AHS 2: Asylum 📺 commento


 Ammetto subito che all’inizio ero rimasta un po’ scettica. Il problema era stata la prima serie che mi aveva totalmente affascinato ed ero convinta, ma proprio fermamente, che niente avrebbe potuto superarla e così mi sono messa a guardare questa seconda ipercritica anche più del mio solito ma alla fine… Ho cambiato idea.


Ovviamente un po’ come tutti sono affascinata dall’ambientazione del manicomio vecchio stile addirittura gestito dalla chiesa con le suore e anche i preti! Spettacolare il Monsignor  impersonificato addirittura dal fratello di Voldemort, lo zio di Hardin! Calato nella parte in modo divino.... Perdonatemi queste digressioni cinematografiche però devo dire che la parte gli calzava a pennello! Una cosa di cui non avevo assolutamente dubbi sin dalle prime battute è stata all’assoluta professionalità di tutti gli attori che recitavano precisamente e con impegno risultando credibili e accattivanti. Una delle particolarità di questa serie è il fatto di riciclare per così dire alcuni attori così che alcuni che avevamo visto nella prima serie in una parte ora ce li siamo ritrovati in questa seconda in una parte totalmente diversa però riuscendo lo stesso a raggiungere un invidiabile grado di concretezza e ripeto una credibilità non indifferente, qualità che hanno delineato innanzitutto la loro bravura. Appurato dunque che gli attori era anche piacevole ritrovarli in altre vesti e che erano altrettanto se non anche di più bravi mi sono gustata la trama. Si inizia ai giorni nostri, una coppia totalmente disgustosa e patetica che non vedi l’ora che gli succeda qualcosa per toglierla di mezzo entra in un manicomio abbandonato… Ecco che si va subito con un lunghissimo flashback al 1964 quando le cose erano completamente diverse ma forse proprio per questo più affascinanti nella loro putrida realtà e allettante pericolosità. Inutile dire che forse gli autori hanno voluto giocare facile pur impegnandosi ma questa ambientazione è nota per essere gradita a molti in ogni contesto sia di videogiochi che di libri e di film, il manicomio è una location, un set in cui gli spunti sono notevoli però bisogna sempre saperli sfruttare. Gli autori ce l’hanno fatta. Inizialmente dunque pensavo che la serie meritasse di meno forse perché era appunto un po’ troppo appoggiata a potenti cliché non solo quelli del manicomio ma anche le suore malefiche, i preti anche peggio, nazisti che fanno gli esperimenti, alieni che rubano le persone… Poi che cosa è successo? Andando avanti c’è stato un crescendo non solo per i personaggi che si sono evoluti cambiando con gli eventi e senza così rimanere in una piattezza di trama ma di tutto che acquistava sempre più vigore potenza e intreccio. Hanno cominciato poi a intersecarsi di piani temporali, quello che stava succedendo nel 1964 aveva portato a delle conseguenze nel presente… È superfluo dire che la trama è stata costruita a puntino e ciò si denota da ogni inquadratura e scena in cui emergono stile e anche una certa padronanza del rischio perché comunque gli argomenti sono forti a volte blasfemi ma nonostante all’inizio siano apparsi solo come cliché alla fine vanno in secondo piano e la trama originale prende sopravvento così che persino gli stessi alieni sono solo da sfondo e non da colonna portante e si accettano pur non vedendoli. Quella che all’inizio neanche sembrava avere una parte importante (Lana) emerge e diventa la protagonista così che si evolve ma con evoluzione non si intende che migliora, cambia ma... e quindi si vedono i personaggi andare avanti nel tempo sia nel passato ma anche nel presente e dimostrare una laboriosità della mente di chi gli ha creati.

Anche in questa stagione l’attrice più importante è sicuramente Jessica Lange (Suor Jude Martin) che mi era rimasta impressa già nella prima serie e ora anche di più. Devo dire che è stato sublime vederla recitare al fianco di Frances Conroy (l’angelo della morte). Ci sono stati dei momenti di intensa recitazione artistica, di quelli che quando li guardi dici: “cazzo, voglio recitare insieme a loro“ pur sapendo che sono irraggiungibili. Così che a momenti più intensi si susseguivano altri più scorrevoli sanguinolenti ma sempre fino al punto giusto. Una particolarità che ho ritrovato e apprezzato è che per quanto gli argomenti trattati siano forti le scene rimangono sempre nella decenza e mai scendono nel trash, viene sempre fatto vedere ciò che è inerente alla trama e che serve per svilupparla senza mai avere la necessità di sconvolgere chi guarda. La capacità di questa serie è quella di coinvolgere invece,  lo spettatore si ritrova avviluppato in una trama ricca di cose realmente impossibili ma che vengono sempre e comunque elaborate e inserite in modo da renderli accettabili. Anche lo stesso angelo della morte che vedono i moribondi e quelli che hanno intenzione di suicidarsi... geniale.

Ho trovato eccezionale poi una parte in cui Jude internata tradita dalla stessa chiesa viene fatta diventare praticamente matta a forza di medicine e a un certo punto Lana le chiede se si ricorda come si chiama e viene fuori una scena spettacolare in cui Jude si mette a cantare una canzone strepitosa. Certo in italiano è un po’ complicata da seguire ma leggendo per fortuna i sottotitoli si ha l’idea della pazzia resa in un modo anche più accattivante perché come succede nei musical non è che effettivamente ci sia la musica nella realtà di quei personaggi ma è come se Jude la sentisse, Jude è così tanto strano ordita che pensa di cantare…



Conoscendo poi come vanno a finire le cose direi che sarebbe molto interessante rivederlo da capo solo che come sempre la paura che queste serie ti vengano tolte da sotto il naso all’improvviso dai servizi che te le offrono non mi permette di indugiare oltre e devo assolutamente proseguire verso la terza serie…




Episodi di American Horror Story (seconda stagione) American Horror Story

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