La casa sull’abisso by William Hope HodgsonMy rating: 2 of 5 stars
suggestivo ma dispersivo

Pensavo meglio, e lo pensavo dopo il primo ascolto. Al secondo, però, la trama ha perso consistenza, senza arrivare a svuotarsi del tutto, perché le basi ci sono. Si dice che Edgar Allan Poe sia stato influenzato questo autore: non sono un’esperta di Poe, ma Hodgson sa il fatto suo. Sa scrivere, e soprattutto si sente che gli piace scrivere. Me lo immagino intento a comporre questo libro a mano, con passione e dedizione.
Il problema è che, a un certo punto, sembra essersi lasciato prendere un po’ troppo dalla propria visione, quasi filosofica, appesantendo il racconto e indebolendo la struttura narrativa più concreta.
La storia è molto affascinante: il narratore trova un quaderno di un uomo in cui c’è scritto ciò che ha vissuto in una casa costruita sull’orlo di un abisso, in una situazione misteriosa, oscura e incomprensibile. L’idea è spettacolare e intrigante, così come il modo in cui il diario racconta le esperienze vissute in quella casa.
Tuttavia, le divagazioni meno concrete – che assumono spesso la forma di visioni cosmiche o apocalittiche – sono troppe e, alla lunga, risultano ripetitive e noiose. Senza queste parti, il racconto sarebbe stato più diretto e incisivo.
Non c’è una vera conclusione né una spiegazione definitiva, e questo, in realtà, funziona: il mistero rimane tale, ed è una delle cose migliori del libro. Mi è piaciuta molto l’idea del quaderno ritrovato, scritto a mano e pieno di eventi inquietanti e incredibili.
Avrei preferito, però, una narrazione più concreta e meno dispersa in riflessioni e visioni fuori da ogni logica narrativa.
Ciò che ho apprezzato di più è il metodo di scrittura: solido, curato, fatto con sentimento, dedizione e mestiere. Si percepisce la mano di un autore che scrive davvero, e non è un caso che questo libro sia ancora letto a più di cent’anni dalla sua pubblicazione (1908).
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