Review: La levatrice

La levatrice La levatrice by Bibbiana Cau
My rating: 1 of 5 stars

un libro inutile e orribile

hermio

Terribile, inutile, noioso, prolisso e patetico.
Un libro faticoso da portare a termine, con una lettura esasperante e una storia che non si capisce perché esista. Una di quelle opere che ti fanno chiedere, già dalle prime pagine, perché tu abbia deciso di iniziarle.

Basta pochissimo per rendersene conto: l’apertura è affidata a un parto descritto in modo disgustoso, ridondante, inutilmente dettagliato, senza alcun senso narrativo. Non provoca emozione, non costruisce atmosfera, non dice nulla. È solo prolissità fine a sé stessa. Una noia tremenda, accompagnata da quel tipo di retorica stanca in cui le donne “celebrano le donne” senza dire assolutamente niente di nuovo o interessante.

Segue un’interminabile descrizione della vita contadina, piatta e priva di qualsiasi attrattiva. La protagonista, questa levatrice, passa il tempo a lamentarsi perché non riceve i soldi che ritiene le spettino, rifiuta di fare un esame necessario per ottenerli e pretende comunque di essere pagata. È un personaggio patetico, vittimista, insopportabile, che non suscita empatia né interesse. Se non vuoi fare la levatrice, non farla: ma trasformare questo lamento continuo in un romanzo è semplicemente estenuante.

Pagina dopo pagina, la lettura diventa sempre più difficile da sopportare. Il ritmo è spento, la trama inesistente. Viene spontaneo chiedersi quale sia il senso di raccontare la storia di una donna all’inizio del Novecento il cui unico ruolo è essere al servizio della comunità, degli uomini, delle nascite e delle sofferenze altrui. In un’epoca in cui si parla (giustamente) di emancipazione, di complessità, di donne forti e consapevoli, tornare a queste narrazioni senza alcuno sguardo critico o rielaborazione non aggiunge nulla.

Anche il contesto storico e la guerra sono trattati in modo artificioso, freddo, didascalico. È evidente che l’autrice non ha alcuna esperienza diretta di ciò che racconta e si limita a una ricostruzione scolastica, priva di vita e di verità emotiva. Le descrizioni sono eccessive, ridondanti, inutili: puro riempitivo. Tutto si trascina senza motivo, senza direzione, senza un vero cuore narrativo.

Più volte ho seriamente pensato di abbandonare l’ascolto. È uno dei libri peggiori che mi sia capitato di affrontare: privo di senso, di ritmo, di ispirazione. Un’opera che dà l’impressione di essere stata scritta solo perché “si doveva scrivere qualcosa”, senza un’idea forte, senza una vera necessità narrativa.

Un libro terribile. Da dimenticare.

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