La ragazza dei girasoli by Hazel GaynorMy rating: 1 of 5 stars

La sofferenza scritta da qualcuno che sta benissimo è ridicola, ne consegue un libro noioso e patetico.
Vorrei tanto che se la smettessero quelli che sono felici di scrivere di gente che sta male che soffre immensamente perché non ci riescono risultano talmente tanto fasulli che quasi fanno pena o forse tenerezza. Certo siamo tutti contenti che voi state bene per carità ma scrivete di come state bene non di come i vostri personaggi senza vita, misere pedine costruite senza passione non fanno altro che parlare a vanvera e fanno finta di star male perché nessuno ci crede sembra quasi una presa in giro per chi magari è stato male davvero.
È interessante come questa storia viene etichettata “basata su fatti realmente accaduti“ come se fosse la scrittrice ad aver vissuto una storia del genere ma bisogna ricordarsi che c’è una grandissima differenza tra “basato su fatti realmente accaduti“ e “storia autobiografica“ e che comunque qualsiasi libro ha in sé la parola novel e cioè fiction e cioè storia inventata come è giusto che sia perché quando uno va in biblioteca a cercare un libro da leggere non va a sperare di imparare qualcosa sulla storia.
Siamo negli anni 40 e i fatti realmente accaduti a cui ci si riferisce sono quelli della guerra. Non sapendo niente di storia l’unica buona qualità di questo libro è stata quella di farmi sapere che mentre americani e britannici facevano da soccorritori ai cinesi i figli che si portavano dietro venivano lasciati in istituti cinesi che avevano come servitù i cinesi. E qui ci sarebbe qualcosa da ridire: tu che vuoi fare il missionario forse è meglio che non facevi figli? Tu che hai figli forse è meglio che non facevi missionario? Al periodo di Pearl Harbor i giapponesi invasero la Cina per mandar via gli inglesi e quindi occuparono questa fantomatica scuola in cui stavano i figli dei missionari.
La scrittrice ha deciso di parlare in prima persona e qui ha commesso un gravissimo errore. Tra l’altro si è creduta così brava da saper interpretare non un personaggio ma due e quindi alternare due punti di vista: quello di un insegnante Elspeth e quello di un’allieva Nancy. Peccato che non c’è nessuna differenza tra questi due modi di scrivere, non si è impegnata nella caratterizzazione del personaggio e tantomeno nell’immergersi in quella situazione.
La mia idea è sempre quella di non far finta di essere stati in un campo di concentramento se non ci si è mai stati, risultate anche un po’ strafottenti.
La narrazione della storia è un piatto alternarsi di questi due punti di vista risultato di un esercizio di scrittura creativa senza genialità. Lei ha pensato la storia in terza persona linearmente come un bel compito in classe e dopo averla pensata in terza persona ha riscritto tutto in una prima persona facendo finta che erano due persone a parlare.
Quindi tutto il libro è alternanza tra Nancy e Elspeth che parlano in prima persona. Verso la fine però si è accorta che le serviva anche un altro punto di vista per far andare avanti la storia ed ecco il momentaneo sproloquio di Minnie che poi non si è più sentita. Per fare le cose per bene avrebbe dovuto inserirla in tutto il libro ma non aveva voglia allora l’ha messa solo lì dove le serviva. Non solo fa un libro programmato a tavolino ma non sa fare neanche il programma per bene.
Ma perché è servita Minnie? La scrivente si è accorta che la storia era troppo banale e ci voleva aggiungere un po’ di pepe e che cosa è successo? Vengono trasferite in un campo di concentramento così lo chiamano e vengono trattate male stanno in prigione però neanche tanto male perché hanno continuamente le mestruazioni ma perché lo dico? Ad un certo punto Elspeth dice che viene perseguitata da una guardia che abusa di lei e lei si preoccupa sta male. A parte la dozzinale interpretazione di questo stato d’animo, la scrittrice si è incastrata da sola perché quando Elspeth giustamente dici di non dirlo a nessuno rimaneva come unica altra portavoce la bambina che era troppo piccola per capire e agore e allora improvvisamente dopo 300 pagine che si alternano Nancy e Elspeth arriva Minnie che parla e risolve magicamente la questione di Elspeth. Qui siamo a livelli infantili che ci poteva pensare anche Nancy: Minnie organizza tutte e avvelenano la guardia malefica! Ridicolo ma come si fa a scrivere una cazzata del genere? Vergogna proprio vergognoso.
