Review: Il nome della rosa

Il nome della rosa Il nome della rosa by Umberto Eco
My rating: 5 of 5 stars

hermio


Dato che si tratta di un libro ben noto e di alto livello, non credo proprio di essere in grado di fare una recensione che gli renda giustizia. Non voglio dire che tutti debbano amarlo, ma sicuramente è un libro di culto e quindi le critiche e le recensioni devono essere ponderate. Ovviamente, se qualcuno vuole criticarlo pesantemente, può farlo, ma potrebbe risultare fuori luogo. Io mi limiterò a dire quello che penso, mentre già ho ricominciato ad ascoltarlo.

È stato sconvolgente fin dall'inizio. Se mi avessero descritto quella scena iniziale in cui Guglielmo capisce tutto di quel cavallo che è passato, ne sarei rimasta rapita, ma come è successo spesso a scuola, non sono mai riusciti a tenermi incollata alla sedia.

Come sempre, mi trovo a pensare che la scuola abbia fatto davvero un pessimo lavoro con me. Magari con gli altri ha funzionato, ma con me proprio no. Mi ricordo di questo libro, impossibile non averne mai sentito parlare. Non mi ricordo in che contesto ce l'abbiano presentato, ma innanzitutto dicevano sempre: "È difficile, è in latino, è ambientato nel Medioevo". Allora tu, studente che non sei molto propenso ad andare a scuola, soprattutto per i professori e per le materie del tutto noiose, e ti vengono a dire di questo libro così, come lo inizi? Non mi ricordo se l'avevo iniziato a leggere, credo di no. Se uno mi dice che è in latino, è difficile e tutto nel Medioevo, col cazzo che lo leggo! Ma se invece me lo avessero presentato con grazia che cosa avrebbero dovuto dire? Bastava dirmi: "Una serie di omicidi misteriosi avvengono all'interno di un'abbazia in cui c'è una biblioteca segreta a cui nessuno ha accesso. Un frate che sembra quasi Sherlock Holmes con il suo pupillo, come due cavalieri Jedi, devono risolvere il caso”.

Guglielmo è fantastico! È un personaggio eccezionale, che ti affascina e che vorresti incontrare, ti viene quasi voglia di andare alla messa per vedere se c'è lui tra i frati! Anche Adso è stato costruito con ingegno... Ma non c'è bisogno che io mi metta a dire che questo libro è di prima classe. È chiaro a tutti ormai, penso di essere l'unica che non l'aveva letto.

Rimango rapita ed estasiata anche dalla lettura. Il narratore riesce ad enfatizzare le voci come un doppiatore, ti sembra di vederli. Sono convinta che se avessi letto il libro invece di ascoltarlo, avrei trovato alcune difficoltà. È vero che non è semplice, ed è stata una lettura recitata con enfasi e stile e dunque una buona narrazione rende questo libro più fruibile e secondo me anche più godibile. Sono convinta che le parti in latino mi avrebbero creato dei problemi leggendo, però anche se non si capisce tutto, se uno legge con la giusta intonazione si riesce a capire. Lo sto riascoltando anche perché alcune parti mi sono un po' sfuggite, non mi sono state chiare perché il romanzo è anche lunghissimo, si tratta di una grande quantità di ore, ma sono state lette alla giusta velocità e quindi sono contenta che si sia scelto di dare il giusto tono, anche se è uno dei libri più lunghi che abbia mai ascoltato, ma è anche uno dei più interessanti.

Mi è venuto in mente che lo scrittore si identifica con Guglielmo... Lo ha fatto forse come lui, non ho mai seguito niente di questo scrittore, ma dalle prime pagine mi è subito chiaro quanto sia stato intelligente, studioso, analitico e sopra tutte le righe. Era chiaro e che lo scrittore aveva voluto mettere in scena Guglielmo come una figura che sapeva parecchio, proprio come lui e tutto questo suo sapere era così strabordante che ha dovuto metterlo più volte all'interno del libro. Ci sono molte parti in cui la storia non va avanti, ma che sono un chiaro manifestarsi di conoscenze dotte e conseguenza di studi approfonditi.

Anche le lingue che vengono coinvolte, non solo il latino, ma anche il francese e anche il tedesco, dimostrano che l'autore le ha studiate, magari non le parla tutte, però si è concentrato su di esse. Mi piace quando uno scrittore mette se stesso in un libro, e non vuol dire solo che si identifica con uno dei personaggi, ma che ci mette tutta l'anima e lo scrive per, soprattutto, divertirsi. Credo che sia stato, oltre che un enorme lavoro, anche un bellissimo rifugio per lui costruire questa abbazia e trasferircisi sottoforma di Guglielmo. Sì, io credo che lui sia così, riservato, colto, intelligente, dall'occhio lungo, in grado di capire quello che sta succedendo. Ho studiato un po' per conoscerlo, sì, mi sono resa conto che non era certo uno che non sapeva il fatto suo. Dato che era così famoso, non c'è bisogno che dica niente, però me ne sono accorta di come era lo scrittore leggendo questo libro prima di leggere qualsiasi cosa su Wikipedia. Emerge da ogni pagina che è un libro del genere non può essere scritto da tutti, i particolari chiariscono quasi in ogni pagina la potenza letteraria dell'autore, e ha fatto bene, non solo dimostrare di saper costruire una trama accattivante, ma anche dimostrare di sapere tante cose. Dopotutto, la storia parla di libri pieni di sapienza, e dunque era impossibile che chii scrivesse non fosse un letterato!

