ha fatto pensare ai libri di Harry Potter che fino al quinto sono in terza persona ma sempre con Harry in scena e poi dal sesto a causa della complessità delle vicende presentano scene in cui lui effettivamente non c’è ma la scrittrice fortunatamente per lei aveva sempre scritto in terza persona!)
Poi c’è tutta la questione della madre di Louisa che si scopre a volere un po’ di tempo per se e viene citato il femminismo e il fatto che gli uomini non capiscono niente di quanto le donne lavorano per loro… Anche qui si ha la sensazione che la scrittrice non abbia mai provato niente del genere e che per lei il femminismo è solo qualcosa che va di moda e che avrebbe potuto abbellire e rendere più attraente il suo libro.
La trama è veramente sciatta ma ammetto che il punto forte di questo libro è l’umorismo inglese che risplende in tutte le conversazioni tra i familiari di Louisa che sono divertenti un po’ strafottenti e sempre fuori dalle righe (forse troppo).
Alla fine c’è pure una sparatoria gestita in modo patetico da chi non se ne intende di queste situazioni, forse dovresti guardare un po’ più di polizieschi!
Ho sempre sperato che Sam morisse, è un insopportabile palla al piede che mette in discussione tutte le teorie sollevate dalla madre di Louisa.
Ok siamo alle solite per quanto riguarda i ringraziamenti finali! Leggendolo, quasi arrivata alla fine, avevo perso le speranze che si ricordasse dei lettori e quando ho cominciato l’ultimo paragrafo: “e infine, grazie alla schiera di lettori…” Ah! Avevo cominciato ad esultare poi però ho proseguito a leggere e dice grazie alla schiera di lettori “che mi hanno contattato su Twitter Facebook o sul mio sito mostrando così tanto affetto per Louisa da voler sapere che cosa ne era stato di lei!” Incredibile, pensavo che stesse ringraziando chi si era messo a leggere questo libro invece ha ringraziato quelli che le hanno detto di scriverlo e magari poi non l’hanno neppure letto! Forse era meglio che non li stava a sentire.
Sono rimasta incuriosita dal ringraziamento a Penguin Michael Joseph (editore e rivenditore, ho controllato) in cui, dice, ci sono delle “persone che contribuiscono a trasformare una bozza ancora grezza in un prodotto finito che brilla su centinaia di scaffali… “ Detto così sembra quasi che lei ha proposto un’idea che è stata poi scritta da altri…mi sbaglio?
Ringrazia addirittura gli attori del primo film che secondo me non hanno neanche dato un’occhiata a questo secondo libro completamente ignorato dalla cinematografia e ci credo per fare un film serve una trama.
Poi su Wikipedia in inglese di questo libro ho scoperto che c’è anche un secondo sequel che si intitola “Sono sempre io” (Still Me) pubblicato nel 2018… Certo sei sempre te....la cara scrittrice deve ancora puntualizzare sul fatto che Luisa ha tutti i diritti di andare avanti? Ma era davvero innamorata di Will?
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