La casa degli spiriti by Isabel AllendeMy rating: 1 of 5 stars
la casa dei problemi

Il libro inizia narrato in terza persona e subito si sente una forte enfasi femminista e progressista. La descrizione delle condizioni femminili e delle ingiustizie subite dalle donne cerca di essere oggettiva, ma lascia comunque trasparire la visione dell’autrice.
Quando poi la narrazione passa in prima persona con il personaggio maschile, tutto diventa meno credibile. Si sente troppo che è un uomo scritto da una donna, quasi una versione idealizzata dell’uomo vista attraverso uno sguardo femminile. Il risultato è un personaggio che non convince e che finisce per diventare noioso. Peccato, perché all’inizio la storia aveva saputo incuriosirmi.
Il libro oscilla continuamente tra due estremi: a volte vuole essere raffinato, elegante, quasi ricercato; altre volte diventa brutale, sporco e persino sgradevole. Esteban, per esempio, è un personaggio rivoltante. Ogni volta che compare lascia dietro di sé episodi di crudeltà, soprattutto verso gli animali, che risultano davvero difficili da leggere.
Il problema principale, però, è un altro: questo non mi è sembrato un vero romanzo. Sembra piuttosto lo schema preparatorio di un romanzo molto più lungo che non è mai stato scritto. Succedono continuamente eventi, ma raramente vengono davvero narrati. Si passa da una situazione all’altra come in un lungo riassunto. I personaggi vengono presentati, alcune idee sono interessanti, ma quasi nulla viene approfondito davvero.
La sensazione è quella di leggere una lista di avvenimenti piuttosto che una storia vissuta. Tutto resta vago, accennato, raccontato dall’esterno. Quando poi compaiono anticipazioni sul futuro dei personaggi, il risultato è ancora più strano: sembra quasi che l’autrice voglia raccontare una storia enorme senza avere voglia di svilupparla davvero.
Anche i continui riferimenti alla violenza sugli animali rendono il libro invecchiato male. Sarà anche il riflesso di un’altra epoca, ma oggi certi episodi risultano semplicemente fastidiosi e disturbanti.
Verso la fine il problema peggiora ulteriormente. La narrazione viene quasi completamente sostituita dalla volontà di raccontare la situazione sociale, politica e culturale del paese. L’attenzione si sposta sempre di più dalla storia ai messaggi che l’autrice vuole trasmettere. L’intento è sicuramente nobile, ma il risultato è che i personaggi e la loro vicenda vengono diluiti fino a perdere forza.
Si ha continuamente la sensazione che la narrativa sia soltanto uno strumento, un’impalcatura costruita per parlare di donne maltrattate, tensioni politiche, sofferenze sociali e ingiustizie storiche. Temi importanti, certo, ma che qui finiscono per soffocare la storia invece di arricchirla.
L’ultima parte è quella che ho apprezzato meno. La componente di denuncia sociale e femminista prende completamente il sopravvento e la narrativa quasi scompare. Alla fine c’è anche un tentativo di chiudere il cerchio collegando il finale all’inizio, ma tutto risulta confuso: non è chiaro chi stia scrivendo, chi stia raccontando e quale sia davvero la struttura del libro.
È un problema che ritrovo spesso nei libri della Allende: la narrativa sembra diventare una semplice intelaiatura per sostenere idee e messaggi. Alcuni personaggi restano interessanti, altri detestabili, ma nel complesso ho avuto la sensazione di leggere più un manifesto che un romanzo.
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