Review: Topolino n. 3664

Topolino n. 3664 Topolino n. 3664 by Walt Disney Company
My rating: 1 of 5 stars

Si legge a fatica

hermio

Purtroppo la verità è che Topolino si legge sempre più a fatica. È difficile andare avanti attraverso storie prive di un guizzo di creatività, tutte piatte e noiose, che danno solo l’idea della noia con cui gli sceneggiatori le hanno scritte e che i disegnatori devono poi trasporre. Arrivare fino alla fine è sempre più difficile.

Non c’è più nulla di nuovo: le storie sono sempre le stesse e si ripetono settimana dopo settimana dentro quei contenitori che continuano a riproporre come se fossero la salvezza, mentre dimostrano solo la mancanza di idee. La fantasia è esaurita, figuriamoci la magia Disney.

Basta vedere come continua a iniziare il giornale: la solita vignetta patetica che prova a far ridere con un sarcasmo da quattro soldi, la disegnatrice che racconta i suoi problemi di coppia attraverso Paperino e Paperina. Ridicolo.
E poi il direttore che parla del numero come se qualcuno lo ascoltasse davvero.

Hanno inserito una storia decente con i disegni di Marco Rota, recuperata dal passato. Forse dovrebbero pubblicare solo storie vecchie.

1- PAPERINO E IL POETRY SLAM DI SAN VALENTINO
Storia di: Sergio Badino
Disegni di: Giampaolo Soldati

Poetry slam? Intanto impariamo a parlare in italiano: queste parole buttate in inglese per sembrare giovanili risultano solo ridicole.
Paperino si mette a scrivere poesie per impressionare Paperina, ma sembra che lo sceneggiatore voglia impressionare il lettore con didascalie in forma poetica: versi da quattro soldi.
La storia è noiosa e faticosa da leggere: troppe parole, troppo arzigogolata. Alla fine non succede nulla, se non che Paperino prova a partecipare a un concorso. Vignette strapiene di dialoghi, una pesantezza continua.
Probabilmente è stata scritta solo per giustificare l’articolo successivo su questi spettacoli per aspiranti poeti.

2- TOPOLINO, PLUTO E LA SINFONIA IN GIALLO
Storia di: Niccolò Testi
Disegni di: Mattia Surroz

Rispetto alla precedente è un po’ meglio, ma resta la solita struttura: qualcosa di antico sparisce e Topolino lo cerca. Pluto, almeno, si comporta quasi da cane normale.
La storia è prevedibile: si capisce subito chi ha fatto sparire il violino e l’indagine risulta frettolosa e poco credibile. Possibile che non si riesca più a scrivere una storia semplice e convincente?

3- PIANETA PAPERONE – TROPPO FACILE!
Storia di: Vito Stabile
Disegni di: Marco Rota

Questa è la migliore del numero, anche se poteva essere molto meglio. È la migliore perché l'hanno pescata da una raccolta mensile (quindi tutta pubblicità) che propone storie vecchie ma non troppo.
E questa non è vintage—non si sa perché non dicono l'anno, ma sicuramente è degli anni 2000 dato che si parla di rete. Non mi lamento tanto perché i disegni sono di Marco Rota. La storia non è male, anche se è brevissima e lascia un po' a desiderare: alla fine sono sempre Paperone e Paperino che vanno alla ricerca di un tesoro. Tutto qui, anche se c'è un risvolto che cerca di far sorridere il lettore.

4- PAPERINO E LA DISFIDA GHIACCIATA
Storia di: Alessandro Ferrari
Disegni di: Mario Ferracina

Scontata sia la storia che la sua presenza. Dato che siamo in periodo di Olimpiadi invernali, Topolino si ostina a osannarle nel numero precedente come in questo. Ecco allora la storia con gli sport invernali, come se fossero interessanti. Siamo alle solite: Paperone e Rockerduck si contendono un affare che possono concludere solo se vincono dei giochi invernali (guardacaso). Paperone fa partecipare la sua famiglia e Rockerduck dei professionisti, ma tanto perde. Non so se sono più insopportabili i giochi invernali infilati a forza in questa trama o il fatto che la parola "famiglia" venga ripetuta fino allo sfinimento! Che tristezza. I disegni sono stracarichi di colore e bombati, non ci siamo neanche con quelli. Tra l'altro, nel formato digitale la qualità è molto bassa.

5- PAPERONE IN ATLANTIDE - 4
Storia e disegni di: Fabio Celoni

Oddio, finalmente è finito questo strazio.
Questa parte, lunghissima—più del solito e oltre ogni sopportazione—ci conduce però alla fine con la speranza che non si ripresenti mai più. Ma come fanno sempre quelli che non hanno idee, rimangono delle questioni sospese che sembrano la minaccia di un sequel. Le vignette sono stracariche di colori, confusionarie e pesanti, e soprattutto tutte uguali: stessa tonalità, stesso tema, tutte praticamente uguali. Abbiamo le navicelle, lo spazio, il mare, sotto il mare, personaggi antichi... E i nostri cari personaggi Disney scompaiono, anche se poi, come previsto, tornano a casa tutti insieme. Forse chi voleva fare questa storia doveva lasciare perdere la Disney e scrivere qualcosa di originale, invece infilzandola a forza in questo giornale lo hanno rovinato.

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