L’immensità 🍿 commento

 


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Un film particolare e giusto.

Particolare perché è stato girato con brevi scene concrete pittoresche e decisive, tante scene molto brevi dai dialoghi credibili di vita vera.

Giusto perché è bene prendere consapevolezza dell’argomento trattato ovvero l’identità di genere che viene messa in discussione dalla figlia di dodici anni della coppia protagonista. Niente viene presentato come uno slogan o una propaganda, è una presentazione di fatti tanto che ognuno può tirare le proprie conclusioni.


Adriana che comincia a volersi chiamare Andrea è la primogenita di una coppia di genitori in crisi, il padre manesco e traditore la offende senza problemi preoccupato per quello che dicono gli amici e i parenti di quella sua figlia che si veste da maschio.

Tutti sanno che il padre è un poco di buono tanto che aspetta una figlia anche dalla segretaria ma quella che viene vista come sbagliata e oltraggiosa è lei, Adriana. Il padre pretende una normalità quando non è neanche in grado di garantirla lui. La famiglia è tutto tranne che normale, il fratello di Adriana fa i bisogni in giro per casa e anche questo non riceve attenzioni e non è grave: l’unico problema è la figlia.


Adriana o Andrea ha conosciuto una ragazza che vive in una baraccopoli vicino a casa sua e questa ragazza è l’unica che riesce a rispettare il suo desiderio di essere richiamato Andrea. Anche questo è interessante, una ragazza che non va a scuola che non ha una casa che non ha niente e vive per strada riesce ad essere più aperta di mentalità di tutte le persone che sono anche parenti di Adriana che non si pongono neanche minimamente il problema di accettarla per quello che è.


Particolarmente gradita è l’idea del set negli anni 70. Ora tutti parlano nel bene o nel male dell’identità di genere, molti credono che sia un problema dell’epoca moderna ma non è un problema e non è neanche moderno. L’incapacità di sentirsi a proprio agio con il proprio genere c’è sempre stata solo che prima non se ne parlava. Per esempio anche l’autismo ha subito la stessa sorte, si tende a credere che prima non c’erano autistici invece c’erano e venivano messi da parte, nascosti perché nessuno voleva gestirli. Ancora adesso molti decidono di indossare i paraocchi e si rifiutano di accettare quello che c’è per paura e per ignoranza, di solito chi non accetta l’altro ha dei problemi personali con quella questione perchè non sanno dire “ok tu hai un’identità di genere perplessa ma io no però ti rispetto” invece che cosa succede? Quello che succedeva negli anni 70 ora si permette ad alcuni di dirlo ma quanti altri stanno dietro ad attaccarli? Perché? È un film che serve per pensare, per riflettere, vi sentite tanto migliori nel dire io accetto il mio genere dunque devi saperlo fare anche tu? Perché? Perché una può tingersi i capelli perché non accetta il proprio colore e va bene e qualcun altro non può mettere in discussione quello che è biologicamente? La mente umana che viene sempre messa su un piedistallo è così potente che può trascendere dal corpo ma in questo caso muri mentali vergognosi.

Interessante anche la parte musicale del film con alcune scene che hanno ripreso in modo preciso e ricercato alcuni artisti dell’epoca come Raffaella Carrà Mina e Celentano.

Per ora è tutto, dal vostro inviato al Cinema Strop 🍿 sala  6️⃣ Miao 🐱 

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