Review: Topolino n. 3657

Topolino n. 3657 Topolino n. 3657 by Walt Disney Company
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Un fine anno disastroso

hermio

Cinque storie, una peggio dell’altra. Tre sono forzature natalizie, di cui una presa dalla Norvegia. Le altre due fanno parte di serie viste e straviste, che confermano quanto Topolino cerchi sempre più di assomigliare a Netflix.
Che dire: hanno chiuso davvero l’anno in bruttezza. È difficile fare peggio di così, e ormai nessuno spera più in qualcosa di decente.

1
GLI ALLEGRI MESTIERI DI PAPERINO – CHRISTMAS EDITION: QUELL’ULTIMO PACCO
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Enrico Faccini

Ecco l’ennesima minestra riscaldata, l’ennesimo contenitore di storie tutte uguali che loro continuano ostinatamente a chiamare “serie”, ma che in realtà sono solo copie senza idee.
Come sempre, Paperone assegna un lavoro a Paperino: questa volta deve fare una consegna per Babbo Natale a un contadino che come regalo vuole solo la bontà. Non si sa come, non si capisce bene niente, ma alla fine Paperino gliela consegna e sono tutti contenti.

È una forzatura natalizia come tante altre: sempre la stessa roba, la solita trama dei lavori temporanei, battutine fiacche, disegni troppo stilizzati e tanta noia. I dialoghi sembrano annacquati solo per allungare la storia oltre il necessario, visto che quello che succede è praticamente nulla.

2
TOPOLINIA CHRISTMAS CAROL
Storia di: Marco Bosco
Disegni di: Ottavio Panaro

Un’altra forzatura natalizia: si vuole fare a tutti i costi una storia ambientata a Natale e, non avendo idee, il Natale prende il sopravvento fino a diventare insopportabilmente noioso.
Topolino, Pippo, Orazio, Clarabella e Minni vanno in giro a cantare canzoni natalizie e arrivano alla villa di un divo del cinema, scoprendo che sta per essere derubata da Pietro e Sgrinfia. Pietro e Sgrinfia che vogliono derubare una villa? Tutto già visto.

Quando poi arriva la polizia, prima Irk e poi Basettoni, partono dialoghi interminabili e scene improbabili: durante un furto sembra normale che tutti si fermino a chiacchierare?
Una storia allungata, forzata e per niente originale. Buon Natale? Mah.

3
PAPEROGA – NOTTE IN BIANCO
Storia di: Tito Faraci
Disegni di: Nico Picone

Ecco un’altra storia forzata per fare mucchio nel numero post-natalizio. La trama praticamente non esiste: c’è un’idea che viene trascinata per pagine e pagine, farcite di dialoghi inutili e noiosi.
Un pupazzo di neve non vuole sciogliersi e chiede a Paperoga di aiutarlo ad andare in montagna. Durante il viaggio compaiono dei controllori che vogliono ristabilire l’ordine, non si sa chi siano né perché, visto che la trama non è mai stata costruita davvero.

Alla fine il pupazzo capisce che in realtà non vuole evitare di sciogliersi, perché gli piace quando i bambini lo fanno. Che palle. Ancora questa sdolcinatezza eccessiva, stomachevole e banalissima.
Non solo la trama è inesistente, ma nemmeno i personaggi sembrano volerla seguire. Che tragedia. L’anno prossimo, per Natale, Topolino regalaci qualche storia vintage e manda gli sceneggiatori in vacanza.

4
PAPERINO E GLI SPIRITI DEL NATALE
Storia di: Knut Nærum
Disegni di: Arild Midthun

Fastidioso contorno giallo in ogni pagina, più di otto vignette fitte di scritte da leggere col microscopio, ambientazione innevata ostica e lontana dalla nostra realtà, dinamiche tra i personaggi completamente diverse dal solito e tratto pesante: ecco la storia dalla Norvegia.
Non capisco perché, invece di importare storie così lontane da quello a cui siamo abituati, non ci propongano qualche buona storia vintage italiana.

La trama è noiosa come sempre: Qui, Quo e Qua e Paperino vanno di casa in casa per raccogliere offerte per i cuccioli. Paperino entra in una casa di fantasmi che alla fine gli regalano il loro tesoro.
E questa sarebbe la grande storia degna di importazione? Mah.

5
CRONACHE DEGLI ANTICHI REGNI – PAPERHON IL NAVIGATORE
Storia di: Alessandro Sisti
Disegni di: Roberto Vian

Prima ancora che inizi la storia, c’è una pagina con un muro di parole talmente fitto che viene voglia di girarla senza leggere. In alto si spiega che, quando torna una serie, è giusto fare un “riassuntone”. Peccato che spiegazioni del genere facciano solo scappare chi vorrebbe divertirsi con una buona storia a fumetti.
Ma che palle: leggeteveli voi questi riassunti esagerati e noiosissimi.

Il vero problema è che dovreste smetterla di fare serie. Basta imitare Netflix: siete Topolino, non un servizio di streaming.
A prescindere dal riassunto, la storia è illeggibile. Personaggi snaturati, mescolati senza logica, Pippo trasformato in un nanetto, topi e paperi infilati in una trama che vorrebbe essere fantasy ma che non c’entra niente con Topolinia e Paperopoli.
Se gli sceneggiatori vogliono scrivere storie che non hanno nulla a che fare con questo mondo, forse dovrebbero cambiare giornale. Come se non bastasse, la storia è annacquata apposta per propinarne un altro pezzo nel numero successivo.

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