Review: Il colombre e altri cinquanta racconti

Il colombre e altri cinquanta racconti Il colombre e altri cinquanta racconti by Dino Buzzati
My rating: 2 of 5 stars

suggestivo

hermio

Questi racconti scorrono molto bene perché sono brevi e diretti, e alcuni forse anche un po’ troppo. Ho notato che spesso la parte iniziale è sempre ben ricca di particolari, poi sul finale ci si perde un po’: è come se la storia si interrompesse, non sempre con una soluzione o con qualcosa di chiaro.
A volte i racconti mi sono rimasti un po’ difficili da capire nella loro interezza o nella fantasia della trama, una fantasia comunque sempre ben ancorata alla società e capace di giudicarla più o meno pesantemente, cosa che non mi è dispiaciuta affatto.

La raccolta però è un po’ dispersiva: i racconti sono in realtà anche più di 50, si arriva a 58. Alcuni sono veramente brevi, come se fossero delle frasi, a volte spiritose, a volte pungenti, comunque sempre tutto molto studiato.
Ovviamente non posso parlare di tutti i racconti che ho letto, data la grande quantità, ma mi soffermerò su alcuni.

Sono arrivata a quest’autore, di cui non sapevo niente, perché a Sanremo si è presentato un cantante con il nome Columbre e da lì ho scoperto che lo ha preso dal racconto di questo autore. Se non altro Sanremo è servito a qualcosa.

Dunque, questa è una selezione dei miei preferiti, a cui ho aggiunto il primo e l’ultimo che, per quanto non siano i più affascinanti per me, sono sicuramente degni di nota.

1- Il colombre
Un mostro marino insegue un marinaio per tutta la vita e questo crede che lo voglia mangiare, quando in realtà vuole regalargli una perla.
Eccezionale, una storia favolosa, credibile, con un tocco di fantasia e una svolta della trama magistrale. Breve e incisivo.

13- Weekend
I potenti industriali di Milano d’estate si divertono lasciando la città, e i loro antenati dormono abbandonati nei cimiteri in lussuose cripte. Nonostante prima fossero temuti e stimati, ora nessuno se li ricorda più: il loro marchio va avanti, anche se modificato dai successori, e loro non contano più niente, dimenticati come il più povero vagabondo.
Stupenda.

27- Dolce notte
Mentre gli umani dormono e pensano che la notte sia magica e pacifica, anche in un semplice giardino avvengono spietate battaglie, omicidi, stragi e lotte per la vita. Si tratta della natura degli animali che lottano per sopravvivere tutte le notti, dal più piccolo al più grande, rivelando la vera natura della natura.

35- Il crollo del santo
Un santo che guarda di sotto si accorge di alcuni giovani pieni di speranza che parlano spensierati. Improvvisamente comincia a invidiarli e perde la sua beatitudine. Va da Dio e gli chiede di farlo tornare umano, perché, anche se da santo ha tutto, preferisce avere la speranza di avere qualcosa, pur sapendo che potrebbe non averla. Dio lo accontenta e lui si ritrova giovane tra i giovani.

36- Schiavo
Un uomo entra di soppiatto a casa e si accorge che la moglie sta mettendo qualcosa di strano nei bignè, e allora pensa che voglia avvelenarlo. Lo confessa alla moglie, che si inalbera dicendo che trova ignobile quel suo sentimento di mancanza di fiducia. Gli ordina di chiederle perdono, lui lo fa, la implora di dargli i bignè e così resta avvelenato.

38- Ragazza che precipita
Una ragazza precipita da un altissimo palazzo: ai piani più alti ci sono quelli che festeggiano, a quelli più bassi la gente normale. Il volo va dal tramonto all’alba…
Sembra esserci un significato nascosto che non riesco a cogliere: forse la metafora della vita, che all’inizio scorre veloce e scintillante e poi alla fine si spegne in uno schianto che non fa nemmeno rumore.

41- L’altare
Un sacerdote in missione americana visita New York. Quando si sente solo va nella cattedrale più grande, ma non trova Dio: c’è solo un’enorme statua di cera del Papa. Poi esce e rimane impietrito davanti ai palazzi e a tutto quanto, ma capisce che lì c’è la vita e anche Dio.

42- Le gobbe nel giardino
L’autore fa una metafora: si immagina camminando in un giardino dove, ogni volta che muore un suo amico, compare una gobba più o meno grande in base ai sentimenti per chi è morto. Poi ci ammonisce che questo non è narrativa: è la verità, e succede a tutti.

45- Quiz all’ergastolo
In un carcere, ogni tanto, ai detenuti viene data senza preavviso l’opportunità di appellarsi al popolo con un discorso. La gente però è disinteressata e cattiva, ma un detenuto chiede loro di non essere scarcerato perché gli sta bene così… ed ecco che subito lo liberano.
Li ha fregati.

57- I due autisti
Struggente, potente e quasi commovente. L’autore si chiede cosa stanno dicendo i due autisti del carro funebre che porta un feretro a lui caro; nel pensarlo sente il rimpianto di non essergli stato vicino quanto avrebbe dovuto quando era ancora in vita.



Degno di nota poi l’ultimo racconto della raccolta, un po’ più articolato, fatto addirittura in sottocapitoli: questo sembra proprio una storia vera e propria, ma sempre con una sua forte morale e critica sociale che non posso che condividere in pieno.

58- Viaggio agli inferi del secolo
(Racconto diviso in otto capitoli)

Qui lo scrittore parla come giornalista, interpellato dal direttore, con le dovute preoccupazioni su ciò che potrebbe volere. In effetti lo manda a esplorare una metropolitana di Milano in cui si dice sia stata trovata la porta dell’Inferno.
Il giornalista va ed entra e inizialmente sembra solo un’altra galleria, ma poi tutto diventa strano perché, innanzitutto, non corrispondono più il giorno e la notte.

Il narratore, ovvero lo scrittore, si dirige in redazione, dove c’è una strana figura che guida le sue “pupille” a creare scompiglio nel mondo, a far venire l’ansia agli umani che si affannano inutilmente su e giù tutto il giorno.

L’autore prosegue il soggiorno nell’aldilà e vede come la gente butta via la roba vecchia per il semplice fatto che sia vecchia e, allo stesso tempo, fa piazza pulita anche dei vecchi.

L’indifferenza e il freddo sono alla base della società, in cui la solitudine è la vera compagna di ognuno. L’autore si chiede poi se l’Inferno faccia davvero parte dell’aldilà o se invece non sia la realtà.

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