Review: La chiave del tempo

La chiave del tempo La chiave del tempo by Anne Fortier
My rating: 1 of 5 stars

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La scrittrice ha fatto i compiti a casa, si vede, si vede che ha studiato sia il medioevo che Romeo e Giulietta di Shakespeare e tutte le versioni di Romeo e Giulietta… Ma ha studiato troppo e da studiosa non è riuscita ad essere anche una scrittrice.
Dopo aversi essersi fossilizzata sull’idea che Romeo e Giulietta erano originari di Siena (e allora? Shakespeare ha mai detto che questi due esistevano davvero a Verona? E anche se l’avesse detto tu ci credi?) non ha fatto altro che girare intorno a questo concetto utilizzando alcuni personaggi detestabili e inutili.

C’è anche la questione della maledizione che perseguita Romeo e Giulietta… fatto un po’ ridicolo prima vuole fare tanto la storica e poi ci va a mettere questo concetto della maledizione a cui credono tutti anche nel presente secondo lei?
Viene fuori che la protagonista è una diretta discendente di Giulietta… Vogliamo fare due calcoli? Era il 1300 e sono passati più di 600 anni… Purtroppo non credo che si possa continuare a parlare di parentela anche se sia lo stesso cognome dunque di che cosa stiamo parlando? Non riesco a trovare il nesso logico tra il passato e il presente che lei sbandiera in continuazione.

Si inizia dall’America ovviamente dove ci sono queste due ragazze che sono fuggite dall’Italia perché la madre era stata uccisa, era una fissata con Romeo e Giulietta… ma guarda un po’! Quando muore anche la zia che le aveva portate in America queste tornano in Italia e si mettono a fare le matte come la madre… Ma perché? Manca la credibilità. La storia sembra troppo favoleggiante quando invece pretende continuamente di essere basata su fatti storici veri, non c’è niente che potrebbe condurre veramente delle persone a fare tutto ciò. Solo per un cognome? Anche il fatto che poi Giulietta trova Romeo è assurdo. Ma dai! Ricolo. Tra l’altro i personaggi sono così detestabili che non ce ne importa niente di loro, sono vuoti e per niente costruiti… Oltre a sapere il loro nome che cosa sappiamo di loro? Niente non sappiamo né cosa pensano né cosa erano, tutti i personaggi hanno lo stesso modo di pensare e fare, non sono stati modellati sono tutti delle pedine che girano su questa scacchiera con cui la scrittrice ci vuole dimostrare come Romeo e Giulietta in realtà erano di Siena.

C’è anche una parte medievale, forse quella scritta peggio. Questa madre matta aveva dei documenti del 1340… E così viene introdotta anche una narrazione del medioevo ma non è credibile perché la scrittrice parla esattamente come parla nel presente, non c’è una distinzione tra un modo di fare del presente e quello del medioevo tanto che poteva essere evitato.

Ho trovato la storia prolissa fino allo sfinimento, gira in tondo fa parlare inutilmente questa stupida Giulietta che si affatica ma senza enfasi per qualcosa di cui il lettore non riesce a capire il valore. Tutta la storia è solo un modo per presentare le ricerche che la scrittrice ha fatto. Ripeto ha fatto molte ricerche e ne sa parecchie ma si è scordata di fare anche la scrittrice e di inventarsi qualcosa di SUO. Voleva fare una fan fiction di Romeo e Giulietta? C’è riuscito meglio Baz Luhrmann con “Romeo + Giulietta di William Shakespeare” (1996) ma lei non l’ha neanche visto perché cita solo deridendolo “Shakespeare in Love” (1998). Ma c’è poco da ridere cara.

Se tutta la storia in sé con la ricerca storica è stata ridicola, la parte che ho detestato è stata quella relativa al palio. Non c’è niente di più orribile che per me pensare ai cavalli che vengono sfruttati con una mentalità medievale ancora oggi. Secondo questa è una cosa bella e buona ma non è vero! Si sa che nessun cavallo apprezza tutta quella confusione e mancanza di cure e rispetto. Da animalista in senso di amante degli animali che vuole rispettarli ogni libro che mi presenta il palio come una bella cosa riceverà sempre da me una stella ma questo libro ne avrebbe ricevuta una in ogni caso.

Che dire del matrimonio finale? Lascia perdere le romanticherie cara, non le sai scrivere perché ti vergogni troppo si vede si vede lontano un miglio che non ti vuoi lasciare andare e scrivere quelle cose che invece avrebbero dato un po’ di pepe a questa insipida: mancano i sentimenti veri. Il loro matrimonio probabilmente sarebbe finito dopo due pagine che tu non ha scritto.

Che ha studiato ce lo puntualizza nelle note in fondo: ho studiato parecchio e ho fatto fare le ricerche anche a mia madre… Non c’è bisogno di pavoneggiarsi di aver fatto una ricerca nelle note in fondo, lì dovevi mettere i ringraziamenti al lettore che è arrivato alla fine perché non è stato facile leggersi tutto questo libro.

Ci ha spiegato che è stato un lavoro lungo 10 anni e quindi non è qualcosa che ha fatto con piacere perché aveva la necessità di scrivere qualcosa di suo, doveva solo trovare una scusa per poter pubblicare tutte le informazioni che aveva raccolto ma dato che di guide e pubblicazioni ufficiali ce ne saranno a bizzeffe per pubblicare il suo lavoro ha fatto finta di essere una scrittrice ma tutto ciò continua a sembrare un documentario o una ricerca scolastica.

Che dire del titolo? Il titolo originale è Juliet e uno capisce subito che si tratta di Juliet di Romeo. Cara, dato che non hai usato la tua fantasia usi il riciclaggio di idee per accaparrarti una buona fetta di lettori già con il titolo: marketing che funziona da alcune parti ma non qui! Infatti in Italia il libro è presentato come “la chiave del tempo” dunque nessun riferimento a Giulietta perché magari gli italiani potrebbero pensare che è inappropriato intitolare un libro Giulietta quando c’è già da svariato tempo (!) Romeo e Giulietta!

Un’ultima cosa: un cattivo che si chiama Cocco? Ti sembra un nome adeguato per un cattivo italiano?

Concludo veramente con una citazione presa da questo libro:

“L’Italia può essere un posto molto strano. La tua bisnonna era nata là, naturalmente, ma credimi se ti dico che non ci sarebbe tornata neppure per tutto l’oro del mondo.”

Ok e io non torno neppure per tutto l’oro del mondo a rileggere questo libro!


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