La scrittrice non si cala per niente nei personaggi non c’è sofferenza non c’è allarme non c’è suspence.
È incredibile come certi libri dozzinali riescono ad essere reputati affascinanti ma se l’ho trovato in biblioteca e preso a caso senza averne mai sentito parlare indubbiamente non è tanto famoso e importante.
Non solo questo libro denota l’incapacità di scrivere storie invece di resoconti ma ci sono anche due parti che aborro in cui gli animali fanno una brutta fine.
Per prima cosa si viene a sapere di un’usanza cinese che quella stronza Elspeth difende! Si dice che i cinesi catturavano Martin pescatore vivi per poterne strappare le piume. Nancy È disgustata ma Elspeth dice che bisogna rispettare le usanze altrui. Ecco un rapido modo per non dire la propria opinione senza sbilanciarsi. Cara scrivente, se non ci metti un po’ di te stessa viene solo fuori il nulla. Che bisogno c’era di scrivere questa cosa? Ci dovevi far sapere che hai studiato le usanze cinesi? Ma è chiaro che si è messa a studiare ma avrebbe dovuto fantasticare cosa che non è da tutti.
Seconda cosa queste Donne e bambine rapite avevano un gatto e succede che il cane dei giapponesi lo sbranava. Complimenti non sapevi che scrivere e ti sei inventata questo episodio.
Poi magicamente un giorno la Germania si è arresa gli alleati hanno proclamato la vittoria in Europa e tutti esultano: “abbiamo vinto la guerra in Europa è finita” e tutti dicono: “non ci vorrà molto prima che il Giappone dichiari la resa ci siamo quasi” e anche “Dopo sei anni di orrore inimmaginabile era pressoché impossibile credere che i nazisti si fossero arresi” (siamo a pagina 339). Ma anche qui c’è qualcosa che non va perché i prigionieri dovrebbero sapere come vanno le cose? Perché si sono costruiti una radio! Ecco di nuovo un escamotage da quattro soldi: adesso questi in un campo di concentramento stanno benissimo e riescono anche a costruire una radio e ad ascoltarla senza farsi vedere! Incredibile!
Infine voglio fare qualche riflessione sul titolo in italiano, “la ragazza dei girasoli” e confrontarlo con quello originale: “When We Were Young & Brave” (Quando eravamo giovani e coraggiose). Un titolo del genere tradotto in italiano sarebbe sembrato anche più ridicolo di quello che è in inglese. Si è optato per la ragazza dei girasoli perché la protagonista Elspeth quasi all’inizio della storia ha questi semi di girasole che vanno avanti negli anni e vengono piantati o persi. A dir la verità anche se spesso non mi piace l’estremo cambiamento che un titolo per il pubblico italiano subisce in questo caso direi che è molto più azzeccato anzi avrebbe dovuto sceglierlo anche lei Sunflower girl. Non c’è stile neanche nella scelta del titolo. Non leggerò mai più niente di questa scrittrice anzi di questa operaia della fabbrica dei libri? È sempre più chiaro ormai che non è la bravura a farti assumere da un editore ma i giri giusti e la capacità di essere al momento giusto nel posto giusto e anche la mancanza di necessità di scrivere storie dettate dal cuore ma di servire solo le necessità della vendita. Io non riuscirei mai a sprecare tutto questo tempo per scrivere una storia così patetica noiosa e senza sentimenti. La scrittrice non ha voluto parlarci di quell’argomento perché ne sta a cuore ma a scelto quel momento storico perché non sapeva che altro scrivere! Ispirato a fatti realmente accaduti vuol dire che la scrittrice è una scrivente senza passione.
View all my reviews
Nessun commento:
Posta un commento