Il collezionista: I casi di Alex Cross - Vol. 2 by James PattersonMy rating: 1 of 5 stars
Un seguito inutile

Il problema principale di questo libro è che è la fotocopia del primo capitolo (Ricorda Maggie Rose).
Di nuovo uno psicopatico sopra le righe che rapisce qualcuno per farsi notare, di nuovo una vendetta personale contro il detective Alex Cross, di nuovo tutto costruito per ripetere lo stesso schema senza alcuna evoluzione dei personaggi.
Alex Cross è identico a prima: un manifesto razziale continuo, ma gestito in modo così grossolano da risultare controproducente. Le scene che riguardano la sua famiglia sono inutili, i due figli sono impersonali, tutto ciò che lo circonda è poco o per nulla costruito. Lui stesso è banale, mai approfondito, anzi sempre noioso: un protagonista debole, che vorrebbe essere carismatico ma non lo è mai.
Le donne vengono descritte con uno sguardo talmente maschilista da risultare ridicolo. Più volte viene ribadita l’idea che a un certo punto “la donna si stufa degli uomini e decide di non sistemarsi più”, come se l’esistenza femminile fosse sempre e comunque definita in funzione dello sguardo maschile. Fa sorridere amaramente vedere un libro che da una parte vuole essere un manifesto razziale essere dall’altra apertamente maschilista.
Cross si autoproclama un macho in calore diventando sempre più antipatico e soprattutto ridicolo. In generale, tutti i personaggi maschili sono super fichi, sempre eccitati, convinti di essere irresistibili. Le donne, dal canto loro, sono sempre lì, pronte, attratte da questi uomini e persino dai cattivi.
E ovviamente non manca la donna bianca che, di nuovo, si innamora di Alex Cross. Sempre la stessa dinamica, sempre uguale.
C’è persino una critica ai fratelli Grimm, con l’autore che definisce le loro fiabe nocive: forse dovrebbe leggerle meglio e imparare qualcosa da chi sa davvero scrivere storie che resistono al tempo.
I sentimenti sono tutti finti. Non c’è nulla che renda i personaggi vivi o autentici: sono tutti solo pedine, figure costruite a tavolino, senza alcun coinvolgimento emotivo reale. La scrittura è piatta, artificiosa, noiosa. Il libro è prolisso e banale e dà costantemente l’impressione di essere stato scritto pensando già alla trasposizione cinematografica.
Ci sono momenti sinceramente ridicoli in cui Cross e il suo compare ripetono ossessivamente: “noi siamo dei maschi, noi siamo duri, muscolosi, irresistibili”.
Alex Cross è il più insopportabile. Ogni volta che parla fa ridere, perché o sta conquistando una donna, o parla dei suoi muscoli, oppure suona il piano per ricordarci che è bravissimo anche in quello. Ancora una volta il personaggio vuole essere un manifesto razziale, ma è talmente esasperato da risultare patetico e persino offensivo.
E il peggio è che nemmeno i cattivi riescono a compensare un protagonista così mal costruito. Non c’è un solo personaggio che sia davvero interessante. La storia procede piatta, senza alti né bassi, prevedibile, scontata, poco elaborata. Un prodotto costruito solo per essere adattato allo schermo.
A proposito di questo, mi sono anche rivista il film: scorre meglio, ma la banalità di fondo non tarda a emergere neanche sullo schermo. C’è però da dire che il film ha saputo sistemare sia il personaggio sia la trama, che è stata cambiata quasi per metà.
Innanzitutto, Alex Cross interpretato da Morgan Freeman non è il personaggio tutto muscoli e niente cervello presentato nei libri: l’attore fa quello che può, con la sua bravura, per renderlo credibile e per conferirgli sentimenti e uno spessore che sulla pagina non emergono mai. Questo Alex Cross si libera così di molti degli schemi più fastidiosi, come l’essere costantemente “in calore” e alle prese con qualsiasi donna gli passi davanti.
Purtroppo, però, l’indagine risente comunque dei problemi già evidenziati nel libro: per quanto sia stata aggiustata, sistemata e rimaneggiata, continua a risultare poco credibile e fin troppo semplicistica. Persino il finale sembra liquidato in fretta, con l’ultima scena di salvataggio tagliata velocemente, come se non si volesse aggiungere neanche un minuto in più.
In definitiva, questo secondo capitolo non solo non migliora il primo, ma ne amplifica tutti i limiti, confermando una serie che si ripete senza idee, senza evoluzione e senza vero spessore narrativo.
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