L’ho visto due volte, e già questo basta per indicare che mi è piaciuto molto. È stato intenso, curato, sincero e profondo.
Mi è piaciuto, ed ero molto scettica.
Quando avevo saputo parecchio tempo fa che avrebbero fatto un biopic su Michael Jackson ero rimasta molto scettica, soprattutto dopo aver appreso che la famiglia si occupava di gestirlo, produrlo e dunque crearlo. Di solito, infatti, quando una vicenda familiare viene raccontata da un familiare stesso, il rischio è che non sia del tutto oggettiva — anche se l’oggettività al 100% non esiste da parte di nessuno.
Però, su consiglio di un’amica che ha iniziato ad ascoltarlo proprio come me nel 1997, ho detto: sì, ha ragione, devo andare. Perché Michael non è che “mi è piaciuto”: l’ho amato subito, come succede a tutti i suoi veri fan.
Ci si chiede infatti perché la critica valuti il film male mentre i fan lo valutano bene. Probabilmente perché chi critica magari non lo ha mai ascoltato davvero. Questo è un film da ascoltare, da gustarsi, da capire, ma soprattutto anche da vivere attraverso la musica.
E credo che, volenti o nolenti, con tutti i problemi che hanno avuto nella produzione — di cui sinceramente non so neanche se ho capito tutto — Michael avrebbe potuto apprezzare questo film. Perché lo mostra nella sua fragilità, nella sua emotività, ci mostra quelle cose che per lui erano più care e soprattutto la sua necessità di creare.
Poi ne ho sentite tante sui social: che era egomaniaco, egocentrico, che aveva tutti quei problemi con le punte, il naso, la pelle… Certo. Michael era particolare. Ma quando mai i geni e gli artisti non lo sono?
La particolarità, che poi è ciò che rende una persona diversa dalla normalità, è anche ciò che rende un artista creativo, originale, spettacolare, degno di diventare il Re del Pop, come lui è stato definito. E secondo me a ragione.
Quanti cantanti si ascoltano nel corso della vita? Tantissimi. Anch’io ho ascoltato Michael per tanti anni dal ’97, poi per una cosa o per un’altra l’ho lasciato da parte, passando ad altri artisti. Però anni dopo, tornando ad ascoltare quegli “altri”, ci si accorge che magari valgono poco o quasi niente. Tornando invece a Michael, anche dopo anni che non lo ascoltavi più, ti accorgi che vale ancora. E ricominci ad ascoltarlo come se non avessi mai smesso.
Questo film è proprio così: un ricordarsi di quanto era grande, di quanto ci ha colpiti e di quanto vale ancora oggi.
C’è tutta la sua vita? Ma certo che no. Siamo intorno alle due ore — lunghezza perfetta per un film godibile — quindi non potevamo aspettarci che ci fosse tutto. E poi dovevamo anche assorbire la sua musica, sentirlo cantare, guardarlo ballare.
E qui bisogna rendersi conto di una cosa: a un certo punto ci si scorda che Jaafar Jackson non è Michael. Nel momento in cui lo guardiamo, per noi è Michael. Ok, la voce non è la sua, ma la danza la fa lui, e la fa così bene, così alla perfezione, che non solo gli rende omaggio, ma gli rende giustizia. Lo fa brillare e ce lo fa ricordare per tutto quello che era: un artista creativo, unico e meraviglioso.
Sì, la mia è una recensione di parte ma ragionata o, meglio, sentita. A me piace criticare film, libri e tutto quanto, e spesso lo faccio anche aspramente. E infatti i critici hanno ragione quando dicono: “Oddio, non c’è Janet”, “Oddio, manca questo, manca quello”. Però bisogna anche ricordarsi che quando uno va a vedere un film — qualsiasi film, anche quelli basati su fatti storici o persone reali — non sta guardando un documentario. E anche i documentari non sono veritieri al 100%.
Non stiamo leggendo Wikipedia. Non stiamo guardando il telegiornale. Stiamo guardando un film.
E un film, oltre a raccontare una storia più o meno vera e interessante, deve anche trasmettere sentimento, passione, emozione. Deve farti uscire dalla sala pensando: “Questo film mi ha fatto sentire qualcosa”.
Leggere Wikipedia sulla vita di Michael fa un altro effetto: quella è informazione. Qui invece siamo al cinema.
Bisogna sempre ricordarselo. Anche perché, per intrattenere la gente per due ore, non puoi raccontare la vita di una persona per filo e per segno, altrimenti rischi di annoiare. E poi non si può nemmeno andare al cinema aspettandosi di scoprire i “segreti” di qualcuno come se si stesse leggendo un giornale scandalistico. I veri segreti nessuno li saprà mai.
Noi fan amiamo guardare Michael che canta e balla. E se già Jaafar Jackson riesce a ricreare il suo personaggio in modo così eccellente, allora secondo me hanno fatto bene a fare questo film.
Se ci sarà un secondo capitolo bene. Altrimenti amen.
Alla fine del film compare la scritta che “la sua storia continua”. E certo che continua: continua negli album che ha lasciato, nei fan che ha illuminato e in tutte le persone che ancora oggi riesce ad affascinare.
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