Uomini che odiano le donne by Stieg LarssonMy rating: 2 of 5 stars
Lisbeth salva tutto

Questo libro l’avevo letto circa vent’anni fa e mi era piaciuto tantissimo. Ora, rileggendolo (o meglio riascoltandolo), con un’esperienza di lettura diversa, non lo considero più eccellente ma “solo” buono. E poteva essere molto meglio.
È estremamente descrittivo, al punto da diventare prolisso: pagine e pagine di riassunti di ciò che è già successo, spiegazioni dei personaggi come se fossero schede, dettagli minuziosi su casi giudiziari e giornalistici. Si sente fortissimo la natura dell’autore, che scrive quasi più da giornalista che da narratore.
Tutto viene esposto in modo molto “cronachistico”, e si percepisce anche l’intento di denuncia: il tema della violenza sulle donne è centrale, supportato da dati reali e riferimenti alla società svedese. Questo aspetto è interessante, ma spesso appesantisce la narrazione.
Il punto forte resta, e resterà sempre, Lisbeth. È il personaggio che tiene in piedi tutto.
Però anche lei ha dei problemi: si insiste continuamente su quanto sia magrissima — una volta basta, non serve ripeterlo all’infinito — e soprattutto è troppo perfetta. Capisce tutto, sa fare tutto, legge una volta e ricorda tutto, parla tutte le lingue… diventa quasi irritante.
Il problema più grande, però, sono le donne del libro. Paradossalmente, in un romanzo che vuole denunciare gli uomini che odiano le donne, le figure femminili risultano poco realistiche: tutte sfrontate, sempre pronte, intelligentissime, autonome… e guarda caso tutte interessate al protagonista maschile.
Non ce n’è una davvero credibile. Sono donne costruite, più che vissute. Non le peggiori in assoluto, ma si poteva fare molto meglio.
La trama gialla è interessante, anche se non costruita in modo davvero avvincente. Funziona, ma non coinvolge come potrebbe. I personaggi principali sono interessanti, quelli secondari spesso noiosi o appena accennati: sembrano più pedine che persone.
Altro fastidio: l’uso continuo di parole inglesi nei dialoghi. Sentire “sorry” in mezzo a frasi italiane è ridicolo, davvero.
E poi il finale: dopo aver risolto il caso principale (quello di Harriet), ci si aspetterebbe una chiusura più fluida. Invece no: parte tutto il blocco sul caso giuridico del protagonista, con spiegazioni tecniche, dettagliate, e ancora una volta prolisse, su come Lisbeth sistemi tutto.
Anche le parti scritte come email risultano pesanti.
In sintesi:
Storia memorabile,
Lisbeth eccezionale, ma migliorabile,
lui antipatico,
il resto indifferente.
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