Review: Luna fredda su Babylon

Luna fredda su Babylon Luna fredda su Babylon by Michael McDowell
My rating: 1 of 5 stars

un’occasione sprecata

hermio

Il libro inizia molto, molto bene. Siamo in una cittadina della Florida in cui viene commesso un omicidio e la presentazione dell’ambiente e dei personaggi è subito accattivante. La scrittura ha un sapore quasi vecchio stile: descrittiva ma non eccessiva. È un po’ fredda, ma funziona. I personaggi, immersi nelle loro attività quotidiane, risultano interessanti e le dinamiche tra loro sono ben delineate. Fin dalle prime pagine è chiaro ciò che sta succedendo e la struttura sembra quella di un giallo macabro ben costruito.

Poi, più o meno a metà libro, arriva la svolta che rovina tutto.

La storia prende una direzione soprannaturale che appiattisce completamente la trama. L’autore rivela l’identità dell’assassino e da quel momento il personaggio non fa altro che essere perseguitato, sempre più ossessivamente, dai fantasmi delle sue vittime. Le scene si ripetono, una dopo l’altra, tutte uguali, con un effetto che diventa rapidamente monotono e prevedibile.

Il ricorso al soprannaturale finisce per banalizzare l’intera costruzione narrativa e lascia l’impressione che l’autore non sia stato in grado di sviluppare un vero giallo tradizionale senza ricorrere a fantasmi e soluzioni facili. Ed è un peccato, perché lo stile e l’impostazione iniziale c’erano. Invece di valorizzare quanto costruito, la storia si disperde in una narrazione elementare, fatta di apparizioni e suggestioni da “favolette”, elementi che chiunque potrebbe inserire per creare un effetto immediato.

Il romanzo sembra voler essere anche horror, ma non riesce mai davvero a esserlo.

Quella che poteva essere una storia solida e inquietante diventa un’occasione sprecata: un libro che rinuncia alla complessità per puntare su un effetto facile, forse più adatto a colpire il grande pubblico che a costruire qualcosa di realmente efficace.

Il finale conferma questa sensazione. Tutto diventa banale e prevedibile: l’assassino perde la testa, come se fosse stato punito o vendicato da forze superiori. Rimane un messaggio semplicistico, quasi da “i cattivi alla fine pagano”, con una chiusura che sa di consolazione facile.

Il problema è che tutta la componente soprannaturale risulta fuori luogo, poco creativa, per niente originale e soprattutto superflua.

Serviva una storia forte e realistica, proprio come quella promessa all’inizio.

Peccato.

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