Review: Shift

Shift Shift by Hugh Howey
My rating: 1 of 5 stars

non convince

hermio

Arrivo a questo secondo libro dopo aver visto le prime due stagioni della serie, che coprono la storia del primo volume, e dopo aver letto Silo 1. La storia continua a essere interessante, anche se il livello di banalità ed esagerazione a volte è un po’ troppo alto. La lettura resta comunque piacevole e scorrevole, ma più volte si ha la sensazione di una ripetizione eccessiva di concetti e situazioni che non aggiungono nulla di nuovo e funzionano solo come riempitivo.

Nonostante tutte le sue imperfezioni, però, mi sorprendo continuamente a pensare a quanto questo libro mi piaccia. Mi coinvolge, mi incuriosisce, mi spinge ad andare avanti. Non è scritto con una grande abilità letteraria, ma mi fa lo stesso effetto che mi fece After: una buona idea intrigante, raccontata in modo semplice e alla portata di tutti, che trasuda il piacere che l’autore ha provato nello scriverla. Ed è proprio questo, alla fine, il vero senso della scrittura: voler raccontare una storia prima ancora di pensare a come verrà condivisa. Questo aspetto emerge chiaramente e per me ha un valore enorme, più della perfezione stilistica.

Il problema principale, però, è l’assenza quasi totale di sentimenti. I personaggi risultano piatti, poco empatici e spesso noiosi. Le dinamiche all’interno del silo 18, soprattutto nella parte ambientata nel 2212 con il personaggio secondario di Mission, sono spesso faticose da seguire e prive di reale tensione narrativa.

La parte più interessante della storia resta quella ambientata nel silo 1. Qui i personaggi sono più definiti, hanno obiettivi chiari e, paradossalmente, viene spontaneo fare il tifo per quelli che dovrebbero essere i “cattivi”, perché sono gli unici davvero costruiti. Tutti gli altri sembrano semplici pedine funzionali alla trama, senza spessore emotivo.

Alcune scelte narrative risultano poi forzate e poco coerenti. L’uccisione di Anna da parte di Donald, ad esempio, non è qualcosa che il personaggio avrebbe fatto: sembra piuttosto una decisione dell’autore, e per questo stona e indebolisce il racconto.

Il libro si conclude senza una vera conclusione, essendo il secondo capitolo di una trilogia. Resta però la sensazione che questo volume sia stato troppo inconcludente, come se fosse rimasto sospeso a metà del suo potenziale.

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