La figlia oscura by Elena FerranteMy rating: 5 of 5 stars

Commento dopo il terzo ascolto:
Erano un po’ di mesi che avevo ascoltato per la prima volta e per la seconda questo audiolibro. Arrivata ad un punto in cui le storie di Ferrante messe in audiobook le avevo ascoltate tutte (tranne quelle dell’amica geniale che però ho letto) prima di passare ad altro sono tornata a questo principalmente perché è una storia estiva e io l’avevo letta in primavera e devo dire che ho fatto un’ottima scelta.
La riusabilità di questi audiobook è straordinaria, non solo la storia con la sua trama è interessante ma anche come viene raccontata da Anna che ce la propone nel giusto modo quasi che è meglio sentirla narrata da lei che letta da me nella mia mente.
La trama è molto semplice se comparata a quella di altri suoi libri ma come sempre la timeline del presente è arricchita da scene ricordi ripensamenti del passato. Scene che avvengono nel presente fanno ripensare a situazioni avvenute molto tempo prima. Come sempre i libri di Ferrante sono proposti in prima persona e forse anche questo li rende perfetti per essere narrati.
Avevo scelto questo libro principalmente per la copertina un po’ strana e anche perché era uscito da poco il film che ancora non ho visto ma che sono pronta a gustarmi appena potrò. È strano confrontarsi con le scelte cinematografiche della regia e sovrapporle a quello che tu vedi ascoltando perché è un libro molto rievocativo in grado di farti vedere chiaramente ogni dettaglio senza prolisse noiose descrizioni da quattro soldi, certo ci sono momenti descrittivi ma sempre in modo poetico non è mai una descrizione tanto per farti sapere che cosa è successo, non mai solo un avvicendamento di fatti ma è un lasciarsi prendere per mano dalla protagonista in modo che noi attraversiamo la storia con lei vediamo quello che vede pensiamo quello che pensa. La protagonista pensa per i fatti suoi e non per farlo capire a noi, pensa come verrebbe spontaneo fare a chiunque confrontandosi con la realtà e affrontando quello che ci ritroviamo davanti come luoghi persone e anche in questo caso oggetti. Non è infatti un caso nella copertina c’è una bambola, la bambola del presente secondo me è un MacGuffin per il ruolo cardine che ha, ma qualsiasi cosa sia è stata gestita in modo impeccabile e veritiero. Tutto il libro è credibile perché come si comporta la protagonista non è mai artefatto, quello che ci racconta del presente e del passato noi lo percepiamo come vita vera non arte abbellita per creare una storia accettabile ma è realtà cruda come la nostra.
Da rileggere riassaporare e riscoprire.
Mi sentii libera ma senza la colpa di esserlo.

Commento dopo il secondo ascolto:
Solo dopo il secondo ascolto si può capire perfettamente il primo capitolo.
Una secondo ascolto è stato doveroso, non mi ha mai annoiato e avrei continuato ad ascoltarlo all’infinito. Ho continuato a riflettere su chi scrive, chi c’è nel misterioso team Ferrante, e ho ipotizzato che chi scrive ha una figlia nata negli anni 80 perché qui si parla di una bambola dai capelli di lana regalata dal marito della protagonista alle figlie. Questa bambola può essere solo e soltanto Camilla che è uscita proprio negli anni 80 in Italia. Inoltre ho trovato un’altra similitudine con l’amica geniale e dunque forse proprio con la scrittrice: anche in questo caso la protagonista ha avuto due diversi tipi di gravidanza la prima molto piacevole mentre la seconda più travagliata. Anche Bianca e Marta sono molto simili a Dede e Elsa. Tra l’altro Gino mi ha ricordato un po’ Nino… continuo ad essere piacevolmente sorpresa da queste somiglianze… Ho anche fantasticato: e se Nina fosse in realtà Tina!? Perché a un certo punto Leda riflette su come Nina sembra diversa da tutto il resto della famiglia come se fosse di un’altra stirpe … Allora mi è venuta questa necessità di collegare le tue storie, Nina è la piccola Tina che è cresciuta in un altro ambiente… dopo essere stata rapita! Anche con le età ci stiamo…
Durante la seconda lettura mi sono trascritta alcune parti:
Leggere scrivere è sempre stato il mio modo di acquietarmi.
Una madre non è che una figlia che gioca.
Penso io a come un atto opaco ne generi altri sempre di più marcata opacità e allora il problema è interrompere la catena.
Commento dopo il primo ascolto:
Forse è una prerogativa del team Ferrante lasciarmi così di stucco all’improvviso pensando che la storia potrebbe andare avanti all’infinito e invece di punto in bianco si ferma quando vuoi sapere di più ma ecco che non c’è più niente da ascoltare!
Alla fine dell’audiolibro ti chiedono quante stelle vuoi dare e, se durante l’ascolto mi ero convinta che ne avrei date quattro, senza pensare ne ho messe cinque dunque deve essere questa la vera valutazione quella fatta senza ragionare ma solo a sentimento perché il sentimento è quello che ancora una volta si è insinuato tra le righe lette in maniera ineccepibile coinvolgente e perfetta da Anna Bonaiuto. Al team Ferrante che non ha un volto se non altro ora posso dare questa voce. È una storia ottima per essere narrata e ascoltata e probabilmente avrei avuto lo stesso effetto coinvolgente anche ascoltando l’amica geniale, il parlare in prima persona raccontando una vicenda in modo lineare con continui flashback rende il tutto perfetto per un audiolibro, la protagonista parla a noi.
