Review: Fiori sopra l'inferno

Fiori sopra l'inferno Fiori sopra l'inferno by Ilaria Tuti
My rating: 1 of 5 stars

Prevedibile


hermio

Dato che mi avevano detto che la serie era molto interessante, mi sono incuriosita ma, come accade ogni volta quando scopro che una serie viene da un libro, prima di guardarla, mi leggo il libro. Forse era meglio se andavo direttamente alla serie.

Il libro non è stato quel granché che mi aspettavo dall'enorme campagna pubblicitaria e dal fatto che fosse già una serie, ma ormai ho capito che tanto più un libro è osannato e diventa anche una serie o un film, tanto più è possibile che ci si trovi di fronte a qualcosa di poco artistico, per così dire.

Non mi piace che Teresa abbia problemi per quanto riguarda il figlio che ha perso, la rende troppo una donna classica, così le donne sembrano tutte uguali. Poi è un dolore scritto non in modo profondo e credibile, se proprio lo voleva fare.

Poi ovviamente si mette a piangere a un certo punto, quelle lacrime sono insopportabili perché deve così diventa solo una donna sfigata.

Era interessante il fatto che fosse stato costruito questo personaggio e che fosse una donna fuori dall'ordinario, non solo un commissario e quindi a capo di un gruppo di uomini, ma anche solitaria, non madre e in là con l'età. Però poi cosa succede? Succede che Teresa sarebbe stata una madre, le dispiace non esserlo stata e allora ecco che la scrittrice non riesce a non mettere se stessa in un personaggio così diverso da lei. Non riesce a caratterizzare qualcuno che possa essere quello che lei non è, ovvero diversa da tutte le altre donne. Peccato, perché tutta quella drammaticità di Teresa che rimpiange il fatto di non essere madre, si dispera e non riesce neanche a sopportare la sua solitudine è una delusione. Hai fatto tanto, rendila orgogliosa e forte di essere quello che è, come sarebbe stato un uomo.

Detestabile la pagina 185:
"Mai era stata responsabile di una vita così giovane e si sorprese nel notare quanto la preziosità di un'esistenza sembrasse inversamente proporzionale al tempo che aveva passato sulla terra".

Lo dici tu. Allora scusa, uno che è vecchio non conta un cazzo? Non penso proprio.

Il problema di questo libro è che ogni tanto cerca di fare il filosofo quando si dovrebbe attenere a raccontarci i fatti, perché è un libro solo descrittivo, non ci sono sentimenti e quando vuole fare il profondo diventa banale e ridicolo.

Il vero mostro è quella donna che fa due figli con uno che la tratta male, quella donna che poi si riscatta e incredibilmente riesce a mandare via quel marito che tanto ha rovinato la sua vita in quattro e quattr'otto, così facilmente lui sparisce e non si vede più e tutti vissero felici e contenti. Dunque quasi che bisogna ringraziare quello che le ha rapito il figlio piccolo, l'ha aiutata ad avere una vita migliore. A quanto pare la credibilità va a farsi friggere.

La scena di questa che allatta fa schifo. È troppo estenuante, poi si vede che è un manifesto al femminismo: le donne hanno risolto il caso nel migliore dei modi e grazie al fatto che hanno le tette. Lì c'è stata proprio una decadenza totale.

Il problema più grande di tutta la trama è che è terribilmente prevedibile.

Il dottore malefico nazista Waller è già un cliché come cattivo, poi non avrebbe mai abbandonato gli appunti di una vita di studi della quale era orgoglioso. Però è troppo prevedibile che il dottore del paese è proprio lui: ci sono due dottori, uno è cattivo del passato e uno è strano nel presente. Me li fai vedere tutti e due, è logico che uno trae le sue conclusioni dopo cinque minuti. Comunque, costruire un buon giallo, un thriller in cui non si capisce chi ha fatto cosa ma che resta sempre avvincente, non è facile e di sicuro non può essere fatto così senza una degna preparazione e studio.