Dulcis in fundo, voglio soffermarmi un po' sulla parte intitolata “Naturalmente, un manoscritto”, posta prima del prologo dunque proprio all’inizio. Quando ho iniziato ad ascoltare questo audiolibro, sono rimasta alquanto sconvolta soprattutto da questo incipit! Questo pezzo l'ho ascoltato una decina di volte, e non perché non lo capissi, certo, anche per chiarirmi alcune idee, ma soprattutto perché mi piaceva da morire. Non è lunghissimo, ma è talmente tanto ricco di particolari che racchiude al suo interno una microstoria, ma neanche tanto micro, perché secondo me potrebbe essere usata per creare un film a parte. Ci sono rimasta male quando alla fine, concluso il manoscritto di Adso, non c'era scritto niente in riferimento all’incipit, non si ritornava alla storia iniziale. Mi voglio soffermare un attimo su quello che viene raccontato in questa parte, perché anche se è un espediente non originale, ma che viene utilizzato anche da altri, l'ho trovato spettacolare, è così tanto accattivante che è difficile abbandonare, cioè leggerlo e poi entrare nel libro, è troppo intrigante.

L'autore, che potrebbe essere lui oppure un ennesimo personaggio, nel 1965 si deve incontrare con una persona a Praga, e mentre l’aspetta, gli viene messo tra le mani (non si sa da chi) un libro del 1842 dell'abate Vallet, copia del manoscritto di Dom Adson de Melk del 1300 contenuto nei Vetera analecta di Dom J. Mabillon del 1721.

Mentre aspetta la persona misteriosa, comincia a leggere il manoscritto di Dom Adson che riporta le vicende del giovane Adso da Melk scritte quando era diventato vecchio (la storia del nome della rosa insomma).

All’improvviso deve fuggire da Praga perché c'è un'invasione e si incontra con questa persona cara che aspettava a Vienna. Insieme risalgono il Danubio e vanno a vedere insieme lo Stift di Melk. Nello Stift, però, non ci sono libri di questo Adson de Melk, non c'è il libro citato dal Vallet e da Mabillon.

Non si sa né se è un uomo né una donna, ma questa persona cara una notte se ne va in moto abrupto portandosi via il libro. Il protagonista aveva già cominciato a farne una traduzione, e dunque ha così molto materiale, ma anche molte domande. Scopre che i Vetera Analecta sono del 1723 e non contengono nessuna grande storia di Adso, che era molto lunga. Nei Vetera Analecta che tutti conoscono ci sono solo piccole storie.

Nel 1970, a Buenos Aires, curiosando sui banchi di un piccolo libraio antiquario in Corrientes, trova la versione castigliana di un libretto di Milo Temesvar, Dell'uso degli specchi nel gioco degli scacchi. Si trattava della traduzione dell'ormai introvabile originale in lingua georgiana (Tibilisi, 1934)".

In questo libro, il protagonista trova "copiose citazioni dal manoscritto di Adso, salvo che la fonte non era né il Vallet né il Mabillon, bensì padre Athanasius Kircher (ma quale opera?)".

Il protagonista si trova così spiazzato, perché c’era dunque un'altra copia del libro di Adso fatta da un tedesco gesuita, Kircher. Dopo mille ripensamenti, si decide a scrivere in italiano la storia di Adso anche lui, e questa sarà il libro vero e proprio, ovvero Il nome della rosa.

Questa parte iniziale prima del prologo vero e proprio mi ha affascinato così tanto che quasi mi piace più di tutto il resto del libro. Serve a contestualizzare il romanzo e a dare un'idea di verità che nella nostra mente non fa altro che potenziarlo. Certo è finzione, proprio come il libro, però è anche un tocco artistico che mi ha coinvolto così tanto che non posso fare a meno di leggerlo e rileggerlo (o ascoltarlo e riascoltarlo). Credo davvero che si potrebbe farci un film, il film non lo considera, ed è un peccato, però sarebbe bello un film a parte solo su questo, le vicende sono parecchie, accennate, ma con un grande potenziale. Sembra quasi un episodio di Indiana Jones, e pensare che Sean Connery, che interpreta Guglielmo, è stato anche il padre di Indy.

Mi sono resa conto subito che il libro che stavo iniziando era qualcosa di unico e che aveva lasciato un segno, proprio come tutti dicevano. Può non piacere, anche perché serve un certo allenamento alla lettura per affrontarlo, e dunque credo che non sia una lettura adatta a tutti, ma a me sì.


Concludo con alcune citazioni:

Ecco forse l’unica vera prova della presenza del diavolo è l’intensità con cui tutti in quel momento ambiscono saperlo all’opera.

Quello che volevo dire è che c'è poca differenza tra l'ardore dei Serafini e l'ardore di Lucifero, perché nascono sempre da un'accensione
estrema della volontà.

Ma mi è sovente accaduto di trovare le rappresentazioni più seducenti del peccato proprio nelle pagine di quegli uomini di incorruttibile virtù che ne condannavano il fascino e gli effetti. Segno che questi uomini sono mossi da tale ardore di testimonianza della verità che non esitano, per amor di Dio, a conferire al male tutte le seducenze di cui si ammanta, per render meglio gli uomini edotti dei modi con cui il maligno li incanta.

Aprii un grande volume che giaceva sul tavolo, un De bestiis. Capitai su una pagina finemente miniata dove era rappresentato un bellissimo unicorno.

Oh, per la barba di Merlino!” “Di chi?” “Non fa nulla, un mago delle mie terre...

la femmina è vascello del demonio...

è attraverso la donna che il diavolo penetra nel cuore degli uomini!

Sembrava una riunione di ghiottoni, se ogni sorsata o ogni boccone non fosse stato accompagnato da devote letture.



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