Sarà solo la fine del mondo by Liv FerracchiatiMy rating: 4 of 5 stars
Intro
Non ho mai letto un libro del genere e lo considero un complimento. È una storia audace fuori dagli schemi e coraggiosa. La fiction che compone la trama è piena di sentimenti e ideali che rendono il libro vero coinvolgente e interessante. La storia si evolve con il personaggio e si fa via via più sconvolgente e in grado di generare sentimenti. Finale sorprendente. È rassicurante che ancora qualcuno scriva libri per comunicare qualcosa e non solo per vendere libri.
Lo so che non si dovrebbe scegliere un libro dalla copertina ma è andata proprio così! L’ho visto su Amazon e sono rimasta incuriosita dalla foto scelta per la copertina, unica e strana al tempo stesso che non sembrava neanche essere d’accordo con il titolo. Un titolo un po’ sconvolgente proprio come la storia non tanto per quello che rappresenta ovvero la vita di una transgender ma soprattutto per il finale.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa da come lo scrittore abbia ideato un personaggio che parla con il lettore e dunque parlava a me. Altra cosa che ho gradito è stata anche l’enorme quantità di sentimenti che trapelano da ogni riga sia per la necessità di scrivere cosa vuol dire essere transgender senza però farne una polemica sia per la necessità di dar vita a questo personaggio spesso proiezione dell’autore. Sulla descrizione fornita dall’editore c’è scritto che è un libro scritto da un transgender che parla di un transgender ma non è autobiografico. Quindi c’è bisogno di dirlo sembra quasi che debba esserlo per forza mentre non è detto che tutti lo pensano subito appena leggono libri di autori “normali“ che parlano di personaggi “normali“. Fa riflettere questa necessità di specificare che l’autore e il personaggio anche se sono accomunati da questa qualità non sono gli stessi.
Il protagonista non è mai una pedina, vive e si sente che in lui ci sono delle qualità anche dello scrittore che come tutti i buoni scrittori da un po’ del suo essere per renderlo vivo.
Il libro è suddiviso in anni si parte da prima che il protagonista nasce quando osserva i genitori che lo vogliono fino alla fine proprio come dice il titolo. Geniale e originale l’idea di vedere qualcuno prima che nasce, mi ha fatto pesare al film Pixar “Soul”.
Dato che per tutta la durata del libro c’è sempre questo rivolgersi al lettore forse con la mia recensione mi dovrei rivolger è allo scrittore…
Caro scrittore, è stata una fantastica sorpresa per me quando hai scritto che avevi il corpo di femmina perché inizialmente mi hai tratto in inganno e io che non sapevo niente di te ho iniziato a leggere senza farmi troppe domande e si sentiva parlare questo bambino e poi solo quando un suo compagno gli ha detto che era una femmina tutto si è chiarito! Ma wow!
È stata una sorpresa perchè il nome Liv mi sembrava femminile ed è la prima volta che leggo qualcuno che nasce femmina che riesce a scrivere facendomi credere di essere un maschio! Favoloso non avevo mai visto nessuno scrittore maschio impersonare con un personaggio una femmina in modo credibile e neanche viceversa: complimenti e spero di non essere stata offensiva con questa puntualizzazione! Volevo solo chiarire come il corpo spesso è diverso dalla mente come tu ci hai fatto capire durante tutta la lettura.
Persino io mi sento diversa dalla canonica donna della società ovvero non sono sposata non ho figli non voglio niente di tutto ciò non ho i capelli lunghi e non mi trucco. Per una donna tenere i capelli corti sembra spesso una violazione delle norme sociali, sicuramente è meglio di come era tanti anni fa ma una donna con i capelli corti cortissimi desta sempre qualche sospetto proprio come hai detto tu che hanno incoraggiato Guglielmo a farli allungare!
Mi è piaciuto come ci hai fatto capire le difficoltà che emergono quando si è diversi dalle aspettative degli altri una cosa che ho sperimentato spesso, quando anche i genitori ti vorrebbero in un modo e invece poi ti ritrovano in un altro ma forse loro sono i più facili da gestire perché ti vogliono bene incondizionatamente.
Anche se il personaggio non è proprio come te scrittore penso che avete molte cose in comune come la passione per il teatro e anche per Holly e Benji! Ho trovato un po’ troppo prolissa la digressione sul calcio ma hai ragione, perché il calcio femminile ha un giro di soldi praticamente nullo rispetto a quello maschile? Io non sopporto il calcio perché lo vedo predominante e in grado di oscurare tutti gli altri sport ma forse il problema più grande è che non solo viene visto come una divinità dagli italiani ma una divinità che può essere gestita solo dagli uomini!
