Il libro dell'estate by Tove JanssonMy rating: 1 of 5 stars
Quando si vuole scrivere un libro senza avere ispirazione artistica ma solo pressione editoriale viene fuori un libro da non leggere.
Ecco infatti un libro sconosciuto e che non c’era neanche bisogno di scrivere.
La lettura è stata noiosa poco interessante e non ha fatto altro che farmi venire una domanda: come è possibile che vengono pubblicati questi libri?
Il libro ci racconta di una ragazzina Sofia in stretto rapporto con la nonna che vivono in un’isola della Finlandia. Poi arriva anche il padre e di tanto in tanto passano dei visitatori passano le stagioni… Stop. Non succede niente però non è neanche questo il problema perché sarebbe anche interessante vedere l’interazione di alcuni personaggi durante la vita normale ma doveva essere scelto un personaggio come protagonista che parla in prima persona. Invece così da lontano in modo distaccato ecco la telecronaca di queste due e non viene fuori niente di che. I dialoghi sono inutili e sciatti.
Non c’è un’ispirazione artistica che riesce a inquadrare l’ambiente in modo particolarmente poetico, sembra una pura esercitazione da scrivana. Non c’è una necessità di dirci qualche pensiero una morale con queste pagine. Ho come l’impressione che la scrittrice abbia avuto un’idea per un titolo esattamente questo il libro dell’estate tanto che è uguale anche in svedese lingua originale e dunque lei si è messa lì a fare questo compito che non aveva nessuna necessità di scrivere.
I libri fremono tra le nostre mani di lettori quando sono nati per quella impellente necessità che hanno gli scrittori di dare vita ad alcuni personaggi, allora scrivono per farli vivere e per dirci qualcosa o per cambiare la realtà. Qui non c’è niente di tutto questo. Non è neanche il libro dell’estate perché non si osserva la protagonista Sofia che non fa niente non in un’estate ma nell’arco di qualche anno.
I personaggi sono piatti potrebbero essere chiunque e di conseguenza non ci importa niente di loro non ci dispiacciamo quando finisce il libro anzi siamo contenti perché siamo liberi da questa lettura noiosa e macchinosa.
Di nuovo mi trovo a interpretare l’editoria come una scelta quasi causale di persone che sono disposte a scrivere a comando e che grazie a questa elezione riescono a vendere a discapito di una qualche genialità. Ho letto che questa scrittrice aveva inventato dei personaggi ed era famosa soprattutto per i suoi libri per bambini (che non leggerò) ma qui si tratta di un libro in cui non c’è niente.
Nella copertina posteriore come spesso si soleva fare un tempo l’editore lascia la sua opinione sul libro che ha pubblicato e riporta tra lusinghe assurde (poteva certo parlare male del libro da lui pubblicato) cita una frase della scrittrice: “senza un’infanzia felice non avrei mai incominciato a scrivere“. Bam! Secondo me questa felicità non viene trasmessa nel libro e non l’ha aiutata di sicuro a scriverlo, gli altri non so e mi dispiace ma non mi interessa proprio leggerli.
Non mi aspetto mai da ogni libro che leggo di trovare la Divina Commedia o opere all’altezza di Stephen King, cerco la passione e la necessità di scrivere perché solo da quelle si riesce ad animare un personaggio altrimenti sono tutti esercizi di scrittura creativa, alcuni ben fatti ma io non sono una professoressa che deve leggere temi io voglio sogni fantasia e la capacità di osare, qui non c’è niente.
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