Review: A Silent Voice, Vol. 7

A Silent Voice, Vol. 7 A Silent Voice, Vol. 7 by Yoshitoki Ōima
My rating: 1 of 5 stars

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Siamo arrivati alla fine anche se ho scoperto che c’è un altro volume nel cofanetto denominato fan book… Vedremo ma se in fondo a questo volume numero sette c’è scritto fine significa che la storia è finita e quindi posso fare un commento quasi generale. Perché solo una stella? Ero partita con tre stelle poi siamo scesi a 2 risaliti a 4 e finiamo con una… Il problema è di contenuto di sviluppo dei personaggi del tema trattato e di come sono state scelte le scene da presentare. Inizia con un’idea molto chiara ovvero farci capire come è la vita di una ragazza sorda che viene attaccata dagli altri in modo crudele e come intento era abbastanza nobile ma perché dico abbastanza? Non perché non sono interessata al bullismo ma perché da ogni pagina si capiva che la scrittrice e disegnatrice non era mai stata partecipe di tanta tristezza, uno può immaginare si può immaginare tutto e tutti sanno che cosa vuol dire essere tristi però essere vittima di bullismo non è come altre persecuzioni e porta a uno stato d’animo unico, tormento a cui è partecipe la società. Quindi se proponi un tema del genere devi informarti di più e non annacquarlo così tanto con tante altre situazioni normali che poi vanno a sminuire il bullismo che non può restare di fondo. Non ho sopportato la soluzione perché in questo caso il “e vissero tutti felici e contenti” proprio non ci sta.

Anche in quest’ultimo numero avuto la sensazione di pagine inutili una storia che si dilunga. Il film da gestire e tutte le conseguenze mi risultano fuori tema. C’è troppa gente e troppa gente che non interagisce in modo interessante. Che cosa intendo? Intendo che i personaggi non hanno una grande affinità e non riescono neanche ad averla alla fine dei sette numeri, non c’è stato un giusto sviluppo dei personaggi che sono rimasti tali e quali con l’unica differenza che hanno trovato un modo di accordarsi e non si sa neanche come dato che ognuno è rimasto con le proprie convinzioni. La più assurda di tutti è Ueno e addirittura nell’intervista che segue nel fan book sembra che abbia una cotta per Kawai… Ma che stai dicendo? Poi abbiamo il regista dilettante e quello è stato un personaggio che non si è mai capito perché fosse stato introdotto, certo il suo progetto di fare un film aveva senso se la storia fosse stata incentrata su di lui ma se si parte con Shouko e Ishida come protagonisti e personaggi principali tutta quella parte è inutile e rende la trama prolissa, non ha senso perseguire il sogno di diventare regista di Tomohiro Nagatsuka, così Shōko va a finire in ultimo piano.

Alla fine c’è la cerimonia per la maggiore età e i protagonisti con il loro gruppo di amici si ritrovano tutti contenti. Con il risveglio di Ishida dopo l’incidente durante il salvataggio della sua vittima di bullismo Shōko tutto è stato risolto. Tutti i problemi di una vita finiti, tutti amici e felici. Ma perché? È come se i fatti fossero presentati senza una credibile connessione. Poi viene presentata anche una prospettiva del loro futuro: alcuni andranno alla scuola da una parte alcuni dall’altra e i due protagonisti rimangono amici ma non si sa neanche quanto… Si è caricato molto sulla loro relazione ma poi non se ne fa niente, come se i personaggi rimanessero lì senza sapere che fare. Non bisognava farla sfociare in un bacio o in qualcosa di cliché ma almeno una vignetta che rappresentasse un reale approccio tra i due.

La storia è deludente perché viene pubblicizzata per il tema bullismo e il fatto che ci sia una protagonista sorda ma poi questi due fattori importantissimi vengono abbandonati forse per incapacità di svilupparli in modo credibile e si prosegue con un ordinario tran tran di interazioni poco interessanti tra personaggi che non ci piacciono che non hanno niente in comune e che si ritrovano però alla cerimonia della maggiore età pieni di propositi insieme per il futuro. Dunque continua a dare una stella con una stella concludo questa storia che era partita con tre ma che via via ne ha perse a causa proprio del suo essere insipida. I personaggi o sono detestabili o rimangono così senza che il lettore riesca a trovare in empatia per loro. Ancora e ancora voglio sottolineare come si tratti di una storia poco sentita dall’autrice che ovviamente sa che il bullismo è un problema ma non avendolo mai sperimentato in prima persona non sa effettivamente che cosa significa né per chi è bullo né per chi è vittima e dunque ecco perché alla fine si è ritrovata a annacquare il tutto con delle banalità. Peccato.

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