Caro Guglielmo, mi è piaciuto particolarmente come hai parlato di tutte le tue ragazze soprannominandole con nomignoli mentre quella che poi è diventata tua moglie è l’unica che ci hai presentato con il suo vero nome come se avesse guadagnato una parte importante tanto da ricevere una nomina.
Mi è piaciuto anche come da metà più o meno invece di rivolgerti a te stesso in prima persona hai cominciato a parlare in terza persona di te stesso con il tuo nome maschile (Guglielmo Leon) finalmente in grado di nominarti come ti sentivi anche davanti agli altri!! Venire fuori come Guglielmo è stato il momento in cui anche gli altri (anche se non tutti) hanno cominciato ad accettarti per quello che eri. I nomi infatti sono importanti perché sono la nostra etichetta, come ci presentiamo. Neanche le città hanno mai nomi nella tua storia e anche questo mi è sembrato molto rilevante perché si è trattano di luoghi come sfondi su cui si svolge quello che è più importante ovvero la vita di tutti i giorni dei nostri protagonisti.
Ho apprezzato ma anche oserei dire amato come questo libro che hai scritto è uscito dai binari delle solite storie delle solite fiction e ci hai presentato quello che a te sta a cuore dirci ovvero di smetterla di vedere tutto incasellato in categorie predisposte dalla società senza neanche una ragione di essere ma iniziare ad accettare le cose in modo più aperto con una mentalità che è in grado di modificarsi in base a chi abbiamo di fronte.
L’unico motivo per cui non ho dato cinque stelle è che ho trovato forse un po’ troppo prolissa la ricerca della donna giusta quindi negli anni prima del futuro che ci hai proposto. Infatti è stata molto (forse troppo) più sbrigativa tutta la parte del futuro tanto che si è arrivati anche a quel finale agghiacciante in tutti sensi! Non è una critica aspra solo che credo che si sia data troppa importanza alle donne e alle storie con loro.
Il modo finale di fare di Guglielmo con sua moglie mi ha ricordato molto quello che spesso succede in Giappone ma senza fare spoiler non dico altro dico solo che forse è stata un po’ troppo brusca come scelta io avrei preferito più avventure nel futuro di questa coppia formata che è riuscita ad farsi valere e rispettare e avrei evitato il finale così tragico. Sarà che a me non piace mai per i miei personaggi …
Questo libro che nella parte finale che va più veloce verso il futuro mi ha ricordato il finale di una serie che ho particolarmente amato: Six Feet Under. Chi l’ha visto sa a cosa mi riferisco, il tempo è andato avanti normalmente fino alla fine dell’ultima stagione e gli ultimi cinque minuti sono stati strazianti fantastici da brividi ed emozionanti per le immagini che ci hanno fatto vedere il futuro a lungo termine di tutti i personaggi! Ed è proprio così che mi sono sentita leggendo la parte futuristica.
Caro scrittore grazie per questo libro che hai scritto e che ho trovato per caso, grazie per aver scelto questa copertina che mi ha incuriosito e complimenti per la forza che hai dimostrato di avere, sono d’accordo con te bisogna evitare di assecondare la società con le sue categorie e combattere per avere la possibilità di esprimerci per quello che siamo perché è solo così che potremmo essere anche in grado di accettare tutto il resto.
Durante la lettura mi sono appuntata molte cose e queste citazioni sono tra quelle che ho gradito particolarmente:
Da una parte c’era quello che dovevo essere: ossia una bambina. Dall’altra quello che volevo essere: ossia un bambino. Da un’altra ancora, quello che ero: ossia entrambe le cose, solo divise in corpo e spirito.
Quando potevo permettermelo ero quel che ero, quando non potevo ero quel che mi si richiedeva, quando immaginavo: quel che volevo.
avevo bisogno di parlare, non ce la facevo più a omettere, a nascondere, a comprimere.
Piacere, Lettore, il mio nome è Guglielmo Leon.
Come sarebbe bello andare oltre l’essere uomini o l’essere donne e semplicemente amarci, con i corpi che abbiamo, e solo per quel che desideriamo; ma non era ancora possibile.
Se il rosa veniva assegnato alle bambine e l’azzurro ai bambini stava a significare che, essendo sempre stato così, sempre così avrebbe dovuto essere.
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