È il primo libro che ascolto di Ferrante ma non penso che sarà l’ultimo anzi subito mi riascoltò questo, adoro rivivere le storie appena conosciute senza l’ansia di sapere come vanno a finire, c’è più tranquillità quando si ha una visione d’insieme e qui c’è stata un po’ di tensione, quella sensazione che sta per succedere qualcosa che può rovesciare la situazione e allora come tutte le storie che ti prendono cominci a sperare che succeda una cosa oppure un’altra e solo dopo aver letto tutta la storia ci si può rilassare e gustarsela in un altro modo, la stessa sensazione che ho avuto leggendo l’ultimo libro dell’amica geniale.
Questo libro dall’impronta decisamente femminile secondo me (che cerco sempre di capire chi compone il team) è stato lasciato in primis a una donna con una certa esperienza e mi è piaciuto ritrovare alcuni tratti distintivi attraverso i quali ho riconosciuto proprio la scrittrice dell’amica geniale. Pur non essendo mai una copiatura ho trovato delle particolarità interessanti delle similitudini tra questo libro e quelli dell’amica geniale che ho qui elencato.
C’è una donna che parla in prima persona e questa donna:
* è una madre
* è separata dal marito
* è acculturata
* va in villeggiatura al mare d’estate
Questa donna ha due figlie che:
* sono andate a vivere all’estero dal padre
* hanno due anni di differenza
* sono abbandonate temporaneamente dalla madre
Il padre delle due figlie:
* è un professore
* lavora sempre anche di notte
* è fuggito all’estero
* è separato dalla madre
In entrambe le storie ci sono:
* continui flashback
* un personaggio di nome Lenù
* la sparizione di una figlia (qui momentanea)
* qualcuno che fa il serpente con la buccia della mela (qui Leda sull’amica Nino)
* delle bambole
* Firenze associata allo studio, alla carriera, alla famiglia creata
* Napoli associata alla famiglia natale
* telefonate all’amante dal telefono pubblico con le figlie vicino (Leda e Elena)
Nonostante tutto questi particolari non fanno mai pensare a un riciclaggio di idee ma a un tratto distintivo dell’autrice come una specie di firma intrinseca e artistica.
Inoltre il titolo sull’amica geniale era ambivalente nel senso che poteva riferirsi a Lenù o a Lila e qui invece è “multi-valente”.
Il titolo è interessante accattivante e incuriosisce e mi incuriosisce anche dopo aver letto il libro perché la figlia oscura chi è? La scrittrice? La protagonista? La bambina che ha perso la bambola? Una figlia della protagonista? Probabilmente la protagonista ma di figlie ce ne sono parecchie in questa storia e la figlia oscura potrebbe essere anche la bambola sia della protagonista quando era piccola oppure della bambina…
La vicenda è quasi tranquilla non succedono tantissime cose come siamo abituati con l’amica geniale, qui tutto si svolge in una vacanza al mare durante la quale la protagonista ripercorre con la mente a causa delle persone che incontra tutta la sua vita e noi la conosciamo ascoltando i suoi pensieri e siamo con lei perturbati dai personaggi che incontra in spiaggia.
Non ho scelto questo libro perché sta per uscire il film (quello è stato un caso!) ma l’ho scelto perché è del team Ferrante e poi perché sono stata colpita dalla copertina. Penso che sia la prima volta che una copertina è veramente azzeccata e decente e indecente al tempo stesso. Con decente intendo proprio che si poteva fare di meglio, la bambola è bruttina, più di quella della storia, poteva essere quella tale e quale e invece no e viene posta in una posizione alquanto strana ed indecente, già, la posa della bambola con il suo vestito suggeriscono un’indecenza provocante ma artistica.
Ci sono rimasta un po’ male per come si è conclusa dentro di me stavo dicendo: no la bambola non deve andare in quella direzione, deve andare dalla parte opposta rispetto a quella dove è andata (parlando senza spoiler) ma poi mi rendo conto che la scelta della scrittrice o meglio del team è perfetta come sempre, tutto ha una precisione sconvolgente e invidiabile, scrivere così da professionisti con vera maestria ti lascia a bocca aperta. Ferrante è in grado non solo di raccontare una storia ma anche di trasmettere un’esperienza di una vita e ti fa tirare un sospiro di sollievo perché ti rendi conto che ancora ci sono degli artisti in giro e non solo dei narratori di storielle. Non c’è niente di lasciato al caso proprio come è successo per l’amica geniale.
Infine mi sono messa a ragionare ancora sulla bambola di questa storia: forse si tratta di un MacGuffin? Il MacGuffin è un oggetto usato nella fiction come espediente narrativo. Wiki dice che questo oggetto è “irrilevante o insignificante di per sè, tanto che spesso scompare nel corso della narrazione o comunque non viene compiutamente svelato allo spettatore, serve a fornire una motivazione alle azioni dei personaggi e allo svolgersi della trama.”
In questo caso la bambola è svelata in scena, anche se non lo è assomiglia molto a un MacGuffin, essendo un oggetto che si contendono i personaggi e che diventa il fulcro, il cardine di tutto quanto scritto.
MacGuffin o no, posso godermi il frutto di questo minuzioso lavoro e cominciare a pensare, avviando il secondo ascolto, che Ferrante sia proprio una delle mie scrittrici preferite.
Foto per il primo ascolto:
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