A favore del libro è la scorrevolezza, ma più che altro perché è scritto con parole semplici, senza stile e senza caratterizzazione, ed è descrittivo. Tutte le parti introspettive risultano senza passione, i personaggi non riescono ad avere quello spessore emotivo che la scrittrice di tanto in tanto cerca di infondere loro. Il problema è che lei vuole che loro provino delle emozioni che lei non sente e quindi queste emozioni risultano fasulle, non ci convincono ed era meglio che non ci fossero. La scrittura è diretta, non c'era bisogno di scavare così tanto in personalità che lei non è riuscita a rendere realistiche. Doveva per forza creare, se voleva aggiungere delle emozioni, persone simili a lei in modo che avrebbe potuto scrivere quello che lei provava. Ma cercando di farci provare empatia per una donna anziana come lei non è, malata come lei non è, sola come lei non è, non è riuscita a creare le emozioni giuste e dunque ogni volta che Teresa si dispera si sente che è tutto artefatto. Non solo rovina il personaggio perché lo rende debole quando in realtà era meglio che lo mantenesse forte, una donna capace di mostrare la sua forza, ma inoltre rovina tutto il libro perché dimostra di non saper scrivere cose che non le appartengono.

Buono il titolo anche se è un po' troppo lungo, mi piacciono più i titoli d'effetto da una singola parola. Però anche se questo ha un senso che tra l'altro non c'era bisogno che l'autrice ce lo spiegasse alla fine. Comunque, il titolo direi che è stato la parte meglio riuscita di tutto quanto.

A proposito della nota:

Si era capito che la scrittrice amava quei luoghi, anche se non ha avuto il coraggio di dire il nome della città. Poi forse, come dice lei, la terra è diventata un personaggio: le descrizioni sono spesso un po' troppe e dunque noiose.

Interessante, ma comunque anche questo scontato, che quel dottore cattivo esiste davvero: René Spitz, un dottore che le ha permesso anche di creare così un libro che l'ha portata al successo.

Alla fine parla anche di Teresa Battaglia che, da quello che dice, l'ha creata soprattutto per fare un augurio a tutte le donne che sono sole e malate affinché non smettano mai di volersi bene. Mah, taci che è meglio. Se non sei sola e malata non fare finta di esserlo con un personaggio perché fai ridere.

Ok per i ringraziamenti, grazie che ringrazia i lettori, solo che all'ultimo posto li metti? Cazzo, mettili all'inizio i lettori.

Banalissima la scelta dell'editore Longanesi di mettere "i primi giudizi dei lettori" con le stelle di valutazione e le loro recensioni da quattro soldi che equivalgono solo a dire "questo libro è bello e mi è piaciuto". Tutti mettono cinque stelle (due su otto ne hanno messe quattro). Sono giudizi patetici, non è neanche chiaro se esistono queste persone, probabilmente no, ma chi sono? Almeno scrivici chi sono. Non valgono niente queste due pagine, ridicolo proprio.

Un libro di cui inizialmente pensavo di ascoltarne l'audiolibro ma non ne vale proprio la pena, uno di quei libretti che scorrono nella lettura e che non c'è bisogno di rileggere, da prendere in biblioteca senza problemi.

Inoltre il set sembra la stessa atmosfera de "La ragazza nella nebbia" e Teresa sembra una brutta imitazione di Vera Stanhope di Ann Cleeves.

Che cazzo c'entra questa copertina? Ragazzi, spiegatemi che senso ha la copertina. Una ragazza che non c’è nella trama, una scena che non esiste. Bah.

Dunque l'ho letto perché voglio vedere la serie, spero che sia stata fatta meglio di questo libro e che ne abbia migliorato la trama.

Concludo con qualche citazione:

Teresa si trattenne dal rispondere che spesso le esistenze all'apparenza più piatte erano invece propizie alla fermentazione di un humus sinistro, un composto malsano di insoddisfazione e rabbia.

Pagina 98

«Qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi che cos'è un mostro» disse. «Li chiamiamo così, ma intanto restiamo a guardare, non riusciamo a cambiare canale perché sappiamo che sono come noi: umani. È questo che ci cattura, il riconoscere una parte di loro in noi.»

Pagina 111

Mi sono interrogato a lungo su come una creatura possa sopravvivere a tanto: la risposta è che il suo mondo interiore è talmente ricco e profondo da compensare la pochezza delle esperienze esterne. La sua forza vitale non necessita di altro se non di se stessa.

Pagina 265

View all my reviews

Nessun commento:

Posta un commento